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(Adnkronos) - Ci sono libri che spiegano un mestiere e libri che raccontano una vita. "Il negoziatore" (Paesi edizioni) appartiene a una categoria più rara: è la storia di un uomo che, raccontando sé stesso, finisce per cambiare il modo in cui guardiamo il conflitto, il dialogo e persino le nostre relazioni quotidiane. Frediano Finucci, giornalista, capo degli Esteri a La7 e conduttore di "Omnibus", spiega all'Adnkronos come è nato questo volume scritto insieme a Michael Tsur, il profilo umano del protagonista e le implicazioni di un metodo che si muove tra psicologia, comunicazione ed emergenze da far gelare il sangue. Come nasce il rapporto con Michael Tsur? "Come spesso accade, per caso. Nel 2009 un’università americana a Roma mi propose di seguire un corso di mediazione. Non era esattamente nei miei piani: io faccio il giornalista. Ma chi mi telefonò aggiunse un dettaglio che cambiò tutto: tra i docenti c’era un negoziatore di ostaggi israeliano". Cosa la colpì di quell’incontro? "La scena fu quasi cinematografica. Quando entrò in aula, calò il silenzio. Solo dopo capii che la sua fama lo precedeva. Era carismatico, ma senza ostentazione. Finite le lezioni, gli chiesi un’intervista. Da lì, negli anni, altri incontri, altre conversazioni, altre interviste nei miei programmi in tv". L'idea di raccontarlo però nasce molti anni dopo. "Avevo iniziato a collaborare con una casa editrice e proposi all’editore di scrivere la biografia di Tsur. Abbiamo iniziato il lavoro all’inizio del 2025, nel pieno della crisi di Gaza. Il negoziato, il tema degli ostaggi, il ruolo del dialogo erano improvvisamente diventati centrali. Abbiamo realizzato 25 interviste video, tre ore e mezza ciascuna. Un’immersione totale". Che libro è "Il negoziatore"? "Un libro con tre anime. La prima è la biografia di Michael Tsur e della sua famiglia, una storia incredibile che attraversa Yemen, Germania, Israele. La seconda riguarda le tecniche di negoziazione che ha sviluppato. Non è un manuale, ma era impossibile non raccontarle. La terza anima sono le operazioni reali a cui ha partecipato". Uno che è passato da meccanico di auto ad avvocato e poi a lavorare con l’Idf. Chiamato per il dirottamento del Tupolev russo atterrato nel deserto israeliano, e per la lunga crisi della Basilica della Natività a Betlemme, una delle prese di ostaggi più complesse e atipiche della storia recente. "Questo è un punto fondamentale. Tsur non è un soldato. Dopo una serie di lavori manuali, la laurea in legge e la pratica forense, nel 1999 è stato invitato a entrare nel team di negoziazione ostaggi dell’esercito israeliano. Questa distinzione cambia completamente la prospettiva". Quanto pesa la sua storia personale nella costruzione del metodo? "Moltissimo. Tsur è fortemente dislessico. Lui stesso sostiene che questa condizione lo abbia portato a sviluppare una sensibilità particolare. Dice che Dio gli ha tolto alcune capacità – lettura, scrittura fluente – compensandolo con altre: memoria, comunicazione verbale, capacità di osservazione. Un modo di porsi che a noi può suonare bizzarro, ma che in lui non ha nulla di retorico. La cosa che mi ha colpito è la sua umiltà. Se io avessi metà delle sue capacità, probabilmente me la tirerei molto di più". Fare tante domande è l’elemento distintivo del suo approccio. Insieme alla comunicazione non verbale. "Tsur sostiene che la negoziazione non sia convincere qualcuno, ma creare un processo mentale nell’interlocutore. Nell’era dei social, quando qualcuno cerca di convincerti, la reazione istintiva è respingere. Bisogna capire la logica dell’altro. Non imporre la propria. La negoziazione avviene nella testa di chi hai di fronte". Arriviamo all’attualità. Cosa ha osservato Tsur nelle negoziazioni post 7 ottobre? "Lui ha partecipato ai primi due mesi. Poi, nel dicembre 2023, ha chiesto di essere esonerato. Non era d’accordo con alcuni metodi. Una in particolare: non si può demonizzare l’avversario mentre si tenta di negoziare. Puoi pensare tutto il male di Hamas, ma non puoi dirlo pubblicamente se vuoi costruire fiducia". Un conflitto tra linguaggio politico e logica negoziale. "Se l’obiettivo è sconfiggere Hamas e contemporaneamente liberare ostaggi, le due cose possono entrare in conflitto. Lui fa una