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(Adnkronos) - Blanco sta tornando. Il cantante ha annunciato sui social l'arrivo di un nuovo album: "Sono emozionato, sta arrivando un disco importante", ha scritto a corredo di tre scatti che potrebbero anticipare un nuovo videoclip. "Sono felice, vuoto e leggero. Vi ho detto tutto in maniera estremamente sincera, 1 pezzo in particolare mi fa male e non so come sarà cantarlo davanti ad altre persone. Mi fa paura però serve. Altri non vedo l’ora di saltare come un bastardo e lanciarmi in mezzo alle mamme. Ridendo ma non scherzando. Ho voglia di vedervi. Sono 3 anni di stop, sono 3 anni che non salgo su un palco, e nonostante gli errori ho ancora voglia di spaccare tutto", ha scritto Blanco, con un riferimento velato con all'episodio avvenuto al Festival di Sanremo il 7 febbraio del 2023 quando distrusse la scenografia floreale sul palco dopo la sua esibizione con il singolo 'L'isola delle rose'. Un episodio che ha suscitato tante critiche e che lo ha portato ad allontanarsi dalle scene. Solo poche settimane fa, Blanco si è mostrato sui social con una foto che ha sollevato diversi dubbi: completamente nudo, ma pixelato, con il corpo contratto in un urlo in una stanza d'ospedale. Condizione che ha allarmato i fan e che ha sollevato domande sullo stato di salute del cantante. Già negli scorsi mesi il cantante aveva accusato problemi di salute, tanto da saltare alcuni concerti nel mese di settembre. Blanco aveva parlato proprio di "problemi di salute", non specificandone la natura, ma aggiungendo che non fossero "niente di grave".
(Adnkronos) - Negli ultimi anni l’occupazione in Italia ha raggiunto il suo massimo storico, ma questo aumento non si è tradotto in un analogo incremento della produttività e dei redditi. La precarietà, per gli under 35, resta il tratto distintivo. Il 34% dei giovani lavoratori dipendenti ha un contratto non standard, una quota significativamente superiore a quella degli adulti (15%). Fra le giovani lavoratrici dipendenti i contratti atipici rappresentano oltre il 40% del totale, fra i coetanei maschi solo il 28%. La fragilità contrattuale si riflette sui redditi: il 44% dei giovani percepisce meno di 1.500 euro netti al mese e solo il 27% supera la soglia dei 2.000 euro. Nel complesso, un giovane su quattro non è economicamente autosufficiente e deve contare sul supporto della famiglia. Emerge dal focus 'giovani e lavoro' dell’Osservatorio Generationship 2025 di Changes Unipol, a cura di Kkienn connecting people and companies. La situazione è particolarmente critica per le giovani donne. Il 56% guadagna meno di 1.500 euro netti mensili (contro il 35% dei coetanei maschi) e un terzo non riesce a mantenersi senza aiuti esterni. Le ragazze risultano inoltre più spesso impiegate nelle piccole imprese (47% vs 33% degli uomini), un contesto che tende a offrire minori tutele, percorsi di crescita meno strutturati e livelli retributivi più bassi. Rispetto agli adulti, i giovani risultano meno soddisfatti e sicuri del proprio lavoro e sono più attivi nella ricerca di alternative. Il 46% dei giovani occupati sta cercando attivamente un nuovo impiego, confermando che la ricerca di un lavoro è diventata una condizione permanente e non più una fase circoscritta all’ingresso nel mercato. Tra gli adulti la quota scende al 36%, a conferma di una diversa relazione con la stabilità lavorativa. Le giovani donne sono in media meno soddisfatte e cambiano lavoro più spesso. I giovani uomini, invece, sono più propensi a valutare opportunità di mobilità all’estero (47%). Nel complesso, tuttavia, è diminuita la quota di giovani che prende in considerazione l’idea di trasferirsi (dal 58% del 2023 al 41% del 2025), a dimostrazione del fatto che l’emigrazione giovanile non è causata dalla mancanza di occupazione 'tout court', quanto piuttosto di un lavoro percepito come interessante, qualificato e retribuito in modo adeguato. La ricerca del lavoro e i canali utilizzati: per la ricerca di lavoro oggi i giovani consultano molto di più gli annunci online (52%), i social (33%) e le app (21%). Crescono il passaparola (32%) e i contatti da parte dalle agenzie del lavoro e specialisti di recruiting (24%). Dopo gli studi, cambiare lavoro è un’esperienza comune. Pur avendo un’anzianità lavorativa inferiore, la quota di giovani (61%) che ha già cambiato almeno una volta impiego è pari a quella degli adulti (62%). Per la ricerca di lavoro oggi i giovani consultano molto di più gli annunci online (52%), i social (33%) e le app (21%). Crescono il passaparola (32%) e i contatti da parte dalle agenzie del lavoro e specialisti di recruiting (24%). L’online diventa il canale dominante (da 35% a 73%), mentre arretra l’offline (da 77% a 70%). La fiducia di trovare un lavoro all’altezza delle attese: i giovani sono abbastanza fiduciosi di trovare un lavoro coerente con le proprie aspettative. Il 49% esprime una valutazione positiva. I giovani sono abbastanza fiduciosi di trovare un lavoro coerente con