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(Adnkronos) - Lo scrittore António Lobo Antunes, uno dei più grandi autori in lingua portoghese, da tempo candidato al Premio Nobel della Letteratura, è morto oggi a Lisbona all’età di 83 anni. L'annuncio è stato dato da un portavoce della casa editrice portoghese Leya, presso la quale sono stati pubblicati diversi suoi libri. Nato il 1° settembre 1942 a Lisbona, la sua formazione da psichiatra ha influenzato moltissimo le metodologie della sua narrativa, concepita come un impietoso esame della realtà umana e della storia ed espressa attraverso una tecnica stilistica assolutamente peculiare, da lui stesso definita polifonica. António Lobo Antunes, figlio di un noto neurologo, si laureò in medicina con specializzazione in psichiatria e come ufficiale medico partecipò alla guerra coloniale in Angola tra il 1971 e il 1973, un’esperienza che ha più volte rievocato, soprattutto nei suoi primi libri. Tornato alla vita civile, dopo aver lavorato per circa un decennio come medico psichiatra nell’ospedale Miguel Bombarda della capitale portoghese, si è dedicato interamente alla scrittura, acquistando presto una sia pur controversa notorietà come principale esponente del nuovo romanzo portoghese. Considerato uno dei nomi maggiori esponenti della letteratura europea, le sue opere sono tradotte in oltre quindici lingue. Il suo romanzo d’esordio, "Memória do Elefante", è del 1979. Dalla metà degli anni Ottanta si è dedica esclusivamente alla scrittura. In Italia Feltrinelli ha pubblicato "Trattato delle passioni dell’anima" (1998), "L’ordine naturale delle cose" (2001), "La morte di Carlos Gardel" (2002), "Che farò quando tutto brucia?" (2004), "Buonasera alle cose di quaggiù" (2007), "In culo al mondo" (2009), "Lettere dalla guerra" (2009), "Spiegazione degli uccelli" (2010), "Arcipelago dell’insonnia" (2013), "Non è mezzanotte chi vuole" (2018), "Lo splendore del Portogallo" (2019) e "Sopra i fiumi che vanno" (2021). Einaudi ha in catalogo i romanzi "Le navi", "Manuale degli inquisitori", "Lo splendore del Portogallo" (I coralli), "In culo al mondo" (Einaudi Tascabili) ed "Esortazione ai coccodrilli" (I coralli). Lobo Antunes ha ricevuto numerosi riconoscimenti letterari, fra cui il Premio Camões nel 2007 (massimo riconoscimento per gli scrittori di lingua portoghese), il Premio europeo di letteratura nel 2001, il Premio France Culture nel 1998 e il Premio Juan Rulfo nel 2008. In Italia è stato insignito nel 2018 del Premio Bottari Lattes Grinzane 2018, sezione La Quercia. In precedenza, nel 2014 aveva vinto il Premio Internazionale Nonino, con questa motivazione: "La prosa del narratore lusitano è il canto struggente di un ribelle senza pace che polifonicamente distrugge la sintassi. Uno scrivere dove violenza e malinconia sono immerse in una solitudine metafisica e si intrecciano. Una marea incessante di morte e follia annegate in un crudo realismo, acide passioni inconfessate di un naufragio simbolo del nostro simulacro di felicità". L'esperienza della guerra in Africa è il tema dei suoi primi romanzi, a partire da "Memória de elefante" (1979), primo volume di una trilogia che comprende "In culo al mondo", il suo libro più noto, e "Conhecimento do Inferno" (1980). Con un ritmo narrativo sovreccitato, uno stile intensamente metaforico, un linguaggio disinibito con punte espressionistiche che ricordano la prosa di Louis-Ferdinand Céline, Lobo Antunes presenta la guerra per il mantenimento del dominio coloniale come frutto di una colossale ingiustizia che si spiega soltanto con la volontà di autoconservazione di una classe politica, affaristica e militare imbevuta di retorica nazionalista. Ma la guerra si presenta soprattutto come esperienza alienante della morte e della solitudine, e come svelamento della fragilità dell'individuo: il reduce che in "In culo al mondo" racconta gli orrori della guerra a una sconosciuta incontrata in un bar di Lisbona non ha solo perso la sua innocenza, ha anche conosciuto la propria vigliaccheria di fronte alle più feroci sopraffazioni ed è approdato a una sorta di sfiduciato nichilismo. Lobo Antunes del resto non si limita a denunciare l'impostura del defunto regime