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(Adnkronos) - Digiuno intermittente sì o no? Negli ultimi anni la popolarità del regime alimentare diviso in finestre è cresciuta a dismisura, alimentata dai social e dai continui 'endorsement' di influencer del benessere che elogiano il sistema in particolare nella modalità 16/8: si digiuna per 16 ore e si concentrano i pasti in 8 ore nell'arco di una giornata. In ambito scientifico, lo scetticismo non è mancato. "Non è così importante quando si mangia, conta la quantità totale. Uno può anche mangiare 5 volte al giorno, basta che il totale sia relativamente poco. Si può mangiare 3 o 5 volte al giorno, conta cosa si mangia: frutta e verdura, se possibile pane e pasta integrali. Ma conta soprattutto il quanto", ha detto e ripetuto il professor Silvio Garattini, presidente e fondatore dell'Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri. Ora la sua posizione è rafforzata dall'ultimo verdetto della scienza: al banco di prova decisivo, il digiuno intermittente fa flop. Secondo un nuova revisione Cochrane degli studi disponibili, infatti, non porta a una maggiore perdita di peso. Anzi, secondo gli esperti è proprio improbabile che funzioni più che non fare nulla o seguire i tradizionali consigli dietetici. Le evidenze a supporto di questo schema alimentare non risultano dunque all'altezza delle aspettative e delle promesse di benefici metabolici e di un rapido calo del numero di chili segnato dalla bilancia. Gli autori della review hanno analizzato i dati di 22 studi clinici randomizzati che hanno coinvolto 1.995 adulti in Nord America, Europa, Cina, Australia e Sud America. Gli studi hanno esaminato diverse forme di digiuno intermittente, tra cui il digiuno a giorni alterni, il digiuno periodico e l'alimentazione a tempo limitato (cioè pasti concentrati in una fascia oraria limitata del giorno, seguita da un'ampia pausa senza toccare cibo). La maggior parte degli studi ha seguito i partecipanti per un massimo di 12 mesi. La revisione ha confrontato il digiuno intermittente con i consigli dietetici tradizionali e con l'assenza di intervento. Risultato: il digiuno intermittente non sembra avere un effetto clinicamente significativo sulla perdita di peso rispetto alle altre due opzioni (diete classiche o non fare nulla). "Non sembra funzionare per gli adulti sovrappeso o obesi che cercano di dimagrire", conclude l'autore principale della review, Luis Garegnani, in forze nel Centro associato Cochrane dell'Universidad Hospital Italiano de Buenos Aires. Non una buona notizia, visto il grave problema di salute pubblica rappresentato dall'obesità, che è diventata una delle principali cause di morte nei Paesi ad alto reddito. Secondo l'Oms, questa condizione tra gli adulti di tutto il mondo è più che triplicata dal 1975. I dati disponibili a livello globale evidenziano che circa 2,5 miliardi erano in sovrappeso nel 2022. Di questi, 890 milioni convivevano con l'obesità. Parallelamente all'allargarsi dell'epidemia di taglie XXL, il digiuno intermittente ha vissuto un'impennata di interesse. La nuova revisione ha puntato ad esplorare anche l'aspetto degli eventuali effetti collaterali. Ma la loro segnalazione è risultata disomogenea nei vari studi, rendendo difficile trarre conclusioni definitive, affermano gli autori, i quali precisano anche come la base di dati disponibili rimanga limitata (solo 22 studi, molti dei quali basati su campioni di piccole dimensioni). Al di là di questo, però, sembra emergere che l''hype' cresciuta intorno alla moda del digiuno intermittente superi le evidenze a suo favore. Tanto che Garegnani mette in guardia dal clamore che cresce online. "Il digiuno intermittente può essere un'opzione ragionevole per alcune persone, ma le prove attuali non giustificano l'entusiasmo che vediamo sui social media", osserva. Pochi studi hanno esaminato i risultati a lungo termine del digiuno intermittente. "L'obesità è una condizione cronica - ragiona l'esperto - Gli studi a breve termine rendono difficile orientare il processo decisionale a lungo termine per pazienti e medici". Va poi detto, spiegano gli autori della review, che la maggior parte degli studi inclusi nell'analisi ha arruolato prevalentemente popolazioni bianche in Paesi ad alto reddito. Poiché l'obesità è una crisi in rapida crescita anche nei Paesi a basso e medio reddito, sono necessarie ulteriori ricerche su queste popolazioni. Considerato dunque lo stato dell'arte, gli esperti puntualizzano che i risultati del lavoro condotto finora possono fornire degli indizi, ma non essere applicati automaticamente all'intera popolazione, poiché possono variare a seconda del sesso, dell'età, dell'origine, dello stato di malattia o di disturbi o comportamenti alimentari sottostanti. "Con le prove attualmente disponibili - conclude l'autrice senior Eva Madrid, della Cochrane Evidence Synthesis Unit Iberoamerica - è difficile formulare una raccomandazione generale. I medici dovranno valutare caso per caso quando consigliano a un adulto in sovrappeso di perdere chili".
