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(Adnkronos) - Un bicchiere d'acqua per cominciare la giornata. E' l'abitudine consolidata più o meno di chiunque. Acqua dal rubinetto o da una bottiglia, generalmente fresca o fredda. Ma non solo. L'abitudine di bere un bicchiere di acqua tiepida, se non calda, è più diffusa di quanto si pensi e si basa su convinzioni che, soprattutto in alcuni paesi, appaiono radicate: si ritiene che l'acqua calda migliori la digestione, acceleri il metabolismo, favorisca la disintossicazione dell'organismo. Il tema torna sotto i riflettori di Popular Science, che prova a fare chiarezza. "Bere acqua calda o tiepida può produrre un effetto positivo, ma i benefici sono spesso amplificati", dice la professoressa Diane Lindsay-Adler, nutrizionista e docente al New York Medical College. In generale, una bevanda calda - non necessariamente solo acqua - può avere un effetto positivo per soggetti alle prese con un raffreddore o con gola irritata. Limone, miele e aglio nell'acqua possono portare giovamento secondo la dottoressa Natasha Bhuyan. Dare sollievo, però, non significa curare. Bevande calde non elimineranno la causa della gola arrossata o del naso 'gocciolante': il malessere dipende da virus e batteri. Capitolo digestione: c'è chi beve acqua calda pensando di ottenere un effetto sul relativo al tratto gastrointestinale che viene stimolato dal liquido a temperatura più o meno 'elevata'. I nervi inviano un avviso al resto del sistema gastrointestinale, spiega la professoressa Allison Miner, docente di nutrizione e studi alimentari alla George Mason University. Il liquido caldo, acqua compresa, può causare il movimento del tratto gastrointestinale e innescare il processo di eliminazione delle scorie. "Ecco perché le bevande calde sono comunemente raccomandate dai gastroenterologi come prima bevanda al mattino, quando si è malati o stitici", aggiunge la professoressa Lindsay-Adler evidenziando che "l'effetto è neurologico e muscolare: il calore favorisce il rilassamento e aumenta il benessere, il che può indirettamente favorire la digestione". Il meccanismo però non è automatico, né costante o generalizzato. Il discorso, in sostanza, è simile a quello che erroneamente attribuisce all'acqua calda qualità 'curative' in relazione al mal di gola. La scienza è ancor più netta quando si associa all'acqua calda il 'potere' di accelerare il metabolismo: "C'è una sorta di costo metabolico quando ingeriamo qualcosa che non è alla temperatura del nostro corpo, un costo metabolico molto lieve e non cambia il nostro peso corporeo", sentenzia la professoressa Milner. Altro mito da sfatare: l'idea che l'acqua calda non ha nessuna proprietà disintossicante. "La disintossicazione si basa su fegato e reni", taglia corto Lindsay-Adler. Non ci sono prove che un bicchiere d'acqua calda sia diverso dall'acqua a temperatura ambiente o fredda. Non è in discussione l'importanza dell'acqua e di una corretta idratazione per garantire la corretta funzionalità di reni e fegato. L'acqua calda, riassumendo, non fa particolarmente bene. Può far male? Non più di altre bevande 'hot'. Il rischio reale è uno solo ed è legato all'assunzione di liquidi con una temperatura superiore a 65 gradi: farlo in maniera sistematica può irritare l'esofago, provocando un processo di infiammazione che può rappresentare il punto di partenza di patologie più complesse. In tal senso, è opportuno limitare il consumo di bevande roventi.
(Adnkronos) - "Mentre in commissione Giustizia alla Camera emendamenti di carattere corporativo e lesivi della concorrenza vogliono cancellare, dalla legge delega di riforma della professione di commercialista, la giusta tutela delle attività svolte dai professionisti associativi ai sensi della Legge 4/2013, ed i vertici dei commercialisti interpretano sentenze di Cassazione e della Corte Costituzionale pro domo sua e non in modo oggettivo ed ovviamente ignorando la vera sentenza, questa si storica, della Corte Costituzionale n. 418/96 che ha ben definito il concetto di libertà di esercizio del lavoro autonomo professionale, i tributaristi dell’Istituto nazionale tributaristi (Int) hanno partecipato alla consultazione promossa dalla Commissione Ue sulla trasferibilità delle competenze per tutelare la concorrenza e il diritto al lavoro professionale". E' quanto si legge in una nota dell'Istituto nazionale tributaristi. "Si chiude infatti oggi, 27 febbraio 2026, la consultazione pubblica -continua la nota- sulla trasferibilità delle competenze al fine di agevolare la mobilità dei lavoratori nell'Ue, grazie alla trasparenza delle competenze e alla digitalizzazione, consultazione promossa dalla Commissione Europea nel dicembre scorso e segnalata sul sito del Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit) definendola un’iniziativa strategica per rendere più trasparente il riconoscimento delle competenze anche nelle professioni non regolamentate, in ordini o collegi ai sensi della Legge 4/2013". L'Istituto nazionale tributaristi (Int) ha partecipato, prima