ENTRA NEL NETWORK |
ENTRA NEL NETWORK |
(Adnkronos) - "La pace alle condizioni dell'Ucraina". Così la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen oggi a Kiev insieme al presidente del Consiglio europeo Antonio Costa in occasione del quarto anniversario dell'invasione da parte della Russia. "A Kiev per la decima volta dall'inizio della guerra - scrive von der Leyen - Per ribadire che l'Europa è al fianco dell'Ucraina, finanziariamente, militarmente e in questo rigido inverno. Per sottolineare il nostro impegno duraturo nella giusta lotta dell'Ucraina. E per inviare un messaggio chiaro sia al popolo ucraino che all'aggressore: non ci arrenderemo finché non sarà ristabilita la pace. La pace alle condizioni dell'Ucraina". "Quattro anni di una guerra di aggressione ingiusta. Quattro anni di incrollabile coraggio ucraino. Quattro anni di incrollabile sostegno europeo. Un obiettivo comune: garantire una pace giusta e duratura in Ucraina. Ecco perché oggi siamo qui a Kiev", ha scritto su X Costa. Vladimir Putin "ha fallito". Quattro anni dopo l'inizio dell'invasione russa, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky celebra la 'resistenza' del suo popolo. In un video discorso in occasione dell'anniversario della guerra: "Putin non ha raggiunto i suoi obiettivi. Non ha spezzato gli ucraini. Non ha vinto questa guerra. Abbiamo preservato l'Ucraina e faremo tutto il possibile per raggiungere la pace e garantire che ci sia giustizia". "Oggi - ha continuato Zelensky - sono esattamente quattro anni da quando Putin ha iniziato la sua avanzata di tre giorni per conquistare Kiev. E questo la dice lunga sulla nostra resistenza, su come l'Ucraina ha combattuto per tutto questo tempo. Dietro queste parole ci sono milioni di persone, un immenso coraggio, un duro lavoro, la perseveranza e il lungo cammino che l'Ucraina sta percorrendo dal 24 febbraio" del 2022. "Ripensando all'inizio dell'invasione e riflettendo sul presente, abbiamo tutto il diritto di dire: abbiamo difeso la nostra indipendenza, non abbiamo perso la nostra statualità", ha concluso il presidente ucraino. ''Possiamo vedere che la Russia mostra disprezzo per l'Europa, ma i russi dovrebbero imparare che l'Europa non è solo una terra per le ville degli oligarchi russi'', ha dichiarato ancora Zelensky in collegamento video da Kiev al Parlamento europeo a Bruxelles, sottolineando che "dobbiamo essere determinati e forti come lo eravamo quando è iniziata l'invasione" quattro anni fa, perché "la minaccia non si è attenuata". ''I russi devono imparare che l'Europa è un'unione di nazioni indipendenti e di milioni di persone che non tollerano l'umiliazione e non accetteranno la violenza'', ha aggiunto Zelensky, rivolgendo un appello a ''continuare a difendere lo stile di vita europeo''. L'Ucraina ha bisogno di forti garanzie di sicurezza e di "una data chiara per l'adesione all'Unione europea", ha quindi sottolineato. Se Kiev non otterrà un impegno politico chiaro sulla data di adesione, ha aggiunto Zelensky, Putin farà tutto il possibile per ostacolare il processo e ritardarlo. Il presidente americano Donald Trump ''resti dalla nostra parte'', quella di Kiev, è stato inoltre l'appello che Zelensky ha rivolto nel corso di una intervista rilasciata alla Cnn, dicendosi convinto che ''il presidente Trump e il suo team vogliano davvero porre fine a questa guerra''. E parlando dei negoziati in corso, il presidente ucraino ha aggiunto che ''c'è un buon dialogo tra il nostro gruppo e quello americano''. Gli Stati Uniti, ha proseguito Zelensky, ''devono restare con un Paese democratico che sta combattendo contro una sola persona. Perché questa persona è una guerra. Putin è una guerra. E' tutta una questione che riguarda lui, una sola persona. E tutto