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(Adnkronos) - "Una serata divertente ma anche impegnativa per via dell'irrompere della guerra prepotentemente nella giornata della finale. Senz'altro un'esperienza interessante e nuova per me, in un ruolo 'bivalente'. E soprattutto non sono caduta dalle scale, che mi sembra la cosa più rilevante". Giorgia Cardinaletti lo dice sorridendo all'indomani dal suo debutto da coconduttrice nella serata finale di Sanremo 2026. Una presenza la sua rivelatasi provvidenziale anche per Carlo Conti, in una serata segnata dall'eco di un nuovo allarmante conflitto: "Che sarebbe stato un festival diverso, l'ho capito, svegliandomi la mattina con l'edizione straordinaria e con questo nuovo conflitto che si stava aprendo", dice in un'intervista all'Adnkronos la giornalista del Tg1. E ad inizio festival, Conti ha scelto di lasciare a lei la parola per spiegare agli spettatori del festival cosa stava accadendo: "Era giusto aprire con una riflessione seppur breve per raccontare un festival che sta dentro la realtà e non è una bolla astratta. Nel mio caso chiaramente era importante anche sottolineare quello che già dalla mattina era stato il ruolo del servizio pubblico, quello di informare attraverso tutti gli inviati e i colleghi: raccontare quello che sta succedendo. Ovviamente non potevo farlo io dal palco dell'Ariston e infatti poi c'è stata anche l'edizione anticipata del Tg1, con cui la realtà è entrata prepotentemente nello spettacolo, nella festa della canzone", prosegue Cardinaletti. All'Ariston, insomma, ha avuto un ruolo "a metà", tra lo "sguardo su quello che succedeva fuori dall'Ariston" e la coconduzione con Carlo Conti e Laura Pausini, che - dice - è stata un'esperienza che le è piaciuta e che non esclude di ripetere in futuro: "Se tornerò su quel palco non lo so. Da un lato oggi, con le emozioni a caldo, direi che mi piacerebbe perché è stata un'esperienza diversa ma nelle mie corde. L'infotainment mi piace, è una chiave che in futuro forse mi piacerebbe esplorare anche di più. Ma al momento questa esperienza non cambierà la mia vita, il mio mestiere: me la sono vissuta come un'esperienza divertente, però per adesso si torna al Tg1 e purtroppo alla guerra". Ieri, nella sua prima volta al festival, ha assistito ad un evento inedito nella storia del festival, l'investitura ufficiale del prossimo conduttore e direttore artistico, Stefano De Martino: "È vero, era una prima volta anche il passaggio del testimone in diretta". Cosa pensa della scelta di De Martino? "Io con Stefano De Martino non ho avuto il piacere di lavorare, quindi so solo che è un grande professionista. Devo dire che ho trovato il gesto di Carlo Conti molto elegante. E' chiaro che si apre una nuova fase, qualcosa di nuovo: in bocca al lupo a Stefano De Martino! Non è un ruolo semplice, soprattutto quello di conduttore e direttore artistico. Ma penso che farà bene perché sa fare molte cose e le sa fare bene". Però, prima di pensare al 2027, Cardinaletti vuole rendere a Carlo Conti quello che è di Carlo Conti: "Si è appena chiuso un festival molto bello, anche molto interessante dal punto di vista musicale". Se le si chiede il tuo podio preferito, la giornalista risponde: "Fulminacci, Nayt e Ditonellapiaga". Ma avrebbe incluso volentieri sul podio "anche Sal Da Vinci": "Sono molto contenta per lui. Ha una carriera importante, tanta gavetta, tanta esperienza. E poi ci aveva già fatto volare con 'Rossetto e caffè', quindi si è ampiamente meritato questo successo", conclude.
(Adnkronos) - "L'intelligenza artificiale è già dentro le nostre fabbriche. Io ne sono entusiasta, sono convinto che migliorerà al meglio non solo il lavoro ma la vita di tutti noi. Io credo che sia un'ottima occasione per l'Italia e l'Europa per mantenere i livelli di occupazione che abbiamo avuto finora. Dovremo vedere come fare per avere la migliore applicazione possibile. Cosa dobbiamo fare? Innovazione, innovazione, innovazione". Lo ha detto Maurizio Marchesini, vice presidente di Confindustria, intervenendo all'evento 'Ia e lavoro: governare la trasformazione, moltiplicare le opportunità', promosso dal ministero del Lavoro e delle politiche sociali e in corso a Roma. Marchesini ha sottolineato: "Oggi ho sentito parlare molto più di rischi che di opportunità. Ma la forza di questa tecnologia è talmente grande che non possiamo assolutamente trascurarla né pensare di ostacolare l'applicazione dell'intelligenza artificiale. Anzi, dobbiamo trovare tutti i modi possibili per favorirla, tenendo presente ovviamente che ci saranno delle problematiche di tipo individuale che dovremo risolvere in maniera collettiva naturalmente", ha sottolineato. Per il vice presidente di Confindustria centrale sarà la formazione. "L'intelligenza artificiale -ha detto- non è un sostitutore di lavoro, ma un potenziatore di lavoro. Dobbiamo tenere presente la struttura industriale del nostro Paese, che è composta soprattutto di piccolissime imprese. Quindi, ben lontani da ostacolarla, dobbiamo, tenendo conto evidentemente delle problematiche che possono insorgere, incentivare l'applicazione dell'Ia. Chiaramente c'è un compito anche delle parti sociali in tutto questo, che è di osservare quello che succede, di prevenire e risolvere gli eventuali problemi", conclude.
