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(Adnkronos) - Via gli Stati Uniti dal Medio Oriente, lo Stretto di Hormuz rimane chiuso mentre l'Iran cerca vendetta. Mojtaba Khamenei, la nuova Guida Suprema dell'Iran, rimane invisibile e si presenta con un messaggio che viene letto dalla tv di Stato e che si rivela una sfida totale a Donald Trump. Il figlio dell'ayatollah Ali Khamenei, ucciso da Usa e Israele nei primi raid della guerra iniziata il 28 febbraio, continua a non mostrarsi in pubblico: è ferito e secondo alcune fonti sarebbe in un luogo protetto. Il mistero rimane irrisolto e autorizza anche a porre una domanda: chi comanda davvero in Iran? Le parole di Khamenei jr sono affidate ad un giornalista dell'emittente di Stato e chiariscono la linea di Teheran: la guerra continua e il petrolio è un'arma. "Mio padre, mia madre, mia sorella, mio figlio, mia nipote e mia moglie sono stati martirizzati. Ma rimarrò paziente. Sopporterò il dolore e vendicherò il sangue dei martiri", dice l'ayatollah, che ha atteso quattro giorni dalla sua nomina da parte dell'Assemblea degli Esperti per manifestare la sua leadership. Il messaggio, anche nelle parte più generica, è un chiaro manifesto della posizione dell'Iran: nessun compromesso, sono gli altri a doversi adattare alle condizioni di Teheran. A cominciare dagli Stati Uniti. La guerra ha innescato un aumento vertiginoso del prezzo del petrolio e Khamenei intende sfruttare l'arma economica. "La chiusura dello Stretto di Hormuz deve rimanere uno strumento di pressione", ha affermato l'ayatollah in uno dei punti chiave del suo intervento, lasciando intendere che l'Iran andrà avanti con la strategia di non far passare "neanche una goccia di petrolio" dal Golfo. La chiusura di Hormuz finora ha fatto schizzare il barile a oltre 100 dollari e gettato incertezze sulle prospettive delle economie occidentali. "Gli Stati Uniti sono il più grande produttore di petrolio al mondo, quindi quando il prezzo del petrolio sale, noi facciamo un sacco di soldi", ha detto nelle stesse ore Trump: in realtà, il semaforo rosso a Hormuz è un salasso anche per i consumatori americani, costretti a convivere con l'aumento del prezzo della benzina al gallone. A questo, si aggiunge la strategia 'divide et impera' a cui potrebbe affidarsi l'Iran: consentire l'uso dello Stretto ad alcuni paesi, per creare inevitabili spaccature che potrebbero minare il sostegno ai nemici. Con Israele e Stati Uniti nessun dialogo, il messaggio non contiene alcun tipo di apertura. Anzi. La Guida Suprema ha giurato esplicita vendetta per i "martiri", con un riferimento esplicito al drammatico attacco alla scuola elementare 'Shajareh Tayyebeh' di Minab, dove un missile ha ucciso 165 persone, molte delle quali erano bambine. Khamenei lo ha definito "un crimine deliberatamente commesso dal nemico", proprio mentre negli Stati Uniti sono stati diffusi i risultati preliminari dell'inchiesta che certifica le responsabilità americane: la scuola, erroneamente indicata come struttura militare secondo le informazioni di intelligence non aggiornate, è stata colpita da un Tomahawk. Il messaggio dell'ayatollah mira a isolare l'America nella regione. Per questo, Khamenei ha lanciato un monito diretto ai Paesi che ospitano basi militari statunitensi, intimandogli di chiuderle "immediatamente" o gli attacchi continueranno: un warning esplicito a Emirati Arabi, Kuwait, Qatar, Bahrain, Oman. Arabia Saudita"La pretesa americana di garantire sicurezza e pace era solo una menzogna", ha scandito Mojtaba, evidenziando che gli obiettivi dell'Iran sono solo quelle basi e non i Paesi del Golfo. Alle petrolmonarchie ha anche rivolto parole più distensive e diplomatiche, evidenziando che Teheran "non cerca di stabilire dominio o colonialismo nella regione ed è pienamente pronta a costruire unità e a intrattenere relazioni calde e sincere di reciproca amicizia con tutti i suoi Paesi vicini". Nel suo discorso la Guida ha quindi