il suo Paese è in prigione". Zelensky ha poi detto che ''no'', Trump non sta esercitando abbastanza pressione su Putin, e "se vogliono davvero fermare Putin, l'America è così forte" da poterlo fare. "Grazie all’Italia per il suo costante sostegno all’Ucraina e per la sua posizione chiara contro l’aggressione russa. Apprezziamo molto la solidarietà e l’assistenza del governo e del popolo italiano. Insieme lavoriamo per una pace giusta e duratura per l’Ucraina e per tutta l’Europa". Così in un post su X il ministro degli Esteri ucraino, Andrii Sybiha, dopo il messaggio del titolare della Farnesina, Antonio Tajani. ''In solidarietà con il popolo ucraino, issiamo la bandiera ucraina accanto a quella dell'Unione europea presso la sede centrale della diplomazia europea. Questo è più di un simbolo. Il futuro dell'Ucraina è all'interno della Ue'', ha scritto su 'X' l'Alto rappresentante della politica estera dell'Unione europea, Kaja Kallas aggiungendo: ''Con il nostro sostegno, gli ucraini stanno resistendo. La via più rapida per porre fine a questa guerra è esercitare maggiore pressione sulla Russia e maggiore sostegno all'Ucraina. Che questo sia l'ultimo anniversario della guerra che celebriamo''. Gli alleati di Kiev devono fornire supporto militare all'Ucraina "ogni giorno" fino alla fine della guerra contro la Russia. A dichiararlo è stato il Segretario Generale della Nato Mark Rutte. "L'Ucraina ha bisogno di più aiuti, perché una promessa di aiuti non pone fine alla guerra. L'Ucraina ha bisogno di munizioni oggi e ogni giorno fino alla fine dei massacri", ha aggiunto durante una cerimonia presso il quartier generale della Nato in occasione del quarto anniversario dell'invasione russa dell'Ucraina. ''L'Ucraina è in prima linea per la nostra libertà e dobbiamo tenerlo a mente mentre celebriamo il quarto anniversario dello scoppio di questa crisi''. Lo ha dichiarato il primo ministro britannico Keir Starmer intervenendo durante una riunione di gabinetto. "Tutti noi vogliamo una pace giusta e duratura" in Ucraina, ma "è Putin a ostacolare il raggiungimento di questa pace giusta e duratura", ha aggiunto Starmer sottolineando la necessità di ''raddoppiare il nostro sostegno all'Ucraina''. Starmer ha poi affermato che ''non si tratta di un conflitto remoto e lontano dal Regno Unito'', ma di una guerra che ''riguarda noi a molti livelli. Riguarda i nostri valori di libertà, democrazia e il diritto di un Paese a decidere per sé stesso''. Inoltre, ha aggiunto il premier britannico, ''come e quando finirà questo conflitto avrà ripercussioni su tutti nel Regno Unito per molto tempo, ed è per questo che è così importante garantire che si tratti di una pace giusta e duratura''. La guerra russa contro l'Ucraina rappresenta "un triplice fallimento per la Russia: militare, economico e strategico, un giorno i russi si renderanno conto dell'enormità del crimine commesso in loro nome, dell'inutilità dei pretesti invocati e dei devastanti effetti a lungo termine sul loro Paese". Così in lungo post su X il presidente francese Emmanuel Macron ricorda il quarto anniversario dell'inizio della "guerra di aggressione scelta dalla Russia, in flagrante disprezzo del diritto internazionale, della sovranità di un popolo e della vita umana". E, rivolto "a chi pensa di poter contare sulla nostra stanchezza", assicura che "si sbaglia: siamo e rimarremo dalla parte dell'Ucraina". ''Per quattro anni, ogni giorno e ogni notte sono stati un incubo per il popolo ucraino. E non solo per loro, ma per tutti noi. Perché la guerra è tornata in Europa. Solo con le nostre forze unite potremo porvi fine. Perché il destino dell'Ucraina è il nostro destino''. Così il cancelliere tedesco Friedrich Merz su 'X', condividendo una foto insieme a Zelensky.
