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(Adnkronos) - lnterrogatorio di convalida oggi, 24 febbraio, per Carmelo Cinturrino, l’assistente capo di polizia che accusato di aver sparato e ucciso il pusher Abderrahim Mansouri, lo scorso 26 gennaio al boschetto di Rogoredo. “Ha risposto a tutte le domande che gli sono state poste”, ha detto l’avvocato Piero Porciani, suo legale difensore, uscendo dal carcere milanese di San Vittore dove da ieri il poliziotto è recluso. Cinturrino “è tristissimo ed è pentito di ciò che ha fatto", ha detto il legale questa mattina arrivando al carcere milanese. "Ha ammesso le sue responsabilità, è pentito soprattutto della fase successiva” di come si sono svolti i fatti, ma sostiene di aver sparato “perché ha avuto paura”. E sa che “quello che è stato fatto dopo da lui e dai suoi colleghi è uno sbaglio”, ha spiegato. Ha avuto paura di Mansouri, continua Porciani, perché “un delinquente che si mette una mano in tasca non sai se ha una caramella, un sasso, un coltello o una pistola”. E comunque “a 30 metri è chiaro che anche se avesse voluto colpire Mansouri non ci sarebbe riuscito con le armi che gli agenti hanno in dotazione. Questo è chiaro e pacifico”. L'avvocato sostiene poi che "il collega di Cinturrino che ha preso la valigetta in commissariato non poteva non sapere cosa c'era all’interno”. “Una cosa Cinturrino ci tiene a dire -aggiunge il legale- lui non ha mai preso un centesimo da nessuno. Me l'ha garantito”. Ieri il capo della polizia, Vittorio Pisani, riferendosi a Cinturrino, ha parlato di "un ex poliziotto, di un delinquente": “Che venga cacciato, io sono d'accordo -dice Porciani- perché, giustamente, una persona così nel'Amministrazione non ci sta. Tuttavia per me 'delinquente' non è uno che sbaglia, ma è uno che delinque. Sono due cose diverse”. Ora, aggiunge, “lui si scusa con tutte le persone di cui ha tradito la fiducia. Sostiene di essere pentito nei confronti di tutta l’Italia perché dice ‘io sono quello che dovevo far osservare la legge e ho sbagliato’. E questa mi sembra una cosa di una persona molto pentita. E’ triste per la sua famiglia, per i suoi colleghi e per l'Amministrazione, che ha servito per tanti anni”. Quanto al 28enne che ha perso la vita, “sia sua mamma che lui sono andati in chiesa a pregare. Penso sia la cosa migliore che si possa fare”, conclude. "Sì, l'ho visto chiedere soldi e droga", è stata una delle risposte secche che un collega di Cinturrino ha reso durante il recente interrogatorio al pubblico ministero di Milano Giovanni Tarzia. Sentito come indagato per favoreggiamento e omissione di soccorso, il quadro che emerge è quello di un agente che cercava di stare lontano dal 41enne assistente capo. "Non mi ispirava fiducia, ho sempre chiesto di non lavorare con lui. Io ho sempre fatto presente all'ispettore di non metterci insieme, e dopo un po' anche lui si è reso conto che Carmelo aveva atteggiamenti non belli. Era aggressivo, allungava le mani. Io personalmente ho visto che si portava un martello e una volta lo ha usato per picchiare i tossici". Un'arma che usava "quando i tossici non gli dicevano dove erano i soldi e dove era la sostanza". A farne le spese è stato anche un invalido, frequentatore del boschetto. "Con lui era diventato un accanimento. Diverse volte Cinturrino lo ha indagato, ma spesso si sfogava con lui. Gli alzava le mani è capitato anche che ha usato il martello con lui. Gli chiedeva soldi e droga. In più occasioni l'ho visto con un martello, lo teneva sotto la manica in modo che non si vedesse". Parole condivise da un altro agente anche lui presente il pomeriggio del 26 gennaio scorso in via Impastato a Rogoredo. "Urla, schiaffi, qualche colpo con un pezzo di legno. Spesso ce lo riferivano i tossici, io lo avrò visto cinque o sei volte colpire qualcuno. Io lo redarguivo perché a me non piaceva per niente questo atteggiamento. Io ho visto solo qualche ceffone, ma dei colpi col bastone me lo hanno detto i tossici. Lo faceva per farsi dire dove era la sostanza. Mi hanno riferito che 'se danno tutto' non li arrestano. Io sono rimasto stupito, mi hanno detto che con 'Luca', soprannome di Carmelo, facevano così, davano la sostanza e lui non li arrestava". E a verbale spunta anche un racconto inedito di qualche giorno prima l'omicidio di Mansouri che viene decritto come una sorta di ossessione per l'assistente capo. "Lui è andato nel bosco, ma l'ho solo visto andare nel bosco, poi è tornato e per 'gratificare' i tossici gli ha dato della sostanza stupefacente, sicuramente cocaina, non so se ci fosse altro. Mi sembra fosse una dose ma non sono sicuro". E che i soldi consegnati dai