ENTRA NEL NETWORK |
ENTRA NEL NETWORK |
(Adnkronos) - Donald Trump aspetta risposte positive, ma il telefono squilla poco. Il presidente degli Stati Uniti continua a sollecitare la formazione di una coalizione internazionale, con il contributo primario della Nato, per liberare e aprire lo Stretto di Hormuz bloccato dall'Iran con la conseguente paralisi del commercio del petrolio nel Golfo Persico. L'aumento dei prezzi impone una soluzione al rebus, ma l'iniziativa di Trump fatica a decollare. "Numerosi Paesi mi hanno detto che sono in arrivo. Li annunceremo presto: alcuni sono molto entusiasti, altri meno. Alcuni sono Paesi che abbiamo aiutato per moltissimi anni. Li abbiamo protetti da terribili minacce esterne, eppure non si sono mostrati così entusiasti. E il livello di entusiasmo è importante per me", dice Trump con dichiarazioni generiche: non è chiaro chi abbia dato la propria disponibilità e come intenda contribuire. "Dopo 40 anni che vi proteggiamo, non volete essere coinvolti in qualcosa di così insignificante, in cui verranno sparati pochissimi colpi perché gli iraniani non ne hanno più a disposizione? Io chiedo se hanno dragamine e mi dicono che preferirebbero non essere coinvolti", le argomentazioni del numero 1 della Casa Bianca. Non è chiaro nemmeno per quale motivo Trump chieda l'intervento di altri paesi, Cina compresa, visto che "non ne abbiamo bisogno". "Voglio vedere come reagiscono", dice con l'ennesima giravolta verbale. "Ho sempre pensato che questa fosse una debolezza della Nato, il nostro compito era proteggerli. Ma ho sempre detto che, quando avremo bisogno di aiuto, loro non ci proteggeranno. Noi abbiamo costruito il più grande esercito del mondo e proteggiamo le persone. Se avessimo bisogno delle loro navi o di qualsiasi altra cosa, di qualsiasi mezzo che potrebbero avere, dovrebbero venire subito ad aiutarci perché noi li abbiamo aiutati per anni", dice. Il presidente non rende nota la lista nera degli 'ingrati', il compito probabilmente spetterà al segretario di Stato. "Saremo delusi da qualche nazione e vi diremo quali sono", dice Trump delegando l'incarico a Marco Rubio. Il presidente non usa toni particolarmente gratificanti nemmeno per chi, a suo dire, si unirà all'impresa. Il Regno Unito, dice, non si è comportato bene. "Non sono contento di come ha agito, ma parteciperà", dice prima di bacchettare il premier britannico Keir Starmer. "Mi ha detto 'sto incontrando il mio team per decidere'. E gli ho detto 'perché devi vedere il tuo team?'. Sei tu il primo ministro, sei tu che devi prendere la decisione, non devi parlare con nessuno. Dopo che abbiamo distrutto le capacità militari dell'Iran e la zona è diventata molto più sicura, ha detto che avrebbe mandato due portaerei: gli ho detto 'no non le vogliamo più'... E' stato deludente", l'affondo di Trump. "Stiamo discutendo, con partner europei, del Golfo e gli Usa, e ovviamo dobbiamo valutare molte opzioni. Noi abbiamo già sistemi di sminamento autonomi nella regione, valutiamo opzioni ed esperienza, ma lavoriamo con gli alleati", dice Starmer nelle stesse ore. Bene, ma non benissimo, il colloquio con il presidente francese Emmanuel Macron. "Da 1 a 10, darei voto 8. Ma parliamo pur sempre della Francia, non ci aspettiamo la perfezione...", dice Trump, convinto che anche Parigi "aiuterà". Trump il 31 marzo dovrebbe essere in Cina per la visita fino al 2 aprile. Il viaggio, con annesso incontro con Xi Jinping, potrebbe slittare. "Rinvieremo di poco probabilmente, magari un mese", dice Trump. " C'è una guerra in corso. Penso sia importante che io sia qui". Il rinvio sarebbe legato a motivi logistici e