(Adnkronos) - "Niente di più miope che attaccare il sistema Ets mentre l’Italia frana". Un gruppo di 150 studiosi di scienza del clima e di transizione energetica ha rivolto un appello al governo affinché non indebolisca gli strumenti europei di decarbonizzazione e rafforzi le politiche di adattamento. Al centro della lettera aperta, il richiamo alla necessità di affrontare la crisi climatica con misure fondate sulla scienza e orientate al lungo periodo. Tra i primi firmatari figura anche il premio Nobel per la Fisica 2021 Giorgio Parisi e l'economista Carlo Carraro. “Noi studiosi impegnati nella ricerca sul cambiamento climatico, sulle politiche di mitigazione e adattamento e sui sistemi complessi, esprimiamo profonda preoccupazione per il modo in cui il governo italiano sta affrontando la crisi climatica, in particolare per le recenti prese di posizione volte a indebolire i principali strumenti della politica climatica europea", scrivono. Secondo i firmatari, i recenti eventi estremi che hanno colpito il Sud Italia confermano una tendenza ormai consolidata: l’aumento delle temperature globali si traduce in una maggiore frequenza e intensità di fenomeni meteorologici estremi. "Il disastro di Niscemi appare a molti come la drammatica metafora di un intero Paese a rischio. Non a caso, da anni l’Ispra colloca l’Italia ai primi posti in Europa per l’esposizione al rischio di frane”, si legge. "Non è pessimismo, ma realismo scientifico: l’Italia dovrà affrontare un rischio crescente di disastri climatici - afferma Antonello Pasini (Cnr-Iia) - Limitarsi a rincorrere le emergenze senza ridurre con decisione le emissioni significa esporsi a impatti sempre più gravi e costosi. Senza mitigazione, l’adattamento diventa progressivamente meno efficace e, in alcuni casi, impossibile". Nel mirino degli studiosi le recenti prese di posizione critiche nei confronti del sistema europeo di scambio delle emissioni (Ets), considerato uno degli strumenti cardine della politica climatica dell’Unione europea. "L’attacco del governo al sistema Ets rischia di indebolire una politica che ha già dimostrato di ridurre le emissioni nei settori regolati, stimolare innovazione e accompagnare la transizione industriale a costi sostenibili. Per questo non ha senso presentarlo come un ostacolo per imprese e famiglie", sottolinea Stefano Caserini (Università di Parma). Secondo gli esperti, rallentare la decarbonizzazione renderebbe il Paese subalterno alle parti meno innovative dell’industria, con effetti strutturalmente negativi sulla competitività. "Innovazione e competitività sono oggi indissolubilmente legate alla decarbonizzazione - afferma Carlo Carraro (Università Ca’ Foscari Venezia) - Ostacolare la transizione espone le imprese a rischi tecnologici e finanziari crescenti e rende il Paese meno competitivo. Accelerare sulle rinnovabili significa invece rafforzare sicurezza energetica e capacità industriale". La lettera richiama infine la necessità di dare piena attuazione al Piano Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici e di rispettare gli obiettivi europei di decarbonizzazione al 2050 e intermedi al 2040, già approvati anche dall’Italia in sede comunitaria. Per i firmatari, la crisi climatica rappresenta una sfida che richiede responsabilità condivisa e scelte coerenti con le evidenze scientifiche: rinviare o indebolire le politiche di mitigazione e adattamento significherebbe aumentare i costi economici e sociali per le generazioni presenti e future. "Politiche che mettano al centro incentivi ed investimenti per la transizione energetica e per l’adattamento ci aspettiamo trovino il consenso di tutte le forze politiche, perché deve essere comune l’accettazione dei risultati della scienza del clima e la responsabilità di fare la nostra doverosa parte per contribuire a contrastare la crisi climatica", concludono gli esperti.