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(Adnkronos) - Quando parliamo di piccoli comuni non stiamo affrontando solo un tema amministrativo o demografico. Stiamo parlando di un'idea di Paese, per esempio di come immaginiamo il rapporto fra centro e periferia, tra città e campagna, tra economia e comunità, tra mobilità e radicamento. I piccoli comuni rappresentano una componente strategica del nostro Paese ed è la componente che dobbiamo preservare e tutelare da fenomeni di spopolamento e di abbandono”. Lo ha detto Susanna Cenni, sindaco di Poggibonsi, presidente Anci Toscana e coordinatrice delle Anci regionali, alla seconda giornata di lavori degli Stati generali dei piccoli comuni, in corso presso il Centro Congressi La Nuvola di Roma. Due giornate di confronto dedicate alla capacità amministrativa e alle sfide quotidiane degli enti di minore dimensione demografica. “Credo che Anci e ministero abbiano fatto molto bene a costruire e mettere a terra il Progetto ‘Piccoli’. È un progetto che ha dato davvero un aiuto concreto, non teorico a tanti dei nostri comuni e credo che altrettanti Comuni vorrebbero che questo progetto potesse continuare - spiega - Questo è il primo tema che pongo: la capacità di far diventare strutturale questo modello messo a punto e che ci ha già consegnato importanti risultati”. “Per decenni, in Europa e in Italia, l'idea di modernizzazione è stata raccontata come una traiettoria quasi inevitabile, concentrando popolazioni, servizi, funzioni e opportunità in pochi nodi, forti e centrali: numeri - sottolinea Cenni - Questo ha prodotto indubbiamente crescita e innovazione, però, ha anche generato effetti collaterali pesanti, come territori percepiti come minori, servizi che arretrano, giovani che partono e amministrazioni che si assottigliano giorno dopo giorno perché i criteri non sono distinti. Quindi, i piccoli comuni si misurano con le norme che valgono per i grandi comuni”. “Quindi, il declino delle aree interne non è solo spopolamento, ma è un processo cumulativo, dove la rarefazione dei servizi e delle opportunità alimenta e incoraggia nuove partenze e abbandoni, innescando un circolo vizioso pericoloso. Ecco perché credo che se vogliamo essere coerenti con la volontà di sostenere i piccoli comuni, dobbiamo, intanto, smontare un equivoco - continua - contrastare lo spopolamento non significa solo riportare persone, ma ricostruire condizioni di cittadinanza piena. In altre parole, garantire accesso equo a diritti e servizi essenziali per tutti i cittadini italiani, indipendentemente da dove vivono, quindi, sostenere economie territoriali coerenti con le vocazioni locali”. “Qualche anno fa qualche studioso coniò un termine, che forse non è presente nei nostri vocabolari, che è ‘restanza’, ovvero la scelta di tanti giovani formati, decisi a investire il loro talento nei territori. Noi dobbiamo fare in modo che queste esperienze e scelte diventino tante e ci aiutino a far crescere la qualità dei piccoli comuni e delle economie attorno ai piccoli comuni”, prosegue Cenni. “Credo che si debba arrivare alla messa a terra delle politiche e dei finanziamenti in modo strutturato. In quest'ottica c’è un'azione che, a mio avviso, può diventare decisiva per tutto il sistema dei piccoli comuni: costruire capacità e competenze. Partendo dall'esperienza di Fondazione ComPA e di Anci Friuli Venezia Giulia, come Anci regionali, stiamo studiando la possibilità di creare, a livello regionale, alcune attività di supporto per gli enti più piccoli: rilevazione del fabbisogno e formazione; supporto e affiancamento temporaneo ai processi amministrativi e tecnici; rafforzamento della capacità di spesa sui fondi europei, statali e regionali - spiega - Sappiamo che i piccoli, da soli, difficilmente riescono ad accedere a queste opportunità e ancora un miglioramento organizzativo”. “Noi vorremmo che i comuni non fossero lasciati soli nelle mani dei privati, ma vorremmo, come sistema Anci, insieme al ministero e alle Regioni, dare questo supporto - sottolinea - e sappiamo che la grande famiglia Anci fa molto in questa direzione e crediamo che si possa lavorare ancora più fortemente”. “Dobbiamo aprire una nuova fase in cui l'associazionismo intercomunale sia rilanciato non come adempimento o come scelta di opportunità, perché magari c'è un finanziamento una tantum, ma come leva strategica per garantire che ogni comune possa adeguatamente rappresentare al meglio la sua comunità di cittadini, erogare servizi di qualità e perseguire la promozione e lo sviluppo del suo territorio. L'associazionismo comunale è una questione strategica per il futuro della governance locale, soprattutto nei territori più fragili, nelle aree interne e nei piccoli comuni”, conclude Cenni.
