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(Adnkronos) - La crisi energetica scatenata dalla guerra in Iran rischia di aggravarsi. E' questo, secondo quanto scrive il 'Wall Street Journal', l'avvertimento all'amministrazione Trump da parte dei dirigenti del settore petrolifero americano. Il monito sarebbe arrivato nel corso di una serie di incontri tenutisi mercoledì alla Casa Bianca e, in generale, nei recenti colloqui con il segretario all’Energia Chris Wright e il segretario agli Interni Doug Burgum, dove gli amministratori delegati di Exxon Mobil, Chevron, e ConocoPhillips, avrebbero avvertito che l'interruzione dei flussi energetici provenienti dallo stretto di Hormuz continuerebbe a creare volatilità nei mercati energetici globali. Trump tuttavia non ha partecipato alle riunioni di mercoledì scorso. Intanto, in quello stesso giorno, i prezzi del petrolio negli Stati Uniti sono saliti dagli 87 dollari al barile, arrivando ai 99 dollari al barile venerdì. La Casa Bianca ha attuato – o sta valutando – diverse misure che spera possano far scendere i prezzi del petrolio, tra cui un ulteriore allentamento delle sanzioni sul petrolio russo, un massiccio rilascio delle riserve energetiche di emergenza e l’eventuale deroga a una legge che limita i flussi di greggio tra i porti statunitensi. I funzionari dell'amministrazione hanno anche comunicato agli amministratori delegati delle compagnie petrolifere che sperano di aumentare il flusso di petrolio tra il Venezuela e gli Stati Uniti, scrive il giornale citando un funzionario della Casa Bianca. Gli incontri sono stati definiti produttivi e nessuno dei dirigenti ha attribuito la responsabilità della crisi all’amministrazione Trump. Tuttavia, secondo il 'Wall Street Journal', molti operatori del settore petrolifero temono che le opzioni disponibili possano rivelarsi poco utili ad arginare la crisi e che l’unica soluzione sia la riapertura dello Stretto di Hormuz (attraverso cui transita un quinto dell’approvvigionamento giornaliero mondiale di petrolio e gas naturale liquefatto). In caso contrario, la pressione esercitata dal protrarsi dei prezzi elevati potrebbe gravare sull’economia globale e frenare la domanda di carburante. Un alto funzionario dell'amministrazione Trump ha dichiarato che l'amministrazione è consapevole che i prezzi continueranno a salire, ma che al momento non c'è molto che possa fare. Il Pentagono ha comunicato all'amministrazione che esistono opzioni per riaprire lo stretto, e l'amministrazione vuole che ciò avvenga nel giro di poche settimane, non di mesi. E' in questo clima di incertezza che i Guardiani della Rivoluzione in Iran hanno intanto minacciato di colpire "presto" le compagnie Usa basate nella regione e sollecitato i dipendenti di tali aziende ad abbandonare "immediatamente" i siti, si legge sull'agenzia Sepah. Nei giorni scorsi l'agenzia Tasnim aveva pubblicato un elenco dei possibili bersagli di Teheran, fra cui gli uffici di Amazon, Google, Microsoft e Nvidia nei Paesi del Golfo. Per far fronte all'attuale crisi, l'Agenzia Internazionale dell'Energia (Iea) è pronta intanto a rilasciare ulteriori riserve strategiche di petrolio "se necessario", ha dichiarato il suo direttore esecutivo, Fatih Birol. "Considerando le scorte governative e industriali, sommandole, rimarranno ancora più di 1,4 miliardi di barili, il che significa che potremo fare di più in seguito, se necessario", ha affermato in una dichiarazione video. Secondo Birol, la decisione dell'Iea di rilasciare questi 400 milioni di barili ha già avuto "un effetto calmante sui mercati". "I prezzi del petrolio sono oggi significativamente più bassi rispetto a una settimana fa, ma sebbene il rilascio delle nostre scorte possa fornire un cuscinetto temporaneo, non è una soluzione sostenibile", ha concluso. Birol ha chiesto la riapertura dello Stretto di Hormuz, attraverso il quale transita normalmente il 20% del consumo globale di petrolio: "Come ho ripetutamente affermato la scorsa settimana, la condizione essenziale per un ritorno a flussi stabili di petrolio e gas è la ripresa del transito attraverso lo Stretto di Hormuz". Altri Paesi sono pronti a "sostenerci", ha aggiunto, citando India, Colombia, Singapore, Thailandia e Vietnam. La decisione presa la scorsa settimana dai 32 Paesi membri dell'Iea, volta a calmare i mercati in seguito all'impennata del prezzo del petrolio dall'inizio della guerra