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(Adnkronos) - I risultati 2025 di Webuild sono stati complessivamente accolti in modo positivo dagli analisti finanziari, che sottolineano la solidità della crescita registrata negli ultimi anni e il posizionamento favorevole del gruppo per migliorare redditività e generazione di cassa nel prossimo ciclo industriale. Nel complesso, il consenso degli analisti evidenzia come Webuild entri nella prossima fase industriale con fondamentali solidi, un backlog molto elevato e una presenza internazionale diversificata. In questo contesto, il nuovo piano industriale di giugno è atteso come il prossimo catalizzatore per mettere ulteriormente in evidenza il potenziale di creazione di valore del gruppo. Secondo Intermonte, che ha un rating buy e un prezzo obiettivo di 4,5 euro sul titolo - i risultati dell’esercizio hanno superato le attese grazie a una dinamica dei ricavi particolarmente robusta. I ricavi a 13,6 miliardi di euro, in crescita del 15% su base annua, confermano il forte trend di espansione degli ultimi anni. Dal 2022 al 2025, infatti, Webuild ha evidenziato un tasso medio annuo di crescita dei ricavi intorno al 18%, sostenuto da un’elevata acquisizione di nuovi ordini. Gli analisti evidenziano come la dimensione raggiunta dal gruppo rappresenti oggi un importante punto di forza. Il backlog complessivo si attesta a circa 59 miliardi di euro, di cui 50 miliardi nel segmento costruzioni, garantendo una copertura pari a circa quattro anni di ricavi. Questo livello di visibilità, secondo gli osservatori, fornisce una base molto solida per la pianificazione dei prossimi anni. Anche Equita (rating buy, target price 4,1 euro) sottolinea il sostanziale raggiungimento delle attese a livello di Ebitda nel 2025. Il management ha inoltre evidenziato che tutte le attività operative proseguono regolarmente. Guardando al 2026, la società ha fornito indicazioni prudenti alla luce delle incertezze legate al contesto geopolitico : i ricavi sono attesi stabili, mentre è previsto il proseguimento delle iniziative volte al miglioramento della profittabilità e alla generazione di cassa rimanendo con una cassa netta positiva. Gli analisti ritengono che le opportunità nel settore infrastrutturale rimangano significative nonostante il contesto geopolitico, con Webuild ben posizionata per coglierle grazie alla sua presenza geografica. Per il nuovo piano industriale, previsto per giugno, Intermonte si attende un continuo focus sul miglioramento della marginalità e sulla generazione di cassa, riflettendo la crescente qualità del portafoglio ordini, una miglior redditività implicita dei progetti e una maggiore selettività nell’acquisizione di nuovi contratti. Dal punto di vista geografico, le prospettive restano interessanti in diversi mercati chiave. Equita evidenzia in particolare la forte pipeline commerciale in Australia, destinata a rappresentare una delle principali aree di crescita del gruppo. Negli Stati Uniti, inoltre, il processo di turnaround sta procedendo positivamente e sta migliorando sensibilmente la qualità del backlog in un mercato infrastrutturale in forte espansione. Gli analisti sottolineano anche i progressi compiuti nella strategia di rafforzamento del bilancio. Negli ultimi anni Webuild ha ridotto significativamente il profilo di rischio delle proprie attività, concentrandosi su aree geografiche più stabili e aumentando la scala operativa. Un ulteriore elemento positivo per il gruppo arriva dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del decreto Commissari, che prevede uno stanziamento complessivo di 2,8 miliardi di euro a favore di Rete Ferroviaria Italiana: 1,8 miliardi per il 2026 e 1 miliardo per il 2027. Le risorse sono destinate a ridurre l’esposizione debitoria della società e sostituire fondi già utilizzati da RFI per il pagamento di imprese e fornitori impegnati nella realizzazione di infrastrutture ferroviarie e grandi opere per la mobilità. Secondo gli osservatori, la misura contribuisce a rafforzare la capacità di spesa della filiera infrastrutturale e rappresenta un segnale favorevole per i principali operatori del settore, tra cui Webuild.
