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(Adnkronos) - La V edizione di LetExpo ha contato un totale di “550 espositori, oltre 120mila presenze, con una crescita del 10% come numero e del 25% in termini di espositori internazionali. In questi padiglioni non si ascoltava solo la lingua, in questi giorni, ma sentivo persone provenienti da tutto il mondo - sottolinea Grimaldi - Pertanto, oggi LetExpo non è più solo una fiera importante a livello italiano ed europeo, ma un crocevia e non di opportunità a livello mondiale. Siamo veramente felici che questa V edizione si concluda nel migliore dei modi”. Sono le dichiarazioni di Guido Grimaldi, presidente di Alis - Associazione logistica dell'intermodalità sostenibile, alla giornata inaugurale dell’edizione 2026 di LetExpo, la kermesse punto di riferimento per i trasporti, la logistica, i servizi alle imprese e la sostenibilità , in svolgimento a Verona fino al 13 marzo. “Il bilancio di questa V edizione di LetExpo è estremamente positivo. C’è stata una partecipazione e un entusiasmo molto forti da parte dei giovani, degli imprenditori, dei lavoratori e di tutti coloro che sono intervenuti in queste giornate. Siamo felici del plauso e del rispetto ricevuti da parte del governo, i cui esponenti sono intervenuti fin dal primo giorno. La kermesse è stata aperta con la partecipazione del vice premier Matteo Salvini, ci sono stati messaggi da parte dei ministri Lollobrigida, Crosetto, Pichetto Fratin e molti altri non meno importanti - spiega - Abbiamo visto poi la presenza del ministro Alessandra Locatelli e ,per concludere, oggi ci ha fatto visita il ministro Casellati. Questo per noi è un elemento che determina un bilancio straordinario di questa giornata”. Guardando poi al contesto geopolitico ed economico internazionale, Grimaldi riflette sulla situazione del Paese e del comparto: “Siamo estremamente preoccupati per la situazione, ma lo siamo più per il Paese che per il settore, che è forte, resiliente e procede. Un aumento del costo energetico del 70% in tre mesi e del 50% nell'ultimo mese avrà delle ripercussioni e degli aumenti - conclude - Il Paese e l'Europa, però, possono intervenire per fermare questo ‘shock’ attraverso una compensazione: se fermassimo la tassa ideologica Ets (Emissions trading system), in questo momento, probabilmente compenseremo il danno, che, purtroppo, andremo a soffrire nelle prossime settimane. I trasporti e logistica continuano a lavorare per il rispetto dei Paesi con grande resilienza, forza e coraggio. Ma questo non basta, serve una politica europea e serve un'Italia sempre più determinata. Siamo fiduciosi che le cose andranno bene”.
(Adnkronos) - Si è svolta oggi a Roma la cerimonia di consegna del Premio 'Il giorno dopo: Donna tutto l’anno', istituito nel 2020 da Confintesa, dalla Fondazione Oreste Bertucci dell’Ordine dei Consulenti del lavoro e dalla Federazione medie e piccole Imprese (Fmpi), con l’obiettivo di valorizzare il contributo delle donne nei diversi ambiti della vita professionale e sociale. Il riconoscimento, assegnato simbolicamente nei giorni successivi all’8 marzo, nasce per sottolineare come l’attenzione al ruolo e al valore delle donne non debba limitarsi alla Giornata internazionale dedicata, ma rappresentare un impegno quotidiano. Anche per l’edizione 2026 la cerimonia si è svolta con il patrocinio del Consiglio regionale del Lazio e ha visto la partecipazione di rappresentanti delle istituzioni, del mondo dell’informazione, della ricerca e dello spettacolo. Tra le premiate di quest’anno figurano la vicepresidente del Parlamento europeo Antonella Sberna, la segretaria generale della Cisl, Daniela Fumarola, la giornalista del Tg1 Rai, Laura Chimenti, e l’editorialista de La Stampa, Flavia Perina, insieme ad altre protagoniste del mondo economico e imprenditoriale che si sono distinte per competenza, dedizione e impegno nei rispettivi settori. Il Premio prosegue così il percorso avviato con la prima edizione, ospitata al Senato e che vide tra le premiate la presidente Maria Elisabetta Alberti Casellati, con l’intento di promuovere e rendere visibile l’eccellenza femminile, valorizzando storie professionali e percorsi che rappresentano un esempio per l’intera comunità.
