ENTRA NEL NETWORK |
ENTRA NEL NETWORK |
(Adnkronos) - Nella gestione della schizofrenia, il tempo conta. Conta per ridurre la sofferenza del paziente, contenere il disorientamento e l'angoscia che accompagnano la fase di ricaduta, ma conta anche per costruire da subito un percorso di cura che non si interrompa con la dimissione. È questo il messaggio emerso dall'incontro stampa che si è tenuto a Brescia, dedicato alle nuove evidenze real-world dello studio Reshape su risperidone Ism, prodotto dalla azienda farmaceutica Rovi, con la partecipazione di Christoph Correll, riferimento scientifico europeo del progetto e primo autore della pubblicazione internazionale dei risultati dello studio, e di Antonio Vita, ordinario di Psichiatria dell'Università degli studi di Brescia. I dati dello studio sono stati da poco pubblicati sul World journal of biological psychiatry. Condotto nella pratica clinica reale, Reshape ha coinvolto 275 pazienti provenienti da 76 centri ospedalieri di cinque Paesi europei, con una significativa partecipazione italiana. I dati presentati - informa una nota - mostrano che il trattamento ha consentito un rapido controllo della sintomatologia, con miglioramenti significativi già a partire dall'ottavo giorno, e una dimissione ospedaliera in una mediana di 8 giorni dall'inizio della terapia. Accanto al miglioramento dei sintomi, è stato osservato anche un recupero del funzionamento personale e sociale, misurato con la scala Psp, già a 28 giorni dalla prima dose. Tra gli obiettivi dello studio figuravano inoltre la durata del ricovero, la soddisfazione riferita dal paziente, la sicurezza e la tollerabilità del trattamento nella pratica clinica quotidiana. Il valore dei risultati, spiegano gli esperti, risiede non solo nella rapidità dell'effetto, ma anche nel loro significato clinico più ampio: trattare precocemente e in modo personalizzato la fase acuta può aiutare a ridurre le fratture nel percorso terapeutico, facilitando un collegamento più solido tra ricovero, dimissione e presa in carico territoriale. Uno dei messaggi chiave emerso dallo studio è proprio la possibilità di costruire un vero 'ponte' tra ospedale e territorio, evitando che il momento della dimissione coincida con una nuova fragilità, si evidenzia. "Nella fase acuta della schizofrenia - spiega Vita - abbiamo bisogno di un trattamento che sia rapidamente efficace e ben tollerato, ma capace non solo di controllare i sintomi ma anche di gettare le basi per un'alleanza terapeutica e per un progetto di cura che prosegua oltre l'emergenza. Il valore dei dati real-world è questo: ci mostrano che cosa accade davvero nei nostri servizi, con pazienti complessi e bisogni concreti, e ci aiutano a ragionare in termini di continuità di cura, non solo di gestione dell'episodio acuto". Sul piano clinico, un elemento particolarmente rilevante, si legge nella nota, è che i risultati dello studio appaiono coerenti con quelli degli studi registrativi precedenti, rafforzando la fiducia del clinico nell'uso del trattamento nella pratica quotidiana. "Lo studio Reshape fornisce preziose evidenze real-world che mostrano come Risperidone Ism possa offrire un rapido miglioramento dei sintomi, recupero funzionale, buona tollerabilità e soddisfazione del paziente nelle persone ricoverate per una ricaduta acuta di schizofrenia - sottolinea Correll - Sono risultati che supportano il ruolo di risperidone Ism come opzione terapeutica concreta per stabilizzare rapidamente il paziente e facilitare il passaggio, tanto delicato quanto cruciale, dall'assistenza ospedaliera alla presa in carico territoriale. In questa prospettiva, il miglioramento del funzionamento, della qualità di vita e della continuità terapeutica diventa parte integrante del valore clinico del trattamento". "L’innovazione per Rovi significa tradurre la ricerca in soluzioni terapeutiche che abbiano un impatto reale nella vita delle persone. Nella gestione della schizofrenia in fase acuta - evidenzia Luca Mantegna, Neuroscience Business Unit Director Rovi Biotech Italia - ciò significa sostenere un approccio che aiuti a stabilizzare precocemente il paziente, favorire una maggiore aderenza terapeutica e costruire un percorso di continuità di cura, con l'obiettivo di migliorare nel lungo termine autonomia, funzionamento e qualità di vita del paziente". Uno dei punti salienti - è emerso dall'incontro - riguarda il recupero funzionale precoce, che incide direttamente sulla vita quotidiana delle persone, facilitando il reinserimento sociale, familiare e relazionale. Proprio questo rapido recupero rappresenta un determinante cruciale della prognosi, sottolineano gli esperti, perché favorisce il reinserimento del paziente, crea le condizioni per interventi psicosociali più mirati e può tradursi in maggiore autonomia della persona. Il miglioramento non riguarda infatti solo i sintomi: i dati presentati indicano un recupero funzionale precoce che può tradursi anche in una migliore qualità di vita, grazie a una più rapida ripresa delle relazioni, della quotidianità e dell’autonomia. Spazio anche al tema della soddisfazione del paziente e dell'alleanza terapeutica, elementi spesso trascurati nel racconto pubblico della schizofrenia ma decisivi nella realtà clinica. L'accettabilità del trattamento e il suo gradimento da parte del paziente rappresentano infatti fattori centrali per favorire una maggiore aderenza terapeutica e costruire, già dalla fase acuta, un percorso di cura più solido e continuativo. I dati di Reshape - conclude la nota - rafforzano l'idea che la fase acuta non debba essere considerata soltanto un'emergenza da contenere, ma anche un momento decisivo per impostare meglio il futuro del paziente. Non solo stabilizzazione, dunque, ma un approccio più proattivo e integrato, capace di tenere insieme efficacia clinica, continuità assistenziale e recupero funzionale.
