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(Adnkronos) - "Ancora in barba allo statuto, si è voluto far pronunciare nuovamente il Consiglio di indirizzo sulla nomina di Beatrice Venezi a direttore musicale del Teatro. A questo punto è evidente che la questione si è fatta meramente politica e che, di conseguenza, non c’è alcun bisogno di avere un musicista tra i consiglieri. Quindi me ne vado". Lo scrive, in un lungo post sui social, Alessandro Tortato, consigliere d'indirizzo della Fondazione Teatro La Fenice di Venezia nominato nel gennaio 2025 dal ministero della Cultura, all'indomani del voto consultivo con cui lo stesso organismo presieduto dal sindaco di Venezia, Luigi Brugnaro, ha confermato la nomina di Beatrice Venezi a direttrice musicale per quattro anni a partire dall'ottobre 2026. Nel post su Facebook, Tortato spiega che è "finalmente giunto il momento di trarre le conclusioni su questa mia breve esperienza di consigliere d’indirizzo del Teatro La Fenice" e riepiloga dunque la vicenda. "Nel gennaio del 2025 vengo contattato dal Ministero della Cultura che mi chiede la disponibilità per ricoprire l’incarico di consigliere d’indirizzo presso la Fondazione del Teatro La Fenice. Serve una figura tecnica – mi dicono – un musicista. Per me è un grande onore: è uno dei teatri più prestigiosi al mondo, è il teatro della mia città, è il teatro in cui è avvenuta la mia formazione musicale, è il teatro in cui ho diretto più volte l’Accademia Musicale di San Giorgio, l’orchestra in residence alla Fondazione Cini di cui sono stato per anni direttore artistico e direttore principale. Accetto lusingato e sorpreso, non avendo tessere politiche - scrive Tortato -. In democrazia chi vince le elezioni ha il diritto di governare, anche i teatri che sono istituzioni fondamentali del nostro paese. Il sovrintendente, al netto delle ipocrisie, è una figura politica. Mi si fa il nome di Nicola Colabianchi. Ha ricoperto questa carica all’Opera di Roma e a Cagliari. Insegna a Roma in Conservatorio. Ha quindi tutte le carte in regola. La sua candidatura viene proposta dal Presidente, approvata dal Consiglio, comunicata al Ministero che lo nomina". "Nicola Colabianchi nomina Beatrice Venezi direttore musicale del Teatro La Fenice. È una nomina legittima, lo dice lo Statuto, legge fondamentale del Teatro. Si può essere in disaccordo, protestare, parlare di prassi violata, ma la nomina è lecita. Non è altrettanto lecito, o perlomeno corretto, che Colabianchi faccia sapere che la nomina è stata approvata all’unanimità dal Consiglio d’indirizzo, cosa mai avvenuta - denuncia Tortato -. Il Consiglio, sempre da Statuto, non ha alcun titolo per esprimersi in merito alle nomine artistiche, può farlo solo su approvazione bilanci, programmazione, individuazione Sovrintendente, vertenze sindacali. Stop. Affermo tale pensiero pubblicamente e in un consiglio successivo mi oppongo all’inserimento nel verbale dell’espressione 'il Consiglio approva all’unanimità la nomina di Beatrice Venezi a direttore musicale del teatro', propendendo per un generico sostegno a Venezi in quanto direttore musicale del Teatro, nominato legittimamente dal Sovrintendente. L’'affaire Venezi' nel frattempo diventa argomento di discussione politica nazionale". Tortato continua nel racconto della sua esperienza: "Nessuno in Consiglio, tanto meno il suo Presidente, ha mai pensato di sospendere l’erogazione del cosiddetto 'Welfare' per ritorsione contro le proteste seguite alla nomina di Beatrice Venezi. Poiché pubblicamente era stata ventilata da parte dei sindacati la minaccia di far saltare il Concerto di Capodanno (in realtà quattro concerti), erano a rischio più di 850.000 euro, non proprio una cifra irrisoria e indifferente per il bilancio. E visto che stiamo parlando della Fenice e non della bocciofila di Maerne (che non esiste, così non offendo nessuno), era assolutamente sensato sospendere il pagamento di quell’erogazione liberale sin quando non si avesse avuto la certezza che quei soldi sarebbero entrati in cassa, decisione peraltro approvata anche dal Collegio dei revisori, organo terzo di controllo amministrativo. I vertici sindacali all’epoca se la sono presa con me, in quanto musicista, donandomi la loro stima e il loro applauso che ricambio con lo stesso affetto. Il finale della vicenda è noto: appena certificato l’avvenuto incasso, il 'Welfare' è stato erogato. Prosegue sempre Tortato: "Se la nomina di Beatrice Venezi è stata assolutamente lecita, non è lecito da parte sua – o per lo meno non è da me accettabile – parlare pubblicamente della Fenice come di un 'teatro con gestione anarchica', affermazione che chiama in causa il Sovrintendente, il Presidente e l’intero Consiglio. È poi inopportuno abbracciare una persona che ha appena dichiarato pubblicamente che orchestrali e coristi del “suo” teatro sono 'pippe il cui massimo titolo è il battesimo'. I professori d’orchestra e i coristi del Teatro La Fenice non solo non sono 'pippe' ma sono professionisti di altissimo livello, alcuni di essi tra i migliori sul panorama internazionale. I concorsi per accedere a queste posizioni