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(Adnkronos) - Camminare fa bene al cuore, aiuta a tenere sotto controllo la pressione, il colesterolo e la glicemia. Camminare molto non solo migliora la salute ma allunga la vita. E non di poco. E' il quadro delineato da uno studio condotto dagli scienziati della Griffith University School of Medicine and Dentistry di Gold Coast, in Australia. Molti studi hanno esaminato il collegamento tra l'attività fisica e la longevità. Lo studio coordinato dal professor Lennert Veerman, docente di Salute pubblica nell'ateneo australiano, è stata ispirato da una ricerca pubblicata nel 2019 sul British Medical Journal che associava la diminuzione del rischio di morte prematura all'aumento dell'attività fisica monitorata con tracker utilizzati dai soggetti coinvolti. "Mi sono chiesto come questo si sarebbe tradotto in termini di aspettativa di vita e quanto tempo in più di vita potesse aggiungere una sola ora di camminata", ha affermato Veerman, interpellato in passato dalla Cnn, per illustrare l'obiettivo del proprio lavoro. Per arrivare al traguardo, i ricercatori hanno utilizzato i dati sull'attività fisica rilevati da sensori per almeno 10 ore al giorno per quattro o più giorni. Il monitoraggio ha riguardato adulti di età pari o superiore a 40 anni che hanno partecipato al National Health and Nutrition Examination Survey (NHANES) tra il 2003 e il 2006. La sceltà della fascia d'età non è casuale: i tassi di mortalità correlati all'attività fisica sono stabili fino ai 40 anni. Da quella soglia in poi, invece, variano. Gli scienziati hanno elaborato una 'life table', un metodo per mostrare le probabilità che una popolazione raggiunga o muoia entro una determinata età. Il sistema si basa sui dati relativi alla mortalità raccolti dal National Center for Health Statistics per il 2017: gli autori hanno ipotizzato che fossero correlati ai livelli di attività fisica del periodo 2003-2006. Sulla base di tali informazioni, gli studiosi hanno hanno stimato quante persone della popolazione degli Stati Uniti del 2019 sarebbero sopravvissute negli anni successivi in base ai livelli di attività fisica e quanti anni avrebbero potuto guadagnare con un incremento dello sport e del movimento. Risultato? Hanno appurato che svolgere lo livello di attività fisica della porzione meno attiva della popolazione comporterebbe una perdita di 5,8 anni di aspettativa di vita per uomini e donne: da circa 78 a circa 73 anni. Se tutti i soggetti di età superiore ai 40 anni avessero lo stesso livello di attività fisica del gruppo più attivo, l'aspettativa di vita sarebbe invece di 83,7 anni, con un aumento di 5,3 anni. I soggetti più 'pigri' si limitavano a camminare complessivamente per 49 minuti a circa 4,8 chilometri all'ora al giorno. I livelli di attività fisica totale nei gruppi dal rendimento intermedio svolgevano attività per 78 e 105. I più attivi in assoluto, invece, si muovevano per 160 minuti al giorno: 2h40' di attività complessiva. Il team ha anche esaminato i potenziali benefici a livello individuale, piuttosto che a livello di popolazione, scoprendo che se le persone meno attive dedicassero 111 minuti in più all'attività fisica ogni giorno - passando da 49 a 160 minuti - potrebbero allungare la propria vita fino a 11 anni: dai quasi -6 anni si passerebbe al +5 con un ribaltone totale. Lo studio, secondo altri esponenti della comunità scientifica, presenta alcuni limiti pur essendo considerato utile e affidabile. Si basa su dati preesistenti e fornisce stime in gran parte teoriche. Gli stessi autori hanno osservato che i livelli di attività dei partecipanti allo studio del 2003-2006 sono stati misurati in un periodo limitato e questo non consente di tenere conto dei cambiamenti nel corso della vita.