frequentatori del boschetto potessero finire dritte nelle tasche del fermato, è il sospetto degli interrogati. "Ho avuto il sentore. Ma visto personalmente no. Una volta ricordo che durante un sommario controllo di un tossico gli abbiamo trovato una banconota da 20 euro. Io l'ho data a Carmelo", ma quei soldi "non gli sono mai stati restituiti e non abbiamo fatto nessun verbale di sequestro". E aggiunge: "si parlava spesso in Commissariato (Mecenate, ndr) del fatto che fosse una persona poco raccomandabile. Io ho sempre cercato di limitare al minimo i rapporti con lui". Da i verbali dell'interrogatorio di uno dei poliziotti, emerge anche un altro dettagli: Cinturrino ha provato a ingannare i colleghi presenti al momento dello sparo con tre messaggi. Interrogato dal pubblico ministero Giovanni Tarzia, l'uomo in divisa ha mostrato tre messaggi che Cinturrino gli ha inviato alle 17.46 di quel lunedì. "E' arrivato in fondo Zac. Zio. Vieni che è lì", scrive il 41enne che fa riferimento al soprannome del giovane pusher di origine marocchina a cui da tempo dà la caccia quando è impegnato nei controlli anti spaccio nel boschetto di Rogoredo. L'orario è decisivo: Mansouri è stato colpito con un colpo di pistola sparato a una distanza di oltre 20 metri alle ore 17.33, morirà dopo una lunga agonia sul terreno fangoso. La chiamata di Cinturrino ai soccorsi arriva alle ore 17.55, ben 22 minuti dopo lo sparo e nonostante le false rassicurazioni ai colleghi di aver già chiamato il 118. "Alle 17.46 quando ho ricevuto questi messaggi avevo già visto il corpo a terra, ma al momento ero molto scioccato. Credo che questi messaggi siano stati inviati da Carmelo per tutelarsi, per far credere che a quell'ora Zack non era ancora morto come per dirmi 'vieni che lo prendiamo'" spiega il poliziotto sentito nei giorni scorsi dal pm Tarzia.
(Adnkronos) - La trasparenza retributiva non è solo un adempimento normativo, ma una scelta strategica per rafforzare la fiducia nelle organizzazioni, promuovere l’equità e migliorare la competitività del sistema produttivo italiano. Ieri a Bologna, presso la sede Manageritalia Emilia-Romagna, due ore di intenso confronto tra imprese, manager e istituzioni per analizzare impatti, opportunità e criticità applicative della nuova normativa. L’iniziativa ha rappresentato un momento di approfondimento tecnico e strategico su un tema che incide direttamente sui modelli organizzativi, sulle politiche di gestione delle risorse umane e sulla governance aziendale oltre ad essere uno strumento di contrasto alla discriminazione retributiva e di genere. Ad aprire i lavori sono stati i saluti istituzionali di: Cristina Mezzanotte, presidente Manageritalia Emilia-Romagna, di Simone Pizzoglio, vicepresidente Manageritalia e Sonia Bonanno in rappresentanza dell’Assessorato Sviluppo economico e green economy, energia, formazione professionale, Università e Ricerca della Regione Emilia-Romagna. In Italia, il tema ha assunto un rilievo ancora più significativo alla luce delle criticità esistenti sul fronte retributivo. Secondo l’indagine 'Total reward trend 2025' (Fonte: Elaborazioni Odm consulting – Gi Group su dati INPS), il gender pay gap medio italiano si è attestato intorno al 10,4%. Nel dettaglio, la differenza di retribuzione tra uomini e donne è risultata pari a –12,3% tra gli operai, –10% tra gli impiegati, –5,7% tra i quadri e –10,6% tra i dirigenti, evidenziando come il divario salariale abbia attraversato tutti i livelli professionali e l’intera struttura organizzativa delle imprese. "La Direttiva europea sulla trasparenza retributiva - ha dichiarato Cristina Mezzanotte, presidente Manageritalia Emilia-Romagna - segna un passaggio decisivo verso un mercato del lavoro più equo e moderno. Per le imprese e per il management non si tratta soltanto di adeguarsi a nuovi obblighi normativi, ma di cogliere l’opportunità di rafforzare la cultura della meritocrazia, della responsabilità e della fiducia organizzativa. La chiarezza sui criteri retributivi e sui percorsi di crescita contribuisce a valorizzare le competenze, a ridurre le disuguaglianze e a rendere le aziende più attrattive e competitive in un contesto economico sempre più orientato alla sostenibilità e ai principi ESG. Noi di Manageritalia Deia (gruppo Diversity inclusion accessibility) sentiamo la Responsabilità di tenere un faro acceso su questa trasformazione". Il pomeriggio e proseguito con una tavola rotonda che ha messo a confronto autorevoli esponenti del mondo accademico, aziendale e delle relazioni industriali: Tiziano Treu, avvocato e professore emerito dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, partner WST