le proprie aspettative. Il 49% esprime una valutazione positiva, ma il dato nasconde forti differenze di genere: la fiducia riguarda il 59% dei giovani uomini, mentre scende al 38% tra le giovani donne. Intorno ai trent’anni la fiducia femminile crolla, per poi risalire negli anni successivi. Penalizzati risultano anche i giovani che vivono nei piccoli centri, mentre il Sud mostra livelli di fiducia in linea con le altre aree del Paese. I problemi dei giovani nel mercato del lavoro: le basse retribuzioni sono indicate come il problema più grave dal 60% del campione. I giovani denunciano anche precarietà e incertezza (46%), poca meritocrazia (41%), cultura manageriale arretrata (23%) e difficoltà di relazione e la competizione con i colleghi adulti (16%). La fiducia dei giovani nel mercato del lavoro è limitata: solo il 45% dichiara di riporvi una fiducia medio-alta. Le basse retribuzioni sono indicate come il problema più grave dal 60% del campione, ma non l’unico. I giovani denunciano anche precarietà e incertezza (46%), poca meritocrazia (41%), cultura manageriale arretrata (23%) e difficoltà di relazione e la competizione con i colleghi adulti (16%). L’immagine dei giovani nel mercato del lavoro: giovani si percepiscono come più attrezzati sul piano tecnologico (61%), più innovativi (58%) e più adattabili (50%), mentre riconoscono agli adulti maggiore solidità (35%), esperienza (32%) e resilienza (41%). I giovani si percepiscono come più attrezzati sul piano tecnologico (61%), più innovativi (58%) e più adattabili (50%), mentre riconoscono agli adulti maggiore solidità (35%), esperienza (32%) e resilienza (41%). Anche gli adulti condividono in larga misura questa rappresentazione, segno di una consapevolezza diffusa dei punti di forza e di debolezza reciproci. Nel lavoro i giovani hanno ridefinito le priorità. Al primo posto non c’è più la carriera, ma il benessere complessivo: equilibrio tra vita e lavoro, salute e qualità della vita sono considerati molto importanti da oltre l’80% dei giovani. Segue l’autorealizzazione (70-80%), mentre ambizione e competizione risultano meno centrali. Tra le aspettative dei giovani rispetto al lavoro, la retribuzione netta ritenuta adeguata si colloca intorno ai 2.000 euro al mese. Per l’equilibrio tra vita e lavoro conta il diritto al tempo libero: orari flessibili (56%), weekend e festivi liberi (48%) e limiti al lavoro fuori orario (42%). Le aspettative si concentrano su pochi elementi chiave: una retribuzione adeguata, l’equilibrio tra vita privata e lavoro, un ambiente positivo e la stabilità e sicurezza del posto. La retribuzione netta ritenuta adeguata dai giovani si colloca intorno ai 2.000 euro al mese. Per l’equilibrio tra vita e lavoro la priorità non è lo smart working, ma il diritto al tempo libero: orari flessibili (56%), weekend e festivi liberi (48%) e limiti al lavoro fuori orario (42%). Il 34% dei giovani è disposto a rinunciare alla carriera e il 27% a uno stipendio elevato pur di migliorare l’equilibrio complessivo. Un ambiente di lavoro ideale è collaborativo, sereno e intergenerazionale e la stabilità non coincide più con il solo contratto a tempo indeterminato: i giovani chiedono garanzie anche in caso di crisi. E quando si valuta un cambio di lavoro, la priorità va alla retribuzione (54%) e all’equilibrio vita-lavoro (40%), seguite dalle opportunità di crescita (33%) e dalla qualità dell’ambiente (32%) Nel complesso la maggioranza dei giovani è moderatamente soddisfatta delle diverse caratteristiche del lavoro attuale: il 66% esprime giudizi positivi su sicurezza, equilibrio vita-lavoro (63%) e ambiente (63%). Le principali criticità riguardano invece la retribuzione, giudicata insufficiente, lo sviluppo delle competenze e le opportunità di crescita professionale. Quando si valuta un cambio di lavoro, la priorità va alla retribuzione (54%) e all’equilibrio vita-lavoro (40%), seguite dalle opportunità di crescita (33%) e dalla qualità dell’ambiente (32%). Gli stessi fattori guidano anche la fidelizzazione: per convincere un giovane a restare, la leva decisiva resta il riconoscimento economico. Data la loro posizione di partenza, una retribuzione adeguata è un fattore decisivo ancor più importante per le giovani donne. Vittorio Verdone, Chief Human Resources & Internal Communication Officer del Gruppo Unipol, ha commentato: "Il focus sul lavoro restituisce l’immagine di una generazione tutt’altro che disimpegnata, ma estremamente esigente. I giovani non cercano scorciatoie, bensì condizioni eque: una retribuzione adeguata, sicurezza, rispetto del tempo personale e opportunità di crescita reali. Il lavoro resta centrale, ma deve essere sostenibile e di qualità. Si percepisce anche la ricerca di aziende che esprimano valori in cui potersi riconoscere. Se queste condizioni non ci sono, il cambiamento diventa una scelta razionale, non una fuga. Comprendere queste aspettative è oggi fondamentale per qualsiasi organizzazione che voglia attrarre e trattenere giovani talenti".
