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(Adnkronos) - Le persone che utilizzano la tecnologia di monitoraggio continuo del glucosio (Cgm) FreeStyle Libre ottengano risultati glicemici migliori rispetto a chi utilizza il tradizionale automonitoraggio della glicemia tramite puntura del dito. I miglioramenti osservati sono stati ottenuti grazie all’autogestione da parte dei partecipanti, resa possibile dalle informazioni in tempo reale fornite dal Cgm. Sono i risultati del trial randomizzato controllato FreeDM2, presentati alla 19ª Conferenza internazionale sulle tecnologie avanzate e i trattamenti per il diabete (Attd), in corso a Barcellona (Spagna) e diffusi oggi da Abbott. Circa 63 milioni di persone nel mondo utilizzano l’insulina per gestire il diabete di tipo 2, ma studi realworld mostrano che solo il 18%–30% di coloro che assumono insulina basale raggiunge gli obiettivi di emoglobina glicata (HbA1c). Questo divario - si legge in una nota - contribuisce a costi sanitari legati al diabete stimati in 217 miliardi di dollari all’anno, evidenziando come milioni di persone abbiano ancora bisogno di un maggiore supporto per raggiungere range glicemici ottimali. Il trial randomizzato controllato FreeDM2 è stato progettato per valutare se il monitoraggio continuo del glucosio in tempo reale possa aiutare le persone che utilizzano insulina basale a migliorare la gestione dei propri livelli glicemici. Condotto in 24 centri clinici nel Regno Unito e coinvolgendo 303 partecipanti, lo studio ha confrontato l’efficacia del Cgm con il tradizionale automonitoraggio della glicemia tramite puntura del dito (Smbg) in persone con diabete di tipo 2 in terapia con insulina basale. Nello studio FreeDM2 che ha utilizzato la tecnologia FreeStyle Libre di Abbott per il monitoraggio continuo del glucosio - riporta la nota - le persone hanno registrato una riduzione significativamente maggiore dell’emoglobina glicata (HbA1c 0,6%; p “Questo studio dimostra il valore delle informazioni sul glucosio in tempo reale per le persone con diabete di tipo 2 in trattamento con sola insulina basale”, afferma Emma Wilmot, professoressa associata presso la School of Medicine dell’Università di Nottingham (Uk) e coresponsabile dello studio FreeDM2. Aggiunge Lala Leelarathna, professoressa associata all’Imperial College London e coresponsabile dello studio FreeDM2: “Anche quando le persone con diabete di tipo 2 sono già in terapia con farmaci avanzati, come gli inibitori Sglt2 o gli agonisti del recettore Glp1, aggiungere la visibilità in tempo reale del glucosio ha portato a miglioramenti significativi. Le persone hanno potuto utilizzare in modo proattivo le informazioni fornite dal Cgm per adattare alimentazione, insulina basale e attività fisica, ottenendo risultati migliori”. Un ulteriore studio interventistico condotto in Italia, anch’esso presentato all’Attd - riferisce la nota - ha seguito 88 adulti con diabete di tipo 2 in terapia con insulina basale nella normale pratica clinica, utilizzando un sistema Abbott FreeStyle Libre. Dopo 3 mesi, i partecipanti hanno mostrato migliori livelli medi di glucosio, più tempo trascorso nel range glicemico sano e un miglioramento della qualità della vita. “Questi dati real-world provenienti dall’Italia confermano, in un contesto di pratica clinica quotidiana, i benefici del monitoraggio continuo del glucosio già osservati nello studio controllato FreeDM2”, sottolinea Francesco Giorgino, professore ordinario di Endocrinologia, Università degli Studi di Bari Aldo Moro, direttore Uo Endocrinologia, policlinico di Bari e presidente della Società europea per lo studio del diabete (Easd). “Il fatto che anche in persone con diabete di tipo 2 trattate con una sola iniezione giornaliera di insulina basale si osservino un miglioramento del profilo glicemico, un aumento del tempo trascorso nell’intervallo target e un beneficio sulla qualità di vita - chiarisce - rafforza il valore clinico del Cgm in una popolazione spesso ancora poco considerata nell’accesso alle tecnologie. La coerenza tra studio randomizzato e real-world evidence rappresenta un elemento importante, perché dimostra che questi vantaggi sono riproducibili e concretamente trasferibili nella realtà assistenziale". “In entrambi gli studi - osserva Mahmood Kazemi, Chief Medical Officer della divisione diabete di Abbott - la visibilità in tempo reale dei livelli di glucosio offre alle persone la comprensione necessaria per apportare piccoli aggiustamenti informati durante la giornata. Nel trial FreeDM2, questi aggiustamenti sono stati effettuati direttamente dai partecipanti. Osservare pattern simili nello studio italiano conferma che il valore risiede nell’accesso continuo alle informazioni glicemiche, più che in una singola caratteristica del dispositivo”. Ad oggi in Italia i criteri di rimborso dei dispositivi di monitoraggio del glucosio a base sensore differiscono da regione a regione. Alcune regioni - puntualizza la nota - rimborsano questi dispositivi solo alle persone in terapia insulinica multi-iniettiva, altre, come ad esempio la Lombardia, Lazio, Sicilia, Campania, Basilicata, Marche e Veneto prevedono il rimborso di alcuni di questi sistemi in tutti i pazienti che utilizzano insulina e, in particolari condizioni, anche in pazienti non insulino-trattati. Le evidenze emerse dal trial FreeDM2 e dallo studio italiano dimostrano che le persone con diabete di tipo 2 in terapia con insulina basale possono ottenere miglioramenti clinicamente significativi grazie alla tecnologia di monitoraggio continuo del glucosio, rafforzando la necessità di ampliare l’accesso e il rimborso del Cgm a tutti coloro che possono beneficiarne. Questi risultati si allineano alle linee guida Sid e Amd su ‘La terapia del diabete mellito di tipo 2’ aggiornate ad ottobre 2025, che esprimono una raccomandazione di grado forte per l’impiego del monitoraggio continuo del glucosio anche nelle persone con diabete di tipo 2 trattate con sola insulina basale.