espresso "sincera gratitudine" ai movimenti del cosiddetto "Fronte della Resistenza", citando uno dopo l'altro Hezbollah in Libano, gli Houthi nello Yemen e le milizie filo-iraniane in Iraq. Sono i "nostri migliori amici e parte integrante dei valori della Rivoluzione Islamica", ha detto, mostrando la solidità della rete dei proxy e riconoscendone il ruolo fondamentale. In uno dei passaggi chiave del suo discorso, la nuova Guida Suprema ha richiamato l'eredità del padre Ali Khamenei e del fondatore della Repubblica islamica, l’ayatollah Ruhollah Khomeini. "Prendere il loro posto è un compito molto difficile", ha ammesso, parlando della "montagna di fermezza" costruita in decenni di leadership e difficile da replicare. Il paese, all'inizio dell'anno, è stato teatro di massicce proteste che sono state represse nel sangue. Gli attacchi di Stati Uniti e Israele contro il regime, come hanno mostrato i video diffusi sui social, sono stati accolti come una liberazione. Mojtaba Khamenei, nel suo messaggio, ha espresso la sua vicinanza alla popolazione e ha provato a presentarsi come una figura vicina alla gente comune: "Ho saputo della mia nomina dalla tv, come tutti gli altri cittadini".
(Adnkronos) - "L'effetto immediato" della guerra tra Iran e Israele-Usa "che stiamo vedendo tutti in questi giorni è legato all'aumento dei prezzi dei combustibili fossili, del petrolio, del gnl e del gas. Questa è una cosa che vediamo subito e che i governi di tutto il mondo stanno cercando di affrontare. Ma il rischio è che sia poi una conseguenza che immediatamente non è rilevata, ma che apparirà più nel lungo periodo con il perdurare della limitazione delle navi che possono navigare nello stretto di Hormuz. Dallo Stretto passa gran parte del materiale minerario, diretto verso l'Asia, che serve per fare i fertilizzanti e tutto quello che serve per l'agricoltura. Con un gran rallentamento o un blocco di questi trasporti rischiamo di avere un aumento dei costi delle materie prime, soprattutto dell'agroindustria. Di conseguenza un aumento dei prezzi dei beni alimentari. E' una bomba a orologeria che rischia di scoppiare tra pochi mesi colpendo in modo molto forte le famiglie". E' l'allarme che, intervistato da Adnkronos/Labitalia, lancia Giulio Sapelli, economista, storico e dirigente d'azienda italiano, sulle possibili conseguenze economiche della guerra in Medio Oriente. E a rischiare un brusco aumento dei prezzi a causa delle limitazioni nello Stretto di Hormuz, sottolinea Sapelli, non sono solo i beni alimentari. "Pensiamo alle plastiche, o anche a tutte le infrastrutture che hanno delle molecole che vengono soprattutto prodotte utilizzando o il petrolio o altri minerali che provengono da quelle rotte", aggiunge. E sulla possibilità allo studio del governo italiano di agire sulle accise dei carburanti Sapelli è secco. "Intervenire sulle accise? Si va bene, ma è un palliativo. Si deve lavorare con la diplomazia per fare finire la guerra o comunque sperare che il regime di Teheran cada e il conflitto termini", sottolinea. Secondo Sapelli, non basta "agire in casa propria con le accise, che si può anche fare, perchè abbiamo unificato l'economia, abbiamo centralizzato il capitalismo, le filiere produttive sono ormai internazionali". "Quindi bisogna operare diplomaticamente -aggiunge Sapelli- perché la guerra finisca, quindi sperare che l'attacco, che è anche sacrosanto, fatto da Israele e dagli Stati Uniti contro un regime che aveva la bomba atomica, fanatico e che era un pericolo per tutto il Medio Oriente, porti alla fine del regime", aggiunge. A livello diplomatico, secondo Sapelli, "è molto importante che la Cina stia ancora, 'distante', a differenza dei russi che si sono impegnati in modo chiaro al sostegno dell'Iran. I cinesi sono anche guardinghi e tutti i paesi del Golfo sanno che non devono colpire troppo la Cina perché vedono che la Cina potrebbe avere una funzione di acceleratore della disgregazione dell'Iran". "Quindi