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(Adnkronos) - Il ministro della Cultura, Alessandro Giuli, ha chiesto oggi, giovedì 12 marzo, alla rappresentante del dicastero nel Consiglio di amministrazione della Biennale, Tamara Gregoretti, "di rimettere il suo mandato essendo venuto meno il rapporto di fiducia". Gregoretti, nominata nel Cda della Fondazione veneziana il 13 marzo 2024, spiega la nota del ministero della Cultura, "non ha ritenuto di avvisare né della possibile presenza della Federazione Russa alla prossima Biennale né, successivamente, di essersi espressa a favore della sua partecipazione pur nella consapevolezza della sensibilità internazionale della questione". “Sono serena e non ho intenzione di dimettermi, in quanto sono certa di muovermi in osservanza dello Statuto della Biennale di Venezia e dell’autonomia dell’istituzione, in base a cui i componenti del Consiglio di Amministrazione non rappresentano coloro che li hanno nominati, né a essi rispondono", dichiara tuttavia in una nota Tamara Gregoretti, in risposta alla richiesta di dimissioni dal ministero. Intanto sulla questione arriva la precisazione del presidente della commissione Cultura della Camera, Federico Mollicone. "Mai detto che il padiglione russo non aprirà. Ho soltanto auspicato un ripensamento da parte di Biennale. Concordo con il ministro Giuli" sottolinea, parlando con l'Adnkronos, dopo che le sue parole all'inaugurazione del Tefaf, la fiera dell'arte che si è aperta nella città olandese Maastricht, avevano generato un "fraintendimento". Oltre 7.500 tra artisti, intellettuali, studiosi e personalità della politica italiana e internazionale hanno chiesto con una petizione su Change.org ai vertici della Biennale di Venezia di chiarire e riconsiderare la partecipazione della Federazione Russa alla 61esima Esposizione Internazionale d’Arte, che si terrà dal 9 maggio al 22 novembre 2026. "La cultura non può essere usata per mascherare l’aggressione" hanno scritto. La lettera aperta, indirizzata al presidente della Biennale, Pietrangelo Buttafuoco, esprime "profonda preoccupazione" per l’annunciato ritorno del padiglione russo, mentre la guerra contro l’Ucraina è ancora in corso. Nel documento i firmatari ricordano che nel marzo 2022, dopo l’invasione su larga scala dell’Ucraina da parte della Russia, la Biennale aveva dichiarato di non voler collaborare con delegazioni o istituzioni ufficiali legate al governo russo. “Quella posizione - si legge nell'appello - rappresentava un importante impegno etico da parte di una delle più importanti istituzioni culturali del mondo”. Secondo i promotori dell’appello, l’annuncio della presenza russa solleva ora "questioni urgenti su come quel principio venga mantenuto", considerando che il conflitto prosegue e ha colpito direttamente anche il mondo culturale ucraino. Artisti, scrittori e operatori culturali, ricordano i firmatari, sono stati uccisi durante l’invasione o negli attacchi contro la popolazione civile, mentre musei, archivi, biblioteche e siti del patrimonio culturale sono stati danneggiati o distrutti. La Federazione Russa, incurante delle polemiche, vuole riaprire il suo storico padiglione ai Giardini della Biennale di Venezia, assente da quattro anni, con un grande progetto che promette spettacolo, festival e performance. Il padiglione pensato per la Biennale Arte 2026 (9 maggio - 22 novembre) è intitolato “The Tree is Rooted in the Sky” (“L’albero è radicato nel cielo”): presenterà oltre cinquanta artisti tra musicisti, poeti e filosofi provenienti da Russia, Argentina, Brasile, Mali e Messico. Tra i protagonisti figura DJ Diaki, artista sonoro maliano noto per la fusione di ritmi africani, folklore russo e musica elettronica. Il festival musicale, secondo quanto risulta all'Adnkronos, è stato previsto dal 5 all’8 maggio, cioè nei giorni di pre-apertura della 61esima Esposizione internazionale d'Arte, quando a Venezia giungeranno migliaia di artisti, operatori culturali e addetti ai lavori. Il festival, nelle intenzioni degli organizzatori, includerà performance, workshop e interventi filosofici, con l’intento dichiarato di