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(Adnkronos) - Nel mondo anglosassone li chiamano gli 'hasslers', i fastidiosi. Sono quei conoscenti, parenti, colleghi o amici che creano sempre problemi o rendono la vita più difficile. E, secondo la scienza, fanno invecchiare più in fretta. Quasi il 30% delle persone riferisce di averne almeno uno nel proprio entourage. Se è vero che le relazioni sociali sono fondamentali per la salute umana, è anche vero che all'interno delle nostre reti i legami negativi non sono rari, anzi. Sono elementi pervasivi e poco studiati, che possono accelerare l'invecchiamento biologico. Parola di scienziati. Trascorrere del tempo con una persona complicata può avere un impatto nefasto sull'umore nell'immediato, ma col tempo queste interazioni sociali difficili potrebbero anche avere un effetto sulla salute fisica, secondo quanto suggerisce una nuova ricerca. Lo studio, finanziato dallo statunitense National Institute on Aging e pubblicato su 'Pnas' (Proceedings of the National Academy of Sciences), ha indagato proprio su questo aspetto finora poco esplorato. Mentre le relazioni positive sono da tempo collegate a una vita più sana e lunga, i soggetti fastidiosi sembrano avere l'effetto opposto: aumentano lo stress cronico e innalzano i biomarcatori epigenetici associati all'invecchiamento. Lo studio ha anche evidenziato che questi legami negativi sono vissuti in modo sproporzionato da chi già affronta maggiori vulnerabilità sociali e sanitarie, ma anche dalle donne rispetto agli uomini. Gli autori dello studio rilevano persino un effetto 'cumulativo': ogni persona fastidiosa in più nel proprio giro corrisponde a un ritmo di invecchiamento più rapido di circa l'1,5% e a un'età biologica più avanzata di circa 9 mesi. In generale i risultati, riassumono gli studiosi, evidenziano il ruolo cruciale - in negativo - degli hassler e la necessità di interventi che riducano le esposizioni sociali dannose per promuovere percorsi di invecchiamento più sani. Una cosa è certa: "Non tutti i legami sociali sono di supporto", come evidenzia il professore associato di Sociologia alla New York University e autore principale dello studio, Byungkyu Lee, nell'approfondimento pubblicato online sul Washington Post. Alcune amicizie possono essere ambivalenti e dal sapore 'dolceamaro', portando luci e ombre. Altre, osserva la coautrice Brea Perry, associate director dell'Irsay Institute for Sociomedical Sciences Research e docente di Sociologia dell'Indiana University a Bloomington, sono "esclusivamente stressanti". Per capire quanto queste relazioni negative possano influenzare l'invecchiamento biologico - la velocità con cui le cellule cedono ai segni del tempo, che non sempre coincide con l'età cronologica di una persona - Lee e colleghi hanno raccolto dati da oltre 2mila persone in una survey condotta in Indiana. Oltre a domande sulle relazioni sociali e autovalutazioni sullo stato di salute generale, ai soggetti coinvolti è stato anche chiesto di fornire campioni di saliva che sono stati analizzati per individuare cambiamenti nel Dna che indicano invecchiamento biologico. L'analisi ha permesso poi di confrontare i tassi di invecchiamento di chi aveva hassler nella propria rete e di chi invece non ne aveva. "Anche piccoli effetti in termini di invecchiamento biologico possono accumularsi", avverte Perry, il che può contribuire a un'insorgenza precoce di malattie croniche. Lo studio, puntualizzano gli autori, non dimostra un rapporto di causa-effetto. "Non sappiamo se i molestatori siano effettivamente la causa dell'invecchiamento" accelerato, chiarisce Lee. "Quello che osserviamo è una sorta di associazione tra la presenza di elementi fastidiosi e problematici" nel proprio network sociale "e il ritmo di invecchiamento". Perché alcune persone sono più inclini a finire nell'orbita degli hassler? Parlando delle donne, osserva Perry, "non sorprende tanto che possano avere più persone complicate nella loro vita, in parte perché sono probabilmente più propense a percepire i problemi degli altri, a sentirli e viverli come stress". Chi ha problemi di salute, continua, "potrebbe aver bisogno di assistenza, e questo tipo di relazioni possono diventare unilaterali e difficili da negoziare". Chi ha avuto un'infanzia difficile, poi, "tende ad essere più vulnerabile agli stress cronici e agli eventi negativi della vita, e quindi potrebbe esserlo