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(Adnkronos) - Non è la prima volta che Sanremo si trova ad andare in onda mentre intorno infuria una guerra. E non è la prima volta che il festival si trova a interrogarsi su un dilemma antico quanto irrisolto: come coniugare l'intrattenimento leggero e una gara di musica pop con le notizie di morte e distruzione? Quest'anno è l'attacco all'Iran oggi, proprio nel giorno della finale dell'edizione 2026. Ma molti ricorderanno il 1991, quando la prima Guerra del Golfo bussò con forza alle porte della kermesse. Nel gennaio 1991 prese avvio 'Desert Storm' (Tempesta del Deserto), la massiccia operazione militare condotta dal 17 gennaio al 28 febbraio 1991 da una coalizione internazionale guidata dagli Stati Uniti e autorizzata dall'Onu, volta a liberare il Kuwait dopo l'invasione irachena del 2 agosto 1990. Poche settimane dopo, dal 27 febbraio al 2 marzo, andò in scena il 41esimo festival di Sanremo. La Rai valutò a lungo l'ipotesi di un rinvio o addirittura di una cancellazione. La guerra era in diretta televisiva: le immagini dei bombardamenti su Baghdad scorrevano nei telegiornali di tutto il mondo e anche in Italia le reti venivano continuamente interrotte da edizioni straordinarie dei telegiornali. Il festival andò in onda, ma in un clima sospeso. La conduzione di Edwige Fenech e Andrea Occhipinti scelse toni sobri, quasi ieratici. In apertura della prima serata due bambini liberarono una colomba in segno di pace: un gesto simbolico, e nulla più. La guerra restò fuori dall'Ariston, confinata nelle "finestre" informative dei telegiornali. Intrattenimento e informazione vennero tenuti in compartimenti stagni. Anche le canzoni, però, sembrarono rispecchiare un'aria pesante in quel 1991. A vincere fu Riccardo Cocciante con 'Se stiamo insieme', una crisi di coppia più malinconica che romantica. Renato Zero si classificò secondo con 'Spalle al muro', ritratto amaro della vecchiaia. Marco Masini arrivò terzo con 'Perché lo fai?', dedicata alla piaga dell'eroina. Tra le Nuove Proposte si impose Paolo Vallesi con 'Le persone inutili'. Non fu un'edizione festosa, fu un festival che sembrò quasi chiedere il permesso di esistere. Negli anni successivi il tema tornò a riaffacciarsi. Nel 1999 il Festival condotto da Fabio Fazio, affiancato dall'attrice e modella francese Laetitia Casta e dal premio Nobel Renato Dulbecco, andò in scena dal 23 al 27 febbraio, quando già si discuteva l'intervento Nato nei Balcani, noto come 'Operazione Allied Force', una campagna di bombardamenti aerei contro la Repubblica federale di Jugoslavia, che poi iniziò il 24 marzo e si concluse il 10 giugno successivo. Non mancarono anche in quel caso polemiche sul ruolo del servizio pubblico in tempi di guerra. E forse non fu un caso se Michail Gorbaciov, l'ultimo leader dell'Unione Sovietica, fu ospite d'eccezione di quel festival. La sua presenza segnò una svolta storica, offrendo una riflessione sul "nuovo mondo" post Guerra Fredda. Nel 2003, alla vigilia della guerra in Iraq, iniziata il 20 marzo, l'allora direttore di Rai1, Fabrizio Del Noce, ipotizzò uno slittamento della kermesse, in programma dal 4 all'8 marzo. "Allora devo andare in America a parlare con Bush", ironizzò Pippo Baudo, conduttore di quell'edizione. Il piano B era pronto: in caso di attacco angloamericano, spazio a 'Porta a Porta' con Bruno Vespa. La parola d'ordine fu chiara: nessun riferimento esplicito all'attualità. Baudo si limitò a ricordare l'invito al digiuno e alla preghiera di Papa Giovanni Paolo II, mentre alcuni artisti esibirono bandiere della pace. Nel 2004, dopo l’attentato di Nassiriya, il festival condotto da Simona Ventura organizzò un collegamento con i militari italiani in Iraq. Fu una scelta che divise: c'era chi la considerò un doveroso omaggio e chi un'intrusione