salazarista; tra i bersagli della sua critica corrosiva c'è anche l'incapacità della nuova classe politica portoghese di rispondere alle attese suscitate dalla 'rivoluzione dei garofani', e ancor più in generale c'è il potere in quanto tale e l'ipocrisia della classe borghese da cui l'autore stesso proviene. Autore dalla scrittura accentuatamente metaforica, ha elaborato una tecnica da lui stesso definita polifonica, spostando il suo campo d'indagine dai mali del colonialismo alle lacerazioni della società portoghese. Ha quindi pubblicato "Il manuale degli inquisitori" (1996), "Lo splendore del Portogallo" (1997) e "Esortazione ai coccodrilli" (1999), tre volumi che si propongono come un esame, quasi psichiatrico, del potere in Portogallo e della sua gestione. (di Paolo Martini)
(Adnkronos) - Oggi il percorso di FiberCop dedicato all’innovazione e al dialogo con le nuove generazioni ha fatto tappa all’Istituto Peano a Monterotondo (Roma). Un’iniziativa immersiva e coinvolgente che ha portato, in modalità virtuale, l’Innovation Hub di Torino di FiberCop direttamente nelle scuole. Il progetto di formazione e orientamento è pensato per avvicinare gli studenti al mondo della rete e delle infrastrutture digitali. Grazie a un’esperienza virtuale, i ragazzi sono entrati nei laboratori di FiberCop di Torino per scoprire da vicino come nasce e si sviluppa la rete in fibra ottica che garantisce la connettività del Paese. (Video) Durante la visita virtuale, studenti e studentesse sono stati guidati in un percorso che racconta il funzionamento della rete in fibra, le attività svolte negli ambienti tecnici e il viaggio della connessione fino alle abitazioni degli italiani. Una nuova modalità di narrazione che unisce tecnologia, competenze e innovazione, rendendo accessibile e coinvolgente un mondo spesso percepito come distante. Il progetto ha previsto anche la presenza del personale FiberCop nella scuola per portare esperienza professionale e condividere le proprie competenze sui temi chiave del settore: dalla rete fissa e mobile alla fibra ottica, dall’IoT al 5G, fino alla cybersecurity. Con questa iniziativa, FiberCop apre le porte dei propri laboratori alle nuove generazioni, mettendo al centro le persone, il sapere e la formazione. Un impegno concreto per contribuire alla crescita di nuovi talenti e per raccontare, anche ai più giovani, cosa significa lavorare ogni giorno per costruire e garantire le infrastrutture digitali del futuro. Il progetto proseguirà coinvolgendo l’Istituto Hensemberg di Monza il 5 marzo e l’Istituto Righi a Taranto il 13 marzo, per continuare nei mesi successivi con altre tappe su tutto il territorio nazionale.
(Adnkronos) - “La cosa interessante di questa manifestazione fin dall'origine è il non essersi specializzata in un solo settore dell'energia, ma essere stata in grado di offrire un panorama generale per tutto ciò che riguarda i settori energetici e le tecnologie per l'energia stessa. Abbiamo notato in quest’ultimo anno una forte crescita della domanda nella parte del solare, dell'eolico e nello storage, sostanzialmente nell'accumulo. Se facciamo un salto all’indietro di quattro anni all’interno del percorso di questa manifestazione, vediamo che all’origine si trattava di una piccola costola di una fiera più grande, Ecomondo; questo sviluppo così forte in pochi anni, dimostra un grandissimo interesse anche a livello nazionale di questo settore, e merita naturalmente tutta l'attenzione che gli riserviamo”. Maurizio Renzo Ermeti, Presidente di Ieg - Italian Exhibition Group, si esprime così nel corso della prima giornata di ‘Key - The energy transition expo’, la manifestazione in corso di svolgimento alla Fiera di Rimini. “Quasi tutti i padiglioni sono occupati - prosegue Ermeti - ben 24, quattro in più rispetto allo scorso anno, e gli espositori sono 1065, di cui il 30% arriva dall’estero. 500 sono i buyer e provengono da 50 paesi nel mondo. È davvero un’edizione da record”. Per Ermeti il controllo del prezzo dell’energia è un elemento chiave: “Per questa ragione c'è Rimini Key 2026, una piattaforma che - in tutti i suoi 125mila metri quadri di esposizione - viene riconosciuta a livello internazionale”, conclude.