creare un dialogo interculturale e valorizzare pratiche artistiche lontane dai grandi centri culturali. La curatela è affidata ad Anastasia Karneeva, con la gestione operativa della società Smart Art, fondata insieme a Ekaterina Vinokurova, figlia del ministro degli Esteri Sergey Lavrov. Secondo gli organizzatori, l’obiettivo è integrare la giovane arte russa nel panorama internazionale e garantire standard elevati di produzione e manutenzione del padiglione nazionale russo, storico edificio progettato nel 1914 dall’architetto Alexey Shchusev. Lo sponsor principale è l’oligarca Leonid Mikhelson, noto per il polo culturale Vac Foundation a Venezia. All’interno dello spazio espositivo saranno presentate opere di pittura, scultura, performance multimediale e sound art di artisti come Lizaveta Anshina, Ekaterina Antonenko, Vera Bazilevskikh, Antonio Buonuario, Serafim Chaikin, Marco Dinelli, Timofey Dudarenko, Faina, Zhanna Gefling, Oleg Gudachev, Sofya Ivanishkina, Jaijiu, JLZ, Tatiana Khalbaeva, Alexey Khovalyg, Daria Khrisanova, Nikita Korolev, Oksana Kuznetsova, Roman Malyavkin, Petr Musoev, Artem Nikolaev, Veronika Okuneva, Valerie Oleynik, Georgy Orlov-Davydovsky, Yaroslav Paradovsky, Bogdan Petrenko, Alexey Retinsky, Ekaterina Rostovtseva, Antonina Sergeeva, Mikhail Spasskii, Lukas Sukharev, Alexey Sysoev, Olga Talysheva, Ilya Tatakov, Alexey Tegin, Maria Vinogradova. Secondo gli organizzatori, l’iniziativa mira a valorizzare pratiche artistiche periferiche e a creare uno spazio di dialogo interculturale, mettendo in relazione radici locali e prospettive globali. La programmazione prevede anche interventi filosofici, workshop e performance site-specific che esplorano le diverse tradizioni culturali russe, incluse quelle indigene e regionali, cercando di rappresentare la varietà culturale della Federazione Russa. Il padiglione della Federazione Russa non aprì alla Biennale Arte del 2022, perchè il curatore e gli artisti incaricati rinunciarono dopo l'invasione dell'Ucrania, ed è stato concesso nel 2024 alla Bolivia. Per la 61esima Esposizione Internazionale d’Arte non c'è stato bisogno che la Russia chiedesse l'autorizzazione alla Biennale di Venezia per la sua apertura: in quanto proprietaria del proprio padiglione da 112 anni può decidere in totale autonomia sulla base dello statuto dell'Istituzione.
(Adnkronos) - Adaptability e upskilling. Sono queste le due parole chiave che descrivono il mercato del lavoro di oggi. Dopo un biennio dominato dal dibattito sulle potenzialità delle nuove tecnologie, il 2026 si accinge a diventare l’anno della concretezza. Tutti i discorsi sull’intelligenza artificiale, sull’innovazione green e sull’industria 5.0 hanno smesso di essere proiezioni future e stanno diventando, sempre di più, realtà all’interno dei processi aziendali che non possiamo più ignorare. Questo cambio di paradigma si traduce, ovviamente, anche in una ricerca sempre più insistente di profili altamente qualificati e con competenze ibride, ovvero professionisti che, insieme alle hard skills, abbiano una visione di insieme per muoversi in contesti sempre più complessi. Competenze con una data di scadenza: il nuovo mercato del lavoro è sempre più dinamico. La velocità dell’innovazione ha ridotto drasticamente la vita delle hard skill. Secondo le ultime analisi di agap2 - multinazionale di consulenza operativa specializzata nel mondo dell’ingegneria e dell’It - oggi le competenze tecniche hanno un ciclo di vita media di circa due anni prima di diventare obsolete. Non si tratta più, quindi, solo di imparare a usare nuovi strumenti, ma di abbracciare percorsi di formazione continui e dinamici per adattarsi a un ambiente in costante evoluzione e cambiamento. "Il 2026 - afferma Alessandro Rosati, Ceo di agap2 - rappresenta uno spartiacque: non basta più essere spettatori dell'innovazione, bisogna saperla gestire. La vera sfida nei prossimi mesi sarà trasformare la velocità del cambiamento in un asset strategico per anticipare le esigenze di mercato e fornire risposte concrete, precise e tempestive. La capacità di disimparare e imparare di nuovo diventa il vero vantaggio