bisogna agire intelligentemente, non facendo propaganda, ma facendo politica", aggiunge. Dubbi da parte di Sapelli sul possibile ruolo dell'Ue. "L'Ue ormai non fa più politica da anni. La guerra contro l'Iran un'occasione per un nuovo ruolo dell'Ue anche a livello diplomatico? Certamente, ma bisogna avere del cervello. E invece in Europa ognuno fa per il suo conto. Basta vedere le iniziative di Macron, vengono fuori i vecchi nazionalismi. Anche l'illusione di armarsi: per avere un esercito europeo bisogna avere una strategia, una mentalità. E' molto più utile e intelligente a rafforzare la Nato adesso, è immediato. Ma purtroppo, invece, c'è una crisi dei governi ma anche dei tecnocrati e di chi viene mandato al Parlamento europeo. Quindi è molto difficile, anche in mancanza di una generazione di statisti, fare qualcosa", conclude. (di Fabio Paluccio)
(Adnkronos) - Il Gruppo Davines - azienda attiva nel settore della cosmetica professionale con i marchi per l’haircare Davines e per lo skincare 'comfort zone', B Corp dal 2016 - annuncia, per il terzo anno consecutivo, l’apertura delle candidature per 'The Good Farmer Award' 2026. Realizzato in collaborazione con la Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile, è il primo premio in Italia a sostenere i giovani agricoltori che guidano la transizione ecologica attraverso pratiche di agricoltura biologica rigenerativa e agroecologiche, con un approccio sistemico e anche sociale. Anche per questa edizione è stata rinnovata l’estensione del bando alle aziende agricole dedite all’allevamento e impegnate a migliorare il benessere e la salute animale con pratiche che includono, tra le altre, il pascolo all’aperto e la conseguente riduzione dell’uso di farmaci veterinari. Il bando si rivolge ad agricoltori e agricoltrici di età inferiore o uguale a 35 anni al 31 luglio 2026 che gestiscano imprese con certificazione biologica in corso di validità. I due progetti più innovativi e avanzati riceveranno dal Gruppo Davines 10mila euro ciascuno per l’acquisto di materiali e per interventi finalizzati al miglioramento e allo sviluppo delle attività agroecologiche. Le candidature possono essere inviate dal 10 marzo fino al 15 maggio 2026 compilando il modulo online. La cerimonia di premiazione si terrà il 27 novembre 2026 presso il Davines Group Village a Parma. Requisiti necessari per accedere al bando sono l’avere una certificazione biologica in corso di validità e applicare i principi dell’agricoltura biologica rigenerativa e dell’agroecologia. In particolare i giovani agricoltori e le loro aziende dovranno dimostrare di utilizzare almeno tre tra le strategie e le pratiche di agricoltura biologica rigenerativa e agroecologia identificate dal regolamento, tra cui la rotazione colturale, il minimo disturbo del suolo, l’utilizzo di fertilizzanti organici, la coltivazione di alberi associata a campi seminativi o a pascoli, l’uso di colture di copertura come le leguminose e la pacciamatura del terreno (ossia la copertura del terreno con materiale organico come paglia o foglie). La Commissione che valuterà e selezionerà i progetti è composta da otto membri, fra professori universitari ed esperti in temi di agricoltura, agroecologia e sostenibilità. Edo Ronchi, presidente della Fondazione per lo sviluppo sostenibile, è il presidente della Giuria. Gli altri membri sono: Davide Bochicchio, ricercatore del Crea Zootecnia e Acquacoltura; Dario Fornara, direttore di Eroc (European Regenerative Organic Center); Angelo Gentili, responsabile nazionale Agricoltura di Legambiente; Paola Migliorini, docente presso l’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo; Alessandro Monteleone, dirigente di Ricerca del Crea, Centro Politiche e Bio-economia; Camilla Moonen, professoressa associata presso l’Istituto di Scienze delle Piante, Università Sant’Anna di Pisa; Francesca Pisseri, medica veterinaria esperta in agroecologia, Associazione Italiana di Agroecologia.