(Adnkronos) - Gli studenti di Medicina e professioni sanitarie dell’Università degli Studi Link avranno la Asl Roma 1 come azienda di riferimento per le attività essenziali allo svolgimento delle funzioni istituzionali di didattica e ricerca. L’Ateneo privato e la Regione Lazio - informa una nota - hanno firmato un protocollo d’intesa per disciplinare le attività di collaborazione e le modalità di svolgimento della formazione medica e sanitaria degli studenti dei corsi di laurea magistrale a ciclo unico in Medicina e chirurgia e di odontoiatria e protesi dentaria e dei corsi di laurea in infermieristica, fisioterapia, tecniche di laboratorio biomedico, tecniche di radiologia medica per immagini e radioterapia e osteopatia. L’accordo prevede anche forme di collaborazione tra la Link e la Regione Lazio per lo svolgimento delle attività integrate e di didattica, ricerca ed assistenza a tutela della salute della collettività e per lo sviluppo della ricerca biomedica e sanitaria. La Asl Roma 1 - dettaglia la nota - gestisce direttamente l’ospedale San Filippo Neri, l’ospedale Santo spirito e l’ospedale Monospecialistico oftalmico - Centro di riferimento regionale. Attività di alta specialità sono inoltre presenti presso il Centro per la tutela della salute della donna e del bambino Sant'Anna e il presidio Sant’Andrea di via Cassia. Il presidio Nuovo Regina Margherita è integrato con l’ospedale Santo Spirito su specifici percorsi assistenziali medici e chirurgici. Nell’anno accademico 2023-24 il ministero dell’Università e della ricerca ha accreditato alla Link di Roma il corso di laurea in Medicina e chirurgia, a cui si sono aggiunti, dal 2024-25, i corsi nelle diverse Professioni sanitarie e, dal 2025-26 quello in Odontoiatria e protesi dentaria. Gli studenti di questi corsi sono oggi oltre mille, ma il numero è destinato a crescere in maniera consistente nei prossimi anni accademici. L’Ateneo ha 7 sedi nel territorio nazionale. In ambito sanitario, oltre a Roma, i corsi di Medicina e chirurgia sono accreditati ad Ascoli Piceno, Fano e Novedrate, che ha anche osteopatia. A Macerata è accreditato il corso di laurea in odontoiatria. A Città di Castello sono erogati, tra gli altri, i corsi di laurea in infermieristica, fisioterapia, osteopatia e odontoiatria. “A partire dall’anno accademico in corso - ha commentato il rettore dell’Università degli Studi Link, Carlo Alberto Giusti - il nostro Ateneo ha aperto a Roma una seconda sede, di oltre 53mila metri quadrati, che accoglie tutti i corsi in Medicina e chirurgia e quelli nelle Professioni sanitarie. Il protocollo siglato con la Regione Lazio è un altro passo avanti importante, perché consentirà ai nostri studenti di poter fare riferimento alla Asl Roma 1, arricchendo il proprio percorso di formazione sia dal punto di vista della didattica che da quello della ricerca”.