anche ai soggetti fastidiosi". Lo studio ha poi rilevato che "molti di questi elementi fastidiosi sono membri della famiglia", nota Perry, "persone radicate" nella vita di chi le subisce "in modalità difficili da rinegoziare o a cui sfuggire". Nelle relazioni non familiari i partecipanti hanno riferito che colleghi, coinquilini e in misura minore vicini di casa avevano maggiori probabilità di essere molesti rispetto ai loro amici. Come i familiari, questi gruppi spesso implicano obblighi e la necessità di gestire spazi condivisi, osservano gli autori dello studio. Come proteggere la propria salute dai fastidiosi? Il consiglio più ovvio, segnala Lee, è di valutare attentamente le relazioni, evitando chi ci importuna quando possibile, e tagliando i ponti se si percepisce che qualcuno sta aggiungendo molta negatività e stress alla propria vita, anche se questa può essere una decisione incredibilmente difficile. In realtà, però, sottrarsi a ogni relazione problematica probabilmente non è realistico, avvertono gli scienziati. Ci si potrebbe sentire obbligati a mantenerne alcune, come quelle con i familiari, prosegue Lee. Altre relazioni potrebbero aggiungere qualche aspetto positivo alla vita, oltre a un certo grado di difficoltà. E allora, quando ci si trova in compagnia di un hassler, potrebbe essere utile limitare il tempo trascorso con quella persona o prendere in considerazione la terapia per migliorare aspetti difficili della relazione, suggerisce Perry. Un'ancora di salvezza sono eventuali 'cuscinetti sociali', cioè investire costantemente in relazioni positive e che offrano supporto. "Se ne avete abbastanza nella vostra rete o nel vostro ambiente", evidenzia Lee, "potreste avere qualche effetto calmante sul vostro invecchiamento", anche se questo specifico aspetto non è stato indagato. Ciò è particolarmente importante, perché avere una compagnia è associato a molti benefici per la salute. "Per me - conclude Debra Umberson, direttrice del Center on Aging and Population Sciences all'università del Texas Austin, non coinvolta nello studio - uno degli aspetti più sorprendenti, in quanto studiosa dell'argomento, è l'isolamento sociale". L'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ha pubblicato un rapporto globale che ha collegato la solitudine a 871mila decessi ogni anno. "E' molto importante avere delle relazioni. Non vorrei si trascurasse questo aspetto", chiosa Umberson.
(Adnkronos) - Per 4 adolescenti su 10, “stare insieme” significa prima di tutto amicizia: uno spazio fatto di complicità, leggerezza e condivisione quotidiana. E tra i contesti in cui sperimentano il lavoro di squadra, la fiducia reciproca e il senso del “noi” seguono la scuola (22%) e lo sport (8,8%). È quanto emerge da 'Generazione Noi', l’analisi promossa da Ringo e realizzata dal partner Extreme, società specializzata nell'analisi strategica delle conversazioni web e social, su oltre 35.000 contenuti social prodotti in lingua italiana su TikTok, Instagram e YouTube. La ricerca si inserisce nella comunicazione di 'Tra di noi c’è più gusto', la campagna con cui Ringo racconta il valore delle relazioni tra coetanei e del Terzo Spazio: quel luogo, fisico o simbolico, in cui gli adolescenti costruiscono relazioni, autonomia e identità lontano dalla supervisione diretta di adulti, genitori o insegnanti. L’analisi si basa su un approccio di social listening qualitativo, che utilizza un sistema di ancore semantiche costruite a partire da slang, espressioni ricorrenti e codici linguistici tipici dei ragazzi e delle ragazze tra i 13 e i 18 anni. Il linguaggio diventa la chiave per intercettare e interpretare le conversazioni: non solo oggetto di studio, ma anche strumento metodologico centrale. Dai dati emerge con chiarezza anche dove gli adolescenti raccontano oggi lo stare insieme online: TikTok concentra il 50% delle conversazioni; Instagram il 49%; YouTube è marginale. Un dato che racconta una socialità espressa attraverso formati rapidi, visivi e performativi. Su TikTok lo stare insieme prende forma in meme, slang e micro-rituali, mentre su Instagram diventa un racconto più editoriale e descrittivo, fatto di immagini e parole che fissano i momenti condivisi. L’amicizia è il primo pilastro della collaborazione, soprattutto per le ragazze adolescenti, per le quali rappresenta il cuore della socialità (54,2%). Tra i ragazzi adolescenti, invece, lo stare insieme si