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(Adnkronos) - Filippo Ghirelli, ingegnere e imprenditore romano attivo nelle infrastrutture ad alta tecnologia, è da pochi giorni entrato nella lista dei miliardari italiani di “Forbes”. In questa conversazione con Adnkronos spiega la visione che guida Infracorp, la sua piattaforma di sviluppo infrastrutturale: riconversione industriale del tessuto produttivo italiano in chiave spaziale, trasporto aereo regionale, data center in Italia con forte attenzione forte su sovranità del dato, cybersecurity e posizionamento geografico. Entra anche nel tema più caldo di queste settimane: cosa succederà ai milioni di persone che rischiano di perdere il lavoro per l’irrompere dell’intelligenza artificiale. Partiamo dalla sua tesi più radicale: l’AI distruggerà una quota enorme di lavori e non tutti potranno essere riqualificati. Perché è così netto? Perché guardo alla traiettoria tecnologica, non alla fotografia attuale. L’AI è un ottimo servo ma un pessimo padrone. Se la lasciamo crescere senza governarne gli impatti sistemici, l’effetto sul lavoro sarà profondo. Molte attività ripetitive, analitiche, amministrative e di supporto stanno diventando economicamente non sostenibili rispetto alla produttività delle macchine. Il tema è che il reskilling ha un limite strutturale. È poco realistico pensare di riqualificare milioni di persone in modo lineare e continuo mentre la soglia tecnologica continua ad alzarsi. Una parte della popolazione rischia di restare fuori dal mercato del lavoro tradizionale. Non si potrebbe adottare il reddito universale? Non è sostenibile in termini di scala né finanziari. Se già oggi è complesso sostenere misure di sostegno per numeri relativamente contenuti, immaginare un reddito universale su larga scala significa spostare il peso interamente sulla fiscalità generale, con effetti potenzialmente destabilizzanti. Ma c’è anche un tema culturale: il reddito universale è una misura passiva. Io credo invece che si debba attivare un circuito economico diverso. Qui entra in gioco la sua proposta dei token. Come funzionerebbe concretamente questa “economia parallela”? L’idea è spostare la remunerazione verso il valore sociale e umano che oggi il mercato non riconosce. . Se una persona perde il lavoro ma ha competenze relazionali, educative, organizzative, di cura, oppure un talento specifico, quel valore non può restare inutilizzato. Attraverso un sistema di certificazione e tracciabilità delle prestazioni, quel tempo e quelle competenze potrebbero generare token con un sottostante reale: attività utili alla comunità. Non token speculativi, ma strumenti di scambio utilizzabili per beni e servizi essenziali. In questo modo si crea un’economia parallela che sostiene il consumo di base e riduce il rischio di collasso della domanda interna. Non teme che un sistema del genere possa essere percepito come una forma alternativa di assistenzialismo? No, perché il presupposto è l’attivazione, non l’erogazione passiva. Il punto non è distribuire risorse, ma riconoscere valore a funzioni che oggi il mercato non remunera in modo adeguato. Se l’AI concentra produttività e ricchezza in pochi nodi, bisogna redistribuire opportunità, non solo reddito. Passiamo a Infracorp. Lei la descrive come una piattaforma infrastrutturale più che come un singolo progetto. Che cosa la distingue dal modello tradizionale delle infrastrutture? Il modello tradizionale riguarda asset regolati: autostrade, reti, acqua, energia. Rendimenti stabili, orizzonti lunghi, forte presenza pubblica. Oggi, accanto a queste, stanno emergendo infrastrutture value added, legate a tecnologie nuove, con un profilo più dinamico. Infracorp nasce per aggregare e sviluppare quattro direttrici strategiche: trasporto aereo regionale, AI decentralizzata e data center, energia e spazio. Non come progetti isolati, ma come ecosistema integrato. Partiamo dal trasporto aereo regionale. Che problema intende risolvere? L’Italia è ben collegata sulle grandi direttrici, ma è poco efficiente nei collegamenti trasversali. Ci sono tratte brevi che richiedono ore. L’idea è costruire una rete interregionale che valorizzi aeroporti secondari oggi sottoutilizzati. Significa ripensare l’aeroporto come polo di servizi: turismo, logistica, aviazione generale, manutenzione, perfino specializzazioni come il turismo sanitario. Mettendo in rete più scali e integrando una flotta mista, si può creare un’infrastruttura sistemica oggi assente. Qual è il ruolo del pubblico in