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(Adnkronos) - Il presidente americano Donald ''Trump avrebbe cercato un accordo'', ma ''non ci è riuscito''. E ''gli iraniani ritengono meglio rischiare una guerra limitata con gli Stati Uniti piuttosto che arrendersi alle richieste statunitensi''. Così Meir Litvak, direttore del Dipartimento di Storia del Medio Oriente e dell'Africa dell'Università di Tel Aviv, analizza con l'Adnkronos come si è arrivati all'attacco israelo-americano contro l'Iran. L'obiettivo per la Repubblica islamica, analizza Litvak, è ora quello di sopravvivere, anche perché ''l'Iran non è un one-man show'' e non si basa solo sulla figura della Guida suprema, l'Ayatollah Ali Khamenei. ''Ucciderlo lo renderebbe un martire e rischierebbe di scatenare una guerra di religione a lungo termine'', afferma l'analista israeliano. Nel frattempo, sul rischio di una escalation regionale, al momento secondo Litvak ''l'Iran sta attaccando obiettivi statunitensi in tutto il Golfo Persico, ma non ha ancora attaccato impianti petroliferi, il che significa che non vuole coinvolgere i paesi arabi del Golfo''. In ogni caso, Litvak ammette che, alla vigilia dell'attacco, ''a dire il vero, pensavo che Trump avrebbe cercato un accordo perché la guerra è molto impopolare negli Stati Uniti. D'altra parte, ha concentrato tante forze'' nella regione nelle ultime settimane, ''il che significa che non è riuscito a ottenere alcun risultato'' al tavolo dei negoziati. Sul fronte di Teheran, l'esperto israeliano nota che ''gli iraniani non si fidano degli americani e probabilmente credono che sia meglio per loro rischiare una guerra limitata con gli Stati Uniti, a cui il regime potrebbe essere in grado di sopravvivere, piuttosto che arrendersi alle richieste statunitensi che metterebbero a repentaglio la sopravvivenza del regime''. Sull'eventualità che a Khamenei possa essere riservata la stessa sorte del deposto presidente siriano Bashar al-Assad, quindi che possa ottenere un salvacondotto in Russia, o del leader venezuelano Nicolas Maduro, ed essere catturato dalle forze americane, secondo Litvak ''l'Iran si è preparato da tempo a tutelare la vita'' della Guida suprema, ''quindi è probabilmente ben protetto''. L'analista israeliano aggiunge inoltre che ''ucciderlo non distruggerebbe il regime iraniano, che si basa su una rete istituzionale capillare. L'Iran non è un one-man show''. Anzi, prosegue, ''peggio ancora, ucciderlo lo renderebbe un martire e rischierebbe di scatenare una guerra di religione a lungo termine''.
(Adnkronos) - "Siamo tutti interessati, persone e organizzazioni, da questa trasformazione, quindi nessuno si può tirare indietro. Per questo, io credo che bisogna rivendicare una gestione pubblica dell'intelligenza artificiale, credo che solo così possiamo lavorare bene e insieme, con una strategia europea, è importante dotarsi di politiche e strumenti comuni. Per noi, governare l'intelligenza artificiale nel mercato del lavoro significa una cosa molto concreta: significa dare una direzione comune e trasformarla in strategia operativa". Così Vincenzo Caridi, capo del Dipartimento per le politiche del lavoro, previdenziali, assicurative e per la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro del ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, intervenendo all'evento 'Ia e lavoro: governare la trasformazione, moltiplicare le opportunità strategie, fiducia, regole, competenze', promosso dal ministero del Lavoro e delle politiche sociali. "L'Ia in Italia -spiega ancora Caridi- può dare moltissimo, perché siamo un Paese bellissimo ma non tutto funziona come dovrebbe; abbiamo una grande crisi demografica, e questo vuol dire meno lavoratori, e l'Ia può essere utilizzata per potenziare le competenze dei lavoratori che ci sono, non per sostituirli. L'Ia quindi è una sfida, e dobbiamo lavorarci con una strategia europea", conclude.
(Adnkronos) - "Nonostante le rassicurazioni sulla tutela della produzione di energia da biomasse solide espresse pubblicamente dal governo nelle scorse settimane, la nuova bozza del dl Energia/Bollette prospetta uno scenario ancora critico per l’industria del settore". Così l’Associazione Energia da Biomasse Solide (Ebs) esprime la sua preoccupazione rispetto alla misure previste nella nuova bozza di dl circolata in queste ore “Eravamo fiduciosi, dopo l’impegno preso dal governo, riguardo a un ripensamento sostanziale rispetto alle misure che impattano in modo pesante sul settore delle bioenergie con filiera italiana - dice il presidente di Ebs Andrea Bigai - Il nostro settore è pronto a un confronto tecnico con il decisore politico-istituzionale che non può prescindere dalla condivisione da parte di tutti gli attori, istituzionali e del comparto, della valutazione complessiva dei numeri del settore, e da conseguenti analisi accurate, approfondite, consapevoli su tutti i potenziali effetti del decreto”. "Le bozze di provvedimento circolate - ricostruisce Ebs - prevedono un consistente intervento di riduzione dei Prezzi Minimi Garantiti (Pmg), istituiti ai sensi dell’art. 24, comma 8, del d.lgs. 28/2011 per coprire i costi minimi di esercizio degli impianti. Un meccanismo che esclude già la sovracompensazione". “Riteniamo illogico e inutilmente rischioso rivedere in modo affrettato, per decreto e senza il doveroso confronto il meccanismo varato nel 2024, introducendo una riduzione degli incentivi. Il rischio è compromettere in tempi brevissimi uno dei pilastri più affidabili della generazione rinnovabile nazionale e minare più in generale la fiducia di ogni tipologia di investitori in ambito energetico, sia presente che futura”, dice Bigai. Inoltre, da un punto di vista economico, rileva il presidente di Ebs, "colpire un indotto così consistente significa rinunciare a un importante gettito fiscale, mettere a rischio il lavoro di aziende anche di piccole dimensioni impiegate nella filiera - spesso in zone a rischio abbandono - e accollarsi l’onere di smaltire sottoprodotti delle attività forestali, agricole, agroindustriali. Vuol dire rinunciare a consolidare una virtuosa pratica di valorizzazione energetica di residui poveri in un contesto di impiego a cascata e di economia circolare”. “Il dl Bollette è un passaggio cruciale per il futuro energetico del Paese. Colpire le rinnovabili programmabili e con esse la filiera nazionale sarebbe un errore strategico. Le biomasse solide sono parte della soluzione, non del problema: sono un elemento essenziale del mix energetico, capace di coniugare competitività economica, occupazione, sostenibilità ambientale e sicurezza del sistema elettrico. L’Italia ha bisogno di stabilità regolatoria per evitare disimpegno e incertezza negli investimenti nelle rinnovabili, rischi inconciliabili con gli impegni europei”, conclude.