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(Adnkronos) - "Nei giorni scorsi il Foglio ha pubblicato uno scambio di lettere tra Gianni Alemanno e Goffredo Bettini. Tutto muoveva dalla reclusione del primo e approdava all’amichevole solidarietà del secondo. Ma in quelle parole che attraversano idealmente le sbarre di un carcere e anni di contesa politica c’era qualcosa di più. E cioè il richiamo a una politica che cerca di illuminare le coscienze, acuire le sensibilità e magari scavalcare le frontiere. I due protagonisti sono stati e sono agli antipodi l’uno dall’altro. E io mi sento agli antipodi di tutti e due. Così, il primo istinto, quasi un riflesso condizionato, è quello di scavare nelle loro parole quasi a trovarvi, se non una radice comune, almeno una sorta di affinità nel valore che entrambi concedono alle ideologie novecentesche. Sia pure ideologie opposte. L’antico giovane democristiano che sopravvive in me tende infatti quasi istintivamente ogni volta a denunciare gli opposti estremismi. E a sospettare -insieme- sia delle loro contrapposizioni che dei loro incroci. Poiché appunto 'loro' una volta erano ideologici e forse sotto sotto continuano ad esserlo - sia pure in modi diversissimi da prima. Mentre 'noi' ideologici non eravamo, e dunque possiamo vantarci di essere stati all’epoca più 'laici' e disincantati rispetto alle fedi politiche troppo sistematiche e assertive di quegli anni - lontani ma non troppo. E poi però in tutti questi ragionamenti troppo sicuri di sé si apre una breccia. Perché Alemanno riconosce a Bettini di 'non aver perso la curiosità per l’altro da sé, per l’avversario politico che rappresenta idee diverse e non un semplice antagonista di potere'. E Bettini a sua volta riconosce che 'le ideologie (novecentesche) hanno perso la singolarità e unicità delle persone'. E in quel loro accorciare le reciproche distanze si coglie qualcosa di meno occasionale, di più sentito e sofferto. Così, in virtù di circostanze particolarissime, e dolorose nel caso di Alemanno, affiora in quel dialogo curioso qualcosa che va al di là del rispetto delle forme. Non è la confessione di un’affinità tra loro. E’ il riconoscimento del fatto che il culto eccessivo delle ragioni di ognuno di noi ha finito per creare una distanza che a lungo andare non è più umana. Né, forse, più politica. Il fatto è che quando la lotta politica travalica i suoi confini e incrocia l’umanità delle persone, il loro lato privato, a volte privatissimo, finisce col trovare ragioni che nella sua quotidianità stanca e rituale tritura impietosamente. Succede così che due figure pubbliche -non si offendano- un po’ estreme tutte e due, volutamente lontane dal main stream e anche piuttosto irridenti verso le categorie del moderatismo e delle vie di mezzo finiscano a un tratto per rivelarsi capaci di una comprensione profonda l’uno verso l’altro. Quasi una sorta di complicità che li lega nonostante si siano lungamente trovati appostati al check point Charlie del nostro lungo e tormentatissimo Novecento. Il problema è che questi incroci sono sempre l’eccezione e mai la regola. E quando avvengono lasciano perfino qualche spazio al sospetto (ingiustificato). Siamo troppo abituati a pensare che la regola sia quella della più estrema distanza tra noi. Così, non appena quella distanza viene minimizzata sorge il dubbio che un’affinità inconfessata (e magari inconfessabile) abbia preso il posto di una limpida dialettica. In questo modo la giostra ricomincia e ognuno di noi torna infine nella casella di partenza del suo percorso. Laddove tutti i conflitti possono sembrare nobili e generosi. E invece una generosità ancora maggiore sta semmai nell’attraversare le linee del pregiudizio e della faziosità. Così all’apprezzamento mi unisco perfino io, che sono lontano mille miglia dall’uno e dall’altro. Ma che ho imparato da piccolo, dalla nobiltà umana e politica di Aldo Moro, la cosa più semplice e più rivoluzionaria. E cioè che la democrazia non siamo mai noi stessi. E’ sempre l’altro. Magari quello più lontano". (di Marco Follini)
(Adnkronos) - "La situazione è particolarmente complessa e ancora ampiamente in evoluzione, visto che ci troviamo di fatto ancora nella primissima fase di questa criticità geopolitica. I clienti sono tutti assistiti e monitorati costantemente, in attesa di consolidare corridoi aerei sicuri per il rimpatrio. Come tutte le altre principali associazioni di categoria, lavoriamo a stretto contatto con la Farnesina. L’esperienza pandemica ci ha insegnato a dialogare e collaborare tra tutti gli attori della filiera per trovare congiuntamente le migliori soluzioni possibili". Così Domenico Pellegrino, presidente di Aidit Federturismo Confindustria, l'organizzazione di categoria delle agenzie di viaggio, sulle condizioni dei turisti italiani rimasti bloccati nell'area del Medio Oriente dopo lo scoppio del conflitto con l'Iran. "Ci auguriamo che la situazione possa ritornare alla normalità in tempi brevissimi, in modo da non pregiudicare ulteriormente una stagione turistica che, fino a sabato scorso, si mostrava particolarmente positiva", conclude.
