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(Adnkronos) - "Non ci interessa il destino personale di qualcuno, ma quello della Nazione". E' quanto ha detto la presidente del Consiglio Giorgia Meloni dal palco del Teatro Parenti, a Milano oggi, giovedì 12 marzo, dal palco di un evento sul Referendum della giustizia, organizzato da Fratelli d’Italia. Tra la folla esposti cartelli a favore del ‘Sì’. "Nessuno ha in mente di liberarsi della magistratura", ha detto Meloni, accolta da un coro di "sei stupenda". "Qui è tutta una questione di coraggio: il coraggio di riformare quello che sembrava irriformabile, intoccabile, indiscutibile; il coraggio di maturare le proprie convinzioni andando nel merito delle cose, interrogandosi con la propria testa oltre la coltre fumogena degli allarmismi, delle mistificazioni e perfino delle menzogne che abbiamo ascoltato in questi mesi. E soprattutto il coraggio di voler cambiare per migliorare le cose". In passato, "io non devo ricordare quante volte gli sforzi concreti per riformare la giustizia sono naufragati a causa dell’interdizione esercitata dai vertici dell’Associazione Nazionale Magistrati o dai gruppi di magistrati che avevano grande notorietà mediatica...". Per la premier "in questo catastrofismo si nasconde solo una spasmodica volontà di mantenere lo status quo, per difendere le incrostazioni, per difendere i privilegi che in quello status quo si annidano e proliferano a vantaggio di alcuni sulla pelle di tutti gli altri". "Nessuno ha in mente di liberarsi della magistratura" ha sottolineato la presidente del Consiglio. "Il fatto che la riforma sia convintamente sostenuta da moltissimi magistrati in servizio, tra cui procuratori della Repubblica e presidenti di sezione di Cassazione, conferma nel modo più evidente che non è contro i magistrati, ma è invece per tutti i magistrati e, con loro, per tutti i cittadini". I contenuti della riforma sulla giustizia sono "talmente di buonsenso che le stesse soluzioni sono state ampiamente proposte e sostenute in passato anche da molti di coloro che oggi dicono di essere per il no. Gente che ha cambiato idea non perché sia convinta, come noi, delle proprie tesi e si batta per affermarle, ma perché ha un altro obiettivo che, però, non c'entra niente con la Costituzione, non c’entra niente con la giustizia, non c’entra niente con gli interessi dei cittadini. C'entra con l’interesse delle correnti e dei partiti che sperano di poter continuare a piegare lo stato della giustizia ai loro interessi di parte". "Ma che non sia una riforma di parte è confermato dai molti esponenti - che voglio ringraziare - della sinistra che hanno affiancato in questa campagna la loro voce alla nostra a sostegno del sì", ha proseguito la presidente del Consiglio. "Perché non si dice la verità? Perché sarebbe un po’ difficile - io lo capisco - da parte di molti sostenitori del no sostenere la verità, e cioè che loro vogliono controllare la magistratura. Per questo difendono lo status quo con le unghie e con i denti. Perché sanno che noi stiamo facendo una riforma che impedisce alla politica, di qualsiasi estrazione, di controllare la magistratura". "Noi siamo esseri umani e i rapporti umani nella vita contano e ti condizionano. Separando le carriere noi superiamo il problema di quel condizionamento e creiamo un processo più giusto, con un giudice più imparziale". "Non restate a guardare, non giratevi dall'altra parte. Cinque minuti. Una croce sul sì. E insieme possiamo aprire una pagina nuova per la giustizia italiana e per la nostra nazione. Dimostrare ancora una volta che quando gli italiani decidono di scrivere il proprio futuro non c’è niente che li possa fermare". "Quello che noi abbiamo in mente, è sistemare quello che non funziona, anche per i magistrati ma soprattutto per i cittadini" con quello che Meloni ha definito un "traguardo epocale" per "riuscire finalmente a riformare in Italia anche la Giustizia. Grazie a chi, prima di me e in molte occasioni come questa, ha avuto il coraggio di metterci la faccia, il coraggio di salire su questo palco, di raccontare la propria storia, di spiegare perché abbia deciso di condividere con noi questo traguardo". Con questa riforma "togliamo" alle correnti "un enorme potere", ha rimarcato la leader di Fratelli d'Italia. "Io