(Adnkronos) - Il Portale della genitorialità “sarà fondamentale per mettere a disposizione dei cittadini e delle famiglie tutti i servizi presenti sul territorio, integrando ciò che possiamo fare a livello centrale, come Governo, con quanto viene realizzato a livello regionale e territoriale. Rappresenta la sintesi di ciò che vogliamo ottenere: una reale facilitazione per i cittadini nell’accesso a tutte le informazioni e, quindi, a tutti i servizi disponibili”. Lo ha detto il ministro della famiglia, della natalità e le Pari opportunità, Eugenia Roccella, partecipando oggi, a Palazzo Chigi, alla presentazione del portale progettato dall’Inps che offre in un unico spazio digitale, accessibile anche da App, 40 prestazioni dell’Istituto di previdenza per la famiglia e i genitori e 300 servizi di altre Pubbliche amministrazioni. Un’iniziativa che mira a semplificare l’accesso a bonus, congedi e sussidi. La piattaforma è organizzata in 7 sezioni: Servizi Inps (personalizzati), Diventare genitori, Crescita bambina/bambino, Disabilità, Centri per la famiglia, Servizi di Prossimità (Vicino a te). “È particolarmente significativo che il portale sia stato costruito attorno agli eventi della vita, quindi in modo non burocratico ma basato sui bisogni reali delle persone e delle famiglie - fa notare il ministro - L’accesso ai servizi parte da ciò che accade lungo il percorso di vita, evitando di dover cercare di volta in volta il singolo intervento e permettendo invece di trovare, in modo integrato, le risposte legate ai propri bisogni. Il sistema sarà naturalmente aggiornato e migliorato nel tempo. Si parte già da una base articolata, solida e ben costruita, ma è previsto un dialogo costante con gli utenti, così da aggiornare i dati e migliorare progressivamente sia i servizi offerti sia le modalità di accesso”, conclude.
(Adnkronos) - "Nonostante le rassicurazioni sulla tutela della produzione di energia da biomasse solide espresse pubblicamente dal governo nelle scorse settimane, la nuova bozza del dl Energia/Bollette prospetta uno scenario ancora critico per l’industria del settore". Così l’Associazione Energia da Biomasse Solide (Ebs) esprime la sua preoccupazione rispetto alla misure previste nella nuova bozza di dl circolata in queste ore “Eravamo fiduciosi, dopo l’impegno preso dal governo, riguardo a un ripensamento sostanziale rispetto alle misure che impattano in modo pesante sul settore delle bioenergie con filiera italiana - dice il presidente di Ebs Andrea Bigai - Il nostro settore è pronto a un confronto tecnico con il decisore politico-istituzionale che non può prescindere dalla condivisione da parte di tutti gli attori, istituzionali e del comparto, della valutazione complessiva dei numeri del settore, e da conseguenti analisi accurate, approfondite, consapevoli su tutti i potenziali effetti del decreto”. "Le bozze di provvedimento circolate - ricostruisce Ebs - prevedono un consistente intervento di riduzione dei Prezzi Minimi Garantiti (Pmg), istituiti ai sensi dell’art. 24, comma 8, del d.lgs. 28/2011 per coprire i costi minimi di esercizio degli impianti. Un meccanismo che esclude già la sovracompensazione". “Riteniamo illogico e inutilmente rischioso rivedere in modo affrettato, per decreto e senza il doveroso confronto il meccanismo varato nel 2024, introducendo una riduzione degli incentivi. Il rischio è compromettere in tempi brevissimi uno dei pilastri più affidabili della generazione rinnovabile nazionale e minare più in generale la fiducia di ogni tipologia di investitori in ambito energetico, sia presente che futura”, dice Bigai. Inoltre, da un punto di vista economico, rileva il presidente di Ebs, "colpire un indotto così consistente significa rinunciare a un importante gettito fiscale, mettere a rischio il lavoro di aziende anche di piccole dimensioni impiegate nella filiera - spesso in zone a rischio abbandono - e accollarsi l’onere di smaltire sottoprodotti delle attività forestali, agricole, agroindustriali. Vuol dire rinunciare a consolidare una virtuosa pratica di valorizzazione energetica di residui poveri in un contesto di impiego a cascata e di economia circolare”. “Il dl Bollette è un passaggio cruciale per il futuro energetico del Paese. Colpire le rinnovabili programmabili e con esse la filiera nazionale sarebbe un errore strategico. Le biomasse solide sono parte della soluzione, non del problema: sono un elemento essenziale del mix energetico, capace di coniugare competitività economica, occupazione, sostenibilità ambientale e sicurezza del sistema elettrico. L’Italia ha bisogno di stabilità regolatoria per evitare disimpegno e incertezza negli investimenti nelle rinnovabili, rischi inconciliabili con gli impegni europei”, conclude.