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(Adnkronos) - La guerra in Iran finirà "presto" perché "non è praticamente rimasto niente da colpire". Lo ha detto il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, in un'intervista telefonica ad Axios. E' rimasta "qualche piccola cosa qua e là... Quando deciderò che deve finire, finirà", ha affermato Trump, riferendosi alla conclusione del conflitto. Il capo della Casa Bianca ha quindi ribadito che "la guerra sta andando alla grande. Siamo molto in anticipo rispetto al programma. Abbiamo causato più danni di quanto pensassimo possibile, anche nel periodo iniziale di sei settimane". Solo due giorni fa il presidente Usa aveva dichiarato che la campagna militare era "praticamente completata". Oggi il ministro della Difesa israeliano, Israel Katz, che ha tenuto una valutazione dell'operazione militare israelo-americana contro l'Iran insieme al capo di Stato Maggiore delle Idf, il generale Eyal Zamir, ha detto che "l'operazione guidata dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump e dal primo ministro Benjamin Netanyahu continuerà senza limiti di tempo". Le ripetute dichiarazioni di Trump su una prossima fine della guerra in Iran hanno fatto emergere una differenza nelle posizioni di Stati Uniti e Israele su tempi e condizioni per la fine del conflitto e sui timori alla Casa Bianca sulle intenzioni di Israele a questo riguardo. A scriverlo è il Wall Street Journal, sottolineando come Trump e Netanyahu si siano parlati quasi ogni giorno dall'inizio della guerra, a volte più di una volta al giorno. Netanyahu ha anche avuto colloqui con il segretario di Stato Marco Rubio e Jared Kushner, genero del presidente e inviato speciale per l'Iran. Tutti questi colloqui si incentrano sullo stato attuale della guerra e su come porvi fine, hanno spiegato funzionari statunitensi, citati dal quotidiano. C'è però una certa preoccupazione tra i funzionari della Casa Bianca sul fatto che Israele voglia che la guerra prosegua dopo che gli Stati Uniti avranno espresso il desiderio di porre fine alla campagna di bombardamenti, hanno affermato le fonti. Funzionari statunitensi e israeliani assicurano che la posizione israeliana prevede la cessazione della campagna in Iran non appena cesserà il coinvolgimento degli Stati Uniti. Trump ha detto ai suoi collaboratori che vuole porre fine alla guerra alle sue condizioni e, dopo aver mediato un cessate il fuoco nella guerra di 12 giorni dell'anno scorso, ritiene di poter porre fine ai combattimenti quando vorrà, spiegano ancora i funzionari statunitensi. "La fine del coinvolgimento americano in questo conflitto sarà in ultima analisi decisa dal comandante in capo, quando riterrà che gli obiettivi militari siano stati pienamente raggiunti e che la minaccia del regime iraniano sia stata completamente annientata", ha dichiarato la portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt. Nonostante lo stretto coordinamento, stanno emergendo differenze negli approcci israeliano e americano, con Israele che continua a dar la caccia e uccidere alti funzionari iraniani, ampliando al contempo il suo raggio d'azione per includere l'industria petrolifera del Paese, nel tentativo di imporre un cambio di leadership. Lunedì gli Stati Uniti hanno anche fatto presente a Israele che l'amministrazione "non era soddisfatta" degli attacchi alle strutture energetiche iraniane e hanno intimato a Israele di non ripeterli senza l'approvazione di Washington, secondo fonti statunitensi. E poche ore dopo che Trump aveva dichiarato a un giornalista che la campagna militare era "praticamente completata", Netanyahu ha ribadito i suoi obiettivi massimalisti per la guerra. "La nostra aspirazione è quella di permettere al popolo iraniano di liberarsi dal giogo della tirannia; in ultima analisi, la decisione spetta a loro", ha dichiarato il premier israeliano ieri. I Pasdaran hanno rivendicato oggi di aver colpito diverse basi americane in Kuwait e Bahrain nei 12 giorni della guerra di Israele e Stati Uniti contro l'Iran. "Infrastrutture chiave della base statunitense nel porto di Mina Salman, il centro nevralgico della Quinta Flotta degli Stati Uniti... sono state colpite da missili e droni iraniani", hanno dichiarato i Guardiani della Rivoluzione sul loro sito web Sepah News, riferendosi alle installazioni statunitensi in Bahrain. "Contemporaneamente Camp Patriot (in Kuwait), inclusi hangar per le attrezzature, alloggi e centri di raccolta per i soldati americani nelle basi navali di Mohammed Al-Ahmad e Ali Al-Salem, ha subito anche pesanti perdite", hanno aggiunto, precisando di aver attaccato anche la base di Camp Buehring in Kuwait. Con il passare delle ore si fa intanto luce sulla sorte di Mojtaba Khamenei, la nuova Guida suprema dell'Iran, che ha riportato una frattura a un piede, un ematoma attorno all'occhio sinistro e lacerazioni al viso a causa del raid aereo israelo-americano che lo scorso 28 febbraio ha ucciso suo padre, l'Ayatollah Ali Khamenei, e altri cinque membri della sua famiglia. Lo afferma la Cnn citando una propria fonte ben informata. In precedenza una fonte israeliana aveva dichiarato alla Cnn che il secondogenito dell'Ayatollah Khamenei era rimasto ferito la scorsa settimana e da giorni circolano voci sul fatto che sia rimasto ferito. La nuova Guida suprema non è mai apparsa in pubblico, né ha rilasciato dichiarazioni dopo la sua nomina domenica. Il figlio del presidente iraniano Masoud Pezeshkian, Yousef, ha dichiarato stamattina di aver saputo che Khamenei era rimasto ferito, ma che ora è "al sicuro, sano e salvo".