distinzione cruciale: Hamas come struttura può essere combattuta, Hamas come ideologia no. Le ideologie non si eradicano". E sulla convivenza israelo-palestinese? "Qui si è mostrato sorprendentemente ottimista. Dice: non abbiamo altra scelta, siamo due popoli di sopravvissuti. Quando c’è da sopravvivere, le persone fanno scelte che in condizioni normali non farebbero". Cosa resta, al lettore, oltre alla storia straordinaria? "Una rivoluzione silenziosa: la negoziazione non deve essere monopolio degli avvocati. Chiunque, con esperienza di vita e formazione adeguata, può diventare negoziatore. Può anche diventare una professione del futuro. In un’epoca di longevità crescente, persone che hanno ancora la voglia di lavorare possono mettere a frutto decenni di esperienza relazionale nei settori più disparati". Lei stesso ha sperimentato queste tecniche? "Sì. In due situazioni personali che erano perdenti in partenza. Ho semplicemente fatto domande. In entrambi i casi, sorprendentemente, la situazione si è ribaltata". (di Giorgio Rutelli)
(Adnkronos) - Presentato oggi a Roma a Palazzo Chigi il nuovo portale della famiglia e della genitorialità, progettato dall’Inps e accessibile anche da App: 40 prestazioni Inps per la famiglia e i genitori e 300 servizi di altre pubbliche amministrazioni in una logica di interoperabilità. La home page del portale presenta i principali servizi Inps per la famiglia, evidenziando anche quelli già attivi. La piattaforma è organizzata in 7 sezioni: servizi Inps (personalizzati), diventare genitori, crescita bambina/bambino, disabilità, centri per la famiglia, servizi di prossimità (vicino a te). Al portale si accede con Spid o Cie. Tra i servizi presenti, Isee, Assegno Unico Universale, bonus nuovi nati, bonus asilo nido, nuovo bonus mamme, bonus sociali, congedi parentali (maternità e paternità), indennità per congedi, carta Dedicata a te, carta europea della disabilità, Reddito di libertà, Adi, bonus donne, lavoratori domestici, libretto di famiglia, centri per le famiglie, prestazioni per figli con disabilità. Il portale propone un’esperienza integrata e personalizzata, in una gestione interistituzionale e interoperabile che abilita la collaborazione tra Inps e altre Pa. “Avere luoghi fisici e virtuali attraverso i quali ricevere servizi e orientarsi è un elemento centrale di supporto che semplifica la vita ai genitori e aiuta anche a far percepire la vicinanza di uno Stato amico", dichiara Eugenia Roccella, ministro per la Famiglia, la Natalità e le Pari Opportunità. Per il presidente Inps Gabriele Fava, "il Portale della Famiglia e della Genitorialità non è un punto di arrivo. È un tassello di una responsabilità più ampia. Con il portale della famiglia prende forma il grande progetto della riorganizzazione dei servizi Inps per eventi della vita. Non introduce nuove prestazioni. Non modifica la normativa. Non è una misura finanziaria aggiuntiva, ma una scelta strutturale di semplificazione, ricondurre prestazioni oggi sparse in un unico accesso, in un solo clic”.
(Adnkronos) - Smog in calo nelle città in Italia. Nel 2025 scendono a 13 i capoluoghi di provincia che hanno superato i limiti giornalieri di Pm10 (50 microgrammi per metro cubo per un massimo di 35 giorni all'anno), contro i 25 del 2024, i 18 del 2023 e i 29 del 2022. Si tratta di uno dei dati più positivi degli ultimi anni, ma che non deve far abbassare la guardia. Se si guarda al 2030, anno in cui entreranno in vigore dei nuovi e più stringenti limiti europei sulla qualità dell'aria (20 µg/m3 per il Pm10, 20 µg/m3 per l’NO2, 10 µg/m3 per il Pm2.5), l'Italia resta ancora lontana dai parametri richiesti: applicandoli ad oggi, sarebbe oltre i limiti il 53% delle città per il Pm10, il 73% per il Pm2.5 e il 38% per l'NO2. Sono i dati del nuovo rapporto 'Mal'Aria di città 2026' di Legambiente che fa il punto sullo stato della qualità dell'aria nei capoluoghi di provincia italiani. Stando al report, nel 2025 sono 13 i capoluoghi di provincia che hanno superato il limite giornaliero di Pm10, fissato dalla normativa europea a 50 microgrammi per metro cubo e consentito per un massimo di 35 giorni all'anno. La maglia nera quest'anno va a Palermo, con la centralina di Belgio che ha registrato 89 giorni oltre il limite, seguita da Milano (centralina Marche) con 66 sforamenti, Napoli (Ospedale Pellegrini) con 64 e Ragusa (Campo di Atletica) con 61. Sotto le sessanta giornate si collocano Frosinone con 55 sforamenti, Lodi e Monza con 48, Cremona e Verona con 44, Modena con 40, Torino con 39, Rovigo con 37 e Venezia con 36 giorni di superamento. Nel resto dei capoluoghi monitorati non si registrano sforamenti oltre i limiti di legge e, come già avvenuto negli ultimi anni, nessuna città supera i valori annuali previsti dalla normativa vigente per Pm10, Pm2.5 e biossido di azoto. La fotografia - rivela l'analisi di Legambiente - cambia radicalmente quando si guarda ai nuovi limiti che entreranno in vigore dal 1° gennaio 2030 con la revisione della Direttiva europea sulla qualità dell'aria: il 53% dei capoluoghi italiani (55 città su 103) non rispetta già ora il limite previsto per il Pm10 di 20 microgrammi per metro cubo al 2030. Le situazioni più distanti dall'obiettivo si registrano a Cremona, dove serve una riduzione del 35%, seguita da Lodi con il 32%, Cagliari e Verona con il 31%, Torino e Napoli con il 30%. La situazione è ancora più critica per il Pm2.5, dove 68 città su 93, pari al 73%, hanno una media annuale superiore a 10 microgrammi per metro cubo. I casi più problematici sono Monza, che ha una media annuale attuale di 25 microgrammi per metro cubo e dovrebbe ridurre le concentrazioni del 60%, Cremona con il 55%, Rovigo con il 53%, Milano e Pavia con il 50%, Vicenza sempre con il 50%. Per quanto riguarda il biossido di azoto, 40 città su 105, pari al 38%, non rispettano il nuovo valore di 20 microgrammi per metro cubo, con le situazioni più distanti dall'obiettivo registrate a Napoli dove serve una riduzione del 47%, Torino e Palermo con il 39%, Milano con il 38%, Como e Catania con il 33%. "I miglioramenti registrati nel 2025 sono tra i più positivi degli ultimi anni, ma restano fragili e non sostenuti da scelte coerenti - dichiara Giorgio Zampetti, direttore generale di Legambiente - È irragionevole che, proprio mentre iniziano a emergere segnali concreti, il governo scelga di tagliare le risorse invece di consolidare questi progressi. La scelta di ridurre drasticamente già dal 2026 - e per tutto il prossimo triennio - le risorse destinate al Fondo per il miglioramento della qualità dell'aria nel bacino padano non va nella giusta direzione. Serve invece un cambio di passo: investire con continuità nel trasporto pubblico e nella mobilità sostenibile, accelerare la riqualificazione energetica degli edifici e il superamento delle fonti più inquinanti nel riscaldamento domestico e dal comparto industriale, intervenire in modo strutturale su agricoltura e allevamenti intensivi". Il dato più preoccupante è la lentezza con cui molte città stanno riducendo le concentrazioni di inquinanti anno dopo anno. Questa edizione di Mal'Aria ha analizzato i dati di Pm10 degli ultimi quindici anni (2011-2025), calcolando attraverso una media mobile quinquennale la tendenza in ogni città e stimando i valori che potrebbero essere raggiunti entro il 2030. Delle 89 città analizzate, 49 nel 2025 registrano valori di Pm10 superiori al nuovo limite europeo di 20 microgrammi per metro cubo. Di queste, 33 rischiano concretamente di non raggiungere l'obiettivo mantenendo l'attuale ritmo di riduzione: Cremona potrebbe scendere solo a 27 µg/mc, Lodi a 25, Verona a 27, Cagliari a 26. Situazione critica anche per Napoli, Modena, Milano, Pavia, Torino, Vicenza, Palermo e Ragusa (oggi a 28 µg/mc) che potrebbero rimanere tra i 23 e i 27 µg/mc. Potrebbero invece centrare l'obiettivo città come Bari, Benevento, Bergamo, Bologna, Caserta, Como, Firenze, Foggia, Latina, Lucca, Ravenna, Roma, Salerno, Sondrio, Trento e Vercelli, oggi sopra la soglia dei 20 µg/mc ma sulla traiettoria giusta. La fotografia di Legambiente relativa al Lazio vede Roma ancora nella top ten delle peggiori città per concentrazione di NO2, settima come lo scorso anno, con una media annua di 28 µg/mc (microgrammi per metro cubo di aria) e Frosinone, con 55 giorni oltre i limiti, quinta peggior città italiana per giornate di superamento degli attuali valori massimi consentiti di Pm10 (nel report dello scorso anno era il peggior capoluogo in assoluto). Roma, Frosinone e Latina, poi, sono tra i tanti capoluoghi italiani dove si superano i nuovi limiti europei che scatteranno dal 2030.