ENTRA NEL NETWORK |
ENTRA NEL NETWORK |
(Adnkronos) - "Mentre la nostra attenzione è monopolizzata dall'ennesima guerra sciagurata, come sciagurate sono tutte le guerre, temo si rischi di non cogliere la reale portata di un passaggio fondamentale per la vita democratica del nostro Paese. Mi riferisco al referendum sulla separazione delle carriere, su cui è doveroso continuare a riflettere pur in un momento drammatico come quello che ahimè stiamo vivendo. Possiamo ancora sperare che il voto del 22-23 marzo si liberi dalle gabbie ideologiche in cui appare sempre più rinchiuso? La giustizia dovrebbe essere un patrimonio comune, non una logora bandiera identitaria da sventolare contro l'avversario politico". Così Marina Berlusconi in una lettera a Repubblica. "Sembra, invece, che buona parte del dibattito ruoti attorno a una sola domanda, tanto semplicistica quanto fuorviante: e cioè se vogliamo una giustizia 'di destra' o 'di sinistra'. Così il confronto finisce per irrigidirsi in contrapposizioni polarizzate, che impediscono di valutare in modo obiettivo il merito della riforma. Il rischio è quello di votare più con la pancia che con la testa - sottolinea la presidente di Fininvest - perdendo di vista ciò che conta davvero: i valori dell'equità davanti alla legge e del giusto equilibrio tra i poteri, la credibilità delle istituzioni e la qualità della nostra stessa democrazia. Personalità molto autorevoli hanno correttamente invitato alla misura e alla responsabilità. Più modestamente, io invocherei un po' di sano buon senso, per non lasciarci condizionare dal frastuono di un derby tra tifoserie. È anche per questo che - scrive Marina Berlusconi - ho deciso di rivolgermi al giornale che lei dirige, la Repubblica, storicamente interprete di una sensibilità politica molto lontana dalla mia; al giornale che ha avversato mio padre a lungo e con una durezza mai riservata ad altri, spesso strumentalizzando proprio temi giudiziari. Insomma, se posso permettermi una battuta, ho deciso di avventurarmi in partibus infidelium". "Non ho alcuna intenzione di riaprire antiche polemiche, né mi azzardo a dispensare lezioni di giurisprudenza, che non è certo il mio campo. Né tanto meno pretendo di convincere qualcuno. Semplicemente, vorrei proporre a lei e ai suoi lettori una riflessione pacata sulle ragioni del mio voto, cercando di mettere da parte, perdoni il gioco di parole, ogni logica di parte. La riforma si articola in punti molto chiari, che si riconducono a un principio su cui penso possiamo essere tutti d'accordo: giustizia e politica dovrebbero correre su binari ben distinti. Perché ciò sia davvero garantito, a mio avviso, occorre una reale separazione delle carriere - spiega - tra giudici e pubblici ministeri. Solo così la terzietà della funzione giudicante è assicurata, sempre nel pieno rispetto, anzi con un rafforzamento, dell'autonomia e dell'indipendenza della magistratura. Elemento cruciale della riforma è la creazione di un netto argine all'influenza della politica all'interno del Csm, l'organo di autogoverno delle toghe. L'argine viene introdotto con il sorteggio dei suoi membri che, di conseguenza, verranno liberati dal giogo delle correnti. Non è una proposta nuova: in passato è stata sostenuta anche da autorevoli esponenti della sinistra e il nostro sistema la prevede già in molti casi di particolare rilevanza". "Non dimentichiamo poi che la grande maggioranza dei componenti dei due nuovi Csm sarà comunque composta da magistrati. Stiamo parlando di professionisti che ogni giorno prendono decisioni in grado di incidere sulla libertà e sulla vita delle persone, e che quindi si deve ritenere abbiano tutta l'esperienza necessaria per gestire nomine e trasferimenti all'interno del loro ordine. Il sorteggio verrà usato anche per scegliere i membri della nuova Alta Corte disciplinare, uno strumento fondamentale per valutare in modo più trasparente e davvero imparziale le responsabilità dei magistrati, come già accade in tante altre categorie professionali. Sono riflessioni come queste, gentile direttore - scrive Marina Berlusconi nella lettera a Repubblica - che