(Adnkronos) - In occasione della XXII Giornata Nazionale del Risparmio Energetico e degli Stili di Vita Sostenibili, Barilla rinnova la propria adesione a 'M’Illumino di Meno', l’iniziativa simbolo dell’impegno condiviso per un uso più consapevole dell’energia. Anche quest’anno - spiega l'azienda in una nota - il Gruppo spegnerà le luci della sede di Pedrignano (PR), a testimonianza di un’attenzione concreta verso l’efficienza energetica e la riduzione dell’impatto ambientale. Un gesto simbolico che riflette un impegno strutturale e di lungo periodo. Per Barilla, infatti, la sostenibilità energetica rappresenta una leva strategica del proprio modello industriale. Guardando al futuro, il Gruppo ha fissato un obiettivo chiaro: raggiungere entro il 2030 una potenza installata di 24 MW per l’auto-produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili, contribuendo in modo significativo alla transizione energetica e al rafforzamento della resilienza industriale. Per rendere concreta questa visione, nel 2024 Barilla ha avviato l’Energy&Water Plan, un piano dedicato agli stabilimenti produttivi che prevede 168 milioni di euro di investimenti cumulati entro il 2030. Il piano è focalizzato su tre ambiti principali: efficientamento energetico dei processi industriali, gestione più sostenibile delle risorse idriche e sviluppo di impianti di autoproduzione di energia da fonti rinnovabili. Presente in oltre 100 Paesi con 30 siti produttivi nel mondo, Barilla considera l’uso sostenibile delle risorse energetiche una priorità strategica, promuovendo una cultura diffusa dell’efficienza energetica integrata nei processi industriali e nelle scelte di investimento. Per garantire un miglioramento continuo delle prestazioni energetiche, il Gruppo ha adottato il Sistema di Gestione dell’Energia conforme alla norma UNI EN ISO 50001, oggi diffuso in 25 stabilimenti certificati, comprendenti tutti i siti produttivi europei. Nel 2024 hanno inoltre completato il percorso di prima certificazione lo stabilimento di Muggia (Trieste), l’Head Quarter della Francia a Parigi e gli uffici di Châteauroux. Il pastificio di Parma è soggetto all’Emissions Trading Scheme (Ets), con consumi ed emissioni di CO2 verificati e certificati da enti terzi. Questo approccio strutturato si traduce nel progetto Esp - Energy Saving Program, attivo dal 2004, che favorisce la condivisione delle migliori soluzioni tecnologiche e gestionali per l’ottimizzazione delle performance energetiche. Parallelamente, Barilla ha incrementato l’utilizzo di energia elettrica da fonti rinnovabili, grazie alle Garanzie di Origine (GO), coprendo interamente numerosi marchi del Gruppo. Nel 2024 il Gruppo ha investito circa 10,5 milioni di euro in interventi legati all’energia, tra efficientamento, revamping degli impianti di trigenerazione e nuove installazioni per l’autoproduzione da fonti rinnovabili. Nei pastifici italiani sono attivi impianti di trigenerazione ad alto rendimento, che migliorano l’efficienza complessiva e riducono l’impiego di combustibili fossili. A supporto di queste azioni, Barilla continua a investire nella formazione delle persone, diffondendo pratiche operative orientate alla riduzione dei consumi energetici. Negli ultimi due anni, poi, il Gruppo ha triplicato la potenza installata di impianti fotovoltaici per l’autoproduzione di energia elettrica rinnovabile nei propri siti produttivi italiani e prevede di triplicarla nuovamente entro il 2026, raggiungendo quasi 9 MWp di potenza installata. Oggi tutte le fornerie italiane Barilla utilizzano il 100% di energia elettrica da fonte rinnovabile, acquistata con Garanzie di Origine o autoprodotta. Un impegno che coinvolge in particolare Mulino Bianco, che da oltre cinque anni utilizza esclusivamente energia idroelettrica prodotta dall’impianto alimentato dal Lago di Resia, come indicato dal logo dedicato sulle confezioni. Tra gli esempi più significativi, lo stabilimento di produzione sughi di Rubbiano (PR): l’impianto fotovoltaico installato nel 2024 consente, nel periodo estivo caratterizzato dal picco produttivo dei Pesti al basilico, di coprire il fabbisogno energetico di circa un giorno di produzione a settimana grazie all’energia rinnovabile autoprodotta.