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(Adnkronos) - Alert per integratori moringa in capsule dopo i 7 casi di salmonellosi negli Usa. Il sistema di allerta rapido sulla sicurezza degli alimenti (Rasff) della Commissione europea, tramite la European Food Safety Authority (Efsa), è venuto a conoscenza di un focolaio di salmonellosi resistente a molteplici antibiotici verificatosi negli Usa, correlato al consumo di un integratore a base di capsule di moringa in polvere a marchio 'Rosabella'. "In particolare, le autorità degli Stati Uniti - Centers for Disease Control and Prevention (Cdc) riportano 7 casi di Salmonella Newport confermati in 7 stati d'America e 3 delle persone coinvolte hanno avuto necessità di ricovero ospedaliero. Il batterio è risultato resistente a tutti gli antibiotici di prima linea e a quelli alternativi comunemente utilizzati per il trattamento delle salmonellosi", si legge sul sito del ministero della Salute. La moringa oleifera, o 'albero miracoloso', è una pianta originaria dell'India settentrionale che negli ultimi anni ha conosciuto rilevanza come 'superfood'. Le sue foglie, semi e altre parti vengono utilizzate da secoli nella medicina tradizionale di diverse culture per il loro beneficio - si suppone - nel controllo della glicemica e del colesterolo e per le proprietà antiossidanti. "La ditta distributrice Ambrosia Brands, Llc ha richiamato 52 lotti del prodotto 'Rosabella Moringa Capsules' da 60 capsule, in scadenza tra marzo e novembre 2027 - spiega il ministero della Salute - i cui numeri sono presenti sulla confezione. Tutti i lotti richiamati iniziano con il numero 1356, a cui seguono il numero di lotto di 7 cifre e il numero 1 o 2, come nell'esempio di seguito riportato: 1356-5060080-1. Inoltre, la ditta ha informato che il prodotto è venduto online attraverso il sito web del distributore Tryrosabella.com e alcune delle principali piattaforme, tra cui Ebay.com, Shein, Tik Tok Shop e altri siti. Poiché i consumatori potrebbero avere in casa tale integratore, si raccomanda di non consumarlo né cederlo ad altri".
(Adnkronos) - Per Tack TMI Italy, branch italiana della società di Gi Group Holding che si occupa di learning & development, a rendere più complicato l’avanzamento di carriera per le donne rispetto ai colleghi uomini, sono prima di tutto molti stereotipi di genere che ancora persistono nella società, anche introiettati dalle donne stesse, oltre a vere e proprie discriminazioni che avvengono sui luoghi di lavoro. In base all’ultima ricerca della società, 'Oltre le diversità: percezioni, esperienze e bisogni', condotta su un campione di 1.500 lavoratori occupati in Italia, quasi la metà dei rispondenti (46%, sia uomini che donne) sottoposti a un test proiettivo, ha ricondotto il profilo del top manager al volto di un uomo di mezza età caucasico, seguito a grande distanza da quello di una donna di mezza età caucasica (29%). Dunque, il genere - complici gli stereotipi ad esso collegati - influenza ancora l’idea comune di chi occupa un ruolo di vertice in azienda. Per dare una dimensione dei bias che determinano questa percezione, il 42% degli intervistati ha anche affermato che 'gli uomini sono più portati ad avere ruoli da manager e di responsabilità'. Al contrario, altre mansioni sono associate in larga misura a donne. E' il caso del lavoro di amministrazione, identificato da oltre la metà del campione con una donna caucasica (57%). Per quanto riguarda le discriminazioni, per il 38% del campione quelle basate sul genere sono le più diffuse; inoltre la maggior parte di chi si è sentito discriminato sul lavoro è donna (36%) e riconduce al genere una delle cause principali di episodi subiti. “Quando nella nostra ricerca - commenta Irene Vecchione, amministratore delegato di Tack TMI Italy (Gi Group Holding) - abbiamo chiesto quali diversità andrebbero gestite meglio all’interno delle aziende, la diversità di genere si è confermata essere tra le più rilevanti, con il 23%. Un dato che ci fa riflettere su quanto lavoro ci sia ancora da fare sui bias . Ma, parallelamente, occorre adottare anche un altro approccio: ossia puntare alla creazione di una cultura che riconosca la leadership non tanto come un ruolo o un’etichetta, né tantomeno come comando, ma piuttosto come un insieme di competenze che si costruiscono, allenano e manifestano nei comportamenti quotidiani in diverse qualità, inclusa la cura delle relazioni, l’ascolto attivo e la capacità di aiutare gli altri a sviluppare il proprio talento. Ampliando la definizione stessa di leadership e cambiando la narrativa associata a questo termine, aumentiamo la possibilità per sempre più donne, che spesso eccellono come leader, ma faticano a definirsi tali, di riconoscersi ed essere riconosciute per il valore che portano”. Secondo Tack TMI Italy, oltre ad agentività, assertività, empatia e intelligenza emotiva, autonomia finanziaria e networking, oggi sono 3 le competenze che le donne dovrebbero allenare per aumentare consapevolezza e autostima, ed esprimere appieno il proprio potenziale in azienda. 