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(Adnkronos) - La sede di Parma illuminata di lilla per tutto il weekend: così Barilla rende visibile, in occasione della Giornata nazionale del Fiocchetto lilla (15 marzo), la sua partecipazione alla campagna nazionale di sensibilizzazione sui disturbi della nutrizione e dell'alimentazione (Dca). Il gesto simbolico si inserisce in un impegno strutturale del gruppo: dall'educazione alimentare nelle scuole (Giocampus) e nelle mense aziendali (Sì.Mediterraneo) al miglioramento continuo del profilo nutrizionale dei prodotti, con l'88% dei volumi venduti che già rispetta soglie ridotte di zucchero e sale e il 90% fonte di fibre. Secondo gli ultimi dati del ministero della Salute - riporta l'azienda in una nota - in Italia oltre 3 milioni di persone convivono con Dca, una condizione complessa che coinvolge la salute fisica e psicologica. Un fenomeno in crescita, in particolare tra giovani e adolescenti. La Giornata nazionale del Fiocchetto lilla è nata per portare questo tema al centro del dibattito pubblico, rompere lo stigma e sollecitare una risposta coordinata tra istituzioni, famiglie e imprese. L'adesione all’iniziativa si inserisce nel più ampio impegno del gruppo di Parma nel promuovere una cultura del cibo fondata su consapevolezza e benessere. L'impegno è volto a considerare il cibo non solo come fonte di nutrimento, ma anche come elemento culturale capace di unire le persone e contribuire al benessere delle comunità. In questa prospettiva, accanto allo sviluppo di prodotti sempre più equilibrati dal punto di vista nutrizionale, Barilla promuove progetti e attività rivolti a diverse fasce di popolazione, con l'obiettivo di diffondere maggiore consapevolezza sull'importanza di un'alimentazione corretta e di uno stile di vita sano. Dal 2002 - illustra la nota - c’è Giocampus. Nato dalla collaborazione tra istituzioni, università e imprese del territorio parmense, promuove il benessere delle nuove generazioni attraverso un percorso integrato di educazione alimentare e attività motoria. Il programma si fonda su un protocollo elaborato da un comitato scientifico multidisciplinare che integra competenze in nutrizione, pediatria, educazione motoria, pedagogia e psicologia dell'età evolutiva ed è diventato un case study internazionale di collaborazione pubblico-privato. L'obiettivo è costruire nei bambini e negli adolescenti un rapporto equilibrato con il cibo e uno stile di vita attivo - elementi considerati dalla letteratura scientifica tra i principali fattori protettivi rispetto allo sviluppo di disturbi alimentari. L'educazione alimentare non si ferma alle scuole. Dal 2011 il progetto Sì.Mediterraneo - sviluppato in collaborazione con l'università di Napoli Federico II, l'università di Parma e l'Health and Wellbeing Advisory Board Barilla - promuove la dieta mediterranea tra i dipendenti del gruppo, partendo dalle mense della sede di Parma per poi estendersi progressivamente a livello globale. Attraverso attività di informazione, percorsi educativi e strumenti di orientamento nutrizionale, il progetto accompagna i dipendenti verso scelte alimentari più equilibrate e sostenibili. I dati mostrano un impatto misurabile sulle abitudini dei dipendenti, con benefici sia sul piano della salute individuale sia su quello ambientale, grazie alla riduzione delle emissioni di gas serra e dei consumi idrici associati alle scelte di consumo. L'impegno si riflette anche nella riformulazione continua dei prodotti con ricette che si evolvono per offrire alimenti sempre più buoni, sicuri e adatti a una dieta equilibrata. Secondo l'ultimo 'Rapporto di sostenibilità', l’88% dei volumi venduti contiene al massimo 5 g di zucchero e 0,5 g di sale per porzione (-0,7% e -1,5% in 1 anno). E Il 90% dei volumi è fonte di fibre (+0,8%), mentre il 65% dei prodotti da forno monoporzione non supera le 150 kcal (+2,4% rispetto all'anno precedente). Ma sono quasi 500 i prodotti tra pasta, sughi e prodotti da forno che Barilla ha migliorato dal 2010. Infine, sul fronte della ricerca e sviluppo, nel 2024 Barilla ha destinato 50 milioni di euro agli investimenti su qualità, nutrizione, sicurezza alimentare e packaging sostenibile. E nel 2025 prosegue su questa strada con l'inaugurazione del Bite (Barilla Innovation & Technology Experience), hub tecnologico per la ricerca, sviluppo e qualità, sorto a Parma con un investimento di oltre 20 milioni di euro.
