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(Adnkronos) - Gli Stati Uniti piazzano una taglia da 10 milioni di dollari su Mojtaba Khamenei, nuova Guida Surpema dell'Iran, e sugli altri big del regime. La guerra con Teheran passa anche e soprattutto per l'acquisizione di informazioni fondamentali, elemento indispensabile per continuare l'operazione Epic Fury. Gli Stati Uniti offrono ricompense fino a 10 milioni. La lista dei 'most wanted' non comprende solo Khamenei. In un post pubblicato dall'account 'Reward for Justice', collegato al Dipartimento di Stato americano, accanto al figlio dell'ayatollah Ali Khamenei figurano il capo del Supremo consiglio per la sicurezza nazionale Ali Larijani, il ministro dell'Intelligence Esmail Khatib e quello dell'Interno, Eskandar Momeni. "Queste persone comandano e dirigono vari reparti dei Guardiani della Rivoluzione, che pianificano, organizzano e mettono in atto atti terroristici in tutto il mondo", il messaggio. "Se disponete di informazioni su questi o altri leader chiave dei Guardiani della Rivoluzione - si aggiunge - inviatecele tramite la nostra linea dedicata basata su Tor o tramite Signal. Le vostre informazioni potrebbero darvi diritto al trasferimento e a una ricompensa". La sorte di Khamenei è ancora avvolta nel mistero. La Guida Suprema, ferita nei raid condotti da Israele e Usa all'inizio della guerra, finora è rimasta invisibile: unica traccia, un messaggio affidato alla tv di Stato. Il 56enne leader, secondo la stampa britannica, sarebbe ricoverato e avrebbe addirittura subito l'amputazione di una gamba. "Penso sia ferito, ma credo che sia in qualche modo ancora vivo", dice Trump a Fox News Radio. "Sappiamo che la non così suprema guida è ferita e probabilmente sfigurata", dice il segretario alla Difesa, Pete Hegseth, definendo "debole" il messaggio diffuso da Teheran. "Non c’era voce e non c’era video. L’Iran ha molte telecamere e molti registratori: perché solo una dichiarazione scritta? Penso che sappiate perché". Per Trump, il regime si sgretolerà. "Abbiamo cancellato la leadership dell'Iran per due volte. La seconda volta, si stavano riunendo per scegliere la Guida. Ora sono alla ricerca del leader per la terza volta: dicono sia il figlio di Khamenei, ma nessuno sa dove sia", aggiunge il presidente americano, convinto che il regime in Iran cadrà, "ma forse non immediatamente". Un rovesciamento del potere da parte del popolo in Iran si verificherà "probabilmente", ma "forse non subito". Pasdaran e militari "vanno in giro con le mitragliatrici, uccidono e dicono 'tutti quelli che manifestano, vi prenderemo per strada', penso che sia un grosso ostacolo da superare per le persone che non hanno armi". Il quadro potrebbe cambiare a breve: "Li colpiremo molto duramente nel corso della prossima settimana", anticipa Trump. Il presidente dice e ripete che la guerra potrebbe finire rapidamente. Quando? "Deciderò a pelle".
(Adnkronos) - Impianti industriali fermi e fuga degli imprenditori all'estero. E' il rischio che corre il nostro Paese, secondo Paolo Agnelli, presidente di Confimi Industria, con il prolungarsi del conflitto in Medio Oriente, che sta facendo schizzare in alto i costi dell'energia e non solo. Con la guerra in Medio Oriente "il sentiment tra i nostri associati -spiega Agnelli intervistato da Adnkronos/Labitalia- è di profonda frustrazione, mista a una rabbia che definirei 'da sopravvivenza'. Le nostre imprese, le piccole e medie industrie che sono l'ossatura del Paese, si sentono abbandonate in mezzo ad una situazione che non hanno contribuito a creare. Per la prima volta in tredici anni di Confimi, ricevo chiamate di imprenditori che non mi chiedono più come fare per resistere, ma come fare per uscire dall'Italia. Quasi il 40% dei nostri giovani industriali -sottolinea- sta valutando di aprire stabilimenti all'estero. Non è una scelta strategica di crescita, è pura fuga per necessità: vedono il lavoro di una vita e delle loro famiglie messo a rischio da instabilità geopolitiche che si scaricano interamente sulle loro spalle". Imprenditori lasciati soli al loro destino nella 'tempesta perfetta" secondo Agnelli. "Gli ultimi aumenti dell'energia dovuti al conflitto, sommati a quelli già esistenti stanno impattando in modo