costruisce più spesso attraverso sport e attività condivise (49,3%). Lo sport emerge come spazio di appartenenza più che di performance: genera maggiore coinvolgimento quando viene raccontato come esperienza collettiva. Il tono delle conversazioni è prevalentemente positivo (51,1%), e ruota attorno a quattro pilastri: appartenenza attiva (37,1%), inclusione (28,4%), continuità nel tempo (25%) e orgoglio condiviso (9,5%). La scuola, pur comparendo in meno conversazioni rispetto allo sport, genera un coinvolgimento medio più alto (oltre 5.300 like medi), confermandosi un grande denominatore emotivo. Non viene raccontata come un’istituzione, ma come uno spazio profondamente relazionale, in cui il gruppo diventa una risorsa fondamentale per vivere meglio la quotidianità. Dalle conversazioni emerge come stare insieme a compagni e compagne contribuisca innanzitutto ad alleggerire ansia e pressione (45,5%), rendendo più affrontabili verifiche, cambiamenti e nuove sfide. Accanto a questo, la scuola è anche il luogo del sostegno pratico e concreto (31,8%): studiare insieme, aiutarsi, condividere appunti e prepararsi alle difficoltà quotidiane. Infine, è lo spazio in cui si costruiscono ricordi comuni (18,2%), che rafforzano il senso di appartenenza e trasformano l’esperienza scolastica in una storia condivisa. In questo scenario, anche il cibo assume un ruolo sociale molto concreto: la merenda torna spesso come rito informale di gruppo, un momento semplice ma identitario in cui ci si ritrova, si chiacchiera e si “stacca” dalle regole. Non è solo consumo, ma condivisione: una pausa che diventa spazio di libertà e complicità. Il gioco on line (4,8% delle conversazioni) emerge come spazio sociale pieno: clan, team “aperti”, valutazioni di skill, gergo condiviso. L’intrattenimento non resta un’attività individuale, ma diventa un’occasione per creare piccole comunità molto unite. In questo contesto, il digitale non sostituisce l’amicizia, ma la struttura e la rende più organizzata. La musica (3,8% delle conversazioni) non risulta come semplice ascolto, ma diventa immaginario, sogno comune e desiderio, soprattutto nell’esperienza live, come un concerto, dove si trasforma in un rito di amicizia. È anche una sfida creativa, in cui la performance smette di essere solo esibizione per diventare un’occasione per mettersi alla prova, migliorare e rafforzarsi reciprocamente. Il racconto dello stare insieme passa anche, e soprattutto, dal linguaggio: è uno degli elementi chiave attraverso cui gli adolescenti costruiscono e riconoscono il gruppo. Non si tratta solo di “parole alla moda”, ma di un vero codice identitario, fatto di slang, format narrativi e riferimenti condivisi. Il lessico è ibrido e nativo digitale: convive l’italiano con anglicismi, termini dal gaming, meme culture e dialetto “remixato”. Le espressioni più diffuse nelle conversazioni, come bro, bestie, random, chill o team, funzionano come segnali di appartenenza, mentre hashtag come #fyp o #perte servono a rendere il contenuto visibile e condivisibile. Un ruolo centrale è giocato dai format narrativi, in particolare il POV (“Point of View”), che permette di raccontare lo stare insieme in prima persona, trasformando situazioni quotidiane in micro-storie immediatamente riconoscibili. Il linguaggio è breve, performativo e comunitario: più che spiegare, serve a far sentire “dentro” chi guarda. Emoji, allungamenti vocalici e punti esclamativi sostituiscono spesso le dichiarazioni esplicite di emozione. Nel complesso, il linguaggio racconta una generazione in cui il “noi” viene prima dell’“io”: le parole non servono solo a comunicare, ma a costruire legami e “delimitare il gruppo” Nel complesso, l’analisi restituisce l’immagine di una generazione fortemente relazionale, lontana dall’idea di individualismo spesso associata ai giovani. I ragazzi e le ragazze adolescenti di oggi non utilizzano il digitale per sostituire le relazioni, ma per estenderle e amplificarle: lo “stare insieme” nasce nella quotidianità offline (a scuola, nello sport, nel tempo libero) e viene poi raccontato e condiviso online come parte integrante dell’esperienza. I valori che emergono dall’analisi di Extreme prendono forma concreta in LabiRingo, l’installazione esperienziale che Ringo porterà nelle piazze italiane per invitare ragazzi e ragazze adolescenti a giocare insieme. Un vero Terzo Spazio fisico, pensato come luogo di incontro, relazione