questo schema? Il pubblico può avere l’intuizione e definire l’indirizzo strategico. Ma l’esecuzione industriale e finanziaria richiede competenze e velocità che tipicamente stanno nel privato. Il punto è costruire veicoli di investimento capaci di aggregare territori e capitali. Seconda direttrice: AI decentralizzata e data center. Lei parla di un protocollo proprietario. In cosa consiste la differenza rispetto ai modelli attuali? Il nodo non è solo dove si trova il dato, ma dove si genera il valore del learning. Anche rispettando le normative, il training produce conoscenza che può diventare un asset trasferibile. Noi lavoriamo su un modello che mantiene storage e apprendimento all’interno di un perimetro controllato, con un protocollo che protegge il dato e il suo processo di elaborazione. Questo è particolarmente rilevante per clienti sensibili, pubblici e privati. In questo contesto, siamo tra i più importanti sviluppatori di data center in Italia. Parla anche di una geografia precisa dei data center. Le reti fisiche contano. Nord Italia per le connessioni europee, Adriatico e Tirreno per esigenze operative e di latenza, Puglia come ponte verso Balcani e Medio Oriente, Sicilia come nodo naturale verso il Nord Africa. È una logica di resilienza e sovranità infrastrutturale. Terzo asse: energia. È molto chiaro sulla necessità di continuità. Un data center non può permettersi discontinuità. Per questo il turbogas resta centrale come fonte affidabile. E sempre più sarà necessaria un’integrazione pubblico-privato sulle scelte strategiche in materia di politiche energetiche. Parallelamente, stiamo studiando soluzioni più avanzate, incluso il nucleare offshore in prospettiva. Le rinnovabili restano un tassello, ma da sole non garantiscono continuità: occorre lavorare su fonti di energia enormemente più stabili e concentrate. A questo si affianca il waste to energy: trasformare rifiuti in energia e calore, riducendo l’impatto ambientale e integrando la filiera energetica con quella digitale. Siamo gli unici ad avere un permesso per un impianto di questo tipo, in Abruzzo. Quarta direttrice: spazio. Cosa significa per voi exploration e orbital data center? Significa lavorare su infrastrutture orbitanti e servizi in orbita: manutenzione satellitare, gestione dei detriti, prolungamento della vita operativa. Gli orbital data center rappresentano una frontiera in cui cambiano condizioni operative e opportunità tecnologiche. È un’estensione naturale della logica infrastrutturale: la rete non è più solo terrestre. Lei dice che, su questi temi, l’Italia può giocare un ruolo più forte dell’Europa nel suo complesso. La filiera italiana nell’aerospazio e nella manifattura avanzata è molto solida. Dalla meccanica di precisione alla componentistica, abbiamo competenze diffuse. Il tema è aggregarle. Penso anche alla Motor Valley e a migliaia di aziende oggi in difficoltà sull’automotive ma con competenze trasferibili. Se le aiuti a riconvertirsi verso aerospazio e spazio, crei valore e resilienza industriale. Che ruolo possono avere Mimit, fondi e capitale privato in questo processo? Il Mimit ha strumenti su innovazione e crediti d’imposta. Una parte delle risorse destinate allo spazio può sostenere ricerca e sviluppo. I fondi stanno diventando più specialistici, ma hanno bisogno di piattaforme industriali coerenti. Serve anche capitale paziente: investitori disposti a sostenere traiettorie lunghe, non solo operazioni di breve periodo. Insomma, qual è il filo che unisce token, infrastrutture, spazio ed energia? La capacità di reagire e adattarsi al cambiamento. Se l’AI rivoluziona il lavoro, bisogna ripensare una parte dell’economia. Se la competizione tecnologica si intensifica, bisogna costruire infrastrutture robuste e integrate. Non è più tempo di teorie astratte. È il momento di progettare sistemi che tengano insieme innovazione, coesione sociale e sovranità industriale. (di Giorgio Rutelli)