fuori luogo. Un monologo di Adriano Celentano riaccese la polemica: che cosa c'entravano i collegamenti con i soldati con una gara di canzoni? Il 72esimo festival si svolse dal 1° al 5 febbraio 2022 con la conduzione - per il terzo anno consecutivo - di Amadeus, anche direttore artistico, ma non avvertì i venti di guerra che si stavano preparando. Poche settimane dopo, il 24 febbraio, la Russia avviò l'invasione su vasta scala dell'Ucraina, segnando una drammatica escalation del conflitto iniziato nel 2014. Fu però nella finale della 73esima edizione, il 12 febbraio 2023, che la guerra entrò in modo diretto sul palco, tra non poche polemiche. Amadeus lesse una lettera del presidente ucraino Volodymyr Zelensky, dopo che si era parlato di un suo videocollegamento. Il messaggio arrivò sul palco di Sanremo alle 2:12, in piena notte. Una scelta che a sua volta suscitò reazioni politiche contrastanti. Nel messaggio, Zelensky richiamò la forza della cultura, della libertà e della democrazia, "indispensabili anche per garantire la vittoria dell'Ucraina nel conflitto contro la Russia", e invitò simbolicamente i vincitori a Kiev nel giorno della futura vittoria. Dopo la lettura, accolta dagli applausi del pubblico dell'Ariston, si esibì il gruppo rock ucraino Antytila con il brano "Fortezza Bakhmut", dedicato alla resistenza della città martoriata dai combattimenti. (di Paolo Martini)
(Adnkronos) - E' stata presentata ufficialmente presso la Camera dei Deputati - Palazzo Montecitorio la Federazione nazionale startup Cnl, una nuova realtà nata con l’obiettivo di aggregare, rappresentare e sostenere le startup innovative italiane nel dialogo con le istituzioni e il mondo del lavoro. L’ecosistema delle startup innovative in Italia continua a essere un elemento dinamico dell’economia nazionale. Secondo i dati ufficiali più recenti, oltre 12.000 startup innovative risultavano iscritte nella sezione speciale del Registro delle Imprese al termine del primo trimestre del 2025, confermando una presenza significativa di imprese impegnate in attività ad alto contenuto tecnologico e innovativo. Parallelamente, nel corso del 2025 gli investimenti in startup e imprese innovative in Italia hanno raggiunto 1,735 miliardi di euro raccolti in 436 round, consolidando dinamiche di capitale positive nonostante le difficoltà strutturali del mercato. Nonostante questi segnali, persistono sfide di sistema: l’accesso ai capitali resta complesso, le procedure amministrative risultano spesso onerose per le piccole realtà e vi sono limiti nella capacità di attrarre capitali esteri e favorire scale-up di grande impatto. E' in questo contesto che nasce la Federazione nazionale startup Cnl, promossa dalla Confederazione nazionale del lavoro, con l’ambizione di costruire una rappresentanza strutturata e autorevole delle startup italiane, rafforzando il collegamento con istituzioni, stakeholder e mondo produttivo. Alla guida della Federazione è stato nominato Gianmarco Ingafù Del Monaco, imprenditore, presidente di Startmeup e attivo da 10 anni nel panorama dell’innovazione, che ha illustrato la visione strategica e le priorità dell’organizzazione nel corso dell’evento istituzionale. “La Federazione nazionale startup Cnl nasce dalla volontà di dare voce e rappresentanza a chi ogni giorno lavora per trasformare idee in imprese competitive e capaci di generare impatto economico. Il nostro obiettivo è costruire un ponte stabile e costruttivo tra l’ecosistema delle startup e le istituzioni, affinché le startup italiane possano crescere con strumenti adeguati, accesso al capitale e policy che favoriscano lo sviluppo sostenibile”, ha dichiarato Ingafù Del Monaco. Nel suo intervento, il presidente ha sottolineato come le startup rappresentino non solo innovazione tecnologica, ma anche nuove opportunità occupazionali e di