hanno prove complicatissime e sono infinitamente più difficili di qualsiasi esame universitario (lo posso dire tranquillamente avendo effettuato entrambi i percorsi di studio). Altrettanto fuori luogo sono le dichiarazioni sul pubblico veneziano composto da ottantenni. Davanti a tutto questo, mi immaginavo almeno una presa di posizione da parte della governance del Teatro a cui appartengo. Al contrario, ieri, ancora in barba allo Statuto, si è voluto far pronunciare nuovamente il Consiglio di indirizzo sulla nomina di Beatrice Venezi a direttore musicale del Teatro". Alessandro Tortato, che ieri non ha partecipato al Consiglio di Indirizzo per problemi personali secondo quanto risulterebbe all'Adnkronos, annuncia così le sue dimissioni. E spiega: "Torno alle mie passioni, mai abbandonate, con il grande rimpianto di aver vissuto un’esperienza che mi aspettavo entusiasmante e che si è invece rivelata un disastro. Un disastro però estremamente interessante sotto molti punti di vista. A tal proposito, al di là dei micetti/e da tastiera che mi fanno quasi tenerezza, non dimenticherò mai i messaggi di solidarietà ricevuti da alcuni musicisti del Teatro proprio mentre i loro rappresentanti sindacali mi stavano attaccando e da altri (molti) del Conservatorio in cui insegno. Non dimenticherò neppure la vicinanza manifestata da persone che nemmeno conosco e che mi seguono sui miei vari 'fronti'. Mi scrivevano: 'Spero la paghino bene per sopportare una situazione così complicata…'. Ne approfitto per precisare che il consigliere d’indirizzo non riceve nemmeno un euro: è una carica completamente onorifica. E veramente è stato per me un grande onore ricoprirla, sebbene per breve tempo e sebbene in uno dei periodi più difficili che questo straordinario teatro ha vissuto nella sua lunga e gloriosa storia. Ma così è la vita…Viva la Fenice! Viva Venezia!".
(Adnkronos) - Sta per partire l’ottava edizione del corso di formazione per gestori di rifugi di montagna, un’iniziativa volta a specializzare una figura essenziale per il settore turistico delle aree alpine. Protagonista dell’iniziativa è Apf Valtellina, ente speciale della Provincia di Sondrio accreditato per la formazione professionale, che conferma il proprio ruolo di centro di riferimento per le professioni della montagna. Il corso è realizzato in collaborazione con Ersaf-Ente regionale per i servizi all’agricoltura e alle foreste. La provincia di Sondrio rappresenta uno dei contesti montani più rilevanti della Lombardia per estensione, attrattività turistica e tradizione alpinistica. Investire nella formazione dei gestori significa sostenere la qualità dell’offerta turistica, rafforzare la competitività delle strutture in quota e contribuire alla crescita economica e occupazionale del territorio. L’obiettivo è incrementare le competenze di chi intende lavorare in quota, fornendo strumenti concreti non soltanto per l’accoglienza e la ristorazione, ma anche per la gestione imprenditoriale, la sicurezza e la valorizzazione del patrimonio montano. Una formazione che risponde alle esigenze del contesto alpino. Nei rifugi come nelle strutture ricettive sono richieste competenze nell’ospitalità, nella ristorazione, nell’accoglienza e nella gestione operativa, soprattutto nei periodi di alta stagione. Il gestore del rifugio ha un ruolo fondamentale anche nel monitoraggio del territorio circostante. La centralità di Apf Valtellina si inserisce in un ambiente unico: la rete dei rifugi della Valtellina si estende tra gli 800 e oltre 3.500 metri di quota e conta più di 70 strutture diffuse su tutto il territorio provinciale. Centri di riferimento per l’escursionismo e l’alpinismo, i rifugi rappresentano tappe essenziali per vivere la montagna in modo autentico e sostenibile, offrendo un’accoglienza sempre più orientata all’eco-sostenibilità. In questo scenario, il corso si inserisce in una strategia più ampia di valorizzazione della montagna lombarda, trovando in Valtellina un laboratorio concreto in cui formazione, turismo e sviluppo territoriale si intrecciano in modo diretto e virtuoso, con Apf Valtellina al centro di questo processo. Il percorso formativo, che partirà nel mese di marzo, approfondisce in modo strutturato le principali aree operative che caratterizzano la gestione di un rifugio alpino. Tra i moduli centrali figurano la gestione del servizio di ristorazione, con particolare attenzione all’organizzazione dell’offerta e al rispetto delle normative di settore; la sicurezza e la gestione delle emergenze in rifugio, tema cruciale in un contesto montano; e la vigilanza e manutenzione della struttura, per garantire efficienza, tutela degli ospiti e corretta conservazione dell’edificio nel tempo. Al termine del corso, gli allievi che avranno frequentato almeno l’80% del monte ore complessivo potranno accedere all’esame finale, articolato in una prova scritta e una prova orale. Il superamento dell’esame consente di ottenere l’Attestato di competenza regionale, certificazione che riconosce ufficialmente le competenze acquisite e abilita all’esercizio della professione secondo la normativa vigente.