rispondendo all'apposito questionario, poi con un intervento specifico sulle professioni ex lege 4/2013. L'Int è intervenuto con il suo presidente, Riccardo Alemanno, che ha così esposto: "In merito alla trasferibilità delle competenze e all’agevolazione della mobilità dei lavoratori nell'UE grazie alla trasparenza delle competenze e alla digitalizzazione evidenziamo, al di là di una necessaria omogeneità delle regole e dei modelli adottati nei vari Paesi Ue, che in ambito Ue esistono professioni regolamentate e professioni non regolamentate, anche nell’ambito di uno stesso settore, e che, come già indicato dalla Corte dei Conti europea, l'eccesso di regolamentazione costituisce un evidente ostacolo allo stabilimento di un professionista all'interno dei Paesi Ue". "Occorrono pertanto -ha continuato- nuovi strumenti per attestare le certificazioni e per individuare le competenze, ciò al fine di modernizzare i sistemi organizzativi e di riconoscimento esistenti nei Paesi UE, che spesso producono effetti negativi sulla possibilità di stabilimento. in Italia la legge 4/2013 (professioni non organizzate in ordini o collegi) ha introdotto l'utilizzo in ambito professionale di due tipologie di attestazioni delle competenze, si tratta dell'attestato di qualità e di qualificazione professionale dei servizi prestati rilasciato dall'Associazione professionale di appartenenza e/o della certificazione ai sensi delle norme Uni (Ente italiano di normazione), a titolo esemplificativo la norma Uni 11511/2020 che definisce i requisiti relativi all'attività professionale del tributarista esercente attività professionale ai sensi della legge 4/2013", ha spiegato. "Tali certificazioni, rilasciate entrambe previa autorizzazione pubblica dei Ministeri competenti, devono essere adottate ai fini del riconoscimento delle competenze professionali all'interno dei Paesi Ue. Questa tipologia di certificazione, se adottata in modo uniforme dai Paesi Ue, garantire un più rapido ed efficace controllo, chiaro e trasparente, delle qualifiche e delle competenze che renderebbe più agevole lo stabilimento, nei vari Stati dell’Unione, dei professionisti", ha concluso.
(Adnkronos) - "Nonostante le rassicurazioni sulla tutela della produzione di energia da biomasse solide espresse pubblicamente dal governo nelle scorse settimane, la nuova bozza del dl Energia/Bollette prospetta uno scenario ancora critico per l’industria del settore". Così l’Associazione Energia da Biomasse Solide (Ebs) esprime la sua preoccupazione rispetto alla misure previste nella nuova bozza di dl circolata in queste ore “Eravamo fiduciosi, dopo l’impegno preso dal governo, riguardo a un ripensamento sostanziale rispetto alle misure che impattano in modo pesante sul settore delle bioenergie con filiera italiana - dice il presidente di Ebs Andrea Bigai - Il nostro settore è pronto a un confronto tecnico con il decisore politico-istituzionale che non può prescindere dalla condivisione da parte di tutti gli attori, istituzionali e del comparto, della valutazione complessiva dei numeri del settore, e da conseguenti analisi accurate, approfondite, consapevoli su tutti i potenziali effetti del decreto”. "Le bozze di provvedimento circolate - ricostruisce Ebs - prevedono un consistente intervento di riduzione dei Prezzi Minimi Garantiti (Pmg), istituiti ai sensi dell’art. 24, comma 8, del d.lgs. 28/2011 per coprire i costi minimi di esercizio degli impianti. Un meccanismo che esclude già la sovracompensazione". “Riteniamo illogico e inutilmente rischioso rivedere in modo affrettato, per decreto e senza il doveroso confronto il meccanismo varato nel 2024, introducendo una riduzione degli incentivi. Il rischio è compromettere in tempi brevissimi uno dei pilastri più affidabili della generazione rinnovabile nazionale e minare più in generale la fiducia di ogni tipologia di investitori in ambito energetico, sia presente che futura”, dice Bigai. Inoltre, da un punto di vista economico, rileva il presidente di Ebs, "colpire un indotto così consistente significa rinunciare a un importante gettito fiscale, mettere a rischio il lavoro di aziende anche di piccole dimensioni impiegate nella filiera - spesso in zone a rischio abbandono - e accollarsi l’onere di smaltire sottoprodotti delle attività forestali, agricole, agroindustriali. Vuol dire rinunciare a consolidare una virtuosa pratica di valorizzazione energetica di residui poveri in un contesto di impiego a cascata e di economia circolare”. “Il dl Bollette è un passaggio cruciale per il futuro energetico del Paese. Colpire le rinnovabili programmabili e con esse la filiera nazionale sarebbe un errore strategico. Le biomasse solide sono parte della soluzione, non del problema: sono un elemento essenziale del mix energetico, capace di coniugare competitività economica, occupazione, sostenibilità ambientale e sicurezza del sistema elettrico. L’Italia ha bisogno di stabilità regolatoria per evitare disimpegno e incertezza negli investimenti nelle rinnovabili, rischi inconciliabili con gli impegni europei”, conclude.