(Adnkronos) - Per tutelare la salute e la sicurezza sul lavoro, l’Inail intende utilizzare al meglio le opportunità offerte dall’innovazione tecnologica e dall’intelligenza artificiale in grado di trasformare profondamente i processi produttivi e organizzativi e di creare, allo stesso tempo, nuove prospettive sia per la prevenzione di infortuni e malattie professionali sia per la protesica e la riabilitazione. Grazie anche a una rete di partner di eccellenza, la ricerca Inail ha realizzato progetti e strumenti innovativi per intercettare le esigenze dei lavoratori e riuscire a contrastare anche i rischi emergenti, legati all’utilizzo crescente della tecnologia nel mondo del lavoro. Per questo l’Istituto oggi in occasione dell’evento 'Ia nel mondo del lavoro, la visione umanocentrica dell’intelligenza artificiale', realizzato dal Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, ha presentato alcuni dei suoi progetti più innovativi. Progetti esposti oggi nello spazio allestito presso la sede di via IV Novembre, a Roma. Side è un esoscheletro aptico interfacciabile con sistemi di realtà virtuale o aumentata, sviluppato da Inail mediante un bando di ricerca e consiste in un sistema robotico per arto superiore interfacciabile con la realtà virtuale o aumentata. E' stato realizzato per sperimentare una formazione innovativa, di più efficace fruibilità diretta a prevenire i pericoli legati alle attività in spazi confinati o sospetti di inquinamento, come cisterne interrate, seminterrate o fuori terra, condutture fognarie, silos e pozzi, classificati come luoghi di lavoro a forte rischio per la sicurezza dei lavoratori. Riproducendo virtualmente le sollecitazioni di forza e contatto e simulando le interazioni tipiche tra uomo e ambiente, Side permette, infatti, di formare gli operatori e di valutarne la preparazione in diversi scenari lavorativi in totale sicurezza. L’integrazione di stimoli tattili e propriocettivi, come quelli forniti dall’esoscheletro sul braccio di chi lo indossa, aumenta il senso di presenza e immersività dell’operatore all’interno della realtà virtuale. Il discente, in questo modo, riesce ad apprendere in maniera più efficace comportamenti sicuri e buone pratiche. Smart-Shirt è un dispositivo indossabile collaborativo con sensori per monitorare i parametri fisiologici, nato dalla collaborazione tra Inail-Dimeila e Ipcb-Cnr, Icmate-Cnr, Irccs Ics augeri, Smart materials and technologies for thermal-stress & physio-monitoring shirt (Smart-Shirt). E' un prototipo di dispositivo indossabile altamente collaborativo progettato sia per effettuare il monitoraggio continuo di parametri termofisiologici, tra cui frequenza cardiaca, temperatura corporea e attività motoria, sia per svolgere una funzione attiva di raffrescamento localizzato del corpo. La maglietta sensorizzata integra materiali tessili avanzati, inchiostri formulati con nanotecnologie e pattern termicamente funzionali serigrafati sul tessuto, insieme a un modulo termoelettrico basato su tecnologia Peltier per il raffrescamento localizzato. Inoltre, attraverso l’elaborazione dei dati mediante modelli algoritmici basati su intelligenza artificiale e deep learning, il dispositivo può supportare l’attivazione di strategie personalizzate di raffreddamento e di alert all’utente. Smart-Shirt rappresenta un dimostratore tecnologico nel campo dei dispositivi indossabili avanzati per la prevenzione dei rischi legati allo stress termico, con potenziali applicazioni nei settori industriali caratterizzati da attività fisicamente impegnative o svolte in ambienti critici. Mano bionica Hannes e Intelligenza artificiale è un sistema protesico avanzato per il trattamento delle amputazioni di arto superiore progettato per offrire movimenti naturali e funzionali. Grazie alla sua meccanica sotto‑attuata adattativa, la mano è in grado di distribuire la forza in modo intelligente e di adattare automaticamente la presa alla forma e alle sollecitazioni degli oggetti, permettendo al paziente di afferrare con stabilità una vasta gamma di oggetti in modo intuitivo. Realizzata grazie alla collaborazione tra il Centro protesi Inail e l’Istituto italiano di tecnologia, Hannes nasce con l’obiettivo di coniugare robustezza, semplicità costruttiva e reale utilità funzionale, così da agevolare il recupero delle attività quotidiane. Il sistema è completato da un polso motorizzato, in grado di eseguire movimenti di prono‑supinazione e flesso‑estensione, ampliando le possibilità di orientamento e manipolazione della mano. Un ulteriore elemento distintivo è il giunto di gomito, dotato di un meccanismo di recupero energetico che riduce lo sforzo durante l’elevazione del braccio. Questo accorgimento rende l’utilizzo della protesi più confortevole e naturale, migliorando la gestione delle attività quotidiane anche in caso di uso prolungato. Nel complesso, il sistema offre una soluzione avanzata, ergonomica e pensata per avvicinare il più possibile la funzionalità protesica al movimento biologico. Il progetto Edats nasce con l’obiettivo di rendere le protesi di arto superiore più