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(Adnkronos) - Che fine ha fatto Sarah Ferguson, che non si vede in pubblico dal 12 dicembre? Se lo sono chiesti in molti, mentre l'ex marito Andrew Mountbatten-Windsor veniva arrestato per 11 ore. Ebbene - rivela il Daily Mail - "distrutta" dallo scandalo Epstein che ha coinvolto, oltre al fratello di re Carlo, anche lei e le figlie Beatrice ed Eugenia, Fergie si è fatta ricoverare nella clinica benessere più costosa del mondo. L'ex duchessa di York, 66 anni, dopo Natale è fuggita dal Regno Unito per rifugiarsi in gran segreto, fino alla fine di gennaio, nella clinica dedicata al recupero della salute mentale Paracelsus Recovery di Zurigo, in Svizzera, famosa in tutto il mondo e dal costo strabiliante di 13.000 sterline (quasi 15.000 euro) al giorno. "Al Paracelsus si sente sempre a casa e sa che lì troverà amore e attenzione, oltre a cure mediche specialistiche quando si sente più vulnerabile", ha detto una fonte elvetica al tabloid britannico. La clinica sul lago offre diversi programmi di recupero della durata di un mese per clienti ultra-ricchi. I pazienti hanno a disposizione 15 esperti medici, un autista e uno chef privato. Un amico di Sarah ha raccontato che la Ferguson, cliente abituale di Paracelsus, è rimasta "completamente distrutta" dalla pubblicazione dei file Epstein: "Sarah ha costruito un forte rapporto con Paracelsus, quindi per lei era il posto più ovvio dove rifugiarsi da tutto". Dopo la pubblicazione dei file Epstein da parte del Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti, è emersa chiaramente la complessa relazione tra la Ferguson e il finanziere. Assieme al suo ex marito, Andrew Mountbatten-Windsor, aveva mantenuto una stretta amicizia con il pedofilo anche dopo che questi era stato condannato per aver indotto una minorenne a prostituirsi. Email imbarazzanti la mostravano implorare Epstein di aiutarla a saldare i suoi debiti crescenti, chiedendogli persino di assumerla come sua assistente domestica, poiché aveva "disperatamente" bisogno di soldi, nonostante sapesse che lui era ancora agli arresti domiciliari in Florida per prostituzione minorile. In un'altra email, si è scusata in modo umiliante per averlo denunciato pubblicamente, sostenendo che lo aveva fatto solo per proteggere la sua carriera di autrice di libri per bambini e dicendogli che era stato un "amico fedele, generoso e supremo". La prova più schiacciante, tuttavia, dei suoi rapporti con il pedofilo, è che portò le sue figlie, le principesse Beatrice ed Eugenia, a pranzo con Epstein, cinque giorni dopo il suo rilascio. Forse non sorprende quindi che la Ferguson si sia rivolta alla clinica Paracelsus, che è stato descritta dal suo fondatore Jan Gerber come un "santuario dove gli individui possono ricevere i più alti standard di cura, senza essere giudicati". Fergie era già stata ricoverata in passato nella clinica Paracelsius. In un video promozionale, appare sui social assieme a Gerber e racconta di come le esperienze traumatiche legate all'infanzia e al fatto di essere stata al centro dell'attenzione pubblica, unite alla diagnosi di cancro, l'abbiano spinta a cercare supporto per la salute mentale. Afferma inoltre che le è stato diagnosticato un disturbo da stress post-traumatico e un disturbo da deficit di attenzione e iperattività mentre era in clinica. A giugno, scrisse su Facebook: "Di recente ho trascorso del tempo presso la Paracelsus Recovery di Zurigo, una clinica nota per la sua assistenza discreta e personalizzata per coloro che affrontano complesse sfide legate alla salute mentale e alla dipendenza. Quello che ho trovato non è stato solo un centro di eccellenza clinica, ma un luogo di profonda