di opportunità, vista la guerra in corso, ma diventerebbe anche un segnale se la Cina - che secondo Washington dipende fortemente dal petrolio del Golfo - non aderisse all'appello. Pechino per ora si esprime con le parole del portavoce del ministero degli Esteri, Lin Jian. La Cina, dice, "una volta di più sollecita le parti a fermare immediatamente le operazioni militari, a evitare ulteriore escalation della situazione tesa e a evitare che il disordine regionale abbia un ulteriore impatto sull'economia globale. Stiamo comunicando con le parti coinvolte per lavorare a una de-escalation della situazione". Categorica la posizione della Germania. Il cancelliere tedesco Friedrich Merz esclude la partecipazione del paese alla guerra in ogni forma: "Non abbiamo il mandato delle Nazioni Unite, dell'Unione Europea o della Nato richiesto dalla Legge Fondamentale. E' stato dunque chiaro dall'inizio che questa guerra non è una questione che riguarda la Nato", dice nel corso di una conferenza stampa a Berlino. La Germania, ha quindi chiarito, non è stata consultata né dagli Stati Uniti né da Israele prima dell'inizio della campagna. Questo significa - prosegue - che non c'è mai stata una discussione sul "se" le truppe tedesche sarebbero state coinvolte. Per tale motivo "la questione del come la Germania potrebbe essere coinvolta militarmente qui non si pone". Semaforo rosso anche dal Giappone. "Nell'attuale situazione con l'Iran, al momento non consideriamo l'avvio di un'operazione di sicurezza marittima", afferma il ministro della Difesa, Shinjiro Koizumi. "La domanda è quello che il Giappone dovrebbe fare di sua iniziativa e quello che sarebbe possibile nella nostra cornice legale, piuttosto che quello che sia richiesto dagli Stati Uniti", spiega la premier Sanae Takaichi spiegando di aver "chiesto a varie sezioni di diversi ministeri di valutare la cosa". L'utilizzo delle Forze di autodifesa per missioni all'estero è una questione politicamente sensibile per il Giappone, nella cui Costituzione vi è l'articolo, imposto dagli Usa nel 1947 dopo la Seconda Guerra Mondiale, che sancisce la rinuncia formale alla guerra e vieta il mantenimento di forze armate. "Il governo giapponese sta attualmente considerando come adottare le necessarie misure - conclude la premier - ovviamente, queste saranno nell'ambito della legge giapponese, ma stiamo valutando come proteggere le navi collegate al Giappone e i loro equipaggi, e vedere quello che possiamo fare". No anche dall'Australia, mentre il dibattito in Corea del Sud è accompagnato da manifestazioni di protesta contro l'ipotesi di invio di navi. L'Italia ha escluso la partecipazione alla guerra. "Da una parte per noi è fondamentale, ovviamente, la libertà di navigazione, che è oggetto anche oggi di uno statement che è stato fatto con i nostri partner. Intervenire insomma significa oggettivamente fare un passo in avanti nel coinvolgimento", dice la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, a Quarta Repubblica su Rete4 alla fine della giornata caratterizzata dalla partecipazione del ministro degli Esteri, Antonio Tajani, al Consiglio Affari Esteri dell'Unione europea a Bruxelles. Nella riunione, dice il numero 1 della Farnesina, è stato espresso "l'auspicio di un rapido percorso per arrivare alla pace e stabilità in Medio Oriente. La via del negoziato diplomatico e del dialogo con i Paesi del Golfo è sempre più essenziale per promuovere la de-escalation e garantire la libertà di navigazione e la sicurezza marittima a Hormuz". Esclusa una modifica della finalità della missione europea Aspides: rimane nel Mar Rosso e non sarà coinvolta a Hormuz.