intuitive e naturali, sfruttando le potenzialità del machine learning. Immaginando di muovere la propria 'mano fantasma', nel moncone vengono ancora attivati numerosi muscoli residui. Queste contrazioni generano segnali elettromiografici che, se analizzati con precisione, rivelano pattern specifici per ciascun gesto immaginato. Gli algoritmi di pattern recognition sviluppati nel progetto imparano a riconoscere tali pattern e a tradurli nei movimenti reali di una protesi. Il sistema Edats utilizza un bracciale di sensori elettromiografici collegato a una piccola scheda elettronica che trasmette via Bluetooth i segnali a un software dedicato. Questo software guida l’intero processo: registra i segnali mentre il paziente esegue mentalmente determinati movimenti, addestra il modello di riconoscimento e ne verifica il funzionamento anche attraverso la realtà virtuale, permettendo di osservare una mano digitale muoversi in tempo reale. Il progetto, già in fase avanzata al Centro protesi Inail, punta ora ad ampliare le funzionalità includendo movimenti più complessi come quelli di polso e gomito, così da rendere il sistema utilizzabile anche per amputazioni più prossimali. Parallelamente, la ricerca sta esplorando l’integrazione di feedback sensoriale, fondamentale per restituire alla persona una percezione più naturale e completa della protesi. Ci sono poi i robot collaborativi tecnologicamente evoluti consentono di surrogare o assistere i lavoratori in interventi che espongono a elevati livelli di rischio dovuti alla pericolosità delle condizioni (incendi, terremoti, emissioni di gas tossici, ambienti confinati, ecc.) o alla complessità delle operazioni da svolgere. Il robot teleoperativo 3 costituisce un’evoluzione del sistema già sviluppato e punta a garantire maggiore agilità e affidabilità nella fase di dislocazione e puntualità e versatilità nella manipolazione, consentendo operazioni differenziate in base alle esigenze, anche grazie a un dispositivo ad hoc che permette l’agevole adozione di utensili diversi. Il progetto si compone di due sottosistemi: un robot 'in campo' (field robot) che riproduce le azioni dell’essere umano nel punto di intervento (locomozione, manipolazione, visione, capacità uditiva e tattile, ecc.) in base alle operazioni richieste; un sistema remoto che consente all’operatore di governare in sicurezza l’intervento, grazie alla realtà virtuale e aumentata che garantiscono la ricostruzione fedele dell’ambiente reale nel quale il robot deve intervenire. Il field robot prevede un sistema di locomozione costituito da un quadrupede robotico elettrico e un sistema di manipolazione, con un braccio tele-manipolato mobile. La stazione pilota, invece, è costituita da un braccio aptico e da un’interfaccia utente che offre all’operatore un’esperienza immersiva e intuitiva per la visualizzazione dell’habitat. Il field robot prevede un sistema di locomozione costituito da un quadrupede robotico elettrico e un sistema di manipolazione, con un braccio tele-manipolato mobile. La stazione pilota, invece, è costituita da un braccio aptico e da un’interfaccia utente che offre all’operatore un’esperienza immersiva e intuitiva per la visualizzazione dell’habitat. Tra i progetti Inail di prevenzione c'è anche Dpi Smart che sviluppa un sistema di prevenzione proattivo per l’industria 5.0 volto a trasformare i dispositivi di protezione individuale (Dpi) tradizionali in Dpi attivi tramite sensori, IoT e algoritmi, senza compromettere la certificazione di conformità al Regolamento europeo. L’obiettivo è realizzare un 'cluster di protezione' integrando sensori e sistemi di controllo in Dpi tradizionali senza modificarne le caratteristiche. Il prototipo, ideato per rilevare pericoli e supportare interventi preventivi, include quattro Dpi sensorizzati con allarmi: facciale filtrante (temperatura, urti/movimenti, frequenza respiratoria); elmetto (temperatura/umidità relativa, CO2, urti, posizione, esposizione solare, sudore); indumento con badge e braccialetto (microclima, urti/cadute, campi elettromagnetici per rischio elettrico); scarpa con sensori su caviglia e pianta (scivolamento, contatto caldo/freddo tramite movimenti, pressione e temperatura). I Dpi comunicano via Bluetooth con un’unità centrale che elabora i dati con algoritmi dedicati e con una App su smartphone che ne consente la gestione e il monitoraggio. Il valore aggiunto è l’approccio economico immediatamente industrializzabile e trasferibile in contesti reali. Il mediatore linguistico è uno