(Adnkronos) - Il coordinatore giovani tributaristi Int, Jacopo Pettine, previo confronto con i due vice coordinatori Desideria Micciulla e Giovanni Malinconico, ha scritto al ministro per lo Sport e i Giovani, Andrea Abodi, per presentare il rinnovato Coordinamento nazionale giovani tributaristi Int, ma anche per porre due prime problematiche che gravano maggiormente sui giovani professionisti, che all’inizio dell’attività non possono contare su studi strutturati. La prima riguarda le spese di formazione, che i professionisti sono obbligati ad affrontare, ne viene richiesta la deducibilità, per i giovani under 35, anche in regime forfettario, dopo aver esposto una proposta emendativa alla Legge 190/2014 che norma il regime agevolato, Pettine scrive: “L’attuale disciplina del regime forfettario, basata su coefficienti di redditività, non consente la deduzione analitica dei costi, penalizzando in particolare i giovani tributaristi che devono sostenere investimenti significativi in formazione obbligatoria e aggiornamento continuo. La proposta mira a rendere il sistema più equo, incentivando la crescita professionale e la qualità delle prestazioni, senza alterare l’impianto semplificato del regime". La seconda problematica, riguarda un tema già affrontato dall’ Istituto Nazionale Tributaristi e dalle maggiori confederazioni delle associazioni professionali ex lege 4/2013, la tutela del professionista tramite la sospensione dei termini relativi agli adempimenti professionali in caso di malattia, infortunio, maternità e malattia dei figli minori, art. 1 commi da 927 a 944 della Legge 234/2021. Tutela che a tutt’oggi riguarda esclusivamente il mondo ordinistico e non anche quello associativo, si legge nella lettera del Coordinatore: “ La norma, pur condivisibile nelle finalità, è fortemente discriminatoria perché esclude gli oltre 500 mila professionisti di cui alla L.4/2013 iscritti alla gestione separata Inps, riferendosi esclusivamente ai professionisti iscritti in albi. Tale esclusione configura una evidente disparità di trattamento su un tema delicatissimo quale la tutela del professionista in stato di malattia o infortunio. Il nostro ordinamento, dal 2013, riconosce formalmente due macro-aree del sistema professionale: quella ordinistica e quella disciplinata dalla Legge 4/2013. Non appare coerente che interventi legislativi in materia di tutela sociale ignorino il settore associativo". Anche in questo caso viene presentata una proposta emendativa che cancellerebbe la discriminazione rispristinando l’equità. Si legge infatti nella lettera dei Giovani tributaristi Int: “ Tale modifica eliminerebbe l’attuale disparità e ristabilirebbe un principio fondamentale: la tutela in caso di malattia, infortunio o maternità a rischio non può essere condizionata dalla natura ordinistica o associativa dell’attività professionale esercitata. Il diritto alla salute e la dignità del lavoro autonomo non possono conoscere gerarchie, Signor Ministro, queste proposte non rappresentano rivendicazioni settoriali, bensì interventi di equità sistemica, coerenti con i principi costituzionali di uguaglianza, tutela della salute e libertà di iniziativa economica. Sono misure che incidono concretamente sulla vita dei professionisti e in particolare dei giovani professionisti con studi meno strutturati, sulla sostenibilità di tutto il lavoro autonomo professionale e che possono rafforzare la credibilità delle istituzioni verso una generazione che chiede pari diritti e pari opportunità". I Giovani Tributaristi Int che hanno altre iniziative in cantiere, hanno voluto focalizzarsi su due specifiche problematiche ricevendo il plauso del Presidente nazionale Riccardo Alemanno e del consigliere delegato ai rapporti con i giovani tributaristi Alessandro Della Marra, hanno ribadito al ministro Abodi, la piena disponibilità a fornire ogni contributo tecnico utile al superamento delle criticità evidenziate.
(Adnkronos) - “Per noi l'idrogeno è uno strumento mirato per la transizione energetica. Non si tratta di una soluzione universale ma pensata soprattutto per il trasporto pesante”. A dirlo è Stefan Stabler, director strategic marketing & communication di Alperia Group, alla quarta edizione di Key - The Energy Transition Expo, in programma fino al 6 marzo alla Fiera di Rimini. L’evento, firmato Italian Exhibition Group, rappresenta uno dei principali appuntamenti in Italia e in Europa dedicati a tecnologie e soluzioni per la transizione energetica. (VIDEO) Per Alperia, che si posiziona come abilitatore di sistema, l’idrogeno non è un’alternativa all’elettrificazione, ma un complemento utile in applicazioni selezionate: l’approccio è graduale e pragmatico, basato su progetti pilota, integrazione territoriale e realismo industriale: “Il costo dell'idrogeno è ancora molto alto. Per questo stiamo cercando di selezionare progetti che abbiano anche una forte valenza territoriale. A Bolzano Sud stiamo costruendo un impianto di produzione idroelettrico verde, insieme al trasporto locale SaSa. Stiamo inoltre collaborando alla Hydrogen Valley, che vuole creare una filiera completa di produzione e distribuzione dell'idrogeno verde. Abbiamo infine sostenuto anche la creazione di una cattedra all’università di Bolzano proprio sull'idrogeno”. “Crediamo che la transizione energetica - conclude - passi proprio tramite la valorizzazione della produzione e della distribuzione dell'idrogeno”.