umanità". L'approccio Paracelsus è basato sul principio "un cliente alla volta", con un team di almeno 15 esperti, tra cui medici, terapisti e nutrizionisti, che "crea uno spazio in cui puoi sentirti al sicuro, compreso e pienamente supportato". La clinica è specializzata nel trattamento di numerose patologie, tra cui "dipendenza, burnout, depressione, ansia e traumi", ed è considerata la clinica benessere più costosa al mondo. Il costo di un "check-up completo" di tre giorni è di circa 110.000 sterline (più di 126.000 euro), mentre quello di un programma residenziale di un mese, completamente personalizzato, è di 350.000 sterline (oltre 400.000 euro). "Le celebrità, gli oligarchi e i reali che soggiornano qui - dichiara la clinica sul suo sito - ricevono trattamenti di alto livello e accesso ai migliori fornitori di trattamenti per le dipendenze in assoluto. I clienti alloggiano in un attico con vista sul lago e hanno accesso a servizi di concierge e limousine, nonché a uno chef personale, un maggiordomo e un terapista in loco". Tuttavia, la natura costosa della clinica solleva la questione di come la Ferguson, che nel corso degli anni ha sofferto di vari problemi economici, possa pagare la sua degenza. La scorsa settimana l'ex duchessa ha detto apertamente agli amici negli Emirati Arabi Uniti: "Devo tornare al lavoro. Ho bisogno di soldi". Ancora, il fatto che la Ferguson sponsorizzi la clinica sul sito web della Paracelsus, attraverso un messaggio pubblicato qualche giorno fa in cui afferma che il suo soggiorno ha dimostrato che "la salute mentale non conosce confini", suggerisce che sua degenza potrebbe essere stata gratuita. Fergie ha inoltre più volte promosso la clinica sulle sue pagine social, come Facebook e Instagram. Ha aggiunto che i problemi legati alla salute mentale "colpiscono persone di ogni estrazione sociale ed è fondamentale continuare ad abbattere le barriere dello stigma e del silenzio. Come società, dobbiamo promuovere un ambiente dove chiedere aiuto sia visto come un punto di forza, non come una debolezza".
(Adnkronos) - Non solo nocciole, granelle, creme e tanto dolce. Ora i cioccolatini sono anche a base di ingredienti salati e diventano 'gastronomici'. Pioniere in questa nuova frontiera della cioccolateria e sempre più 'ambassador' è Giraudi. I cioccolatini salati, infatti, sono un prodotto su cui la cioccolateria di Castellazzo Bormida (AL) ha deciso di puntare nel lontano 2009. Oggi, a distanza di 15 anni da quella sfida così innovativa, e sotto la guida del maestro cioccolaterie Giacomo Boidi e del figlio Davide, Giraudi ha rinnovato l’offerta di cioccolatini al formaggio (in cui era stata pioniera) messa a punto per l’azienda leader nell’affinamento di formaggi Guffanti di Arona (NO) e ha presentato due inedite praline al Cavolfiore della Piana del Sele. A dimostrazione della bontà dell’idea, i cioccolatini gastronomici sono stati riproposti nel tempo anche da altre aziende cioccolatiere e da nomi illustri del panorama della pasticceria. “I cioccolatini gastronomici sono stati per me, fin da subito, una grande sfida. Riuscire a far coesistere ingredienti all’apparenza così diversi tra di loro mi suscitava grande interesse. In tempi non sospetti, sono stato uno tra i primi a credere in questa scommessa e sono contento che alcuni miei colleghi mi abbiano seguito”, ha affermato Giacomo Boidi. “In questa categoria di prodotto, il cioccolato non è più l’unico protagonista dell’assaggio, ma si fa portavoce e contenitore di un ingrediente altrettanto eccellente, che ne può amplificare le modalità e i momenti di consumo”, ha spiegato. Era il 2009 quando Giacomo Boidi metteva a punto, in collaborazione con Guffanti, quattro creazioni insolite, da