motiveranno il mio voto al referendum: possono essere condivise o meno, ma non hanno nulla a che fare con il mio orientamento politico, né con il mio cognome. La vera giustizia non dovrebbe esporre etichette: dovrebbe, anzi, incarnare un valore totalmente trasversale, quello del doveroso rispetto per i diritti civili delle persone. Un tema, quello dei diritti, su cui il suo giornale è da sempre molto sensibile". "Il garantismo, del resto, è nel patrimonio 'genetico' della sinistra e impegnarsi a difendere i diritti significa anche essere garantisti. Al contrario, il giustizialismo, che indossi una casacca di destra o di sinistra, è il primo nemico dei diritti, perché comprime le libertà individuali in nome di valutazioni sommarie e spesso emotive. Nessuno può dirsi davvero libero se percepisce l'amministrazione della giustizia come un pericolo da evitare. La giustizia, invece, dovrebbe essere la tutela più forte della libertà di ciascuno. Per tutti questi motivi - prosegue - credo che la partita del referendum sia decisiva. E tocca a ciascuno di noi valutarne con serietà i pro e i contro, senza usare i rispettivi schieramenti politici come scorciatoia e senza lasciarci distogliere da slogan che poco c'entrano. Dobbiamo assolutamente riportare il dibattito sull'unica domanda che ha senso porsi: la riforma può davvero cambiarci in meglio? Può davvero rendere la nostra giustizia più libera e più credibile? Solo se riusciremo a interrogarci sul merito potremo dare una risposta responsabile". "Come voterò io penso sia chiaro. Quale sarà l'idea prevalente nel Paese lo vedremo tra pochi giorni. Di una cosa, però, sono certa: se dovesse vincere il sì, non si tratterà di una vittoria del governo o di Forza Italia, né di una vittoria postuma di mio padre. Io penso semplicemente che sarà una grande vittoria degli italiani", conclude.
(Adnkronos) - "Noi come FenImprese Dubai come prima cosa abbiamo riunito tutti i nostri consulenti e sabato e domenica siamo rimasti aperti. Sabato quando è iniziato tutto siamo andati immediatamente in ufficio perché i cellulari hanno cominciato a squillare. La prima cosa che hanno fatto le imprese è stata contattarci. Noi gestiamo circa 200 family officer, quindi abbiamo dei gruppi whatsapp con delle famiglie residenti qui negli Emirati. La prima cosa che hanno fatto è stata scrivere a FenImprese, scrivere a Daniele Pescara Consultancy. E ribadisco, noi restiamo qui a supportare imprese e famiglie". Così, da Dubai, Daniele Pescara, presidente di Fenimprese Dubai, racconta ad Adnkronos/Labitalia, quanto l'associazione sta mettendo in campo dopo l'inizio degli attacchi iraniani di sabato scorso. E Pescara ricorda i momenti concitati di sabato scorso. "Eravamo tra l'altro ad un evento di italiani a Dubai, vai a casa, metti la cravatta, vai in ufficio, io tra sabato e domenica avrò incontrato circa 60 famiglie", sottolinea Pescara, da oltre 10 anni a Dubai. "Il nostro studio che ha il mio nome, la Daniele Pescara Consultancy, si occupa di seguire l'imprenditore e le imprese nell'apertura di società a Dubai, quindi nel campo dell'internazionalizzazione, ma lo facciamo con un ascolto verticale sulla persona che è un essere umano e la persona ha una famiglia con sé, per questo siamo diventati anche family officer certificati. Poi da 3 anni a questa parte abbiamo anche aperto l'hub in collaborazione con FenImprese, abbiamo aperto FenImprese Dubai, a cui abbiamo esteso tutti i nostri servizi e da quest'anno, grazie al presidente Mancuso che mi ha nominato coordinatore per tutte le sedi estere, siamo anche il punto di riferimento di FenImprese internazionale. Quindi noi oggi abbiamo un incarico 'deontologico' nei confronti di chi decide di rimanere, perché siamo veramente un punto di riferimento per la comunità. Anche solo venire qui, bere un caffè, mostrare che ci siamo, che siamo operativi. Domenica, lunedì, martedì, siamo sempre aperti a pieno regime", conclude aggiungendo di sentirsi "tranquillo perché conosco le istituzioni qui, quindi so come agiscono sempre in maniera molto cautelativa, molto posata, quindi da questo punto di vista posso