(Adnkronos) - "L'effetto immediato" della guerra tra Iran e Israele-Usa "che stiamo vedendo tutti in questi giorni è legato all'aumento dei prezzi dei combustibili fossili, del petrolio, del gnl e del gas. Questa è una cosa che vediamo subito e che i governi di tutto il mondo stanno cercando di affrontare. Ma il rischio è che sia poi una conseguenza che immediatamente non è rilevata, ma che apparirà più nel lungo periodo con il perdurare della limitazione delle navi che possono navigare nello stretto di Hormuz. Dallo Stretto passa gran parte del materiale minerario, diretto verso l'Asia, che serve per fare i fertilizzanti e tutto quello che serve per l'agricoltura. Con un gran rallentamento o un blocco di questi trasporti rischiamo di avere un aumento dei costi delle materie prime, soprattutto dell'agroindustria. Di conseguenza un aumento dei prezzi dei beni alimentari. E' una bomba a orologeria che rischia di scoppiare tra pochi mesi colpendo in modo molto forte le famiglie". E' l'allarme che, intervistato da Adnkronos/Labitalia, lancia Giulio Sapelli, economista, storico e dirigente d'azienda italiano, sulle possibili conseguenze economiche della guerra in Medio Oriente. E a rischiare un brusco aumento dei prezzi a causa delle limitazioni nello Stretto di Hormuz, sottolinea Sapelli, non sono solo i beni alimentari. "Pensiamo alle plastiche, o anche a tutte le infrastrutture che hanno delle molecole che vengono soprattutto prodotte utilizzando o il petrolio o altri minerali che provengono da quelle rotte", aggiunge. E sulla possibilità allo studio del governo italiano di agire sulle accise dei carburanti Sapelli è secco. "Intervenire sulle accise? Si va bene, ma è un palliativo. Si deve lavorare con la diplomazia per fare finire la guerra o comunque sperare che il regime di Teheran cada e il conflitto termini", sottolinea. Secondo Sapelli, non basta "agire in casa propria con le accise, che si può anche fare, perchè abbiamo unificato l'economia, abbiamo centralizzato il capitalismo, le filiere produttive sono ormai internazionali". "Quindi bisogna operare diplomaticamente -aggiunge Sapelli- perché la guerra finisca, quindi sperare che l'attacco, che è anche sacrosanto, fatto da Israele e dagli Stati Uniti contro un regime che aveva la bomba atomica, fanatico e che era un pericolo per tutto il Medio Oriente, porti alla fine del regime", aggiunge. A livello diplomatico, secondo Sapelli, "è molto importante che la Cina stia ancora, 'distante', a differenza dei russi che si sono impegnati in modo chiaro al sostegno dell'Iran. I cinesi sono anche guardinghi e tutti i paesi del Golfo sanno che non devono colpire troppo la Cina perché vedono che la Cina potrebbe avere una funzione di acceleratore della disgregazione dell'Iran". "Quindi bisogna agire intelligentemente, non facendo propaganda, ma facendo politica", aggiunge. Dubbi da parte di Sapelli sul possibile ruolo dell'Ue. "L'Ue ormai non fa più politica da anni. La guerra contro l'Iran un'occasione per un nuovo ruolo dell'Ue anche a livello diplomatico? Certamente, ma bisogna avere del cervello. E invece in Europa ognuno fa per il suo conto. Basta vedere le iniziative di Macron, vengono fuori i vecchi nazionalismi. Anche l'illusione di armarsi: per avere un esercito europeo bisogna avere una strategia, una mentalità. E' molto più utile e intelligente a rafforzare la Nato adesso, è immediato. Ma purtroppo, invece, c'è una crisi dei governi ma anche dei tecnocrati e di chi viene mandato al Parlamento europeo. Quindi è molto difficile, anche in mancanza di una generazione di statisti, fare qualcosa", conclude. (di Fabio Paluccio)
(Adnkronos) - Anche quest’anno Gemmo partecipa a Key - The Energy Transition Expo, la manifestazione di riferimento in Italia e nel bacino del Mediterraneo dedicata a tecnologie, soluzioni e servizi per la transizione energetica (Rimini, 4-6 marzo). La partecipazione a Key rappresenta per Gemmo un’importante occasione di confronto con partner e stakeholder del settore, nonché un momento strategico per presentare le proprie competenze e le soluzioni sviluppate a supporto della transizione energetica e dell’innovazione delle infrastrutture. Fondata nel 1919 ad Arcugnano (Vicenza), Gemmo è attiva in Italia nella realizzazione e gestione di impianti tecnologici complessi per infrastrutture strategiche pubbliche e private. Fornisce servizi di facility management, realizza interventi di efficientamento energetico e di gestione dell’energia. A Key-The Energy Transition Expo, Gemmo porta il proprio know-how nella realizzazione e gestione di impianti per sanità e ospedali, per le infrastrutture - come aeroporti, porti, strade, tunnel e stazioni ferroviarie - per il patrimonio artistico e culturale, per gli edifici direzionali e commerciali, per la mobilità e il fotovoltaico. L’azienda vicentina, inoltre, è protagonista della realizzazione degli interventi previsti nell’ambito del Pnrr. “Rispetto al panorama industriale italiano Gemmo rappresenta l'unica azienda che incarna un abilitatore tecnologico a 360 gradi: l’azienda realizza infrastrutture tecnologiche e le gestisce dal punto di vista manutentivo ed energetico. Questo ci permette di abbracciare tutte le dinamiche nella gestione di infrastrutture e di edifici e grazie alle certificazioni ottenute e al know how in questi settori, rappresentiamo un unicum all'interno del panorama italiano”, spiega Alessio Zanetti, direttore generale di Gemmo Spa. “Siamo un’ azienda italiana che ormai da oltre cento anni svolge il proprio business nell'ambito delle costruzioni tecnologiche, delle manutenzioni e della gestione energia. Copriamo interamente l'infrastruttura energetica e le costruzioni strategiche italiane, come ad esempio la costruzione, la manutenzione e la gestione energetica di infrastrutture stradali - spiega - Uno dei progetti che stiamo portando avanti è il monitoraggio a livello della sicurezza dei ponti con sensoristica IoT per conto di Anas”. Inoltre Gemmo è impegnata in “diverse realizzazioni nell'ambito ospedaliero, anche Pnrr. In questo momento ci stiamo concentrando su tantissime realizzazioni, cercando di traguardare al meglio tutti i risultati richiesti dall'Europa, per quello che riguarda l’ospedaliero, il mondo scolastico, quello museale. Ambiti in cui Gemmo è da sempre presente. Speriamo di dare il nostro contributo alla crescita e alla sostenibilità di tutto il Paese".