(Adnkronos) - Andrea Mignanelli, manager con una trentennale esperienza nei servizi per il credito, assume la presidenza di Klaro, la piattaforma che facilita l'accesso ai finanziamenti e migliora la gestione della liquidità delle piccole imprese italiane grazie all’Intelligenza artificiale. Andrea Mignanelli vanta un’importante carriera nel settore, prima in McKinsey, poi come fondatore di Jupiter, e quindi dal 2019 al 2024 è stato amministratore delegato del Gruppo Cerved. Klaro è una piattaforma che, grazie a collegamenti sicuri con conti bancari, cassetto fiscale e altre fonti ufficiali (Agenzia delle Entrate e Riscossione, Camera di commercio, Inps, etc), velocizza la richiesta di finanziamenti attraverso la raccolta di tutti gli elementi necessari per l’istruttoria creditizia, generando il Klaro profile, e migliora la gestione della liquidità delle piccole imprese attraverso un unico cruscotto. Il Klaro profile è un set documentale standard, certificato e sempre aggiornato che consente a banche e intermediari di effettuare istruttorie sicure in pochi minuti, invece che in settimane. Questo risponde alla necessità di fare incontrare domanda e offerta di credito nel contesto italiano in cui, nonostante l’ottima infrastruttura dati sulle imprese, i prestiti bancari alle piccole società sono calati del 40% dal 2014 al 2025. "Sono entusiasta - dichiara Andrea Mignanelli - di questa nuova avventura. In Klaro ho trovato le risposte ai due principali problemi che da anni affliggono gli imprenditori italiani: difficile accesso al credito e gestione amministrativa complicata. La nostra missione è aiutare gli imprenditori a valorizzare al meglio la propria azienda e ottimizzare le risorse finanziarie. Combinando l'avanzata infrastruttura dati del Paese con la tecnologia AI specialistica di Klaro, facciamo la differenza nel rapporto tra impresa e filiera del credito".
(Adnkronos) - Dal ruolo della filiera delle costruzioni per la transizione energetica al futuro delle rinnovabili, fino al tema della cooperazione. Sono questi alcuni dei temi al centro della seconda giornata di Key - The Energy Transition Expo, la manifestazione di Ieg (Italian Exhibition Group) di riferimento in Europa, Africa e bacino del Mediterraneo sulla transizione energetica, fino a venerdì 6 marzo alla Fiera di Rimini. Il ruolo della filiera delle costruzioni è stato approfondito con la presentazione del 'Rapporto sullo stato della sostenibilità energetica nella filiera delle costruzioni' realizzato in collaborazione con l’Università Politecnica delle Marche. L’ambiente costruito è responsabile di circa il 40% dei consumi energetici finali in Europa e di oltre il 35% delle emissioni di CO2. In Italia, l’impatto della filiera può arrivare fino al 40% delle emissioni complessive nazionali. In questo scenario, la transizione energetica del settore edilizio si pone non solo come una sfida ambientale, ma come una scelta strategica per la competitività industriale, la sicurezza energetica e la resilienza economica del Paese. La realizzazione degli impianti e le condizioni di finanziabilità dei progetti rappresentano due elementi strategici per lo sviluppo delle rinnovabili. Di questo si è discusso nell’evento 'Epc e Finanza: la nuova fase delle rinnovabili', a cura di Elemens e Key, che ha riunito istituzioni, industria e sistema bancario per analizzare il nuovo scenario del settore energetico. Il convegno si è aperto con un keynote speech di Elemens sul contesto in cui operano Res e Bess nel mercato italiano - che nel 2025 ha registrato progetti autorizzati di rinnovabili, in particolare fotovoltaico ed eolico, pari a 9,5 GW e 1,5 GW - oltre a esplorare evoluzioni regolatorie, sfide di costruzione e vincoli di financing. Mission Innovation, 3Den e Epic sono fra le iniziative più importanti di cooperazione internazionale a sostegno della decarbonizzazione e della transizione energetica del ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, nonché strumenti essenziali per integrare le rinnovabili e promuovere soluzioni scalabili in sinergia con il Piano Mattei. Se ne è parlato a Key nei tre panel dell’evento 'Energia e Innovazione: la Cooperazione Internazionale del Mase per la Transizione Energetica' curato dal Mase assieme a Undp (United Nations Development Programme) e Unep (Un Environment Programme).