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(Adnkronos) - Il caso del trentenne neuroscienziato Matteo Ascenzi ricoverato all'Inmi Spallanzani di Roma con epatite dopo una cena a base di sushi ad Anagni, "ci pone di fronte a un quesito diagnostico che supera la narrazione classica della malattia da sushi. Sebbene il consumo di pesce crudo richiami immediatamente l’Anisakiasi, un valore enzimatico così esplosivo non è certamente il reperto tipico di una parassitosi intestinale, ma il segnale di un insulto epatico massivo che richiede un’analisi su almeno tre livelli". A fare il punto per l'Adnkronos Salute è Mauro Minelli, immunologo e docente di Nutrizione umana alla Lum. "Davanti a un fegato in sofferenza acuta dopo l'ingestione di prodotti ittici, la prima pista è quella dei virus a trasmissione oro-fecale, come l'Epatite A o E. In un simile contesto, il pesce (tonno, salmone o branzino che sia) non è la sorgente biologica del virus, ma funge da veicolo. La contaminazione - spiega Minelli - avviene a valle: o attraverso acque di stoccaggio inquinate o, più frequentemente, tramite manipolazioni non igieniche durante la preparazione. A differenza di quel che accade nella parassitosi, per il virus non è necessario che il pesce sia l'ospite naturale; basta un contatto accidentale durante la catena del freddo o la lavorazione in cucina per innescare l'infezione nel consumatore. La sfida - osserva - non è rinunciare a una tradizione culinaria ormai globale, ma prenderci cura della salute pubblica attraverso una vigilanza che non ammette deroghe e che, in forza di una primaria competenza capace di distinguere dove finisce l'infestazione parassitaria e dove inizia l'emergenza virologica o la reattività molecolare crociata, sia in grado di guidare il cittadino verso scelte salubri perché consapevoli". "Esiste, però, una possibilità parassitaria diretta, sebbene rara, in grado di giustificare un coinvolgimento epatico: la forma ectopica dell'anisakis. Grazie a un dente cuticolare perforante e alla secrezione di enzimi litici, la larva può bucare la parete dello stomaco e migrare nel fegato. Qui - precisa l'immunologo - a verificarsi non è una semplice lesione generata dal contatto con il parassita, ma una risposta infiammatoria granulomatosa: il sistema immunitario, non riuscendo a eliminare l’anisakis, lo 'recinta' con un muro di cellule infiammatorie (eosinofili e macrofagi). Se le larve sono multiple o la reazione dell'ospite è particolarmente violenta, le lesioni erosive che ne conseguono possono causare un rilascio massiccio di transaminasi nel sangue". "Esiste poi un terzo scenario, squisitamente immuno-allergico: la sensibilizzazione all'antigene 'Ani s3'. Si tratta di una tropomiosina, proteina strutturale che l'anisakis condivide per 'cross-reattività' con acari della polvere, crostacei, lumache e perfino scarafaggi - prosegue Minelli -In un soggetto già sensibilizzato, questa proteina può scatenare orticaria e reazioni anafilattiche anche se il pesce è stato abbattuto correttamente (poiché l'allergene è termoresistente). Tuttavia, l'allergia non alza le transaminasi a 3500. Il picco enzimatico è un segno di danno cellulare fisico, non di una reazione istaminica. Dunque, se un paziente dopo aver mangiato del sushi manifesta un'epatite, o ha contratto un’infezione virale oppure ha subìto una migrazione fisica del parassita". Per quanto inediti, anzi proprio perché tali, casi di questo tipo servono a perfezionare la prevenzione. Certo non si tratta di demonizzare il settore: "Il pesce è un alimento nobile, fondamentale per l'apporto di omega-3 e la salute cardiovascolare. Tuttavia, la sicurezza non può poggiare solo sull'abbattimento termico. Qui il problema non è più (solo) il parassita migrato nei tessuti del pesce, ma la gestione igienica della filiera o la salubrità delle acque da cui provengono i prodotti, specialmente se parliamo di organismi filtranti. È una distinzione fondamentale: mentre l'anisakis si combatte con il freddo dell'abbattitore, il virus - chiosa l'immunologo - si combatte con la prevenzione ambientale e il rigore dei processi di manipolazione".