(Adnkronos) - "Dobbiamo convincerci che le donne hanno il privilegio di partorire, ma il dovere di educare i figli non può essere solo loro. La genitorialità è un diritto, ma il dovere non si può lasciare soltanto alle donne. Metterei una multa agli uomini che non si occupano della casa, perché non è giusto. È un problema di cultura". Sono le parole di Amalia Ercoli Finzi, ingegnera aeronautica e professoressa onoraria del Politecnico di Milano, all’evento 'Progetto donna' promosso, oggi a Milano, dall’Ordine degli ingegneri della provincia meneghina. "Tengo molto a questa fotografia: lì c'è scritto 'È nata la Repubblica italiana'. Era il 6 giugno 1946 e io c’ero -spiega-. Ricordo di aver letto quel giornale e di aver pensato: 'Questo è davvero un cambiamento per noi’' perché era la prima volta che le donne potevano votare. Le donne ottennero il diritto di voto quarant’anni dopo uomini che, in molti casi, erano analfabeti. In quegli anni uomini che non sapevano né leggere né scrivere decidevano le sorti dell’Italia, mentre donne laureate non potevano farlo -sottolinea Ercoli Finzi-. Ricordo una frase attribuita a Giolitti: 'Dare il voto alle donne potrebbe cambiare le sorti dell’Italia. Io credo che abbiano una capacità di vedere lontano che noi uomini non abbiamo'". "Il voto alle donne significava poter occupare posizioni decisionali. Oggi molte donne ricoprono incarichi importanti, anche come amministratrici delegate, ma spesso si tratta di aziende di famiglia -continua-. Esistono ancora politiche e sistemi per cui alle donne non viene riconosciuto ciò che meritano. Perché, quando scade una posizione apicale occupata da un uomo, si sostituisce con un altro uomo? Le donne sono ugualmente capaci. Alle ragazze dico: abbiamo diritti civili. Se non ci vengono riconosciuti, dobbiamo fare la rivoluzione", conclude Ercoli Finzi.
(Adnkronos) - "Nonostante le rassicurazioni sulla tutela della produzione di energia da biomasse solide espresse pubblicamente dal governo nelle scorse settimane, la nuova bozza del dl Energia/Bollette prospetta uno scenario ancora critico per l’industria del settore". Così l’Associazione Energia da Biomasse Solide (Ebs) esprime la sua preoccupazione rispetto alla misure previste nella nuova bozza di dl circolata in queste ore “Eravamo fiduciosi, dopo l’impegno preso dal governo, riguardo a un ripensamento sostanziale rispetto alle misure che impattano in modo pesante sul settore delle bioenergie con filiera italiana - dice il presidente di Ebs Andrea Bigai - Il nostro settore è pronto a un confronto tecnico con il decisore politico-istituzionale che non può prescindere dalla condivisione da parte di tutti gli attori, istituzionali e del comparto, della valutazione complessiva dei numeri del settore, e da conseguenti analisi accurate, approfondite, consapevoli su tutti i potenziali effetti del decreto”. "Le bozze di provvedimento circolate - ricostruisce Ebs - prevedono un consistente intervento di riduzione dei Prezzi Minimi Garantiti (Pmg), istituiti ai sensi dell’art. 24, comma 8, del d.lgs. 28/2011 per coprire i costi minimi di esercizio degli impianti. Un meccanismo che esclude già la sovracompensazione". “Riteniamo illogico e inutilmente rischioso rivedere in modo affrettato, per decreto e senza il doveroso confronto il meccanismo varato nel 2024, introducendo una riduzione degli incentivi. Il rischio è compromettere in tempi brevissimi uno dei pilastri più affidabili della generazione rinnovabile nazionale e minare più in generale la fiducia di ogni tipologia di investitori in ambito energetico, sia presente che futura”, dice Bigai. Inoltre, da un punto di vista economico, rileva il presidente di Ebs, "colpire un indotto così consistente significa rinunciare a un importante gettito fiscale, mettere a rischio il lavoro di aziende anche di piccole dimensioni impiegate nella filiera - spesso in zone a rischio abbandono - e accollarsi l’onere di smaltire sottoprodotti delle attività forestali, agricole, agroindustriali. Vuol dire rinunciare a consolidare una virtuosa pratica di valorizzazione energetica di residui poveri in un contesto di impiego a cascata e di economia circolare”. “Il dl Bollette è un passaggio cruciale per il futuro energetico del Paese. Colpire le rinnovabili programmabili e con esse la filiera nazionale sarebbe un errore strategico. Le biomasse solide sono parte della soluzione, non del problema: sono un elemento essenziale del mix energetico, capace di coniugare competitività economica, occupazione, sostenibilità ambientale e sicurezza del sistema elettrico. L’Italia ha bisogno di stabilità regolatoria per evitare disimpegno e incertezza negli investimenti nelle rinnovabili, rischi inconciliabili con gli impegni europei”, conclude.