e scoperta, in cui la collaborazione non è solo un tema, ma una condizione necessaria per vivere l’esperienza. LabiRingo è un percorso immersivo e condiviso che accompagna i partecipanti all’interno di un labirinto fatto di prove, intuizioni e piccoli obiettivi da superare insieme. Ogni tappa è progettata per stimolare il lavoro di squadra, la complicità e la capacità di coordinarsi, trasformando il gioco in un’esperienza collettiva. All’interno dell’installazione, le persone vengono coinvolte in diverse attività che richiedono collaborazione e fiducia reciproca: solo agendo insieme è possibile orientarsi, avanzare nel percorso e arrivare all’uscita finale, dove l’esperienza viene celebrata e condivisa. Il labirinto diventa così una metafora concreta dello “stare insieme”: un viaggio fatto di scelte comuni e risultati condivisi. “Con Tra di noi c’è più gusto vogliamo valorizzare quei momenti in cui gli adolescenti stanno insieme in modo spontaneo e autentico - commenta Susanna Catelli, Senior Marketing Manager Ringo. “Il Terzo Spazio è proprio questo: un luogo in cui si cresce attraverso le relazioni, fuori dalle logiche di competizione e giudizio. Con LabiRingo trasformiamo questo concetto in un’esperienza reale, creando spazi che invitano a collaborare, condividere e divertirsi, parlando il linguaggio delle nuove generazioni e rispettandone tempi e modalità.” LabiRingo debutterà a Milano, in Piazza Gae Aulenti, dal 6 all’8 marzo, proseguirà a Napoli, in Piazza Dante, dal 13 al 15 marzo e, infine, approderà a Bari, in Largo Giannella, dal 20 al 22 marzo, per tre weekend dedicati al gioco e alla collaborazione.
(Adnkronos) - Anche quest’anno Gemmo partecipa a Key - The Energy Transition Expo, la manifestazione di riferimento in Italia e nel bacino del Mediterraneo dedicata a tecnologie, soluzioni e servizi per la transizione energetica (Rimini, 4-6 marzo). La partecipazione a Key rappresenta per Gemmo un’importante occasione di confronto con partner e stakeholder del settore, nonché un momento strategico per presentare le proprie competenze e le soluzioni sviluppate a supporto della transizione energetica e dell’innovazione delle infrastrutture. Fondata nel 1919 ad Arcugnano (Vicenza), Gemmo è attiva in Italia nella realizzazione e gestione di impianti tecnologici complessi per infrastrutture strategiche pubbliche e private. Fornisce servizi di facility management, realizza interventi di efficientamento energetico e di gestione dell’energia. A Key-The Energy Transition Expo, Gemmo porta il proprio know-how nella realizzazione e gestione di impianti per sanità e ospedali, per le infrastrutture - come aeroporti, porti, strade, tunnel e stazioni ferroviarie - per il patrimonio artistico e culturale, per gli edifici direzionali e commerciali, per la mobilità e il fotovoltaico. L’azienda vicentina, inoltre, è protagonista della realizzazione degli interventi previsti nell’ambito del Pnrr. “Rispetto al panorama industriale italiano Gemmo rappresenta l'unica azienda che incarna un abilitatore tecnologico a 360 gradi: l’azienda realizza infrastrutture tecnologiche e le gestisce dal punto di vista manutentivo ed energetico. Questo ci permette di abbracciare tutte le dinamiche nella gestione di infrastrutture e di edifici e grazie alle certificazioni ottenute e al know how in questi settori, rappresentiamo un unicum all'interno del panorama italiano”, spiega Alessio Zanetti, direttore generale di Gemmo Spa. “Siamo un’ azienda italiana che ormai da oltre cento anni svolge il proprio business nell'ambito delle costruzioni tecnologiche, delle manutenzioni e della gestione energia. Copriamo interamente l'infrastruttura energetica e le costruzioni strategiche italiane, come ad esempio la costruzione, la manutenzione e la gestione energetica di infrastrutture stradali - spiega - Uno dei progetti che stiamo portando avanti è il monitoraggio a livello della sicurezza dei ponti con sensoristica IoT per conto di Anas”. Inoltre Gemmo è impegnata in “diverse realizzazioni nell'ambito ospedaliero, anche Pnrr. In questo momento ci stiamo concentrando su tantissime realizzazioni, cercando di traguardare al meglio tutti i risultati richiesti dall'Europa, per quello che riguarda l’ospedaliero, il mondo scolastico, quello museale. Ambiti in cui Gemmo è da sempre presente. Speriamo di dare il nostro contributo alla crescita e alla sostenibilità di tutto il Paese".