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(Adnkronos) - Da domani gli italiani che intendono recarsi nel Regno Unito per turismo o per soggiorni di breve durata (fino a un massimo di 6 mesi) dovranno essere in possesso di una Autorizzazione Elettronica di Viaggio (Eta, Electronic Travel Authorisation). L’Eta è associata al proprio passaporto italiano e ha una durata di due anni o fino alla scadenza del passaporto, qualora la validità residua del passaporto sia inferiore a due anni. Si ricorda che la carta di identità, cartacea o elettronica, non consente di entrare nel Regno Unito. Il provvedimento riguarda i visitatori di 85 nazionalità, tra cui gli italiani, i cittadini di San Marino e i cittadini degli altri Paesi dell’Unione europea, Stati Uniti e Canada, ricorda l'ambasciata britannica in una nota. L’applicazione della misura comporta l’obbligo per un cittadino italiano che desideri entrare nel Regno Unito per turismo o per soggiorni di breve durata (fino a sei mesi) di essere in possesso di un’Eta. Le compagnie aeree verificheranno i documenti prima della partenza, e potranno impedire l’imbarco ai viaggiatori sprovvisti di Eta. Richiedere un’Eta è rapido e semplice, tramite l’app ufficiale UK Eta o sul sito www.Gov.UK/Eta, al costo attuale di 16 sterline. La maggior parte delle richieste riceve una risposta automatica in pochi minuti, ma si consiglia di prevedere tre (3) giorni lavorativi per i pochi casi che dovessero richiedere verifiche supplementari. È opportuno fare attenzione a numerosi siti non istituzionali online che forniscono il servizio con una maggiorazione del prezzo, a volte anche notevole. Per gli italiani che si recano in UK per studio o lavoro, continua a essere invece indispensabile fare richiesta di un relativo Visto elettronico (eVisa). Tutti i titolari di eVisa, inclusi i minori, dovranno creare un account UKVI per controllare il proprio eVisa e aggiornare i dati del passaporto. Non hanno bisogno di un'Eta: - i cittadini italiani con uno status di immigrazione o un'esenzione per il sistema di immigrazione nel Regno Unito, i cittadini italiani in possesso di uno status di immigrazione nel Regno Unito o di un’esenzione per l’immigrazione nel Regno Unito, tramite ad esempio l'Euss (EU Settled Status o EU Pre-Settled Status) o se già in possesso di un visto di lavoro o di studio nel Regno Unito, non hanno l'obbligo di procurarsi un'Eta ma sono invitati a mantenere aggiornati i propri dati sul proprio account Ukvi (UK Visas and Immigration). - i cittadini con doppia cittadinanza italiana-britannica. Sempre a partire dal 25 febbraio 2026, i cittadini con doppia cittadinanza italiana-britannica, e anche i loro figli se con la stessa doppia cittadinanza, e i cittadini britannici, anche se in possesso di altre nazionalità, non sono idonei a ottenere l’Eta e potranno accedere nel Regno Unito solo tramite: un passaporto britannico valido oppure un passaporto italiano valido con un Certificato di diritto di residenza (Certificate of Entitlement).
(Adnkronos) - "Dobbiamo convincerci che le donne hanno il privilegio di partorire, ma il dovere di educare i figli non può essere solo loro. La genitorialità è un diritto, ma il dovere non si può lasciare soltanto alle donne. Metterei una multa agli uomini che non si occupano della casa, perché non è giusto. È un problema di cultura". Sono le parole di Amalia Ercoli Finzi, ingegnera aeronautica e professoressa onoraria del Politecnico di Milano, all’evento 'Progetto donna' promosso, oggi a Milano, dall’Ordine degli ingegneri della provincia meneghina. "Tengo molto a questa fotografia: lì c'è scritto 'È nata la Repubblica italiana'. Era il 6 giugno 1946 e io c’ero -spiega-. Ricordo di aver letto quel giornale e di aver pensato: 'Questo è davvero un cambiamento per noi’' perché era la prima volta che le donne potevano votare. Le donne ottennero il diritto di voto quarant’anni dopo uomini che, in molti casi, erano analfabeti. In quegli anni uomini che non sapevano né leggere né scrivere decidevano le sorti dell’Italia, mentre donne laureate non potevano farlo -sottolinea Ercoli Finzi-. Ricordo una frase attribuita a Giolitti: 'Dare il voto alle donne potrebbe cambiare le sorti dell’Italia. Io credo che abbiano una capacità di vedere lontano che noi uomini non abbiamo'". "Il voto alle donne significava poter occupare posizioni decisionali. Oggi molte donne ricoprono incarichi importanti, anche come amministratrici delegate, ma spesso si tratta di aziende di famiglia -continua-. Esistono ancora politiche e sistemi per cui alle donne non viene riconosciuto ciò che meritano. Perché, quando scade una posizione apicale occupata da un uomo, si sostituisce con un altro uomo? Le donne sono ugualmente capaci. Alle ragazze dico: abbiamo diritti civili. Se non ci vengono riconosciuti, dobbiamo fare la rivoluzione", conclude Ercoli Finzi.
