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(Adnkronos) - Il digiuno intermittente è una 'strategia alimentare' a cui si affidano molte persone per perdere peso. Le domande abbondano e riguardano anche i potenziali rischi legati a questo regime. La scienza, da tempo, discute sulla validità del modello che viene applicato con modalità differenti. La più comune e gettonata probabilmente è quella che si articola secondo lo schema 16/8: si digiuna per 16 ore e si concentra l'alimentazione nelle rimanenti 8. Molti esperti evidenziano che il digiuno intermittente non è una formula magica: conta cosa si mangia e non quando, in estrema sintesi. L'attenzione nei confronti dell'intermittent fasting ha portato ad individuare anche potenziali rischi. Uno studio sottoposto a revisione paritaria in Diabetes & Metabolic Syndrome: Clinical Research and Reviews, in particolare, ha destato l'attenzione dei media, compresa la Bbc. I ricercatori, analizzando i dati di oltre 19.000 adulti, hanno scoperto che chi che limitava il consumo di cibo a meno di otto ore al giorno presentava un rischio del 135% più elevato di morire di malattie cardiovascolari (problemi al cuore e ai vasi sanguigni) rispetto alle persone che mangiavano per più di 12-14 ore nell'arco di una giornata. Cosa significa 'rischio cardiovascolare elevato'? Una persona, in base alle proprie condizioni e allo stile di vita, ha maggiori probabilità rispetto ad altri soggetti di sviluppare patologie come l'infarto o l'ictus. Il legame con la mortalità complessiva - vale a dire i decessi per qualsiasi causa - è risultato debole e poco coerente. Il rischio cardiovascolare, però, è risultato costante in tutti i gruppi monitorati a prescindere dall'età, dal sesso e dallo stile di vita. In sintesi, lo studio ha evidenziato un debole collegamento tra l'alimentazione concentrata in una finestra oraria breve e i decessi complessivi. Il rischio di morire di malattie cardiovascolari, però, si è rivelato più elevato rispetto a quello collegato ad altri fattori. La ricerca non ha individuato un reale rapporto causa-effetto, ma - sottolinea la Bbc - le conclusioni dell'analisi sono sufficienti per mettere in discussione l'assenza categorica di pericoli per la salute. I ricercatori hanno monitorato adulti americani per otto anni. I soggetti coinvolti hanno ricostruito le proprie abitudini alimentari: sulla base di ogni agenda sono state stimate le finestre alimentari di ogni persona. Lo studio ha rilevato che coloro che mangiavano entro una finestra di otto ore correvano un rischio maggiore di morire di malattie cardiovascolari rispetto a coloro che distribuivano i pasti nell'arco di 12-14 ore. L'elevato rischio cardiovascolare era più rilevante tra fumatori e persone con diabete o malattie cardiache preesistenti: per queste categorie, quindi, l'approccio a regimi alimentari associabili all'intermittent fasting deve essere attentamente ponderato. I ricercatori hanno scoperto che il collegamento è rimasto valido anche dopo aver corretto la qualità della dieta, la frequenza dei pasti e degli spuntini. "La scoperta inattesa è che affidarsi a una finestra alimentare breve, inferiore a otto ore, per anni è stato collegato a un aumento del rischio di morte per malattie cardiovascolari", afferma il professor Victor Wenze Zhong, autore principale della ricerca e epidemiologo presso la Facoltà di Medicina dell'Università Jiao Tong di Shanghai in Cina. La ricerca mina profondamente la convinzione, legata soprattutto a studi di breve durata, secondo cui un'alimentazione a tempo limitato migliora la salute del cuore e del metabolismo. Nella stessa pubblicazione si esprime anche il professor Anoop Misra, endocrinologo. Il digiuno intermittente può favorire la perdita di peso, gestire la glicemia e tenere sotto controllo la pressione. "I potenziali svantaggi però includono carenze nutrizionali, aumento del colesterolo, fame eccessiva, irritabilità, mal di testa", elenca, ribadendo l''alert' relativo a chi è affetto da diabete: "Il digiuno non monitorato rischia di provocare pericolosi cali della glicemia e favorisce l'assunzione di cibo spazzatura durante la finestra alimentare. Per gli anziani o per chi soffre di patologie croniche, il digiuno prolungato può peggiorare la fragilità o accelerare la perdita di massa muscolare".