crescita per il Paese: “Per realizzare appieno il potenziale del nostro ecosistema è fondamentale lavorare su politiche di sistema, semplificazione normativa e incentivi che favoriscano investimenti di lungo periodo. La Federazione vuole essere attore propositivo in questo percorso, portando realtà concrete dell’innovazione al centro del dialogo istituzionale”. La Federazione opererà su tre direttrici principali: rafforzare la rappresentanza delle startup nel dialogo con le istituzioni nazionali ed europee; offrire supporto operativo alle realtà associate attraverso formazione, networking, accesso facilitato a investitori, assistenza legale e fiscale, PR e comunicazione corporate, orientamento sui programmi di finanziamento pubblici e privati; promuovere la cultura dell’innovazione valorizzando le eccellenze italiane e facilitando connessioni con ecosistemi internazionali. La Federazione si inserisce nel panorama italiano delle rappresentanze delle imprese innovative, affiancandosi ad altri organismi già attivi nella tutela e promozione delle startup nazionali e configurandosi come nuovo interlocutore nel rafforzamento della coesione dell’ecosistema.
(Adnkronos) - Il Gruppo Serenissima Ristorazione presenta il suo primo Report di Sostenibilità redatto secondo la Corporate Sustainability Reporting Directive (Csrd), la nuova Direttiva europea che ha definito degli standard comuni e comparabili di rendicontazione Esg. Il Gruppo Serenissima Ristorazione - spiega l'azienda in una nota - ha scelto di anticipare gli obblighi normativi e di rendicontare l'impatto della sostenibilità sui propri risultati finanziari (materialità finanziaria), oltre che il proprio impatto sull'ambiente e sulle persone (materialità di impatto) secondo gli standard della Direttiva Csrd, un impegno rilevante che ha coinvolto le 14 società controllate, inclusa la capogruppo Serenissima Ristorazione Spa e le controllate estere in Spagna e Polonia. Con un fatturato di oltre 650 milioni di euro nel 2025 (dati di preconsuntivo) e più di 11mila collaboratori, il Gruppo Serenissima serve circa 50 milioni di pasti all’anno. "La redazione del nostro primo Bilancio di Sostenibilità secondo la Csrd è stata una sfida importante, che abbiamo scelto di affrontare su base volontaria perché crediamo profondamente nella sostenibilità come leva strategica e di business - dichiara Tommaso Putin, vicepresidente del Gruppo Serenissima Ristorazione con delega alla sostenibilità - Rendicontare è l’unico modo per poter davvero gestire il percorso verso la sostenibilità: misurare ci consente di capire dove intervenire, definire priorità e agire in maniera strategica lungo la filiera, coinvolgendo tutti gli stakeholder. È solo attraverso la trasparenza e la responsabilità che possiamo costruire valore duraturo per l’impresa, per le persone e per l’ambiente". L’adozione della procedura di rendicontazione prevista dalla direttiva Csrd ha richiesto, come passaggio fondamentale, la misurazione della Carbon Footprint di Organizzazione, secondo gli standard internazionali. L’analisi - spiega l'azienda - ha evidenziato come le emissioni Scope 1, le emissioni dirette, ossia da fonti controllate o di proprietà, tutto ciò che il Gruppo brucia direttamente, e Scope 2, ossia le emissioni generate dall’energia acquistata e consumata dal Gruppo, incidano per circa l’8% su un totale pari a 240.107 tonnellate di CO2 equivalente, confermando che il core business di produzione dei pasti ha un impatto diretto contenuto. La vera sfida ambientale per il Gruppo è quindi rappresentata dalla filiera, con le emissioni Scope 3, la cui rendicontazione è diventata obbligatoria con gli standard europei Esrs e che comprende tutte le emissioni 'a monte' e 'a valle' della catena del valore, dalle emissioni generate dai fornitori di materie prime, alla