(Adnkronos) - In un contesto internazionale in cui la transizione energetica è diventata una priorità assoluta, il Gruppo Hera si è presentato alla quarta edizione di Key - The Energy Transition Expo di Rimini 2026 come un vero e proprio hub di consulenza strategica per imprese e territori. Presso il suo stand di 260 metri quadrati, la multiutility ha messo in campo un ecosistema di soluzioni concrete per accompagnare i partner nella costruzione di modelli di business innovativi. (VIDEO) La partecipazione alla fiera si inserisce in un percorso ben strutturato dall'azienda. “Nel 2024 abbiamo definito una nostra strategia net zero che ci porterà a una riduzione delle emissioni complessive del 90% al 2050 - spiega Cristian Fabbri, presidente esecutivo del gruppo - Abbiamo un parco emissivo che per il 90% è legato alle emissioni dei nostri clienti, per il 10% a quelle del gruppo. Lavoriamo per ridurre le emissioni dei nostri clienti andando a sollecitare le attività di decarbonizzazione e di efficienza energetica in tutti i segmenti. Questa è la sfida che ci poniamo". I risultati di questo impegno sono già tangibili nei numeri presentati a Rimini. "Siamo a buon punto - fa sapere Fabbri - Da quando siamo partiti nel monitoraggio, nel 2019, abbiamo ridotto i consumi del 14%, pur avendo aumentato del 40% la base clienti. Lavoriamo parallelamente anche sull'efficienza energetica dei nostri impianti: abbiamo già conseguito un 10% di riduzione dei consumi energetici e lavoriamo anche per andare a utilizzare il più possibile energia rinnovabile". All'interno dell'esposizione, Hera Servizi Energia presenta i nuovi modelli di decarbonizzazione, mentre Hera Luce mostra l'evoluzione dell'illuminazione pubblica, esemplificata dal lampione circolare progettato con Aliplast per essere totalmente recuperabile. Inoltre, attraverso la sinergia tra Hera Comm, EstEnergy e F.lli Franchini, la multiutility propone un polo integrato che affianca le imprese nel trasformare l’energia in una leva di competitività e sviluppo, combinando strategie di fornitura e soluzioni impiantistiche per ridurre volatilità e consumi, anche valorizzando gli incentivi disponibili. Tra le soluzioni più innovative spiccano i contratti Power Purchase Agreements (Ppa) e i sistemi fotovoltaici ‘chiavi in mano’, progettati per mantenere rendimenti elevati e garantiti per 25 anni. Ad accogliere i visitatori all'ingresso della fiera è Joul 7, il Super Robot dell'energia alto 5,5 metri nato dalla collaborazione con Automobili Lamborghini. Realizzato con scarti di produzione e dotato di un cuore fotovoltaico, il robot sintetizza visivamente l'impegno di Hera verso l'economia circolare. La visione di Hera, volta a favorire la transizione energetica, si concretizza anche con il teleriscaldamento. "Abbiamo un potenziamento di progetti - dice il presidente esecutivo - La città di Ferrara, ad esempio, avrà un terzo dei cittadini alimentati dal teleriscaldamento il cui calore sarà prodotto da fonti rinnovabili non emissive". La strategia del Gruppo mira a unire l'impatto ambientale al beneficio economico. "Lavoriamo da tanto tempo per aiutare le aziende a ridurre il peso della bolletta e contemporaneamente a ridurre le emissioni di CO2 - osserva Fabbri - È una sfida che ormai portiamo avanti da vent'anni. Nell'intersezione fra decarbonizzazione e vantaggio economico lavoriamo per proporre alle imprese soluzioni che siano portatrici di benefici in entrambi gli assi. Lo facciamo con la produzione locale sui centri di consumo di energia rinnovabile del fotovoltaico ma anche con gli impianti di cogenerazione che è vero sì, usano il gas, ma riducono i costi e le emissioni. Lavoriamo con progetti pluriennali per ridurre i consumi di energia complessivi, sia termica che elettrica". In sintesi, conclude Fabbri, "la sfida è stare al fianco degli imprenditori, dei territori, delle imprese e delle pubbliche amministrazioni per giocare insieme la partita dell'efficienza dei costi, dell'efficienza energetica e della decarbonizzazione".