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(Adnkronos) - Oltre 100mila menzioni e 5 milioni di interazioni in meno di 48 ore, con un sentiment negativo pari all’83%. Sono i dati che fotografano l’impatto digitale del cosiddetto caso Bastoni, avvenuto durante Inter – Juventus dello scorso 14 febbraio, e la sua rapida trasformazione in fenomeno ad alta intensità reputazionale. La ricerca è stata condotta in esclusiva per Adnkronos da Spin Factor attraverso Human, la propria piattaforma proprietaria di web e social listening integrata con sistemi di intelligenza artificiale. L’analisi evidenzia una dinamica di amplificazione e polarizzazione tipica delle crisi reputazionali digitali: l’episodio ha rapidamente superato la dimensione sportiva, consolidandosi come tema centrale nel dibattito online. La distribuzione delle interazioni per canale conferma il ruolo dominante delle piattaforme visuali e video-based: TikTok concentra il 35% del traffico complessivo, seguito da Instagram con il 32%. Oltre due terzi delle interazioni si sviluppano quindi in ambienti caratterizzati da contenuti brevi, reattivi ed emotivi, che accelerano la propagazione e rafforzano le dinamiche di polarizzazione. Sul piano reputazionale, la struttura del sentiment appare fortemente sbilanciata: 83% negativo contro 17% positivo. Un dato che segnala come la conversazione non si limiti alla valutazione dell’episodio sportivo, ma assuma una dimensione simbolica più ampia. L’analisi emozionale rafforza questa lettura. Le reazioni prevalenti sono delusione (41%), rabbia (29%) e indignazione (15%), che insieme rappresentano oltre l’85% delle emozioni rilevate. Residuali le componenti di empatia (8%) e sorpresa (4%), che non incidono in modo significativo sull’equilibrio complessivo della conversazione. Nel loro insieme, i dati descrivono un processo in cui l’evento sportivo diventa catalizzatore di una critica più ampia al sistema calcio, estendendo la narrativa a temi quali credibilità, regole e modelli culturali. L’analisi è stata realizzata attraverso Human, piattaforma proprietaria di Spin Factor integrata con algoritmi di intelligenza artificiale, su contenuti pubblici provenienti da Facebook, Instagram, X, TikTok, YouTube e testate news online. L’arco temporale considerato va dal 14 febbraio 2026 al 16 febbraio 2026.
(Adnkronos) - La professionalità dei consulenti del lavoro si fonda su una specializzazione qualificata e istituzionalmente presidiata, connessa alle politiche del lavoro che non coincide né può essere automaticamente assimilata a quella dei dottori commercialisti ed esperti contabili. È questo il punto fermo ribadito dal Consiglio nazionale dell’ordine dei consulenti del lavoro nelle osservazioni e proposte presentate alla Camera dei Deputati sul disegno di legge delega per la riforma dell’ordinamento della professione di commercialista, attualmente all’esame della commissione Giustizia. Nel documento si evidenzia come "l’attuale quadro normativo delinei una netta distinzione strutturale tra le due professioni, soprattutto nella materia del lavoro e della legislazione sociale. I consulenti del lavoro operano infatti all’interno di un sistema ordinamentale e di vigilanza integrato con le politiche pubbliche del lavoro, sotto la supervisione del ministero del Lavoro e in stretto raccordo con l’Ispettorato Nazionale". "Un assetto che si riflette nel percorso di accesso alla professione – esame di Stato specialistico, tirocinio mirato e formazione continua – e nello svolgimento di funzioni di rilievo pubblicistico, come la certificazione dei contratti di lavoro, la conciliazione e l’arbitrato in materia di lavoro, il coinvolgimento nelle procedure della crisi d’impresa, la gestione delle politiche attive e l’asseverazione di conformità (Asse.Co.)", aggiungono i consulenti del lavoro. Coerentemente con questo impianto, la giurisprudenza amministrativa, sottolineano i professionisti, "ha escluso la possibilità che il praticantato per l’accesso alla professione di consulente del lavoro possa essere svolto presso studi di dottori commercialisti ed esperti contabili, proprio in ragione della diversa natura delle competenze, del percorso normativo e della funzione professionale attribuita ai consulenti del lavoro nell’ordinamento". Secondo i consulenti del lavoro, "ulteriore elemento distintivo è il rapporto con le strutture associative e di assistenza fiscale, che la normativa consente di organizzare, per pmi e imprese artigiane, solo tramite i consulenti del lavoro. Il Consiglio nazionale ricorda inoltre che gli iscritti all’albo dei commercialisti possono svolgere gli adempimenti lavoristici e previdenziali previsti dall’art. 1 della legge 12/79, esclusivamente previa iscrizione all’apposita piattaforma tenuta presso l’Ispettorato nazionale del lavoro e limitatamente alla provincia in cui ha sede l’azienda assistita; a ulteriore conferma della distinzione tra le due professioni". "Dunque, le competenze dei consulenti del lavoro e quelle dei dottori commercialisti non sono sovrapponibili né assimilabili", concludono i consulenti del lavoro.
(Adnkronos) - Gruppo Cap, gestore del servizio idrico integrato della Città metropolitana di Milano, sta intervenendo in diversi Comuni del territorio regolando la pressione dell’acqua in rete. L’obiettivo è quello di gestire meglio la risorsa, ridurre gli sprechi e offrire un servizio più affidabile e sostenibile. Una pressione più equilibrata riduce lo stress sulle tubature e aiuta a limitare rotture e perdite: meno acqua dispersa significa anche meno energia necessaria per pompare e distribuire l’acqua e quindi meno emissioni. Quello delle perdite idriche rimane un tema centrale in tutto il Paese. Secondo gli ultimi dati Istat, in Italia la dispersione media dell’acqua immessa nelle reti di distribuzione si attesta intorno al 42%. Un dato che fotografa la fragilità di una parte significativa delle infrastrutture nazionali e conferma quanto sia necessario intervenire con piani strutturali di efficientamento. In questo contesto – nonostante nel territorio gestito da CAP la dispersione causata da perdite si attesta al 19% - la regolazione della pressione rappresenta una delle leve più efficaci e immediate per ridurre le sollecitazioni sulla rete e contenere le dispersioni, contribuendo concretamente al miglioramento degli indicatori di qualità tecnica misurati da Arera, l’Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente. Il Servizio Idrico Integrato svolge oggi un ruolo chiave nella transizione ecologica. Investire in tecnologie di monitoraggio, digitalizzazione delle reti, efficientamento energetico e ammodernamento delle condotte significa non solo ridurre le perdite, ma anche contenere i consumi energetici e le emissioni associate all’intero ciclo dell’acqua. Gli interventi di regolazione della pressione introdotti da Gruppo Cap sono progettati con parametri tecnici precisi e non compromettono il corretto funzionamento delle utenze. In conformità con quanto previsto dall’art. 12 del Regolamento del Servizio Idrico Integrato, Gruppo Cap garantisce ai contatori degli utenti una pressione minima pari a 2 bar (20 metri di colonna d’acqua) quando non è in corso alcun consumo d’acqua, nel pieno rispetto degli standard tecnici e regolatori vigenti. Tutte queste attività puntano a rendere le reti più moderne e resilienti e a migliorare la qualità del servizio, anche secondo gli indicatori misurati da ARERA, con benefici concreti per i cittadini e per il territorio nel medio e lungo periodo. In un’epoca in cui sostenibilità e uso responsabile delle risorse sono temi centrali nel dibattito pubblico, anche un intervento tecnico come la regolazione della pressione dell’acqua diventa un tassello importante di una strategia più ampia: meno sprechi, più efficienza, più futuro.