logistica, fino alla gestione dei rifiuti, che pesano per circa il 92% del totale. Per questo Serenissima Ristorazione ha avviato un percorso strutturato di coinvolgimento dei fornitori e degli stakeholder, con l’obiettivo di intervenire lungo tutta la catena del valore, attraverso scelte di acquisto consapevoli, progettazione dei menu e qualificazione Esg dei partner. In questo senso, il Gruppo si sta impegnando a monitorare costantemente i fornitori considerati critici per volumi o tipologia di attività, per i quali sono previsti piani di controllo e audit specifici per verificare il rispetto dei principi di responsabilità sociale e ambientale. Un obiettivo specifico è il coinvolgimento dei partner nella condivisione di dati ambientali e di tracciabilità per migliorare la precisione del calcolo della Carbon Footprint di Gruppo. Inoltre, viene incoraggiato l’acquisto di forniture con imballaggi riciclabili, riutilizzabili o composti da materiale riciclato; quando la sicurezza alimentare lo consente, il Gruppo privilegia l’acquisto di prodotti in formato multi-porzione, che permettono di ottimizzare i carichi, limitare il numero di trasporti e abbattere le emissioni legate alla logistica. Per sostenere l’economia del territorio e ridurre ulteriormente le distanze percorse dalle merci, valorizzata la dimensione territoriale, promuovendo la scelta di fornitori locali. Sul fronte dell’efficienza, il Gruppo si è posto un obiettivo di riduzione dei consumi energetici pari al 5%, a fronte di un consumo complessivo di circa 52.000 MWh, corrispondente a un taglio di circa 2.600 MWh - un valore che equivale al consumo annuo di quasi 1.000 famiglie italiane - attraverso interventi di efficientamento, ottimizzazione dei processi produttivi e sistemi avanzati di gestione dell’energia. La dimensione sociale - continua la nota - rappresenta un pilastro centrale della strategia di sostenibilità del Gruppo Serenissima. La fortissima presenza femminile ne è una dimostrazione concreta: il 73,4% del personale della capogruppo è composto da donne, mentre nell’alta dirigenza si registra un equilibrio significativo, con il 43% di presenza femminile. Un impegno strutturato e certificato, riconosciuto attraverso la UNI/PdR 125:2022 per la Parità di Genere, che testimonia la volontà del Gruppo di promuovere inclusione, equità e valorizzazione delle competenze. Tra gli obiettivi dichiarati ci sono quelli di monitorare e ridurre eventuali discriminazioni e di coinvolgere il management nella definizione di traguardi legati alla parità di genere. Sull’aspetto relativo alla parità di trattamento economico, il Gruppo ha pianificato interventi specifici, tra cui: un'analisi annuale delle retribuzioni per genere; azioni mirate a ridurre le disparità retributive nelle fasce dirigenziali; e il monitoraggio di indicatori (Kpi) per garantire che lo sviluppo professionale e la remunerazione siano basati esclusivamente sulle competenze. Grande attenzione è dedicata anche a formazione e sicurezza: nella sola capogruppo sono state erogate circa 50mila ore di formazione nel 2024. La redazione del report di sostenibilità ha accompagnato un’evoluzione significativa anche sul piano della governance. Dal 2025 è stata formalmente istituita una nuova governance Esg, con la creazione di un Comitato Esg, operativo dal 2025, incaricato di integrare in modo sistematico i valori ambientali e sociali in ogni decisione aziendale. Il Comitato è guidato dal vicepresidente Tommaso Putin e rappresenta uno strumento chiave per garantire coerenza tra strategia, gestione dei rischi, obiettivi di sostenibilità e coinvolgimento degli stakeholder lungo tutta la filiera. Anche in termini di Governance, il Gruppo ha individuato la necessità di avviare un processo di qualifica Esg dei partner per tracciare e ridurre i rischi lungo la filiera.