(Adnkronos) - Una confezione di biscotti, una vaschetta in atmosfera modificata, una bottiglia di latte, un sacchetto per l’ortofrutta. Lo scaffale di un supermercato è pieno di prodotti, ma a cambiare in modo radicale non sono solo i contenuti: è l’imballaggio che li accompagna, protegge, racconta e li rende vendibili. Ed è proprio sull’imballaggio che l’Unione Europea ha deciso di intervenire, spingendo l’intera filiera a ripensarne materiali, funzioni, cicli di vita e destinazione finale. Il nuovo Regolamento sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio (PPWR: Packaging and Packaging Waste Regulation) cambia le regole per chi progetta, produce e commercializza packaging in Europa. Non basta più gestire bene il rifiuto, occorre dimostrare che l’imballaggio è stato pensato per essere ridotto, riciclato, riutilizzato secondo criteri definiti a livello europeo. Per chi mette prodotti sugli scaffali significa intervenire a monte, nella progettazione e nei capitolati, e a valle, nei sistemi informativi e nelle verifiche di conformità. È un passaggio che obbliga a saldare sostenibilità ambientale, tenuta economica e affidabilità tecnica. Chiara Faenza, responsabile sostenibilità di Coop Italia, lo spiega a Prometeo 360 | Adnkronos definendolo “un passaggio molto importante verso un modello più circolare nella gestione degli imballaggi”, ma chiarisce subito che la sfida non è teorica. “È un regolamento molto complesso”, osserva, inserito in “uno scenario geopolitico ed economico altrettanto complesso”. È una questione tecnica, industriale, economica, per molti aspetti ancora aperta. Sommario Per Coop il regolamento non rappresenta una rottura culturale, bensì l’estensione di un percorso già intrapreso. “Da un punto di vista di principio, è assolutamente un’evoluzione di un percorso già avviato”, spiega Faenza. La sostenibilità, nella visione cooperativa, precede l’obbligo normativo e non nasce come risposta difensiva alla regolazione europea. È un elemento identitario che nel tempo ha ampliato il proprio perimetro, passando dalla gestione dei rifiuti alla progettazione degli imballaggi. La responsabile sostenibilità di Coop Italia richiama alcune tappe che anticipano le attuali prescrizioni comunitarie. “Nel 1997 abbiamo implementato una campagna sui rifiuti e sul corretto conferimento degli imballaggi dopo l’uso”. Dieci anni dopo, nel 2007, Coop ha introdotto sui prodotti a marchio un pittogramma per indicare materiale e filiera di raccolta. “È diventata norma in Italia nel 2020”. L’indicazione oggi prevista a livello europeo trova quindi un precedente concreto nelle scelte aziendali di oltre un decennio fa. Questa continuità non attenua però le difficoltà applicative. Il punto critico, secondo Faenza, è l’incompletezza del quadro tecnico: “nei fatti è ancora mancante di parti applicative: atti di esecuzione, atti delegati, linee guida con indicazioni del come fare”. Il regolamento è formalmente in vigore e prevede un’applicazione progressiva fino alla piena obbligatorietà dal 12 agosto 2026, ma una parte rilevante dei requisiti dipende ancora da atti delegati e linee guida tecniche. In assenza di tali specificazioni, la messa a terra degli obblighi resta parziale. Le imprese sono chiamate a investire e riprogettare con un quadro che, su diversi articoli, non è ancora stabilizzato. Per un retailer con migliaia di referenze, l’assenza di indicazioni definitive non è un dettaglio burocratico. Significa dover ripensare all’ecodesign con focus in ottica di compliance e rivedere capitolati, sistemi di controllo e contratti con i fornitori senza avere ancora tutti i parametri tecnici stabiliti. L’effetto è una pressione gestionale che si somma alle normali dinamiche di mercato, in un contesto già segnato da volatilità dei prezzi delle materie prime e da tensioni lungo le catene di approvvigionamento. L’imballaggio tra funzione e impatto Nel dibattito pubblico il packaging viene spesso ridotto alla sua componente materiale. Faenza invita a spostare l’attenzione sulle funzioni che l’imballaggio svolge. “Non può e non deve essere letto a prescindere dal prodotto”, ricorda, perché la sua funzione primaria è “proteggere ai fini in primis della sicurezza del prodotto, garantire condizioni igienico-sanitarie adeguate e la sua funzione di trasporto”. La dimensione ambientale va letta insieme a quella tecnica. Per la grande distribuzione alimentare questo equilibrio è particolarmente delicato. Ridurre peso o componenti di un imballaggio può apparire immediato, ma ogni modifica incide su resistenza, conservabilità, barriera all’umidità o all’ossigeno, gestione del freddo. Se la semplificazione comporta maggiori rotture o un incremento dello spreco alimentare, il bilancio ambientale complessivo può peggiorare. “Bisogna effettuare delle analisi di life cycle assessment per avere un approccio realistico e concreto”, osserva Faenza, sottolineando la necessità di valutare l’intero ciclo di vita. Il regolamento rafforza la centralità dell’eco-design, imponendo requisiti di riciclabilità e di minimizzazione. Tuttavia, cambiare un imballaggio significa rimettere mano a equilibri industriali già ottimizzati. Ogni scelta deve conciliarsi con linee di confezionamento esistenti, con standard di sicurezza alimentare, con