1) IA & data literacy orientata al business: ovvero la capacità di comprendere, interpretare e utilizzare dati e soluzioni di Intelligenza Artificiale per prendere decisioni strategiche e operative. Non riguarda l’aspetto tecnico o di programmazione, ma la lettura critica dei dati, la comprensione delle logiche di funzionamento dell’IA, dei suoi limiti e delle sue opportunità, per generare valore concreto per il business: migliorare performance, ottimizzare processi, anticipare trend, supportare l’innovazione e guidare scelte consapevoli. 2) Sponsorship e influenza organizzativa: abilità che consente di attivare consenso, supporto e sponsorship all’interno dell’organizzazione, per influenzare decisioni, priorità e direzioni strategiche anche senza fare leva sull’autorità gerarchica. Comprende la capacità di leggere le dinamiche politiche e relazionali, costruire alleanze, coinvolgere stakeholder chiave e posizionare idee e progetti in modo credibile e rilevante rispetto ai decisori. 3) Leggerezza: permette di semplificare la complessità senza banalizzarla, gestendo situazioni sfidanti con lucidità e presenza. Si esprime nella capacità di lasciare andare la ruminazione mentale, ridurre l’iper-controllo e prendere 'con filosofia' ciò che non può essere immediatamente cambiato, mantenendo energia e focus sulle soluzioni. “Riteniamo queste 3 skill - commenta Vecchione - di particolare rilevanza considerando che, sempre secondo Inapp, le donne risultano più frequentemente impiegate in occupazioni maggiormente vulnerabili alla sostituzione o trasformazione tecnologica. Inoltre, se da un lato vorrebbero essere valorizzate per i propri risultati, dall’altro lato una società permeata di stereotipi le ha portate inevitabilmente a riconoscersi o a sentirsi più riconosciute quando incarnano valori quali la sobrietà e la modestia". "In particolare - avverte - rispetto agli 'unconscious bias' tipicamente femminili, l’ultima competenza - la leggerezza - aggiunge quel quid inaspettato che favorisce la collaborazione, aiuta ad alleggerire tensioni e rigidità, e permette di utilizzare umorismo e ironia in modo consapevole, trasformando anche i contesti caratterizzati da alta pressione in spazi di confronto più efficaci e produttivi”.
(Adnkronos) - “La lotta allo spreco alimentare e più in generale gli obiettivi di sostenibilità in Italia nell'ambito dei contratti pubblici sono regolati dai Cam. Il decreto che riguarda la ristorazione collettiva è del 2020. Noi sin dall'inizio avevamo criticato un'impostazione troppo rigida di questo decreto, soprattutto per quanto riguardava le prescrizioni molto vincolanti e molto prescrittive sulle percentuali di utilizzo di prodotti biologici”. Lo ha dichiarato Daniele Branca, responsabile ufficio Legislativo e Lavoro di Legacoop Produzione e Servizi, al convegno 'Innovazione digitale e politiche pubbliche per la riduzione dello spreco alimentare nelle scuole' presso la sala Stampa della Camera dei Deputati. Branca ha ricordato che “di recente, dopo un proficuo confronto con il ministero, siamo riusciti ad avere dei chiarimenti e delle specifiche con una circolare del settembre del 2025, che rende più flessibili gli strumenti”. Tuttavia, ha sottolineato, resta aperto il nodo economico. “Riteniamo che il problema principale in questo momento è un'impostazione del mercato che scarica sugli operatori economici gli investimenti e i costi in materia di sostenibilità. Troppo spesso ci sono basi d'asta non adeguate e gare che non prevedono meccanismi di revisione prezzi adeguati e quindi assistiamo a gare deserte, a imprese che faticano a mantenere l'esecuzione del servizio”. Da qui la richiesta di un cambio di paradigma: “Crediamo che debba esserci un cambio culturale per cui i servizi essenziali come quelli di ristorazione collettiva vengano vissuti e percepiti per quello che sono: un investimento per la collettività, per la qualità, è un investimento per l'utenza. Servono investimenti che permettano effettivamente di innalzare la qualità del servizio e di offrire servizi di qualità, sostenibili”.