(Adnkronos) - Il settore della logistica, nel nostro Paese, si appresta a superare la soglia dei 117 miliardi di euro entro il 2026, spinto da una trasformazione che non è più solo tecnologica, ma più profonda e strutturale. Passeremo, infatti, dalla logistica di reazione alla logistica di anticipazione che, grazie agli strumenti tecnologici più avanzati come l’intelligenza artificiale o il machine learning, permetterà di ridurre drasticamente l’errore umano. In questo scenario di grande evoluzione, Oikyweb, azienda leader con oltre 25 anni di esperienza nei servizi integrati di gestione e home delivery, ha individuato i tre pilastri che guideranno il comparto nei prossimi mesi: iper-automazione, sostenibilità sostanziale (che per certi versi è addirittura antitetica a quella che finora veniva 'certificata' in base a procedure standardizzate di auditing esterno) e capacità di essere 'vicini' al cliente finale, non solo in termini fisici, ma soprattutto in termini di servizio capace di anticipare i suoi bisogni. Nel dettaglio, il primo pilastro è, quindi, iper-automazione e magazzino intelligente. Un magazzino sarà sempre di più un ecosistema integrato e intelligente. Secondo alcune stime, ad esempio, l’adozione dell’Ai passerà dall’attuale 24% ad oltre il 60%. Grazie alla robotica sarà possibile ridurre lo sforzo umano di molti lavori di handling, e quindi migliorare l’efficienza e ridurre danni a prodotti e soprattutto usura fisica al personale, mentre con l’Ai sarà progressivamente semplice gestire una mole potenzialmente infinita di dati con la massima precisione. Il problema rimarrà, ancora e sempre, lo stesso: la qualità di questi dati. E qui la vera differenza tra le diverse 'adozioni' sarà la chiave: chi si limiterà ad adottare strumenti commerciali generici otterrà benefici limitati o addirittura negativi; solo chi saprà lavorare sui dati per ottimizzare la customizzazione degli strumenti perverrà a risultati concretamente significativi. Il secondo pilastro è sostenibilità e trasparenza. Quella che per anni abbiamo definito logistica green - e che in molti casi ha rappresentato più che altro uno slogan commerciale e un 'marchio' burocratico – smetterà gradualmente ma irrevocabilmente di essere una bandierina da sventolare e si trasformerà in un requisito operativo chiave, di cui le aziende difficilmente potranno fare a meno. Con la prossima adozione del passaporto digitale di prodotto e attraverso l’uso sempre più sistematico della blockchain (ma anche e soprattutto di altri strumenti, molto più lean e di uguale o superiore efficacia, oggi disponibili) per la tracciabilità, i flussi digitali potranno diventare sempre più trasparenti. Oikyweb, da sempre attenta all’etica e al rispetto ambientale, sta già da tempo puntando molto sulla gestione di flussi che possano ridurre il proprio impatto in termini di inquinamento, per offrire un servizio sempre di qualità ma, anche e soprattutto, sostenibile nel lungo periodo. Terzo pilastro la 'vicinanza' al cliente finale. Il futuro dell’home delivery si giocherà sul concetto di 'prossimità', inteso però non solo come capacità di essere 'vicini' ad ogni singolo cliente finale in termini fisici, ma soprattutto come capacità di saper offrire ad ogni singolo cliente finale il servizio in grado senz’altro di soddisfare, ma se possibile anche di anticipare, i suoi bisogni. Per garantire consegne ottimizzate in base alle specifiche esigenze di ogni singolo cliente finale, e però contemporaneamente ridurre la congestione urbana e l’inefficienza (due fattori che purtroppo sono strutturalmente in trade-off negativo rispetto alla massimizzazione della soddisfazione di tutti i clienti finali), occorre, ancora una volta, una grande capacità di automazione e gestione dei dati. Infatti, poiché ovviamente non è possibile essere vicini fisicamente ad ogni singolo cliente finale (questa idea comporterebbe di portare la logistica a pochi chilometri dal cliente finale, e al limite, quindi, di avere un micro-hub in ogni portineria, ma questa è la logica dei locker, in cui il cliente si serve da solo, non dell’home-delivery, in cui invece il cliente vuole che siano soddisfatte una serie molto ampia di sue esigenze), la soluzione è resa possibile solo dalla capacità di minimizzazione dei flussi fisici grazie alla sostituzione di questi con flussi digitali. Si tratta di una sfida che Oikyweb presidia da oltre 25 anni, trasformando la consegna dell'ultimo miglio in un'esperienza personalizzata, di qualità e ad alto valore aggiunto. "Il 2026 - precisa Raffaele Ghedini, economista e presidente di Oikyweb - si preannuncia come un anno importante e di grande cambiamento per il settore. Sono convinto che inizieranno a non essere premiate solo le aziende che aumentano il numero di consegne o che banalmente acquistano più mezzi di trasporto green, ma sempre più quelle che sanno gestire in modo efficace i dati e, grazie a ciò, costruire relazioni di valore con i propri clienti. Non dimentichiamo, infatti, che la tecnologia è un valido alleato, ma non indistintamente per tutti: aiuta a fare la differenza solo chi la sa utilizzare in modo capace, consapevole e strategico. In Oikyweb è uno strumento fondamentale e serve per concretizzare una promessa che l’azienda fa da sempre ai propri clienti: lavorare al massimo del proprio impegno per rendere ogni esperienza di servizio unica, trasparente e memorabile”.
(Adnkronos) - “La mensa scolastica è un elemento strategico per la lotta allo spreco alimentare. Noi siamo convinti che attraverso una mensa scolastica sostenibile si possa andare a ridurre lo spreco alimentare e dare un contributo al raggiungimento degli obiettivi di Agenda 2030”. Così Giovanni Gostoli, direttore generale Rete dei Comuni Sostenibili, in occasione del convegno promosso da PlanEat 'Innovazione digitale e politiche pubbliche per la riduzione dello spreco alimentare nelle scuole' che si è svolto a Roma presso la Camera dei Deputati. “In giro per l'Italia ci sono tanti comuni che stanno attivando percorsi partecipati, che puntano alla qualità del prodotto, all'organizzazione, all'educazione, che stanno dando risultati importanti. La prima cosa da evitare è la logica del massimo ribasso. Quando la mensa è vista solo come un costo e non come un investimento diventa un problema. Quando invece al centro c'è la qualità del prodotto, molto spesso gli sprechi si riducono - spiega - In secondo luogo conta l'organizzazione del servizio, con prodotti tipici locali e filiera corta. In terzo luogo serve un sistema di monitoraggio: per combattere lo spreco occorre avere dati sulle grammature delle eccedenze e sulla tipologia, per orientare i menù. Il monitoraggio è fondamentale, non per la gestione del rifiuto ma per prevenire lo spreco". Gostoli evidenzia anche le criticità, tra cui la carenza di competenze interne per l’applicazione dei Cam e la necessità di risorse per accompagnare la transizione verso mense sostenibili, sottolineando infine che “lo spreco alimentare deve diventare un indicatore di qualità di un servizio fondamentale nelle comunità locali”.