competitivo per i candidati, ma anche per le aziende. Oggi nessun professionista può limitarsi ad essere un semplice esecutore, ma deve essere un artefice del cambiamento con competenze in perenne aggiornamento per poter colmare il gap che si apre tra l’innovazione tecnologica che corre velocissima e le necessità di sviluppo del business”. Maquali saranno i professionisti più richiesti nel 2026? Ecco il quadro tracciato da agap2. -Energy manager e sustainability engineer: in vista dei traguardi del Green Deal, queste figure evolvono da semplici consulenti ad architetti della transizione. Non si limitano all'efficientamento energetico, ma riprogettano l'intero ciclo di vita del prodotto secondo i principi dell'economia circolare, integrando fonti rinnovabili e tecnologie di cattura della Co2 per garantire la resilienza operativa e il rispetto dei nuovi standard Esg. -Ingegnere dell’automazione 5.0: il 2026 segna il passaggio definitivo dall'automazione rigida a quella collaborativa e cognitiva. Questo professionista progetta ecosistemi dove robotica avanzata e operatori umani interagiscono in sinergia (Cobot), sfruttando il Cloud Manufacturing e l'Edge Computing per creare linee produttive iper-flessibili, capaci di auto-ottimizzarsi in tempo reale grazie ai dati di fabbrica. -AI implementation specialist (o AI architect): è l'anello di congiunzione tra la data science e il business concreto. Il suo compito non è la creazione di codici grezzi, ma l'integrazione strategica di AI generativa e modelli predittivi nei workflow aziendali. Agisce come un traduttore tecnologico che adatta i modelli linguistici e gli algoritmi di machine learning per automatizzare decisioni complesse e personalizzare l'esperienza del cliente su scala industriale. -Cybersecurity governance consultant: con l'adozione della normativa Nis2 e del Cyber Resilience Act, la sicurezza diventa una questione di processo e non solo di difesa tecnica. Questo consulente gestisce la sicurezza dell'intera supply chain, trasformando la protezione dei dati in un asset competitivo. Coordina la gestione del rischio, la compliance normativa e la resilienza infrastrutturale per prevenire minacce sistemiche in un mondo sempre più interconnesso. -Data engineer: è l'architetto che costruisce le fondamenta del patrimonio informativo aziendale; progetta pipeline di dati scalabili e sicure che alimentano l'intelligenza artificiale in tempo reale. Il suo ruolo è cruciale per garantire la data quality e l'interoperabilità tra database eterogenei, trasformando flussi di dati grezzi in infrastrutture pronte per l'analisi strategica e il decision-making automatizzato.
(Adnkronos) - “Biae è la prima banca interamente focalizzata nel settore delle energie alternative e della transizione energetica ed ecologica. Siamo controllati al 100% da Banca del Fucino e tutte le nostre iniziative mirano a sostenere la transizione”. Così Carlo Cavallero, Direttore Generale della Banca Italiana per l'Ambiente e per l'Energia, illustra il core business di Biae nata a ottobre 2025 e per la prima volta al Key - The Energy Transition Expo, l’evento di riferimento per la transizione energetica in Europa, Africa e bacino del Mediterraneo, organizzato da Italian Exhibition Group (Ieg), dal 4 al 6 marzo, presso la Fiera di Rimini. (Video) “È per noi un grande piacere essere a Key - afferma Cavallero - Vogliamo comunicare alle aziende che rappresentiamo il loro supporto per ogni necessità legata al mondo dell'energia. Assistiamo sia le imprese che realizzano impianti, sia quelle che si occupano di sviluppo: vogliamo essere protagonisti in questo settore affiancando tutti gli operatori”. Il dg si sofferma poi sulla struttura di Biae. “Sono due le direzioni: la direzione Green Lending, che eroga prodotti e servizi tipicamente bancari come finanziamenti e linee di liquidità, e la direzione Green Advisory. In quest'ultima - spiega - offriamo servizi di consulenza e siamo in grado di accompagnare le imprese nei loro investimenti, aiutandole, ad esempio, a trovare partner o acquirenti, o rispondendo a qualsiasi altra esigenza legata al mercato dell'energia”.