considero che questa sia soprattutto una riforma fatta per il bene di tanti magistrati capaci che nella loro carriera sono stati mortificati perché non si piegavano alla logica delle correnti politicizzate". Se la riforma sulla Giustizia "non passa stavolta, molto probabilmente noi non avremo un’altra occasione. E allora ci ritroveremo correnti ancora più potenti, magistrati ancora più negligenti che fanno carriera, decisioni ancora più surreali sulla pelle dei cittadini, che incideranno sulla vostra vita ogni giorno. Immigrati illegali, stupratori, pedofili, spacciatori rimessi in libertà che mettono a repentaglio la vostra sicurezza. Antagonisti che devastano le vostre stazioni senza alcuna conseguenza giudiziaria. Milioni di euro risarciti per ingiusta detenzione o spesi per processi mediatici e inutili che vengono pagati con i proventi delle tasse. Figli che vengono strappati alle madri perché i giudici non condividono il loro stile di vita se vivono in un bosco, quando nessuno dice o fa nulla di fronte alla realtà di bambini mandati a rubare o a fare accattonaggio...". "Io consiglio di non cadere nella trappola di chi dice: non importa il merito, bisogna andare a votare no contro la Meloni. Lo consiglio soprattutto a coloro che mi detestano. Perché intanto non c’è alcuna possibilità che io mi dimetta in nessun caso. Io voglio arrivare alla fine della legislatura. Voglio arrivare alla fine della legislatura e voglio farmi giudicare sul complesso del mio lavoro". La separazione delle carriere "è già in vigore in almeno 21 dei 27 Paesi dell’Unione Europea. Ora la domanda banale che io devo farvi è: ma sono tutti scivolati verso una deriva illiberale oppure siamo noi che siamo rimasti indietro? E come è possibile che quelli che ci dicono sempre che non siamo abbastanza europeisti, che non facciamo abbastanza verso l’Europa, oggi siano contrari quando siamo noi che vogliamo avvicinare l’Italia a quello che accade in Europa? Qui non va più bene". Intervento inatteso sul palco del Teatro Parenti di Milano. Mentre la premier al microfono stava salutando e ringraziando le persone presenti in teatro, un uomo è salito sul palco e si è avvicinato presentandosi come 'Musumeci, Orazio Musumeci'. Lei, visibilmente sorpresa, ha ricambiato il saluto e lo ha ringraziato, ma lui, non ancora soddisfatto, ha aggiunto: “Aspetto le dimissioni di Mattarella” e, poi, gil ha consegnato un libro, intitolato 'Il tredicesimo presidente', di cui è autore. Quindi è sceso dal palco e si è allontanato. A quel punto la premier si è guardata intorno cercando forse qualche spiegazione, ma nessuno è intervenuto e, quindi, con una espressione tra l’interrogativo e lo sconcertato, ha aperto le braccia, si è sistemata i capelli e ha iniziato il suo discorso. In seguito l'uomo è stato identificato dalla Digos.
(Adnkronos) - "La situazione è estremamente seria perché colpisce diversi segmenti della catena industriale del metallo leggero, molti dei quali sono snodi vitali per la stabilità del sistema alluminio in Europa. Non si tratta di allarmismo: siamo di fronte a una crisi annunciata che rischia di mettere in ginocchio un pilastro dell'economia europea, una filiera che genera un fatturato annuo di circa 40 miliardi di euro e sostiene oltre 1 milione di posti di lavoro tra diretti e indiretti. Le tensioni geopolitiche hanno innescato un aumento verticale dei costi energetici, portando le quotazioni dell'alluminio primario oltre i 3.400 dollari a tonnellata, con il prezzo del gas schizzato del 93% in sole 48 ore. Il conflitto comporta, in primo luogo, un rischio fisico per gli impianti dei nostri partner del Golfo: se le celle elettrolitiche degli smelter dovessero fermarsi, il metallo solidificherebbe all'interno, rendendo gli impianti inutilizzabili per sempre. È un pericolo sistemico, dato che i Paesi del Golfo rappresentano l'8% della produzione mondiale e sono integrati con l'industria europea da quasi trent'anni". Così, con Adnkronos/Labitalia, Mario Conserva, segretario generale Face (Federazione europea consumatori di alluminio), sugli effetti della crisi in Medio Oriente sulla fliera europea dell'alluminio. E Conserva chiarisce che "lo stretto di Hormuz rappresenta un collo di bottiglia obbligato e delicatissimo per le rotte marittime globali. Se il transito