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(Adnkronos) - Per anni è stato considerato il figlio prediletto di Elisabetta II. Andrea Mountbatten-Windsor, già Duca di York, incarnava l'immagine del principe dinamico, veterano della guerra delle Falkland, volto sorridente della diplomazia commerciale britannica. Oggi la sua parabola appare come una delle più drammatiche e controverse nella storia moderna della Royal Family: una caduta d'immagine senza precedenti, consumata tra scandali personali, relazioni imbarazzanti e isolamento istituzionale. La discesa inizia molto prima delle aule di tribunale. Nel 1986 Andrea sposa Sarah Ferguson, la vivace 'Fergie', figura estroversa e lontana dai codici austeri di corte. Fin dall'inizio, la duchessa di York viene percepita come una presenza ingombrante a Buckingham Palace: spontaneità e problemi finanziari la rendono bersaglio costante dei tabloid. Il matrimonio si sgretola tra assenze, tensioni e fotografie compromettenti pubblicate nei primi anni Novanta. Il divorzio arriva nel 1996, ma il legame personale tra Andrea e Fergie non si spezza mai del tutto. Lei resta, negli anni, custode dei suoi segreti e presenza costante nella sua vita privata, anche nei momenti più bui. La prima crepa evidente nella reputazione del duca di York si apre nel 2010, quando un'inchiesta del tabloid 'News of the World' scuote Buckingham Palace. Fergie viene filmata mentre accetta 500mila sterline da un finto investitore - in realtà un reporter sotto copertura - in cambio della promessa di presentarlo all'ex marito, allora rappresentante speciale del Regno Unito per il commercio internazionale. Il video fa il giro del mondo. Anche se Andrea non viene formalmente accusato di alcun reato in quell’episodio, il danno reputazionale è enorme. L’idea che l’accesso a un principe potesse essere “negoziato” in cambio di denaro segna l’inizio di una caduta che, col tempo, diventerà inesorabile. Negli anni successivi, le frequentazioni con ambienti controversi - in particolare l'amicizia con il finanziere statunitense Jeffrey Epstein - si trasformano nel colpo definitivo alla sua immagine pubblica. L'intervista televisiva del 2019, considerata disastrosa dagli osservatori, apre la strada alla progressiva perdita di incarichi, titoli e funzioni ufficiali. Nel 2022 era stato privato dei titoli militari e dell'appellativo di 'Sua Altezza Reale' dopo l'accordo stragiudiziale nella causa civile legata allo scandalo Epstein. Nell'ottobre 2025 nuove 'Letters Patent' firmate da Carlo III hanno sancito la sua definitiva estromissione dalla vita pubblica e l'isolamento a Royal Lodge. In precedenza Andrea aveva rinunciato volontariamente all'uso del titolo di Duca di York a seguito di rinnovate pressioni legate alle indagini su Jeffrey Epstein. Il principe un tempo celebrato come eroe militare si ritrova ai margini della monarchia, simbolo di un'epoca di privilegi finita sotto il peso dello scrutinio mediatico e giudiziario. La storia di Andrea è quella di una caduta lenta ma costante, iniziata con leggerezze e scandali mondani e culminata in una crisi istituzionale. (di Paolo Martini)
(Adnkronos) - Borghi a rischio spopolamento? Non per Cortemilia, 2100 abitanti nell’Alta Langa, dove Paola Veglio, amministratore delegato di Brovind Vibratori spa, da anni si impegna per garantire un futuro al territorio, con il sogno, dice all'Adnkronos/Labitalia di “rendere questo borgo storico, noto per l’enogastronomia e il turismo, un polo tecnologico a disoccupazione zero”. “I dipendenti di Brovind - spiega - hanno accesso di diritto all’asilo nido comunale, la cui creazione è stata resa possibile grazie al grande impegno del Comune di Cortemilia. La struttura è fondamentale per il territorio: mancava un nido nel borgo e offre opportunità di accoglienza anche per i comuni limitrofi. La retta per i nostri lavoratori è coperta interamente dall’azienda”. L’imprenditrice ha inoltre riaperto un ristorante-pizzeria e hotel nel centro del paese: “Era da anni che a Cortemilia mancavano un hotel e una pizzeria; il progetto ha anche una valenza di welfare aziendale, perché permette di ospitare 60 dipendenti Brovind, il cui pranzo è pagato per l’80% dall’azienda. Vista la progressiva crescita dell’organico, infatti, molti dei nostri lavoratori non potevano contare su strutture in grado di ospitarli”. “La posizione centrale dell’hotel - racconta - offre nuove opportunità ai negozi del borgo. Il fatto che stiano aprendo altre attività locali, gestite da giovani, conferma che il nostro progetto possa creare valore aggiunto verso la riqualificazione del territorio”. In tema di investimenti per il territorio, Paola Veglio si occupa di riqualificare l’ex polo industriale Miroglio: “Un’area di 33.000 mq abbandonata, che ospiterà la produzione Brovind. Stiamo strutturando il progetto in ottica di indipendenza energetica, automazione e maggior attenzione al welfare aziendale; si tratta di un investimento di 12 milioni, una cifra titanica, ma è l’unica soluzione per crescere”. Per attrarre i giovani, invece, “collaboriamo attivamente con le scuole del territorio per accogliere i giovani più promettenti e offrire loro una formazione altamente qualificata”.