proporre al momento dell’aperitivo. Un guscio di cioccolato racchiudeva un cuore di Gorgonzola Dop Piccante, Parmigiano Reggiano Dop, Piacentinu Ennese Dop o il formaggio che sarebbe diventato Ossolano Dop. Oggi, il longevo rapporto tra le due aziende ha portato allo sviluppo degli Erboritain Luigi e Dirce, cioccolatini il cui nome è una fusione tra i due ingredienti Erborinato e Napolitain, rispettivamente il formaggio e il tipo di cioccolatino impiegato nella ricetta. Luigi e Dirce sono invece i due fondatori della Luigi Guffanti Formaggi, azienda nata nel 1876. “Conosco Giacomo e suo figlio Davide da tantissimo tempo”, ha ricordato Giovanni Guffanti, quinta generazione dell’azienda, proseguendo: “Ci piaceva l’idea di abbinare il formaggio al cioccolato ed è stato naturale rivolgersi a loro per metterla in pratica. Oltre che un professionista stimato per l’esperienza e la conoscenza tecnica, apprezzo Giacomo anche per la grande elasticità mentale e produttiva, che ci ha permesso di soddisfare la nostra richiesta. Gli Erboritain si prestano a essere consumati, al momento dell’aperitivo o a fine pasto, in abbinamento a vini liquorosi e da dessert”. Due sono le praline nate da questa collaborazione. La prima ha un guscio di cioccolato bianco, che all’interno racchiude un ripieno di Erborinato Sancarlone, dal nome del Santo protettore della città di Arona. Si tratta di un formaggio di latte vaccino dal gusto intenso e leggermente piccante, che richiama la grande tradizione dei blu piemontesi. La seconda ha un guscio di cioccolato al latte, che nasconde un cuore di Erborinato Sancarlone caffè in crosta. Il formaggio si differenzia da quello precedente, per una maturazione di 3 mesi nella polvere di caffè. “Lavorare con il formaggio di Guffanti è stato, oserei dire, divertente. Nelle praline abbiamo creato un cuore cremoso composto da una ganache salata, racchiuso da una camicia di cioccolato al latte e bianco, le due tipologie di cioccolati più affini al gusto del formaggio”, ha sottolineato Giacomo Boidi. La sfida successiva dopo il formaggio è stata quella di esaltare il cavolfiore. L’Organizzazione di produttori (OP) Solco Maggiore, situata a Eboli (SA), commercializza una vasta gamma di ortaggi e frutta locali, tra cui il Cavolfiore della Piana del Sele, candidato al riconoscimento dell’Indicazione geografica protetta (Igp). Per celebrare la stessa candidatura, l’Op Solco Maggiore ha richiesto a Giacomo Boidi di valorizzare l’ortaggio coltivato in un terreno di natura vulcanico-alluvionale in un cioccolatino. Sono nate così le Praline al cavolfiore della Piana del Sele essiccato ricoperte di cioccolato fondente e al latte, distribuite dalla Op Solco Maggiore, a marchio Sapore Maggiore. “Le praline cioccolato e cavolfiore sono un concentrato di sostanze benefiche per l’organismo umano, combinano l’azione antiossidante dei polifenoli del cioccolato con l’azione antiinfiammatoria e antiossidativa della glutammina, dei glucosinati e dei polifenoli del cavolfiore. Un piccolo guscio di cioccolato con cuore di cavolfiore dalle grandi proprietà salutistiche”, ha detto Marisa Di Matteo, Full Professor of Food Processing Technology dell’Università di Salerno. “Nella pralina abbiamo utilizzato il cavolfiore in polvere disidratato per aromatizzare del burro di cacao, che abbiamo poi abbinato a cioccolato bianco, pasta di mandorle, di nocciole e di limone candito. Il guscio esterno è stato invece realizzato in due versioni: con cioccolato fondente 61% e con cioccolato al latte”, ha concluso Boidi.