strumento digitale che facilita la comunicazione tra persone di lingua e cultura diversa e operatori dell’Inail, garantendo comprensione reciproca, accesso equo alle informazioni e migliorando la qualità dei servizi erogati dall’Istituto. Lo strumento supporta la traduzione di messaggi vocali e scritti in 13 lingue (Arabo, Bengali, Cinese, Croato, Francese, Hindi, Inglese, Romeno, Sloveno, Spagnolo, Tedesco, Ucraino e Urdu) che potranno essere ampliate in base alle specifiche esigenze delle sedi territoriali. Nato per superare le barriere linguistiche e culturali, il mediatore linguistico può essere attivato su richiesta del cittadino o dall’operatore durante gli incontri in presenza o a distanza, per gestire situazioni complesse che richiedono una comunicazione efficace. Lo strumento è attualmente disponibile presso sette sedi territoriali (Caltagirone, Catania, Monfalcone, Roma Laurentino, Roma Tuscolano, Trento e Trieste) che lo stanno sperimentando per valutarne l’efficacia ed individuare eventuali aspetti da migliorare in vista della diffusione su larga scala. Tra i progetti Inail troviamo anche Esopia, si tratta di una piattaforma di ricerca cognitiva che si compone di un repository documentale che permette a Inail la raccolta della documentazione relativa alla sicurezza degli impianti industriali, e di un modello ontologico, di tipo entità-relazione, che utilizza algoritmi di Ia per estrarre informazioni dai documenti. L’obiettivo è condividere le esperienze operative relative a quasi incidenti (near miss) e incidenti disciplinati dal d.lgs. 105 del 2015 (settore Seveso, controllo del pericolo di incidenti rilevanti), per supportare il processo di prevenzione proattiva tramite l’accesso ad un sistema strutturato della conoscenza. Grazie al lavoro dei gruppi di ricerca ed al supporto di tecniche di Ia (in particolare Machine learning e Natural language processing), è possibile la consultazione in linguaggio naturale, ricercare casi simili, individuare pattern frequenti di incidente, visualizzare le relazioni di causa e far emergere informazioni rilevanti (soprattutto sui near miss). Attualmente, Esopia comprende oltre 6mila schede ed è l’unico modello, basato su ontologia, riferito non solo agli incidenti, ma anche a near miss e anomalie. Due le caratteristiche principali: liste non definite a priori, ma popolate acquisendo i dati di banche dati esterne o estratti da documenti, ed elenchi dinamici in continuo aggiornamento.
(Adnkronos) - Agsm Aim diventa Magis e debutta con la nuova Brand Identity a Key 2026. “La nascita di Magis è il risultato di un percorso di ascolto profondo dei nostri stakeholder che ha confermato un legame autentico con i territori e una reputazione solida, costruita in oltre un secolo di storia - spiega Fabio Candeloro, direttore Market e Digital Transformation di Magis - È apparso però altrettanto chiaro il bisogno di un’evoluzione: il nuovo piano industriale richiedeva un brand capace di competere su scala nazionale con pragmatismo e visione”. Magis in latino significa 'più', ed è nato dal rimescolamento o, meglio, dallo svelamento, delle lettere contenute nel vecchio nome che era la somma di due sigle. Magis vuol dire anche 'oltre', 'verso il meglio', parla di progresso, ambizione e trasformazione. Prende per mano e accompagna dentro una nuova identità che nasce sulle fondamenta di oltre un secolo di storia. Il rebranding e la campagna di lancio sono stati affidati a Paolo Iabichino scrittore pubblicitario, direttore creativo e ideatore del concetto di 'Invertising' in un libro che è diventato un manifesto per un messaggio pubblicitario consapevole. “È stato come mettere le mani su un monumento - spiega Paolo Iabichino - Oltre cento anni di tradizione, per una realtà che è un vero e proprio bene comune per le comunità e i territori e che il rebranding doveva rispettare. Magis è la crasi perfetta di un nuovo brand che custodisce e protegge la tradizione e l’origine, ne usa gli stessi stilemi aggiornandoli all’interno di un linguaggio di marca più attuale e contemporaneo, pronto per le nuove sfide di mercato che il futuro offre a tutte le persone dell’azienda. Per il lancio ho scelto una campagna di comunicazione che privilegi le persone. Un brand come Magis che ha come obiettivo quello di accompagnare chiunque dentro la transizione energetica deve sentire il dovere e la responsabilità di metterci la faccia, facendo vedere i volti e le storie di chi porta l’energia dentro le case delle famiglie e delle imprese italiane”.