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(Adnkronos) - "La sostenibilità del verde sportivo e degli stessi impianti sportivi comincia ad essere un tema particolarmente importante, anche alla luce del fatto che la presenza di impianti è direttamente proporzionale alla crescita del movimento. In un momento complicato e difficile come questo, in cui i ragazzi cercano proprio quei punti di riferimento che mancano, avere la disponibilità di attrezzature e di impianti sportivi significherebbe avere un grosso ammortizzatore sociale, capace di dare una mano soprattutto a questi ragazzi". Sono le parole di Mauro Grimaldi, amministratore delegato Federcalcio Servizi, intervenendo al panel 'Fattore campo: impatto diretto su performance e risultati. Strategia, gestione, sostenibilità. Prospettive e case history', nel contesto della decima edizione di MyPlant & Garden, il salone internazionale del verde, in svolgimento nei padiglioni di Rho Fiera Milano dal 18 al 20 febbraio 2026. "Rispetto ad anni fa, il panorama è cambiato: gli impianti sportivi e gli stadi possono diventare anche un terreno sperimentale per ottimizzare costi, ambiente, energia, servizi -prosegue Grimaldi-. Le possibilità di farlo ci sono". Un altro tema cruciale è quello della proprietà e della gestione di queste infrastrutture: "L'80% degli impianti sono degli enti locali. Per poter dare la possibilità di investire ai privati, c'è bisogno di una sinergia più complessa. Se il privato vuole investire, deve avere la disponibilità dell'impianto almeno per 15-20 anni, cosa che adesso non succede, e poter accedere a varie fonti di finanziamento. È importante che si intervenga velocemente perché abbiamo un patrimonio di impiantistica sportiva molto vecchio, alcuni impianti risalgono addirittura a prima della guerra e hanno bisogno di essere attenzionati e mantenuti". Da parte del movimento sportivo "c'è grande sensibilità su questo tema. Nelle strutture c'è adesione, c'è movimento, il campo sportivo è punto di aggregazione, dialogo e formazione, oltre che di condivisione di valori. Per questo dobbiamo dialogare in maniera sinergica con gli enti locali, il governo, le società sportive, le banche e gli enti di promozione, per cercare di creare una squadra in cui tutti cercano di trovare delle soluzioni adatte -spiega-. Oggi parleremo di questo, stiamo cercando di ‘provocare delle reazioni’ perché si prenda finalmente coscienza di questo problema. Il fatto che ci sia un settore dedicato al verde sportivo a MyPlant & Garden trovo che sia un grande passo avanti -conclude- perché ci dà la possibilità di mostrare come oggi la tecnologia permetta di fare impianti modernissimi, con un livello di ottimizzazione incredibile e sistemi di manutenzione altrettanto avanzati. Stiamo infatti ragionando sulla possibilità di creare dei corsi di formazione per chi mantiene i campi sportivi. La competenza e la professionalità sono infatti estremamente importanti e credo che sia corretto formare i giardinieri e i manutentori sulle nuove tematiche e i nuovi materiali".
(Adnkronos) - Le donne sono le più virtuose nella lotta allo spreco alimentare. La prevenzione dello spreco alimentare non dipende solo da buone intenzioni, ma anche da fattori sociali, culturali e digitali. E' quanto emerge dalla ricerca condotta dall'Università di Scienze gastronomiche di Pollenzo su un campione di 390 cittadini italiani, presentata a Milano durante l'evento finale di 'Scrap the food waste' il progetto di cui è capofila l'Unione nazionale consumatori è stato realizzato da AWorld e l'Università stessa. A guidare il progetto Will media che nell'arco dei 20 mesi ha curato la progettazione e il coinvolgimento dei partner a ogni livello decisionale, oltre che lo sviluppo di una campagna di sensibilizzazione sulle principali piattaforme di incontro della community 18-35 anni (Instagram e Youtube). Nel corso dell’incontro dal titolo 'Il cibo che non vediamo-numeri, storie e scelte dietro allo spreco alimentare' i quattro partner del progetto (finanziato dall’European and digital executive agency- Hadea, nell’ambito del programma di finanziamento per la prevenzione dello spreco alimentare Smp food) hanno raccontato le iniziative di questi mesi di collaborazione, volti a migliorare il livello di consapevolezza dei consumatori sul tema dello spreco alimentare. La mattinata è stata un momento di confronto e di condivisione già dalla scelta della location, il Refettorio Ambrosiano che rappresenta un modello virtuoso di economia circolare applicata al cibo. Nato nel 2015 dall'idea dello chef Massimo Bottura e di Davide Rampello con Caritas Ambrosiana, questo spazio recupera ogni giorno eccedenze alimentari e le trasforma in pasti di qualità, dimostrando che lo spreco può diventare risorsa e la solidarietà può unirsi alla bellezza. Con oltre 220.000 pasti distribuiti in dieci anni, il Refettorio incarna perfettamente i valori del