in Medio Oriente, rappresenta la svolta più significativa nella storia dell'istituzione. Il petrolio Brent era in calo dell'1,2% oggi, a 101,88 dollari intorno alle 15 Gmt, dopo aver raggiunto quasi i 120 dollari la settimana precedente. Ma qual è il quadro secondo gli esperti? "Il conflitto in Medio Oriente ha riacceso i timori di una recessione, di un ritorno dell’inflazione o di entrambi gli scenari, alimentati dalla possibilità di uno shock dei prezzi petroliferi. Tuttavia, riteniamo opportuno evitare valutazioni eccessivamente pessimistiche sulla crescita o sull’inflazione", quanto sottolinea la Chart of the Week a cura dell’economic team di Payden & Rygel, che analizza l’andamento del consumo di petrolio negli Stati Uniti in relazione alla produzione economica reale. "Da un lato, infatti, negli ultimi decenni il pass-through degli aumenti del prezzo del petrolio all’inflazione core è stato relativamente contenuto; dall’altro, sebbene prezzi dell’energia più elevati incidano sul reddito disponibile delle famiglie, sarebbe necessario un periodo prolungato per erodere in modo significativo la crescita dei redditi (ad esempio per più di un trimestre). Inoltre, la dipendenza dal petrolio dell’economia statunitense è diminuita del 66% dal 1965, grazie alla diversificazione delle fonti energetiche e al progressivo passaggio da un’economia manifatturiera a una più orientata ai servizi", prosegue l'analisi. Secondo gli esperti "infine, gli Stati Uniti sono recentemente passati da importatori netti a esportatori netti di petrolio, rafforzando ulteriormente la resilienza dell’economia rispetto agli choc dei prezzi energetici. In questo contesto, la trasmissione degli choc petroliferi a crescita economica e inflazione appare oggi più contenuta rispetto al passato, almeno nel caso degli Stati Uniti".
(Adnkronos) - Amazon annuncia l’apertura dei bandi per l’ottava edizione di 'Amazon Women in Innovation', il programma che assegna borse di studio a sette studentesse universitarie in altrettante Università italiane in ambito Stem (scienze, tecnologia, ingegneria e matematica). Per il settimo anno consecutivo, l’università di Roma Tor Vergata è tra gli atenei coinvolti nell’iniziativa: la vincitrice del bando beneficerà di un finanziamento di 6.000 euro all’anno per tre anni e di un percorso di mentorship dedicato, con l’affiancamento di una manager Amazon. Fino al 31 marzo, potranno presentare la propria candidatura tutte le studentesse immatricolate per la prima volta all’a.a. 2025/2026 al Corso di laurea in Ingegneria informatica e Ingegneria di Internet che abbiano conseguito almeno 6 CFU con una media ponderata non inferiore a 25/30. Per ulteriori informazioni visitare questa pagina. Dal 2018, 'Amazon Women in Innovation' ha supportato 33 studentesse e, oltre all’Università di Roma Tor Vergata, il progetto coinvolge altri sei atenei: l’Università degli Studi di Cagliari, l’Università di Catania, il Politecnico di Milano, l’Università degli Studi di Napoli Federico II, l’Università degli Studi di Palermo, il Politecnico di Torino. “Otto edizioni di Amazon Women in Innovation rappresentano per noi una testimonianza concreta di quanto crediamo nel potenziale delle giovani donne che scelgono percorsi tecnico-scientifici”, afferma Rita Malavasi, responsabile delle relazioni istituzionali per Amazon.it. “In questi anni abbiamo visto talenti straordinari affrontare con determinazione settori ancora oggi caratterizzati da un forte squilibrio di genere. Continuare a investire in questo programma è il nostro modo di contribuire a cambiare questa realtà, un passo alla volta”, continua. Amazon Women in Innovation si inserisce nel più ampio impegno di Amazon a formare 200.000 studenti e studentesse in ambito stem in Italia entro il 2026, un piano che coinvolge scuole secondarie di primo e secondo grado, università, corsi post-diploma e percorsi di formazione professionale. Maggiori info: https://www.aboutamazon.it/creare-valore-per-il-paese/impatto-sulla-comunita/educazione-stem
