ENTRA NEL NETWORK |
ENTRA NEL NETWORK |
(Adnkronos) - Il successo a Sanremo passa (anche) dai social. Nasce da qui il progetto con cui Human Data fornirà in esclusiva ad Adnkronos un monitoraggio quotidiano del “festival digitale”: una lettura parallela alla tv e al giudizio artistico, basata su conversazioni online, crescita delle community, visualizzazioni video, volume delle menzioni e analisi del sentiment. Ogni mattina, su Adnkronos, saranno pubblicate le informazioni e le curiosità emerse dal web. L’idea è semplice: affiancare ai tradizionali indicatori del festival una misurazione “social-driven” capace di descrivere, in modo strutturato, quanto gli artisti in gara riescano a catalizzare attenzione e consenso online. Human Data costruirà un indicatore complessivo di performance che restituirà una classifica degli artisti più “forti” nella dimensione digitale: non una graduatoria artistica, ma un termometro dell’impatto sociale e della capacità di trasformare l’attenzione del pubblico in conversazioni, follower e interazioni. Il format quotidiano include, in particolare: • la classifica dei 30 cantanti e delle canzoni più discusse; • il momento più commentato della serata; • gli ospiti che hanno generato più conversazioni; • gli episodi più divertenti e virali; • frasi, tormentoni e “highlight” che hanno fatto parlare gli utenti italiani. Il progetto integra diverse dimensioni del consenso online: conversazioni sul web, crescita delle community social degli artisti, visualizzazioni video, volume delle menzioni online, analisi del sentiment positivo generato dalle conversazioni digitali. L’incrocio di queste metriche, elaborato attraverso un modello sviluppato e integrato con l’AI, porta alla costruzione dell’indicatore di performance complessiva e quindi alla classifica social-driven. Human Data è una piattaforma “AI-driven” pensata per trasformare flussi continui di dati web e social in asset utili per aziende, istituzioni e organizzazioni. Il progetto nasce dall’integrazione di piattaforme proprietarie che operavano già su due fronti: il mondo corporate e il mondo politica/istituzioni. In particolare, l’ecosistema tecnologico mette insieme l’esperienza di SocialCom (guidata da Luca Ferlaino) e Spin Factor (guidata da Tiberio Brunetti), con un focus su data intelligence, social listening e analisi semantica avanzata. Il punto non è “sostituire” televisione, radio o critica musicale, ma fotografare un pezzo ormai decisivo dell’ecosistema del festival: la conversazione online come acceleratore di popolarità, reputazione e memorabilità. In altre parole, la rete non commenta soltanto Sanremo: contribuisce a plasmarne l’evoluzione, sera dopo sera.
(Adnkronos) - “L’esperienza mi ha insegnato che, se miglioriamo le condizioni professionali e familiari delle donne, miglioriamo la vita di tutti e di tutte. Mettere le donne nelle condizioni di esprimere i propri talenti significa far crescere l’intera società. Può accadere oggi, se sapremo trasformare le riflessioni in azioni concrete”. Con queste parole Diana De Marchi, Consigliera delegata alle Politiche del Lavoro, Politiche Sociali, Pari opportunità della Città metropolitana di Milano, è intervenuta oggi nel capoluogo lombardo all’evento promosso dall’Ordine degli ingegneri della Provincia meneghina, 'Progetto donna’. “Il tema delle politiche di genere è per noi un impegno costante che attraversa tutte le azioni, anche amministrative, della nostra Città metropolitana - afferma De Marchi - Per questo è fondamentale poter contare su più visioni, più strumenti e più competenze che ci aiutino a capire come lavorare meglio”. “Sono cresciuta con l’idea che non esistano limiti invalicabili - racconta - ma anche con la consapevolezza che per affermarsi bisogna impegnarsi il doppio. La libertà delle donne passa da molte strade: attraversa ambiti diversi e incrocia le vite di ciascuna di noi - dice - Spesso dimentichiamo che le grandi conquiste nascono da donne fragili, determinate, capaci di aprire strade nuove. Donne che hanno lottato, studiato, lavorato, costruito competenze e cambiato il destino di un territorio - ricorda - Oggi siamo qui per far crescere la nostra città, il nostro Paese e, nel nostro piccolo, il mondo. Dobbiamo portare ovunque le nostre competenze. Sappiamo farlo. E abbiamo il dovere di farlo”, conclude.
(Adnkronos) - L’olio minerale usato è un rifiuto pericoloso che se smaltito in modo scorretto può essere altamente inquinante: versato nel terreno avvelena la falda acquifera, disperso in acqua forma una pellicola impermeabile che impedisce lo scambio di ossigeno con danni alla vita acquatica, se bruciato in modo improprio rilascia inquinanti. In Italia viene, però, raccolto al 100%, riportato a nuova vita e trasformato, principalmente, in nuove basi lubrificanti grazie ad un modello di economia circolare che funziona e che rappresenta un’eccellenza globale osservata anche all’estero per la sua efficacia. A raccontare la filiera del riciclo degli oli esausti è all’Adnkronos Riccardo Piunti, presidente del Conou, Consorzio Nazionale per la Gestione, Raccolta e Trattamento degli Oli Minerali Usati. “Il ciclo degli oli minerali usati in Italia è il più virtuoso che ci sia nel mondo: è un'eccellenza sia a livello europeo sia rispetto ad altri Paesi occidentali come gli Stati Uniti. In Italia raccogliamo la totalità degli oli minerali usati (190mila tonnellate all’anno) e li rigeneriamo per il 98%. I dati complessivi di altri Paesi non sono altrettanto brillanti: in Europa la raccolta copre l'80% del raccoglibile, il che significa che c'è un 20% che non si sa bene che fine faccia, e di questo 80% ne viene rigenerato solo il 60%. Negli Stati Uniti, l'olio raccolto arriva a circa l'80%, di questo solo il 50% viene rigenerato”, rimarca Piunti. Un risultato ottenuto grazie ad una filiera che funziona. Qualche dato dall’ultimo report di Sostenibilità: il Consorzio, nel 2024 ha recuperato 188mila tonnellate di oli usati con circa 6907 conferimenti (operazioni) con autobotte, risultato delle attività di raccolta dei 58 Concessionari che hanno ritirato il rifiuto presso circa 103mila produttori e siti in tutto il Paese. Queste 188mila tonnellate sono state poi cedute in maggior parte alle tre raffinerie di rigenerazione; solo una parte (2.400) è stata destinata a termovalorizzazione mentre un quantitativo minimo di circa 200 tonnellate è stato avviato a termodistruzione a un inceneritore autorizzato. Un ciclo che funziona, con vantaggi di natura sia economica che ambientale. “Noi recuperiamo da un rifiuto pericoloso circa 120 milioni di euro l'anno di prodotti nobili, cioè di basi lubrificanti riutilizzabili, di bitumi e di gasoli - sottolinea Piunti - Dal punto di vista ambientale risparmiamo emissioni per oltre il 40% della CO2 (90mila tonnellate di CO2 equivalente evitate) e il 90% di tutti gli altri inquinanti, mediamente, che altrimenti produrremo lavorando con la materia prima vergine”. Sul fronte economico-sociale, nel 2024 il sistema Conou ha, poi, generato un impatto diretto di oltre 73,4 milioni di euro, occupando oltre 1.850 persone.