(Adnkronos) - Degustazioni libere e illimitate, laboratori di approfondimento su diversi aspetti dell’universo enologico, dai dealcolati al metodo spumantistico, e workshop gastronomici. Al Salone delle Fontane di Roma, dal 20 al 22 febbraio, si accendono i riflettori su 'I Migliori Vini Italiani di Luca Maroni', che torna con la 25ma edizione. La kermesse dedicata alla migliore produzione vinicola del nostro Paese sarà, inoltre, come ogni anno, l’occasione di tirare le fila degli ultimi 12 mesi, fotografando in maniera puntuale lo stato del vino in Italia: “Mai stato così alto lo standard qualitativo di tutte le denominazioni e tipologie di vino italiano, in particolare quello dei vini più economici e ad alta tiratura. Quanto a rapporto qualità/prezzo e qualità/quantità, il vino italiano compete ai massimi livelli nel mondo”, spiega Luca Maroni, analista sensoriale di fama internazionale e autore di numerose pubblicazioni. Questo perché, come specifica lo stesso Maroni nella prefazione dell’'Annuario dei Migliori Vini Italiani 2026', mentre le etichette più blasonate hanno raggiunto prezzi da capogiro, gli appassionati di buon vino, grazie al 'Rinascimento Enologico Italiano' iniziato negli anni ‘80, possono acquistare oggi bottiglie di eccezionale qualità analitica e sensoriale, a prezzi molto competitivi. L’Italia viticola d’eccellenza attrae come pochi altri paesi per la sua ricchezza, biodiversità e tradizione ma, per mostrare anche cosa accade nel resto del mondo, avrà luogo a cura di Luca Maroni un laboratorio di approfondimento sui vini sudamericani durante il quale i visitatori avranno modo di scoprirli seguendo un racconto al tempo stesso tecnico e comprensibile. Un ulteriore laboratorio sui diversi metodi spumantistici arricchirà la kermesse, con degustazione di alcune etichette di pregio. Saranno presenti le migliori produzioni di centinaia di aziende, provenienti da ogni angolo dell’Italia, selezionate per il loro lavoro attento e rispettoso del frutto uva che si ritrova nella sua integrità all’interno del bicchiere. Inoltre, come sempre, la manifestazione sarà animata anche da focus - a cura di Francesca Romana Maroni, Ceo di Sens Eventi - su alcuni prodotti gastronomici in degustazione che esprimono appieno le tradizioni più autentiche del nostro territorio. Tra questi ci saranno il pecorino romano e il pane, di cui l’Italia è ricca di tipologie e varietà; il guanciale ma anche il salame (corallina e Aquila) e la spianata: tutti prodotti da piccole aziende che, con il loro lavoro e la loro dedizione artigiana, portano alta la bandiera della gastronomia d’eccellenza italiana.
(Adnkronos) - "Nonostante le rassicurazioni sulla tutela della produzione di energia da biomasse solide espresse pubblicamente dal governo nelle scorse settimane, la nuova bozza del dl Energia/Bollette prospetta uno scenario ancora critico per l’industria del settore". Così l’Associazione Energia da Biomasse Solide (Ebs) esprime la sua preoccupazione rispetto alla misure previste nella nuova bozza di dl circolata in queste ore “Eravamo fiduciosi, dopo l’impegno preso dal governo, riguardo a un ripensamento sostanziale rispetto alle misure che impattano in modo pesante sul settore delle bioenergie con filiera italiana - dice il presidente di Ebs Andrea Bigai - Il nostro settore è pronto a un confronto tecnico con il decisore politico-istituzionale che non può prescindere dalla condivisione da parte di tutti gli attori, istituzionali e del comparto, della valutazione complessiva dei numeri del settore, e da conseguenti analisi accurate, approfondite, consapevoli su tutti i potenziali effetti del decreto”. "Le bozze di provvedimento circolate - ricostruisce Ebs - prevedono un consistente intervento di riduzione dei Prezzi Minimi Garantiti (Pmg), istituiti ai sensi dell’art. 24, comma 8, del d.lgs. 28/2011 per coprire i costi minimi di esercizio degli impianti. Un meccanismo che esclude già la sovracompensazione". “Riteniamo illogico e inutilmente rischioso rivedere in modo affrettato, per decreto e senza il doveroso confronto il meccanismo varato nel 2024, introducendo una riduzione degli incentivi. Il rischio è compromettere in tempi brevissimi uno dei pilastri più affidabili della generazione rinnovabile nazionale e minare più in generale la fiducia di ogni tipologia di investitori in ambito energetico, sia presente che futura”, dice Bigai. Inoltre, da un punto di vista economico, rileva il presidente di Ebs, "colpire un indotto così consistente significa rinunciare a un importante gettito fiscale, mettere a rischio il lavoro di aziende anche di piccole dimensioni impiegate nella filiera - spesso in zone a rischio abbandono - e accollarsi l’onere di smaltire sottoprodotti delle attività forestali, agricole, agroindustriali. Vuol dire rinunciare a consolidare una virtuosa pratica di valorizzazione energetica di residui poveri in un contesto di impiego a cascata e di economia circolare”. “Il dl Bollette è un passaggio cruciale per il futuro energetico del Paese. Colpire le rinnovabili programmabili e con esse la filiera nazionale sarebbe un errore strategico. Le biomasse solide sono parte della soluzione, non del problema: sono un elemento essenziale del mix energetico, capace di coniugare competitività economica, occupazione, sostenibilità ambientale e sicurezza del sistema elettrico. L’Italia ha bisogno di stabilità regolatoria per evitare disimpegno e incertezza negli investimenti nelle rinnovabili, rischi inconciliabili con gli impegni europei”, conclude.