(Adnkronos) - L’89% degli intervistati definisce il settore delle rinnovabili un ambiente inclusivo in cui le donne si sentono rispettate, ascoltate e valorizzate. Questo elemento estremamente positivo si accompagna però a elementi di criticità rispetto a una minore rappresentanza delle donne nel settore e a elementi di disparità percepita. È quanto emerge dall’indagine su circa 600 aziende del settore delle rinnovabili e del fotovoltaico, realizzata da Italia solare e Key - The Energy Transition Expo con il supporto di Excellera Intelligence, che analizza la presenza femminile e le dinamiche di inclusività nel comparto. Secondo i partecipanti all’indagine, le donne rappresentano il 35% dei dipendenti del comparto. Poco più di una donna su quattro (28%) opera nell’area tecnica, mentre il 72% è impiegato in altre funzioni aziendali, con una maggiore presenza nell’area Amministrazione (27%). Sul fronte delle posizioni apicali, il report evidenzia una presenza femminile ancora contenuta seppur in linea con i trend di altri settori: il 67% delle aziende ha almeno una donna in posizioni di vertice, mentre il 33% non ne ha nessuna. Se il dato a livello aggregato è positivo, nel momento in cui ci si concentra sulla leadership femminile la quota si assottiglia decisamente: solo 1 azienda su 10 dichiara di avere una donna come ad, dg o amministratrice unica, mentre il 4% segnala una presenza femminile nei ruoli di presidente o vicepresidente. L’89% degli intervistati pensa che nella propria azienda ci sia un clima inclusivo e rispettoso dell’universo femminile. Questo elemento è molto positivo per il settore e ha un portato positivo anche in termini di attrattività di talenti per le aziende che lo rappresentano. Questo dato però non equivale a dire che non esistano criticità, quasi una donna su due (48%) afferma di aver assistito nel suo percorso professionale a episodi riconducibili a disparità di genere. Gli episodi si verificano sia all’interno delle aziende sia durante eventi pubblici o incontri di lavoro. Gli episodi riportati riguardano principalmente delegittimazione tecnica e professionale, utilizzo di linguaggio non inclusivo, differenze nell’attribuzione di responsabilità e nei trattamenti economici. L’indagine evidenzia inoltre una significativa differenza di percezione tra uomini e donne rispetto alle opportunità professionali nel settore. Tra gli uomini intervistati, circa due terzi (67%) ritengono che esistano pari opportunità di carriera tra i generi, mentre questa convinzione è condivisa solo dal 41% delle donne. Il divario percettivo risulta ancora più marcato sul tema della parità retributiva: il 65% degli uomini considera equilibrate le retribuzioni tra uomini e donne, a fronte del 28% delle lavoratrici che esprime la stessa valutazione. Sul fronte degli strumenti organizzativi, il settore mostra una diffusione significativa di politiche a supporto dell’equilibrio tra vita professionale e personale: il 78% degli intervistati dichiara infatti che nella propria azienda sono attive misure di flessibilità e conciliazione vita-lavoro. Accanto a questo dato positivo emerge tuttavia un elemento di attenzione: circa una donna su cinque (21%) ritiene che l’utilizzo di tali strumenti possa comportare possibili ripercussioni sul percorso professionale, segnalando la persistenza di timori legati a potenziali penalizzazioni di carriera. “Il comparto energetico, e con questo anche il mondo delle rinnovabili e del fotovoltaico, è storicamente rappresentato da una forte presenza maschile. Negli anni abbiamo visto cambiare il trend, con aziende sempre più aperte e attente alla parità di genere, ma la strada da percorrere è ancora lunga. Come Associazione stimoliamo tale cambiamento e questa iniziativa è un passo concreto nella presa di coscienza di quello che manca e di ciò che si può fare per sostenere una presenza maggiore delle donne nel nostro settore. Quello che appare evidente è che oltre a una mancanza di figure femminili nelle discipline Stem (Science, Technology, Engineering, and Mathematics), resta ancora molto un fatto culturale. Partire da qua per promuovere il cambiamento è fondamentale e Italia Solare con le sue attività se ne rende promotrice”, commenta Paolo Rocco Viscontini, presidente di Italia Solare. “Le professioni legate al mondo dell’energia restano ancora poco presidiate dalla componente femminile, anche perché le donne intraprendono in misura limitata percorsi di studio e carriere nelle discipline Stem. Questo rapporto porta l’attenzione su un tema strategico per il futuro della filiera energetica e offre elementi utili a favorire una maggiore presenza femminile nel mondo tecnico e scientifico. Si tratta di un percorso che può rafforzare ulteriormente il contributo di competenze e valore che le donne già oggi portano nella filiera”, commenta Alessandra Astolfi, Global Exhibition Director della divisione Green & Technology di Italian Exhibition Group.