(Adnkronos) - Con il 100% delle confezioni vendute in Italia progettate per essere riciclate, oltre il 50% dei materiali di packaging già riciclati a livello globale e un +45% di acqua riciclata e riutilizzata nel 2024 rispetto al 2022, Barilla continua a rafforzare il proprio impegno nella gestione responsabile delle risorse. Un percorso che l’azienda ribadisce in occasione della Giornata Mondiale del Riciclo (18 marzo) e della Giornata Mondiale dell’Acqua (22 marzo). Risorsa fondamentale per la produzione della pasta e per l’equilibrio degli ecosistemi, l’acqua rappresenta per Barilla un elemento centrale nella gestione sostenibile delle proprie attività. L’azienda - spiega l'azienda in una nota - lavora per ridurne progressivamente il consumo nei processi produttivi, promuovendo un uso responsabile della risorsa e favorendo pratiche di recupero, riciclo e riutilizzo all’interno degli stabilimenti e lungo la catena di approvvigionamento. A supporto di questo approccio integrato, il Gruppo ha adottato un Sistema di Gestione Ambientale conforme alla norma Uni En Iso 14001 e sviluppa da anni Analisi del Ciclo di Vita (Lca) dei propri prodotti, con particolare attenzione al Water Scarcity Index, che misura il consumo idrico in relazione alla disponibilità regionale di acqua. Negli stabilimenti l’acqua, che proviene principalmente da acquedotti, pozzi o acque superficiali, è costantemente monitorata per garantire il rispetto delle normative ambientali, mentre i sistemi di trattamento delle acque reflue sono sottoposti a rigorosi controlli per prevenire l’inquinamento. Ogni sito produttivo definisce obiettivi annuali di riduzione dei consumi idrici, monitorati mensilmente attraverso la Supply Chain Scorecard, la piattaforma globale che raccoglie gli indicatori ambientali del Gruppo. Il recupero e riutilizzo dell’acqua è sempre più rilevante: nel 2024 il volume totale di acqua riciclata e riutilizzata è cresciuto del 45% rispetto al 2022, con un incremento ancora più significativo nelle aree a rischio idrico, dove l’aumento ha raggiunto il 164%. Un contributo importante arriva dallo stabilimento di Rubbiano (PR), dedicato alla produzione di sughi e pesti: il miglioramento degli impianti di depurazione ha permesso di incrementare del 28% l’acqua riciclata nel solo 2024 e di recuperare oltre 62.000 m3 di acqua nel triennio 2022-2024 grazie a soluzioni avanzate di riciclo idrico. L’impegno si estende anche alla filiera agroalimentare, con collaborazioni volontarie con i fornitori di pomodoro e basilico per promuovere pratiche agricole più efficienti nell’uso delle risorse idriche. Guardando al futuro, Barilla continuerà a investire nell’efficienza idrica dei propri impianti: nello stabilimento di Rubbiano sono previsti interventi per oltre 5 milioni di euro nell’ambito dell’Energy & Water Plan, il programma da 168 milioni di euro avviato nel 2024, con l’obiettivo di aumentare del 250% l’indice di acqua riciclata nelle aree a maggiore stress idrico entro il 2030 rispetto al 2022. Uno degli esempi più tangibili della strategia di sostenibilità di Barilla riguarda il packaging, una sfida ambientale legata ai rifiuti generati e alle emissioni associate alla produzione. L’azienda lavora per migliorare la protezione del prodotto - riducendo lo spreco alimentare - e per aumentare l’impiego di materiali riciclati, diminuendo l’uso di fonti fossili. Oggi il 100% delle confezioni dei prodotti Barilla venduti in Italia (pasta, sughi e prodotti da forno) è progettato per essere riciclato. A livello globale, oltre il 50% dei materiali utilizzati nel packaging del Gruppo è riciclato, mentre il 71% delle confezioni è a base di carta e cartoncino. Questo percorso si fonda sui Principi del Packaging Sostenibile, introdotti nel 1997 e costantemente aggiornati. Tra gli obiettivi concreti, l’azienda si è data il traguardo di eliminare dal mercato entro il 2030 circa 4mila tonnellate di materiale di packaging grazie a progetti di re-design. Le confezioni di Pasta Barilla rappresentano un caso di riferimento nella progettazione di imballaggi che garantiscono sicurezza e qualità degli alimenti riducendo al contempo l’impatto ambientale. L’azienda utilizza ogni anno quasi 160mila tonnellate di carta e cartone provenienti da filiere forestali gestite in modo responsabile. Simbolo di questo impegno è la Blue Box, realizzata con cartoncino in fibra vergine proveniente da filiere gestite in modo sostenibile. A ciò si aggiunge l’uso di inchiostri a basso odore, che migliorano ulteriormente la riciclabilità nella filiera della carta. Un ulteriore passo significativo è stata l’eliminazione progressiva della finestrella di plastica dalle confezioni, che ha consentito di ridurre l’immissione sul mercato di plastica superflua per circa 126mila kg ogni anno.