(Adnkronos) - Il Regolamento Ue Ppwr (Packaging and Packaging Waste Regulation) “imporrà un cambio di paradigma molto netto” in tema di imballaggi, “una vera e propria rivoluzione”. Così Giuseppe Dimaria, sales director di osapiens Italia, azienda attiva nello sviluppo di software enterprise per una crescita sostenibile, in un'intervista all’Adnkronos traccia un quadro degli impatti che il nuovo regolamento avrà sulla filiera. “L’imballaggio non sarà più trattato come un ‘accessorio’ del prodotto, ma come un oggetto regolato in modo strutturale, con obblighi concreti sia sul piano fisico che sul piano informativo. In altre parole, il packaging dovrà essere ‘tecnicamente’ conforme, identificabile, tracciabile e accompagnato da informazioni verificabili”, spiega. Sul tema dell’etichettatura, “la direzione è chiara: si va verso un sistema armonizzato a livello europeo, pensato per rendere più semplice e immediata la comprensione della composizione dell’imballaggio e delle corrette modalità di smaltimento. L’obiettivo del Ppwr è proprio quello di uniformare i processi in tutta l’Unione”. Sul fronte della tracciabilità, “il salto è ancora più significativo. Il Ppwr prevede che l’imballaggio debba essere marcato con informazioni identificative come tipo, lotto o numero di serie, oltre a marchio e indirizzo del produttore. Ed è interessante notare che viene esplicitamente contemplato l’utilizzo di strumenti digitali come il QR code. Questo punto apre una prospettiva molto concreta: l’imballaggio comincia ad assumere una vera e propria ‘identità’, non più soltanto fisica, ma anche digitale”. “Ma non è solo un tema di ‘codice sull’etichetta’”, avverte Dimaria. “Il regolamento introduce una vera infrastruttura documentale - spiega - I produttori dovranno effettuare una valutazione di conformità che copre tutti i dati rilevanti lungo la supply chain, predisporre una documentazione tecnica completa e rilasciare una ‘Eu Declaration of Conformity’. In più, la conservazione della documentazione non è banale: 5 anni per gli imballaggi monouso e 10 anni per quelli riutilizzabili, con obbligo di metterla a disposizione delle autorità competenti". Quanto alle scadenze, “il calendario è molto serrato. Il regolamento è entrato formalmente in vigore l’11 febbraio 2025, ma il vero spartiacque operativo sarà quello del 12 agosto 2026, quando inizierà l’applicazione generale e solo imballaggi conformi potranno essere immessi sul mercato Ue. Le regole sull’etichettatura armonizzata arriveranno poi il 12 agosto 2028. Mentre per il packaging riutilizzabile, dal 12 agosto 2029 diventerà obbligatorio fornire ulteriori informazioni specifiche, anche tramite QR code”. Insomma, “l’impatto del Ppwr sarà enorme, perché trasforma l’etichetta da elemento ‘grafico’ a strumento regolatorio, mentre la tracciabilità, da concetto astratto, diventa requisito misurabile e documentabile”. In questo quadro “le sfide principali per le aziende italiane riguardano soprattutto la complessità operativa. Il Ppwr richiede dati, prove e documentazione che spesso oggi non sono disponibili in modo strutturato. Molte aziende hanno gap informativi lungo la filiera e la raccolta dati avviene ancora in modo manuale e frammentato”. Ne deriva che “la gestione dei dati diventa la vera infrastruttura della sostenibilità: è ciò che consente alle aziende di trasformare obblighi normativi in processi industriali governabili. In un contesto così articolato è fondamentale puntare su tecnologie di ultima generazione e strumenti digitali centralizzati che consentano di raccogliere e strutturare i dati di prodotto e di imballaggio, coinvolgere fornitori e partner, gestire documentazione tecnica, etichettatura e Dichiarazioni di Conformità in modo integrato e verificabile”. In conclusione, secondo Dimaria, occorre tenere presente che “il 12 agosto 2026 non è lontano, e sarà una data spartiacque molto concreta. Da lì non si potrà tornare indietro. L’accesso al mercato europeo sarà vincolato e bisogna essere pronti per tempo”. In secondo luogo, “il Ppwr va interpretato come parte di una trasformazione più ampia, con l’Unione Europea che sta spingendo verso un’economia fondata su trasparenza, tracciabilità e responsabilità estesa. Un percorso collegato anche alla logica del Digital Product Passport. Chi si rende conto di questo oggi, probabilmente domani non sarà solo compliant: sarà più competitivo”.