Law & Tax - Linda Serra, fondatrice e ceo Work wide women - Marco Verga, direttore sviluppo persone e organizzazione Aeroporto Marconi di Bologna e presidente Aidp Emilia-Romagna - Matteo Della Rocca, head of industrial relation di Automobili Lamborghini spa. “Ritengo molto opportuna e tempestiva questa iniziativa di Manageritalia - ha commentato Tiziano Treu - per analizzare e discutere la direttiva europea in tema di parità E’ importante che le imprese colgano questa opportunità per promuovere la parità fra i generi. I manager sono decisivi per gestire gli adempimenti richiesti, che sono ripresi anche dal decreto italiano di recepimento, in particolare per curare tutti i dati necessari a comparare i trattamenti di donne e uomini e per condurre con i sindacati le valutazioni per rimediare ai divari retributivi che siano evidenziati. Promuovere una piena parità fra i generi è non solo un obiettivo di giustizia ma contribuisce a valorizzare il contributo delle donne alla competitività aziendale e alla qualità del lavoro”. Nel corso dell’incontro si è evidenziato come la Direttiva UE 2023/970 abbia introdotto obblighi quali la trasparenza nelle informazioni sulle retribuzioni già in fase di selezione, il diritto dei lavoratori a conoscere i criteri retributivi e i livelli medi salariali per categoria, oltre a sistemi di reporting sul gender pay gap per le organizzazioni di maggiori dimensioni. E' emerso con chiarezza come si tratti di un cambiamento strutturale, capace di richiedere un’evoluzione culturale e organizzativa, oltre a un adeguamento dei sistemi di compensation e delle politiche di performance management. Per il mondo manageriale, la trasparenza retributiva si configurata come un fattore abilitante di una leadership responsabile e orientata alla sostenibilità sociale. Per le imprese, rappresenta un’occasione per rafforzare employer branding, attrattività dei talenti e coerenza con i criteri ESG. Il confronto ha fornito, ai tanti manager presenti e collegati in streaming, strumenti interpretativi e operativi per accompagnare aziende e manager nel percorso di adeguamento alla normativa europea, trasformando un obbligo regolatorio in un’opportunità di innovazione organizzativa e di crescita competitiva.
(Adnkronos) - BolognaFiere annuncia il lancio di BeFire, nuova manifestazione fieristica internazionale dedicata al mondo del fuoco e del riscaldamento a biomassa, in programma a Bologna dal 10 al 12 febbraio 2027. Con l’organizzazione di BeFire, BolognaFiere - spiega una nota - rafforza ulteriormente il proprio calendario inaugurando a Bologna un progetto concepito fin dall’origine come piattaforma europea, capace di superare i confini dei singoli mercati nazionali e di diventare un punto di riferimento per l’intera filiera continentale. L'evento intende dare visibilità, valore e prospettiva ad uno dei comparti strategici della transizione energetica. Oggi l’energia prodotta da biomassa - legna da ardere, pellet e cippato - rappresenta la prima fonte di energia rinnovabile in Italia e la seconda per il riscaldamento domestico. BeFire si propone come una piattaforma internazionale di riferimento per il business, l’innovazione e il confronto tra tutti i protagonisti della filiera. Per tre giorni, BeFire creerà opportunità di networking e presenterà le più importanti novità tecnologiche del comparto, valorizzando i risultati raggiunti dai produttori nella riduzione delle emissioni di polveri sottili, nel miglioramento dei rendimenti degli apparecchi e nelle soluzioni dedicate alla qualità dell’aria. Ampio spazio sarà riservato anche alle start-up, soprattutto a quelle impegnate nello sviluppo di tecnologie avanzate e nuove applicazioni. BeFire sarà anche occasione per rafforzare le relazioni internazionali, costruire nuove partnership e riscoprire il valore culturale ed emozionale del fuoco “BeFire nasce per rafforzare la competitività di un settore strategico per la transizione energetica - dichiara Antonio Bruzzone, Ceo di BolognaFiere - Vogliamo costruire una piattaforma europea di riferimento in cui industria, filiera, istituzioni e mercato possano confrontarsi in modo strutturato su innovazione tecnologica, sostenibilità ambientale e allineamento normativo. Un luogo capace di accompagnare l’evoluzione del riscaldamento a biomassa, valorizzandone il contributo industriale, energetico e occupazionale. BeFire rappresenterà al meglio la vocazione internazionale di BolognaFiere. Questo comparto ha bisogno di allargare i propri confini, di spingere sull’innovazione non solo di prodotto ma anche di modello di business, e di ritrovare il valore estetico ed emozionale del fuoco”.