(Adnkronos) - Meno di 1 italiano su 5 possiede un’auto green (il 17%), ma un italiano su due (il 51%) sta valutando di comprarne una. Tuttavia, gli italiani sembrano propensi a cambiare trend: già 1 su 4 ha provato un’auto elettrica (26%) e il full hybrid è la soluzione più indicata quando si valuta l’acquisto di una nuova vettura (27%). Le principali barriere all’acquisto delle auto elettriche sono il costo elevato (62%) seguito dai tempi di ricarica lunghi (50%). Sono i risultati dell’indagine realizzata da YouGov per Repower, con l’obiettivo di valutare il mercato delle auto elettriche in Italia insieme a conoscenze e abitudini dei cittadini, presentati nel X White Paper, 'La transizione nell’era post ideologica', pubblicato dal gruppo attivo nel settore energetico e della mobilità sostenibile. (VIDEO) Questa edizione del documento rafforza la dimensione di piattaforma di contenuti fruibili in maniera non lineare, andando ad approfondire solo i temi a cui si è più interessati. Ogni capitolo è infatti abbinato, a seconda del tema approfondito, a una puntata di 'Rumors d’Ambiente - Alla ricerca della sostenibilità', il podcast di Repower di cui in primavera è attesa la sesta stagione. Ogni capitolo ospita inoltre una serie di interviste ad esperti per approfondire le molteplici tematiche della mobilità sostenibile: da Francesco Zirpoli, direttore del Center for Automotive and Mobility Innovation all’Università Ca’ Foscari Venezia a Fabio Orecchini direttore del Center for Automotive Research and Evolution all’Università Guglielmo Marconi di Roma, da Vito Di Noto, docente al Dipartimento di Ingegneria Industriale dell’Università degli Studi di Padova, all’architetto e urbanista di fama mondiale Carlo Ratti. “Nel 2025 il mercato delle auto elettriche è tornato a crescere - commenta Fabio Bocchiola, Ceo di Repower Italia nell’introduzione al White Paper - sostenuto da politiche di incentivazione e da una rete di ricarica sempre più capillare. È uno scenario incoraggiante, che restituisce l’immagine di una tecnologia che sta progressivamente uscendo da una fase pionieristica per entrare in una stagione di maturità. Per questo abbiamo deciso di dedicare il tema del White Paper a questo cambio di approccio, che ci conduce in un’era ‘post ideologica’ in cui l’elettrico rappresenta una soluzione che non va scelta solo per una questione di valori o responsabilità, ma perché ha senso come tecnologia matura”. Dall'indagine emerge, poi, che il 50% degli italiani possiede un’auto a benzina, il 35% diesel, il 10% Gpl. L’auto elettrica è poco diffusa: solo il 2% la possiede, come le soluzioni ibride (full hybrid 6%, mild hybrid 5%, gas naturale compresso 3%, plug-in hybrid 2%). Tuttavia, gli italiani sembrano propensi a cambiare trend: già 1 su 4 ha provato un’auto elettrica (26%) e il full hybrid è la soluzione più indicata quando si valuta l’acquisto di una nuova vettura (27%), mentre il 18% considera l’acquisto di un veicolo elettrico. Le principali barriere all’acquisto delle auto elettriche sono - rileva lo studio - il costo elevato (62%), i tempi di ricarica lunghi (50%), la scarsa disponibilità di colonnine di ricarica (47%), l’inadeguatezza per i viaggi lunghi (45%) e l’autonomia limitata (44%). Il livello di conoscenza sul mercato delle auto elettriche è scarso: meno di 1 italiano su 5 si reputa bene informato (17%) e il mezzo di informazione principale è il passaparola (39%). Solo 2 italiani su 10 pensano che ci siano abbastanza colonnine di ricarica per auto elettriche. Ci sono, poi, alcune opinioni contrastanti sulle auto elettriche: 2 italiani su 3 ritendono importante possedere un’auto e sono convinti che le auto elettriche si diffonderanno se miglioreranno le infrastrutture; 1 su 3 crede che il prezzo salirà e che le auto elettriche inquinino più di quelle a benzina, mentre 1 su 2 pensa che necessitino di una manutenzione costosa e complicata.