(Adnkronos) - La professionalità dei consulenti del lavoro si fonda su una specializzazione qualificata e istituzionalmente presidiata, connessa alle politiche del lavoro che non coincide né può essere automaticamente assimilata a quella dei dottori commercialisti ed esperti contabili. È questo il punto fermo ribadito dal Consiglio nazionale dell’ordine dei consulenti del lavoro nelle osservazioni e proposte presentate alla Camera dei Deputati sul disegno di legge delega per la riforma dell’ordinamento della professione di commercialista, attualmente all’esame della commissione Giustizia. Nel documento si evidenzia come "l’attuale quadro normativo delinei una netta distinzione strutturale tra le due professioni, soprattutto nella materia del lavoro e della legislazione sociale. I consulenti del lavoro operano infatti all’interno di un sistema ordinamentale e di vigilanza integrato con le politiche pubbliche del lavoro, sotto la supervisione del ministero del Lavoro e in stretto raccordo con l’Ispettorato Nazionale". "Un assetto che si riflette nel percorso di accesso alla professione – esame di Stato specialistico, tirocinio mirato e formazione continua – e nello svolgimento di funzioni di rilievo pubblicistico, come la certificazione dei contratti di lavoro, la conciliazione e l’arbitrato in materia di lavoro, il coinvolgimento nelle procedure della crisi d’impresa, la gestione delle politiche attive e l’asseverazione di conformità (Asse.Co.)", aggiungono i consulenti del lavoro. Coerentemente con questo impianto, la giurisprudenza amministrativa, sottolineano i professionisti, "ha escluso la possibilità che il praticantato per l’accesso alla professione di consulente del lavoro possa essere svolto presso studi di dottori commercialisti ed esperti contabili, proprio in ragione della diversa natura delle competenze, del percorso normativo e della funzione professionale attribuita ai consulenti del lavoro nell’ordinamento". Secondo i consulenti del lavoro, "ulteriore elemento distintivo è il rapporto con le strutture associative e di assistenza fiscale, che la normativa consente di organizzare, per pmi e imprese artigiane, solo tramite i consulenti del lavoro. Il Consiglio nazionale ricorda inoltre che gli iscritti all’albo dei commercialisti possono svolgere gli adempimenti lavoristici e previdenziali previsti dall’art. 1 della legge 12/79, esclusivamente previa iscrizione all’apposita piattaforma tenuta presso l’Ispettorato nazionale del lavoro e limitatamente alla provincia in cui ha sede l’azienda assistita; a ulteriore conferma della distinzione tra le due professioni". "Dunque, le competenze dei consulenti del lavoro e quelle dei dottori commercialisti non sono sovrapponibili né assimilabili", concludono i consulenti del lavoro.
(Adnkronos) - Come gli anni passati l'Istituto nazionale tributaristi (Int) aderisce all'iniziativa 'M'illumino di Meno 2026', giunta alla XXII edizione. Gli studi dei tributaristi Int spegneranno le luci e ogni supporto elettronico, non essenziale, alle ore 18,00 di lunedì 16 febbraio per partecipare attivamente e supportare gli scopi della Giornata nazionale del risparmio energetico e degli stili di vita sostenibili e della campagna radiofonica della trasmissione Caterpillar su Rai Radio2. Una piccola iniziativa, quella dei tributaristi, "ma significativa, per riflettere sul problema energetico, soprattutto in questo contesto di guerre e di riduzione di investimenti sulla transizione ecologica. Grazie pertanto a chi ci ricorda problematiche spesso al di fuori della nostra quotidianità, ma che invece sono parte vitale proprio della nostra quotidianità. Avere consapevolezza del problema energetico è estremamente importante, dare un segnale di attenzione è necessario. I tributaristi Int ci sono", spiega la nota. Il presidente dell’Int, Riccardo Alemanno ha dichiarato: “Aderisco all'iniziativa promossa dall'Istituto nazionale tributaristi (Int) a sostegno della Giornata nazionale del risparmio energetico e degli stili di vita sostenibili e della campagna radiofonica della trasmissione Caterpillar su Rai Radio2, come presidente nazionale l'ho chiesto alle mie colleghe e ai miei colleghi e io ho già aderito, consapevolmente, per non dimenticare l’importanza vitale del problema energetico”.