progetto 'Scrap the food waste'. Spazio anche a diversi momenti di interazione con il pubblico grazie ai laboratori pratici affidati alla cuoca Irene Bernacchi che lavora su eccedenze e imperfezioni per la produzione di gelato da frutta scartata e collabora con Recup (Associazione nata a Milano e attiva anche a Roma che combatte lo spreco alimentare recuperando frutta e verdura invenduta nei mercati rionali). Ma i veri protagonisti sono stati i risultati del progetto, presentati dai rappresentanti dei quattro partner con il team di Will Media a fare da padroni di casa. Come gestiscono gli sprechi gli italiani? E’ questa la domanda che guida la ricerca dell’Università di Scienze gastronomiche di Pollenzo: lo studio è basato sull'elaborazione di un Indice di prevenzione dello spreco alimentare (Fwpi), che ha permesso di individuare i profili dei consumatori con i comportamenti più efficaci nella riduzione dello spreco domestico. I dati mostrano che le donne, chi vive in aree rurali e chi segue un'alimentazione flexitariana o vegetariana adottano comportamenti più virtuosi nella gestione del cibo. Un dato significativo riguarda il ruolo del digitale: chi utilizza in modo consapevole social media e applicazioni dedicate dimostra livelli più bassi di spreco alimentare. La Generazione Z, in particolare, si distingue per l'impegno attivo nella ricerca di informazioni sul cibo, mentre l'interesse per le tematiche alimentari tende a diminuire con l'aumentare dell'età. La ricerca evidenzia inoltre un legame chiaro tra sensibilità verso la sostenibilità -economia circolare, filiere corte, motivazioni etiche ed ambientali- e comportamenti anti-spreco. "Il progetto Stfw ha dimostrato come strumenti digitali e informazioni corrette possono rendere le persone più consapevoli e aiutarle a gestire meglio il cibo ogni giorno. Investire sempre di più in educazione alimentare e competenze digitali è fondamentale per sostenere le famiglie nella riduzione dello spreco domestico", commenta Luisa Torri, prorettrice Università Pollenzo. Il cuore operativo del progetto 'Scrap food waste' è stata la community digitale su AWorld, che da marzo a dicembre 2025 ha coinvolto 612 persone in un percorso educativo strutturato. I risultati sono significativi: 2.607 ore di formazione completate, con una media di oltre 4 ore per partecipante; 68.811 contenuti educativi letti attraverso 16 percorsi formativi; 296.536 quiz completati per testare le conoscenze acquisite; 475 partecipanti (77,6% della community) hanno calcolato la propria carbon footprint, con un valore medio di 7,3 tonnellate di CO₂ per persona – significativamente superiore all'obiettivo di 2 tonnellate previsto dall'accordo di Parigi. I contenuti più letti dalla community rivelano cosa cercano davvero le persone: informazioni pratiche su come leggere le date di scadenza, conservare correttamente il cibo, riutilizzare gli avanzi in modo creativo. La retention è stata ottenuta senza premi materiali, basandosi esclusivamente sulla qualità dei contenuti e sulla motivazione intrinseca dei partecipanti. La mattinata si è conclusa con un pranzo preparato dai volontari del Refettorio utilizzando eccedenze e scarti alimentari, un'esperienza concreta di come il cibo invisibile possa trasformarsi in valore.
(Adnkronos) - Bper Banca ha aderito anche quest’anno all’iniziativa “M’illumino di meno”, la Giornata Nazionale del risparmio energetico e degli stili di vita sostenibili, istituita dal Parlamento con la Legge 34/2022. Per l’occasione, Bper ha spento le insegne del proprio Centro Direzionale di Modena e di 748 filiali sul territorio nazionale, ribadendo il proprio impegno verso la cultura della sostenibilità ambientale e delle tematiche Esg. L’edizione 2026, celebrata il 16 febbraio, ha portato con sé un messaggio innovativo: “M’Illumino di Scienza”, un invito a unire il risparmio energetico alla conoscenza scientifica per affrontare la crisi climatica. La riduzione degli sprechi energetici è un pilastro fondamentale nelle strategie di Bper. Nel quadro del proprio Piano Energetico al 2030, BPER ha pianificato diverse azioni di efficientamento che mirano a ridurre del 50,2% le emissioni dirette entro il 2030, in linea con gli obiettivi dell'Accordo di Parigi sui cambiamenti climatici. “La conoscenza è la chiave per affrontare le sfide ambientali del nostro tempo”, dichiara Giovanna Zacchi, Head of Esg Strategy di Bper“. Partecipare a M’Illumino di meno significa non solo ridurre i consumi energetici, ma anche promuovere consapevolezza scientifica e responsabilità individuale. Vogliamo essere un punto di riferimento per famiglie e imprese nel percorso di transizione ecologica, offrendo soluzioni finanziarie che sostengano un futuro giusto e sostenibile. Il nostro impegno è chiaro: unire innovazione, competenza e attenzione per l’ambiente, contribuendo in modo concreto al raggiungimento degli obiettivi globali di sostenibilità”.