(Adnkronos) - Amazon annuncia l’apertura dei bandi per l’ottava edizione di 'Amazon Women in Innovation', il programma che assegna borse di studio a sette studentesse universitarie in altrettante Università italiane in ambito Stem (scienze, tecnologia, ingegneria e matematica). Per il settimo anno consecutivo, l’università di Roma Tor Vergata è tra gli atenei coinvolti nell’iniziativa: la vincitrice del bando beneficerà di un finanziamento di 6.000 euro all’anno per tre anni e di un percorso di mentorship dedicato, con l’affiancamento di una manager Amazon. Fino al 31 marzo, potranno presentare la propria candidatura tutte le studentesse immatricolate per la prima volta all’a.a. 2025/2026 al Corso di laurea in Ingegneria informatica e Ingegneria di Internet che abbiano conseguito almeno 6 CFU con una media ponderata non inferiore a 25/30. Per ulteriori informazioni visitare questa pagina. Dal 2018, 'Amazon Women in Innovation' ha supportato 33 studentesse e, oltre all’Università di Roma Tor Vergata, il progetto coinvolge altri sei atenei: l’Università degli Studi di Cagliari, l’Università di Catania, il Politecnico di Milano, l’Università degli Studi di Napoli Federico II, l’Università degli Studi di Palermo, il Politecnico di Torino. “Otto edizioni di Amazon Women in Innovation rappresentano per noi una testimonianza concreta di quanto crediamo nel potenziale delle giovani donne che scelgono percorsi tecnico-scientifici”, afferma Rita Malavasi, responsabile delle relazioni istituzionali per Amazon.it. “In questi anni abbiamo visto talenti straordinari affrontare con determinazione settori ancora oggi caratterizzati da un forte squilibrio di genere. Continuare a investire in questo programma è il nostro modo di contribuire a cambiare questa realtà, un passo alla volta”, continua. Amazon Women in Innovation si inserisce nel più ampio impegno di Amazon a formare 200.000 studenti e studentesse in ambito stem in Italia entro il 2026, un piano che coinvolge scuole secondarie di primo e secondo grado, università, corsi post-diploma e percorsi di formazione professionale. Maggiori info: https://www.aboutamazon.it/creare-valore-per-il-paese/impatto-sulla-comunita/educazione-stem
(Adnkronos) - “Alla quarta edizione di Key - The Energy Transition Expo, parliamo di Ultranet, la start up del Gruppo Hgm, dedicata allo sviluppo e alla digitalizzazione dei distretti industriali e a portare negli stessi i progetti di energia green per dare alle Pmi, che nel nostro territorio nazionale rappresentano oltre il 96% delle imprese produttive, un saving sui costi dell'energia, oltre che a rendere disponibile la fibra ottica, oggi abilitatore necessario e fondamentale per tutti i progetti di sviluppo, compresa l’intelligenza artificiale”. Sono le parole di Francesco Sangiovanni, presidente e Founder del Gruppo Hgm - Ultranet, in occasione dell’evento 'Il Progetto Edd - Ultranet nei Distretti Industriali', organizzato dalla stessa azienda nel contesto della quarta edizione di Key – The Energy Transition Expo, la manifestazione di Ieg - Italian Exhibition Group di riferimento in Europa, Africa e bacino del Mediterraneo sulla transizione energetica, svoltasi dal 4 al 6 marzo alla Fiera di Rimini. (VIDEO) Il Gruppo Hgm Spa è attivo in Italia nel settore delle infrastrutture di telecomunicazioni con la mission di offrire servizi integrati ai principali operatori Tlc e alle Utilities. La società Ultranet Srl, totalmente posseduta da Hgm, agisce in qualità di operatore iscritto al Roc, progetta reti Tlc in fibra e offre in Iru i diritti d’uso di circa 15mila km di rete in fibra ottica spenta e/o di cavidotti vuoti già realizzata o da implementare secondo le esigenze dei propri clienti. Ultranet offre anche il noleggio di centrali telefoniche e di redistribuzione ottica proprietarie, con la possibilità di adibirli a mini Hub (Edge Data Center) sul territorio. “Il Gruppo Hgm nasce trent'anni fa ed è di proprietà della famiglia Sangiovanni, di cui sono onorato di essere non solo il presidente, ma anche il maggiore di tre fratelli che hanno costruito questa bella realtà. Siamo presenti in Italia, ma anche in Brasile con progetti analoghi, in cui portiamo l’energia green e la fibra nei distretti e soprattutto nelle smart city - spiega - Il Gruppo Hgm è un'azienda con oltre 500 dipendenti, un fatturato in continua crescita e, soprattutto, con il proprio headquarter in Italia è basata sui principi degli imprenditori tradizionali”. “Il progetto Edd - Energy Digital District è stato studiato appositamente, quattro anni fa, dal nostro Gruppo per favorire la digitalizzazione e l'energia green dei distretti industriali - sottolinea Sangiovanni - poiché le piccole e medie imprese si trovano spesso in difficoltà sia sull'innovazione digitale sia sul costo delle bollette, che aumenta e non dà alle aziende la possibilità di fare saving sulle loro produzioni”. “Pensiamo che fra dieci anni passeremo da oltre il 40% di aziende dotate di fibra ottica all'80% e che porteremo 300mila imprese a non essere più dipendenti esclusivamente dalla bolletta energetica degli operatori, ma ad approfittare, anche grazie alle comunità energetiche, dei contributi che il governo sta mettendo a disposizione per poter dare loro la possibilità di poter essere indipendenti dai costi energetici, che diventeranno sempre di più, a livello globale, l'ago della bilancia sulle aziende di produzione”, conclude.