normative sul contatto alimentare e con esigenze di comunicazione verso il consumatore. L’imballaggio non è solo involucro: è supporto informativo, elemento di marketing, strumento di tracciabilità. Anche sul fronte delle emissioni, Faenza invita a evitare semplificazioni. “Non è l’imballaggio la fonte primaria delle emissioni? No, sicuramente no”. Ciò non significa che il packaging sia irrilevante, ma che l’impatto va contestualizzato nella catena del valore complessiva. Ridurre l’uso di risorse contribuisce a una diminuzione delle emissioni, ma il peso relativo del packaging a livello di emissioni varia a seconda della categoria merceologica. L’analisi deve essere caso per caso, non ideologica. Riciclato, mercato e costi Tra gli articoli più rilevanti del PPWR vi è quello relativo al contenuto minimo di materiale riciclato negli imballaggi in plastica. Coop aveva già avviato un percorso in questa direzione nel 2018, aderendo alla Pledging Camaign iniziativa europea per incrementare l’uso di plastica riciclata nelle proprie referenze. “A consuntivo a fine 2024 abbiamo utilizzato circa 25.000 tonnellate di plastica riciclata al posto della vergine”, precisa Faenza. L’esperienza maturata negli ultimi anni rappresenta un vantaggio competitivo, ma non elimina le criticità. Il regolamento fissa obiettivi al 2030 che richiederanno un’estensione significativa dell’impiego di riciclato. “I materiali non sono tutti uguali, i tipi degli imballaggi non sono tutti uguali e l’utilizzo di materia prima riciclata può presentare diversi livelli di complessità”, ricorda la responsabile sostenibilità, evidenziando che non tutte le applicazioni consentono la stessa flessibilità tecnica. A questo si aggiunge una criticità industriale che incide direttamente sulla fattibilità degli obiettivi. “Oggi c’è tutta la questione del fatto che il mercato del riciclo della plastica è in crisi”, afferma Faenza. La disponibilità di materia prima riciclata di qualità adeguata, a costi competitivi, non è uniforme. Impianti che chiudono, differenze di prezzo rispetto alla plastica vergine importata rendono certamente più complesso pianificare su larga scala. La richiesta normativa di maggior contenuto riciclato si confronta con una filiera che in alcuni segmenti riduce capacità produttiva e fatica a competere sui costi con la plastica vergine. Il rischio non è solo economico: è la possibilità che gli obiettivi vengano perseguiti in un contesto di scarsità strutturale. Il rischio è una frizione strutturale tra ambizione ambientale e capacità industriale. Per la grande distribuzione -ma comunque per l’intera catena del valore- che opera con volumi elevati e margini contenuti, un incremento significativo dei costi del packaging si riflette lungo tutta la filiera. L’equilibrio tra ambizione ambientale e sostenibilità economica diventa quindi centrale. “Bisogna stare estremamente attenti poi ai costi”, osserva Faenza, richiamando la necessità di mantenere la competitività senza arretrare sugli impegni ambientali. Coop condivide gli obiettivi di economia circolare, tuttavia è fondamentale evitare che la distanza tra norma e operatività si allarghi. Tempistiche molto sfidanti, requisiti ancora da definire nel dettaglio e una filiera sotto pressione economica richiedono un coordinamento stretto tra istituzioni e imprese. Senza questo allineamento, il rischio è che la compliance formale prevalga per le aziende sulla qualità effettiva della transizione. Filiera e responsabilità operative Il PPWR rafforza la responsabilità condivisa lungo la catena del valore. Per un operatore della grande distribuzione questo significa intensificare il dialogo con produttori e fornitori di imballaggi. “Richiederà una sempre maggiore condivisione di dati, informazioni, certificazioni, allineamento complessivo e una maggiore sinergia fin dalla progettazione”, spiega Faenza. La Gdo svolge un ruolo di cerniera naturale tra industria e consumatore. Può tradurre i requisiti normativi in capitolati tecnici, orientare le scelte dei fornitori, anticipare soluzioni dove possibile. “Possiamo avere una funzione da booster, quindi fungere da acceleratore verso la messa a terra di questa normativa lungo l’intera catena del valore”, afferma. Il dialogo con i fornitori, secondo Coop, non nasce con il regolamento. “Il dialogo è sempre esistito”, ricorda Faenza, citando l’introduzione del contenuto di riciclato nei capitolati già dal 2018. Oggi però diventa certamente più strutturato e più legato alla compliance. Ogni requisito deve essere documentato, verificato, integrato nei processi di acquisto. Le trasformazioni più visibili per i cittadini riguarderanno probabilmente etichettatura e comunicazione. L’armonizzazione europea delle informazioni sul conferimento dei materiali modificherà grafiche e indicazioni sui prodotti. Meno evidente, ma altrettanto rilevante, sarà la riorganizzazione interna necessaria per garantire tracciabilità e conformità su scala ampia. “L’obiettivo è continuare a lavorare in maniera sinergica, ricercando sempre il miglior punto di equilibrio per la sostenibilità ambientale, ma anche per la sostenibilità economica dell’intera catena del valore”, conclude Faenza, delineando una traiettoria che non punta a strappi, ma a un’evoluzione strutturale e condivisa.