in quel braccio di mare venisse compromesso, si creerebbero problemi immediati alle normali vie di approvvigionamento verso l'Europa. Ma il rischio più grave riguarda la sopravvivenza stessa degli impianti nel Golfo: questi siti dipendono totalmente dall'importazione di allumina, la materia prima fondamentale". "Per produrre una tonnellata di alluminio servono due tonnellate di allumina che arrivano via nave; senza rifornimenti costanti, gli smelter andrebbero incontro a un collasso tecnico nel giro di poche settimane, con conseguenze irreversibili per la disponibilità globale di metallo", aggiunge ancora. Una situazione di estrema difficoltà che si combina con i dazi Usa. "In un mercato globale, ogni barriera -spiega Conserva- agisce come un moltiplicatore di crisi. Quando alle tensioni belliche si sommano politiche protezionistiche, come i dazi americani, i margini di disponibilità del metallo si riducono inevitabilmente. Queste restrizioni, sommate alla fuga dei rottami dall'Europa verso mercati esteri, creano una "scarsità artificiale" che sta letteralmente soffocando i nostri trasformatori e gli utilizzatori finali. Se l'Europa non protegge i meccanismi di accesso alla materia prima — che oggi dobbiamo importare per coprire un deficit produttivo di alluminio primario superiore all'85% del fabbisogno — la nostra capacità manifatturiera rischia semplicemente di svanire", sottolinea. E con la crisi della filiera gli effetti concreti nelle tasche degli italiani non tarderanno ad arrivare. "L'alluminio -spiega Conserva- è un materiale onnipresente e indispensabile per la transizione ecologica, ma oggi rischia di trasformarsi nel vero collo di bottiglia dell'economia. Se il suo prezzo raddoppia, l'effetto domino travolge l'automotive (per telai e batterie), l'edilizia(per gli infissi), il settore alimentare e quello farmaceutico. Il cittadino comune percepirà l'impatto quotidianamente su prodotti di largo consumo come lattine, vaschette per alimenti e blister per medicinali. I dati del 2024 confermano un quadro impietoso: la nostra dipendenza dalle importazioni è ulteriormente salita e ogni rincaro del metallo o dell'energia si traduce in una spinta inflattiva diretta, che va dal carrello della spesa fino ai farmaci salvavita", sottolinea ancora. E lo sguardo della filiera è rivolto all'Ue "chiediamo pragmatismo e responsabilità immediata; i tempi della burocrazia non sono compatibili con l'urgenza di questa crisi. La nostra dipendenza dall'estero ci rende troppo vulnerabili. È necessaria la sospensione totale di ogni restrizione che ostacoli l'accesso all'alluminio primario e l'azzeramento immediato dei dazi sull'importazione del metallo grezzo. Questa è l'unica boccata d'ossigeno possibile per evitare che la filiera manifatturiera europea finisca fuori gioco a causa di una crisi che non ha scelto, ma di cui sta pagando il prezzo più alto", conclude.
(Adnkronos) - Innovazione ed eccellenza tecnologica per la transizione energetica sono state premiate a Key 2026 con il Premio Innovation Lorenzo Cagnoni, consegnato alle sette aziende espositrici che si sono distinte per i progetti più all’avanguardia e alle sette start-up dell’Innovation District più innovative, in ciascuno dei sette settori merceologici della manifestazione (solare, eolico, idrogeno, efficienza energetica, energy storage, e-mobility e Sustainable City). Hanno consegnato la targa agli espositori: il presidente di Italian Exhibition Group Maurizio Ermeti, la Global Exhibition Director della divisione Green & Technology di Ieg Alessandra Astolfi, la project manager di Key Giorgia Caprioli e il segretario generale di Motus-E Francesco Naso. Sono state premiate le aziende: IGreen System, Meteodyn, Clivet, Crrc Zhuzhou Institute, Alperia Green Future, Dragone Energy ed Enea. A consegnare la targa alle start-up sono stati Maurizio Ermeti, Alessandra Astolfi, Giorgia Caprioli, Francesca Zadro, Global Start-up Program dell’Agenzia Ice, Fabrizio Tollari, Head of Energy and Climate Unit di Art-Er, Nicoletta Amodio, Executive Adviser ricerca e innovazione di Confindustria e direttrice della Fondazione Mai, e Gabriele Ferrieri, presidente di Angi (Associazione Nazionale Giovani Innovatori). Sono state premiate Taleta, Northernlight, I-Tes, CO2CO, AI-Cure, Powandgo, Enercade.