(Adnkronos) - In occasione della XXII Giornata Nazionale del Risparmio Energetico e degli Stili di Vita Sostenibili, Barilla rinnova la propria adesione a 'M’Illumino di Meno', l’iniziativa simbolo dell’impegno condiviso per un uso più consapevole dell’energia. Anche quest’anno - spiega l'azienda in una nota - il Gruppo spegnerà le luci della sede di Pedrignano (PR), a testimonianza di un’attenzione concreta verso l’efficienza energetica e la riduzione dell’impatto ambientale. Un gesto simbolico che riflette un impegno strutturale e di lungo periodo. Per Barilla, infatti, la sostenibilità energetica rappresenta una leva strategica del proprio modello industriale. Guardando al futuro, il Gruppo ha fissato un obiettivo chiaro: raggiungere entro il 2030 una potenza installata di 24 MW per l’auto-produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili, contribuendo in modo significativo alla transizione energetica e al rafforzamento della resilienza industriale. Per rendere concreta questa visione, nel 2024 Barilla ha avviato l’Energy&Water Plan, un piano dedicato agli stabilimenti produttivi che prevede 168 milioni di euro di investimenti cumulati entro il 2030. Il piano è focalizzato su tre ambiti principali: efficientamento energetico dei processi industriali, gestione più sostenibile delle risorse idriche e sviluppo di impianti di autoproduzione di energia da fonti rinnovabili. Presente in oltre 100 Paesi con 30 siti produttivi nel mondo, Barilla considera l’uso sostenibile delle risorse energetiche una priorità strategica, promuovendo una cultura diffusa dell’efficienza energetica integrata nei processi industriali e nelle scelte di investimento. Per garantire un miglioramento continuo delle prestazioni energetiche, il Gruppo ha adottato il Sistema di Gestione dell’Energia conforme alla norma UNI EN ISO 50001, oggi diffuso in 25 stabilimenti certificati, comprendenti tutti i siti produttivi europei. Nel 2024 hanno inoltre completato il percorso di prima certificazione lo stabilimento di Muggia (Trieste), l’Head Quarter della Francia a Parigi e gli uffici di Châteauroux. Il pastificio di Parma è soggetto all’Emissions Trading Scheme (Ets), con consumi ed emissioni di CO2 verificati e certificati da enti terzi. Questo approccio strutturato si traduce nel progetto Esp - Energy Saving Program, attivo dal 2004, che favorisce la condivisione delle migliori soluzioni tecnologiche e gestionali per l’ottimizzazione delle performance energetiche. Parallelamente, Barilla ha incrementato l’utilizzo di energia elettrica da fonti rinnovabili, grazie alle Garanzie di Origine (GO), coprendo interamente numerosi marchi del Gruppo. Nel 2024 il Gruppo ha investito circa 10,5 milioni di euro in interventi legati all’energia, tra efficientamento, revamping degli impianti di trigenerazione e nuove installazioni per l’autoproduzione da fonti rinnovabili. Nei pastifici italiani sono attivi impianti di trigenerazione ad alto rendimento, che migliorano l’efficienza complessiva e riducono l’impiego di combustibili fossili. A supporto di queste azioni, Barilla continua a investire nella formazione delle persone, diffondendo pratiche operative orientate alla riduzione dei consumi energetici. Negli ultimi due anni, poi, il Gruppo ha triplicato la potenza installata di impianti fotovoltaici per l’autoproduzione di energia elettrica rinnovabile nei propri siti produttivi italiani e prevede di triplicarla nuovamente entro il 2026, raggiungendo quasi 9 MWp di potenza installata. Oggi tutte le fornerie italiane Barilla utilizzano il 100% di energia elettrica da fonte rinnovabile, acquistata con Garanzie di Origine o autoprodotta. Un impegno che coinvolge in particolare Mulino Bianco, che da oltre cinque anni utilizza esclusivamente energia idroelettrica prodotta dall’impianto alimentato dal Lago di Resia, come indicato dal logo dedicato sulle confezioni. Tra gli esempi più significativi, lo stabilimento di produzione sughi di Rubbiano (PR): l’impianto fotovoltaico installato nel 2024 consente, nel periodo estivo caratterizzato dal picco produttivo dei Pesti al basilico, di coprire il fabbisogno energetico di circa un giorno di produzione a settimana grazie all’energia rinnovabile autoprodotta.