dirti che la sicurezza è estrema". Ma qual'è la situazione ora? "la situazione a Dubai è grave sì -sottolinea il consulente italiano- ma non drammatica. Quello che salta subito all'occhio sono le strade semideserte in una realtà dove ultimamente non si poteva più girare in macchina. Quindi non stiamo vivendo un periodo di normalità. Noi come rappresentanti delle istituzioni e di imprese e famiglie ci dobbiamo dimostrare forti. Sarebbe potuto andare molto peggio, però non è una situazione di normalità. Si sta rispondendo bene a un periodo di crisi, ecco". Pescara sottolinea che "c'è stato l'invito a rimanere a casa fino ad oggi, da domani dovrebbe riaprire l'aeroporto, la Farnesina ha già organizzato i primi rimpatri, l'operatività degli uffici privati dovrebbe tornare a pieno regime mentre quelli pubblici non hanno mai chiuso", sottolinea. Ma secondo Pescara ci sarebbe già qualcuno pronto ad approfittare della situazione di incertezza. "L'investitore istituzionale, che può essere un grande Fondo o un grosso imprenditore, non è preoccupato -spiega- di quanto sta avvenendo perchè ha un approccio non emotivo al mercato. E in un periodo in cui l'attività immobiliare e finanziaria qui a Dubai era satura, c'era chi aspettava questo momento. Tutti ci immaginavamo un'altra 2008, ma non ci immaginavamo una guerra. Quindi l'investitore istituzionale è pronto a speculare in un mercato dove si è venduto la qualunque a chiunque. Sono 'squali' che stanno aspettando che il mercato crolli, perché anche se Trump ha definito che sarà un intervento lampo, si pensa che prima di 5-6 mesi le tensioni con l'Iran non finiranno", conclude. (di Fabio Paluccio)
(Adnkronos) - Gewiss conferma anche per il 2026 la propria partecipazione a Key, la manifestazione di riferimento per le tecnologie dedicate alla transizione energetica, in programma fino al 6 marzo a Rimini Expo Centre. L’azienda è presente con uno stand dedicato nel Padiglione A3, stand numero 140, dove presenta la propria offerta di soluzioni integrate per la mobilità elettrica, la distribuzione dell’energia in bassa tensione e sistemi a supporto di un’energia sempre più sostenibile. La presenza a Key - 2026 conferma la visione strategica di Gewiss, orientata alla sostenibilità ambientale, all’efficienza energetica e alla creazione di valore per persone, imprese e territori. Attraverso un’offerta completa e integrata di soluzioni, il Gruppo accompagna ogni progetto in tutte le sue fasi, dalla pianificazione alla realizzazione. Con un portafoglio che unisce mobilità elettrica, distribuzione dell’energia e generazione fotovoltaica evoluta, Gewiss ribadisce il proprio impegno nel progettare spazi più intelligenti, sostenibili e connessi. "Ci presentiamo a Key – The Energy Transition Expo in un contesto geopolitico complesso, caratterizzato da instabilità internazionale, tensioni sui mercati energetici e una crescente esigenza di autonomia e sicurezza delle infrastrutture. In uno scenario come questo, il tema dell’energia non è solo una questione tecnologica, ma una leva strategica per la competitività dei territori e delle imprese. Come Gruppo Gewiss scegliamo di rispondere con una proposta concreta e integrata: un ecosistema completo che mette in relazione mobilità elettrica, distribuzione dell’energia in bassa tensione e generazione fotovoltaica evoluta. Non portiamo in fiera singoli prodotti, ma un modello energetico capace di garantire continuità di servizio, affidabilità e semplicità di gestione, accompagnando clienti e partner in progetti complessi, dal residenziale all’industriale fino agli spazi urbani. La nostra offerta spazia dalle soluzioni Joinon per la ricarica elettrica, oggi potenziate con l’estensione della gamma DC fino a 180 kW, ai sistemi per la distribuzione in bassa tensione, fino al nuovo concetto di fotovoltaico tridimensionale Dynamo. È una visione che integra tecnologia, sostenibilità ed estetica, perché la transizione energetica non riguarda solo l’efficienza, ma il modo in cui immaginiamo e costruiamo il paesaggio energetico del futuro", dichiara Lorenzo Arboscelli, Marketing Manager Italy, Gewiss”.