devastante, creando un handicap permanente. Un'impresa italiana paga l'energia circa 85 euro per MWh, mentre in Francia ne pagano 25 e in Germania 44. È un divario che uccide la nostra competitività sul nascere. Come puoi pensare di vendere un prodotto sul mercato globale se la tua materia prima energetica costa il triplo o il quadruplo rispetto al tuo vicino di casa? Questo si traduce in investimenti bloccati, linee di produzione ferme e una 'desertificazione industriale' che avanza in silenzio. Siamo all'ultimo miglio: se non si interviene sui costi strutturali, molte aziende semplicemente spegneranno i macchinari perché produrre costa più che stare fermi", avverte l'industriale. E le misure messe in campo dal governo sui costi energetici non convincono del tutto Agnelli. "Siamo soddifatti in parte dell'azione del governo. Pur riconoscendo lo sforzo dell'esecutivo i vari decreti bollette che si sono susseguiti sono spesso interventi parziali, emergenziali, pensati più per le famiglie che per chi produce valore reale. Manca una visione di medio-lungo periodo. Lo Stato, che controlla colossi energetici come l'Enel, dovrebbe avere la responsabilità di garantire energia a prezzi medi europei, rinunciando a margini che oggi sono a volte tripli rispetto ai competitor esteri. Invece, ci sentiamo dire 'arrangiatevi'. Ma la resilienza delle pmi non è infinita", sottolinea. Netto il giudizio sulla posizione del governo sulle accise. Per Agnelli infatti non agire sulle accise "assolutamente non è la scelta giusta. Le accise e gli oneri impropri pesano sulle bollette in modo sproporzionato. Chiediamo da tempo una riduzione strutturale, almeno del 10%, per dare ossigeno immediato ai conti economici. Non agire sulle accise per salvaguardare i rapporti deficit/PIL chiesti da Bruxelles, mentre la nostra industria muore, significa avere le priorità totalmente sbagliate. L'industria è quella che alimenta i conti pubblici: se muore l'impresa, non ci sarà più nulla da tassare", sottolinea. Ma il conflitto sta agendo negativamente sulle aziende non solo attraverso il boom dei costi delle bollette. "Il blocco di Hormuz -sottolinea- è un cappio al collo per chi lavora i metalli. L'area del Golfo fornisce una fetta enorme dell'alluminio mondiale e, soprattutto, è il cuore della logistica energetica. Se si chiude quel rubinetto, non solo i prezzi delle materie prime schizzano a livelli folli per pura speculazione, ma rischiamo la paralisi fisica delle forniture. Le nostre fabbriche lavorano just-in-time; non abbiamo scorte per mesi. Se le navi non passano, la catena del valore si spezza in pochi giorni e il risultato è il blocco totale delle fonderie e delle officine meccaniche in tutta Europa", aggiunge ancora. "Sul mio business l'impatto è diretto e brutale. L'alluminio è energia solida: per produrlo e trasformarlo serve calore, serve elettricità in quantità enormi. Quando i costi energetici esplodono, il prezzo della materia prima raddoppia o triplica, e io mi trovo a dover spiegare ai miei clienti perché un profilato in alluminio costi il 50% in più da un giorno all'altro. Non è speculazione, è sopravvivenza. Vedere l'alluminio primario oltre i 3400 dollari e i rottami che scappano dall'Europa verso l'Asia mi fa capire che stiamo perdendo sovranità industriale. Ogni giorno è una battaglia per non andare in perdita, e assicuro che lavorare con questo stress, dopo generazioni di storia aziendale, è un peso che nessun imprenditore dovrebbe portare da solo". (di Fabio Paluccio)
(Adnkronos) - Abb conferma la presenza a Key - The Energy Transition Expo, il principale appuntamento italiano dedicato alle tecnologie per l’efficienza energetica, la digitalizzazione e l’elettrificazione. Dal 4 al 6 marzo, allo Stand 100 - Padiglione A1 presso il Rimini Expo Center, l’azienda presenta un portafoglio aggiornato di soluzioni pensate per supportare l’evoluzione dell’intera filiera dell’elettrificazione. All’offerta tecnologica si affianca un programma di formazione tecnica ricco e strutturato, con corsi sui temi più caldi e richiesti dal mercato destinati a impiantisti, progettisti, installatori e tecnici. Abb è fortemente impegnata nello sviluppo delle competenze, puntando su aggiornamento continuo e professionalità qualificate.