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(Adnkronos) - "In un recente articolo pubblicato sul 'New England Journal of Medicine' si descrive la tragica morte di un bambino di 7 anni a causa di panencefalite subacuta sclerosante (Pess), una rara complicanza del morbillo universalmente fatale. Il bambino contrasse inizialmente il morbillo a sette mesi; anni dopo, il virus, che era mutato ed era rimasto dormiente nel suo organismo, iniziò a distruggergli il cervello. Nel giro di pochi mesi, con convulsioni e declino cognitivo, perse la capacità di parlare e morì appena un anno dopo la comparsa dei sintomi. La Pess è particolarmente insidiosa perché può ripercuotersi a ritroso da sei a otto anni dopo l’infezione iniziale, colpendo bambini che sembravano essere completamente guariti dal virus". Così su X l'infettivologo Matteo Bassetti. "Questo caso rappresenta un terribile avvertimento, mentre Stati Uniti, Uk e anche Italia affrontano la peggiore recrudescenza del morbillo degli ultimi decenni. Sebbene molti percepiscano il morbillo come una malattia infantile di routine, i rischi neurologici sono gravi: circa un bambino infetto su 1.000 sviluppa un’infiammazione cerebrale acuta e uno su 25.000 rischia la condanna a morte della Pess - conclude - Con centinaia di ricoveri ospedalieri e molteplici decessi, bisogna dire che queste tragedie sono del tutto prevenibili. La vaccinazione rimane l’unica difesa efficace contro un virus che può restare in agguato per anni prima di togliere la vita a un bambino innocente".
(Adnkronos) - "A livello di business, per le aziende, ovviamente è tutto fermo. Ma in questo momento quello che ci preme è avere informazioni sulle persone, imprenditori, che operano con noi sul territorio iraniano, i nostri referenti. E purtroppo non abbiamo avuto risposta ai diversi messaggi inviati, le comunicazioni inevitabilmente non funzionano totalmente. E la preoccupazione è tanta". Così, raggiunto da Adnkronos/Labitalia, Giuseppe Zampini, presidente della Camera di commercio e Industria Italia - Iran & Paesi E.c.o. (Ccii), l'associazione imprenditoriale specializzata per l’internazionalizzazione delle imprese italiane in Iran e negli altri 9 paesi dell’Economic cooperation organization-E.c.o. (Afghanistan, Azerbaigian, Kazakistan, Kirghizistan, Pakistan, Tagikistan, Turchia, Turkmenistan e Uzbekistan), commenta quanto sta avvenendo in Iran in queste ore. "Sulle aziende, chiaramente, è tutto fermo. Le imprese che sappiamo essere interessate, si stanno chiedendo cosa fare anche per il nel futuro, sui loro possibili interessi nel Paese", spiega. Secondo Zampini l'aspetto più allarmante è che "Il vero problema che sta nascendo è complessivo sull'area, non soltanto in Iran. Dal punto di vista turistico, dal punto di vista dei viaggi, è tutto bloccato. Se uno dovesse andare in India partendo dalla Turchia, che giro fa? Perché tutta l'area è bloccata. Un problema che riguarda non solo il turismo, ma le imprese in generale, per chi vuole operare come imprenditori nell'intera area, al di là dell'Iran, appunto. In questo momento penso che gli effetti di questo attacco non siano stati ben considerati. Quindi ci sono delle considerazioni che in queste ore è difficile mettere a terra, se non l'effetto immediato di preoccupazione, dal punto di vista umano, e di questi imprenditori iraniani che sono interessati al nostro Paese e che non riusciamo a contattare", conclude.
(Adnkronos) - “Il menù fisso ha il problema di fondo che crea disaffezione: il bambino subisce il pasto perché non ha la possibilità di scegliere. Si ritrova un primo, un secondo, un contorno che qualcun altro ha deciso. Questa disaffezione crea distanza". Lo ha detto Nicola Lamberti, Ceo di PlanEat, al convegno promosso da PlanEat 'Innovazione digitale e politiche pubbliche per la riduzione dello spreco alimentare nelle scuole' presso la sala Stampa della Camera dei Deputati. “C'è anche un altro problema legato alla quantità: in un contesto scolastico ci sono bisogni, abitudini e attività differenti che richiedono quantità diverse. Avere la possibilità di scegliere il pasto e la quantità è, secondo noi, il miglior strumento per lottare contro lo spreco alimentare a monte, evitando di produrre ciò che sarebbe certamente buttato.” “Dal progetto pilota PlanEat Scuole, realizzato nella provincia di Pavia, sono emersi risultati concreti: ponendo la scelta del pasto in forma volontaria il giorno prima, il 98% degli alunni ha aderito ordinando quasi tutti i piatti disponibili. La possibilità di selezionare tipo e quantità del primo, del secondo e del contorno ha permesso di ridurre del 52% lo spreco dei piatti e di diminuire del 20% il cucinato, aumentando così la qualità del servizio. Per estendere il modello su larga scala, è necessario introdurre nei contratti e negli appalti strumenti digitali per la pianificazione, così da evitare l’esubero alimentare a monte”, conclude Lamberti.