(Adnkronos) - "L'effetto immediato" della guerra tra Iran e Israele-Usa "che stiamo vedendo tutti in questi giorni è legato all'aumento dei prezzi dei combustibili fossili, del petrolio, del gnl e del gas. Questa è una cosa che vediamo subito e che i governi di tutto il mondo stanno cercando di affrontare. Ma il rischio è che sia poi una conseguenza che immediatamente non è rilevata, ma che apparirà più nel lungo periodo con il perdurare della limitazione delle navi che possono navigare nello stretto di Hormuz. Dallo Stretto passa gran parte del materiale minerario, diretto verso l'Asia, che serve per fare i fertilizzanti e tutto quello che serve per l'agricoltura. Con un gran rallentamento o un blocco di questi trasporti rischiamo di avere un aumento dei costi delle materie prime, soprattutto dell'agroindustria. Di conseguenza un aumento dei prezzi dei beni alimentari. E' una bomba a orologeria che rischia di scoppiare tra pochi mesi colpendo in modo molto forte le famiglie". E' l'allarme che, intervistato da Adnkronos/Labitalia, lancia Giulio Sapelli, economista, storico e dirigente d'azienda italiano, sulle possibili conseguenze economiche della guerra in Medio Oriente. E a rischiare un brusco aumento dei prezzi a causa delle limitazioni nello Stretto di Hormuz, sottolinea Sapelli, non sono solo i beni alimentari. "Pensiamo alle plastiche, o anche a tutte le infrastrutture che hanno delle molecole che vengono soprattutto prodotte utilizzando o il petrolio o altri minerali che provengono da quelle rotte", aggiunge. E sulla possibilità allo studio del governo italiano di agire sulle accise dei carburanti Sapelli è secco. "Intervenire sulle accise? Si va bene, ma è un palliativo. Si deve lavorare con la diplomazia per fare finire la guerra o comunque sperare che il regime di Teheran cada e il conflitto termini", sottolinea. Secondo Sapelli, non basta "agire in casa propria con le accise, che si può anche fare, perchè abbiamo unificato l'economia, abbiamo centralizzato il capitalismo, le filiere produttive sono ormai internazionali". "Quindi bisogna operare diplomaticamente -aggiunge Sapelli- perché la guerra finisca, quindi sperare che l'attacco, che è anche sacrosanto, fatto da Israele e dagli Stati Uniti contro un regime che aveva la bomba atomica, fanatico e che era un pericolo per tutto il Medio Oriente, porti alla fine del regime", aggiunge. A livello diplomatico, secondo Sapelli, "è molto importante che la Cina stia ancora, 'distante', a differenza dei russi che si sono impegnati in modo chiaro al sostegno dell'Iran. I cinesi sono anche guardinghi e tutti i paesi del Golfo sanno che non devono colpire troppo la Cina perché vedono che la Cina potrebbe avere una funzione di acceleratore della disgregazione dell'Iran". "Quindi bisogna agire intelligentemente, non facendo propaganda, ma facendo politica", aggiunge. Dubbi da parte di Sapelli sul possibile ruolo dell'Ue. "L'Ue ormai non fa più politica da anni. La guerra contro l'Iran un'occasione per un nuovo ruolo dell'Ue anche a livello diplomatico? Certamente, ma bisogna avere del cervello. E invece in Europa ognuno fa per il suo conto. Basta vedere le iniziative di Macron, vengono fuori i vecchi nazionalismi. Anche l'illusione di armarsi: per avere un esercito europeo bisogna avere una strategia, una mentalità. E' molto più utile e intelligente a rafforzare la Nato adesso, è immediato. Ma purtroppo, invece, c'è una crisi dei governi ma anche dei tecnocrati e di chi viene mandato al Parlamento europeo. Quindi è molto difficile, anche in mancanza di una generazione di statisti, fare qualcosa", conclude. (di Fabio Paluccio)
(Adnkronos) - Il Gruppo Dolomiti Energia partecipa alla quarta edizione di Key - The Energy Transition Expo a Rimini, appuntamento di riferimento per le tecnologie legate alla transizione energetica, segnando un momento di svolta nella propria narrazione aziendale. Per la prima volta, la società presenta in fiera la sua nuova identità di brand, una tappa fondamentale del Piano Strategico ideata per accompagnare lo sviluppo del gruppo e rendere più riconoscibile il racconto del proprio futuro industriale. Al centro di questa evoluzione si trova il nuovo payoff, ‘Rinnovabili, integrati, indipendenti’, che sintetizza i pilastri operativi della società. (Video) "Il nuovo payoff di Dolomiti Energia sintetizza qual è la visione del nostro piano strategico - spiega il ceo del gruppo, Stefano Granella - Un piano che si fonda sulle rinnovabili. Siamo il primo operatore di sola produzione di energie rinnovabili tra idroelettrico, eolico e fotovoltaico con oltre 1800 megawatt di capacità installata". La solidità della proposta si basa su una struttura che controlla l'intera catena del valore. "Siamo integrati perché accanto alla generazione abbiamo la vendita: contiamo circa 800mila clienti, quindi siamo in grado, da un lato, di produrre e, dall'altro, di vendere in maniera integrata". Questa configurazione permette di offrire una risposta concreta alle oscillazioni dei prezzi che caratterizzano l'attuale scenario energetico: "Siamo indipendenti perché riteniamo che, proprio grazie alla nostra generazione da rinnovabili, siamo in grado di proporre ai nostri clienti delle offerte fisse a lungo termine che possano proteggerli e renderli indipendenti dalle fluttuazioni di mercato", osserva Granella. Il percorso di rebranding riflette dunque una precisa volontà di investimento e un posizionamento distintivo rispetto agli altri attori del settore. "Il nuovo rebranding si focalizza sulle nostre caratteristiche - fa sapere il ceo - è una scelta coerente con quanto fatto nel piano, ovvero investire di nuovo sulle rinnovabili triplicando il volume degli investimenti rispetto agli ultimi due anni, per dare il nostro contributo all'indipendenza e all'autonomia energetica del Paese". In un quadro geopolitico complesso, l'azienda ribadisce il proprio impegno: "Ogni giorno ci impegniamo ad accelerare la transizione energetica del Paese, con la nostra competenza industriale e la nostra solidità nel campo delle rinnovabili - afferma Granella - Integriamo infrastrutture e servizi per offrire alla nostra community green, in tutta Italia, strumenti che permettano di proteggersi dall'instabilità dei mercati e di compiere scelte sostenibili con semplicità e consapevolezza".