(Adnkronos) - Nel corso dell’edizione 2026 di Key, l’Associazione di riferimento delle aziende italiane che promuovono, progettano, realizzano e facilitano gli interventi di efficienza energetica e generazione distribuita, AssoEsco ha organizzato un convegno dal titolo 'Misure e meccanismi per la transizione energetica post Pnrr: il ruolo delle Energy Service Company'. L’iniziativa ha rappresentato un momento di confronto tra associazione, istituzioni ed enti tecnici per fare il punto sui risultati conseguiti grazie al Pnrr, sulle criticità emerse in fase attuativa e sulle priorità strategiche per il futuro. Ad aprire i lavori è stato il presidente dell’Associazione Giacomo Cantarella che nella sua introduzione ha messo in evidenza come le Esco, anche in questa fase nuova post Pnrr, possano essere attori protagonisti e catalizzatori della transizione energetica. “Viviamo in un momento storico particolare - ha spiegato - sta venendo meno il rilevante supporto economico portato dal Pnrr, è cambiato velocemente il contesto geopolitico e sta cambiando la normativa di riferimento del settore. In questo contesto siamo fortemente convinti che non si debbano fare passi indietro nel percorso di transizione energetica, che rimane la via maestra per contrastare l’incremento dei costi energetici di imprese, cittadini e Pubblica Amministrazione. Il percorso di decarbonizzazione richiede integrazione tra efficienza, rinnovabili, elettrificazione e gestione dei rischi. In questo contesto le Esco rappresentano uno strumento strategico. Sottoscrivendo un Energy Performance Contract non si acquista tecnologia, ma un risultato energetico garantito, con assunzione dei rischi tecnici e finanziari da parte delle Esco. Per le imprese significa competitività e maggiore certezza su costi e performance; per la Pa, possibilità di realizzare interventi senza investimento iniziale, con sostenibilità di bilancio e continuità del servizio. Nella nuova fase post Pnrr servono meccanismi stabili che rendano la Esco un’opzione strutturale per abilitare interventi efficienti, finanziabili e con risultati garantiti nel tempo”. Il convegno è poi entrato nel vivo con l’intervento di Stefano Clerici, Consigliere Delegato di Agici, che ha presentato un’analisi sul 'Bilancio Pnrr e sfide 2026', offrendo una lettura dei principali impatti delle misure attuate e delle prospettive per il mercato dell’efficienza energetica e dei servizi energetici. A seguire, Antonio Beneduce, vicepresidente AssoEsco, ha illustrato il punto di vista dell’Associazione, soffermandosi sulla necessità di accompagnare il passaggio dalla fase straordinaria del Pnrr - che ha impresso una forte accelerazione alla transizione energetica - a una nuova fase fondata su strumenti stabili, in grado di assicurare nel tempo la sostenibilità degli interventi attraverso una più efficace integrazione tra incentivi pubblici e capitale privato. Il dibattito, moderato dallo stesso Beneduce, ha visto la partecipazione di rappresentanti istituzionali ed enti tecnici, tra cui Luca Restaino del ministero delle Imprese e del Made in Italy, Fabrizio Penna del ministero dell'Ambiente e della Sicurezza energetica, Enrica Cottatellucci del Gse e Francesca Hugony di Enea. Luca Restaino ha ricordato che l’iperammortamento resta uno strumento orientato all’efficienza energetica. Ha inoltre confermato che “le Esco potranno accedervi, anche se il decreto non lo specifica in modo esplicito”. Fabrizio Penna ha evidenziato come “il percorso di attuazione del Pnrr abbia prodotto risultati significativi, lasciando in eredità un metodo di lavoro solido e condiviso”. Un approccio che, secondo Penna, dovrebbe orientare e ispirare le future iniziative legislative. Enrica Cottatellucci ha evidenziato che le Esco rappresentano interlocutori ottimali, poiché “poter contare su soggetti che conoscono a fondo le peculiarità del settore costituisce un valore aggiunto che facilita la gestione delle criticità e favorisce il miglioramento dei processi”. Infine, Francesca Hugony ha illustrato le principali criticità della riqualificazione energetica degli edifici nel settore residenziale e nella pubblica amministrazione, anche alla luce delle evidenze raccolte da Enea, evidenziando le diverse peculiarità dei due ambiti. Ha inoltre richiamato “l’importanza degli sportelli unici territoriali: fondamentali per rafforzare la fiducia dei cittadini e facilitare i percorsi di intervento”. Durante il confronto è emersa la necessità di valutare l’efficacia degli strumenti adottati, intervenire sulle misure con limiti applicativi e rifinanziare, se opportuno, le linee più performanti, per garantire continuità agli investimenti e certezza agli operatori. In questo quadro, le Esco sono state individuate come interlocutori chiave per sostenere imprese e pubbliche amministrazioni nella realizzazione di interventi complessi e accelerare la transizione energetica post-Pnrr. L’incontro ha inoltre rappresentato un momento di dialogo per definire una roadmap condivisa, finalizzata a consolidare i risultati del Pnrr e a fronteggiare le sfide energetiche dei prossimi anni. In merito al Conto Termico 3.0, è stato chiarito che il blocco del portale comunicato dal Gse non costituisce una chiusura definitiva, bensì una sospensione temporanea. La misura consente al Gestore di effettuare le necessarie verifiche sulle domande pervenute e di programmare in modo efficace la ripartizione degli incentivi negli anni a venire.