(Adnkronos) - Amazon annuncia l’apertura dei bandi per l’ottava edizione di 'Amazon Women in Innovation', il programma che assegna borse di studio a sette studentesse universitarie in altrettante Università italiane in ambito Stem (scienze, tecnologia, ingegneria e matematica). Per il settimo anno consecutivo, l’università di Roma Tor Vergata è tra gli atenei coinvolti nell’iniziativa: la vincitrice del bando beneficerà di un finanziamento di 6.000 euro all’anno per tre anni e di un percorso di mentorship dedicato, con l’affiancamento di una manager Amazon. Fino al 31 marzo, potranno presentare la propria candidatura tutte le studentesse immatricolate per la prima volta all’a.a. 2025/2026 al Corso di laurea in Ingegneria informatica e Ingegneria di Internet che abbiano conseguito almeno 6 CFU con una media ponderata non inferiore a 25/30. Per ulteriori informazioni visitare questa pagina. Dal 2018, 'Amazon Women in Innovation' ha supportato 33 studentesse e, oltre all’Università di Roma Tor Vergata, il progetto coinvolge altri sei atenei: l’Università degli Studi di Cagliari, l’Università di Catania, il Politecnico di Milano, l’Università degli Studi di Napoli Federico II, l’Università degli Studi di Palermo, il Politecnico di Torino. “Otto edizioni di Amazon Women in Innovation rappresentano per noi una testimonianza concreta di quanto crediamo nel potenziale delle giovani donne che scelgono percorsi tecnico-scientifici”, afferma Rita Malavasi, responsabile delle relazioni istituzionali per Amazon.it. “In questi anni abbiamo visto talenti straordinari affrontare con determinazione settori ancora oggi caratterizzati da un forte squilibrio di genere. Continuare a investire in questo programma è il nostro modo di contribuire a cambiare questa realtà, un passo alla volta”, continua. Amazon Women in Innovation si inserisce nel più ampio impegno di Amazon a formare 200.000 studenti e studentesse in ambito stem in Italia entro il 2026, un piano che coinvolge scuole secondarie di primo e secondo grado, università, corsi post-diploma e percorsi di formazione professionale. Maggiori info: https://www.aboutamazon.it/creare-valore-per-il-paese/impatto-sulla-comunita/educazione-stem
(Adnkronos) - “Alla quarta edizione di Key - The Energy Transition Expo, parliamo di Ultranet, la start up del Gruppo Hgm, dedicata allo sviluppo e alla digitalizzazione dei distretti industriali e a portare negli stessi i progetti di energia green per dare alle Pmi, che nel nostro territorio nazionale rappresentano oltre il 96% delle imprese produttive, un saving sui costi dell'energia, oltre che a rendere disponibile la fibra ottica, oggi abilitatore necessario e fondamentale per tutti i progetti di sviluppo, compresa l’intelligenza artificiale”. Sono le parole di Francesco Sangiovanni, presidente e Founder del Gruppo Hgm - Ultranet, in occasione dell’evento 'Il Progetto Edd - Ultranet nei Distretti Industriali', organizzato dalla stessa azienda nel contesto della quarta edizione di Key – The Energy Transition Expo, la manifestazione di Ieg - Italian Exhibition Group di riferimento in Europa, Africa e bacino del Mediterraneo sulla transizione energetica, svoltasi dal 4 al 6 marzo alla Fiera di Rimini. (VIDEO) Il Gruppo Hgm Spa è attivo in Italia nel settore delle infrastrutture di telecomunicazioni con la mission di offrire servizi integrati ai principali operatori Tlc e alle Utilities. La società Ultranet Srl, totalmente posseduta da Hgm, agisce in qualità di operatore iscritto al Roc, progetta reti Tlc in fibra e offre in Iru i diritti d’uso di circa 15mila km di rete in fibra ottica spenta e/o di cavidotti vuoti già realizzata o da implementare secondo le esigenze dei propri clienti. Ultranet offre anche il noleggio di centrali telefoniche e di redistribuzione ottica proprietarie, con la possibilità di adibirli a mini Hub (Edge Data Center) sul territorio. “Il Gruppo Hgm nasce trent'anni fa ed è di proprietà della famiglia Sangiovanni, di cui sono onorato di essere non solo il presidente, ma anche il maggiore di tre fratelli che hanno costruito questa bella realtà. Siamo presenti in Italia, ma anche in Brasile con progetti analoghi, in cui portiamo l’energia green e la fibra nei distretti e soprattutto nelle smart city - spiega - Il Gruppo Hgm è un'azienda con oltre 500 dipendenti, un fatturato in continua crescita e, soprattutto, con il proprio headquarter in Italia è basata sui principi degli imprenditori tradizionali”. “Il progetto Edd - Energy Digital District è stato studiato appositamente, quattro anni fa, dal nostro Gruppo per favorire la digitalizzazione e l'energia green dei distretti industriali - sottolinea Sangiovanni - poiché le piccole e medie imprese si trovano spesso in difficoltà sia sull'innovazione digitale sia sul costo delle bollette, che aumenta e non dà alle aziende la possibilità di fare saving sulle loro produzioni”. “Pensiamo che fra dieci anni passeremo da oltre il 40% di aziende dotate di fibra ottica all'80% e che porteremo 300mila imprese a non essere più dipendenti esclusivamente dalla bolletta energetica degli operatori, ma ad approfittare, anche grazie alle comunità energetiche, dei contributi che il governo sta mettendo a disposizione per poter dare loro la possibilità di poter essere indipendenti dai costi energetici, che diventeranno sempre di più, a livello globale, l'ago della bilancia sulle aziende di produzione”, conclude.