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(Adnkronos) - Per le strade di Livigno, da qualche giorno, c'è solo una regina. E capita spesso di imbattersi nel suo nome e nel suo volto, magari di cartone. Eileen Gu, star dello sci freestyle alle Olimpiadi di Milano Cortina, ha stregato la località tra esibizioni mozzafiato e uno stile fuori dal comune. Ha 22 anni, è nata negli Stati Uniti ma gareggia per la Cina e si è già messa in tasca una medaglia d'argento nello slopestyle. In più, è un'icona mondiale. Super testimonial di brand di lusso, brillante studentessa a Stanford, modella e anche atleta più pagata ai Giochi Olimpici Invernali, con circa 23 milioni di dollari guadagnati nel 2025. Passeggiando per le strade si incontrano tanti appassionati che girano con la paletta del suo volto, altri che tengono in mano cartelli di incoraggiamento. Addirittura, alberghi che espongono messaggi per spingerla al trionfo. A poche centinaia di metri dallo Snow Park, la curiosità non sarà sfuggita ai più attenti. Livigno da giorni fa il tifo per gli azzurri, dal campione di snowboard Maurizio Bormolini alla sciatrice freestyle Jole Galli, passando per i fratelli dello sci acrobatico Miro e Flora Tabanelli. Accanto al supporto per l'Italia, però, la città ha cominciato a sostenere Eileen Gu (QUI IL SUO RITRATTO) dopo averla vista da vicino. Lo racconta all'Adnkronos la signora Manuela, che da anni gestisce l'Hotel Croce Bianca: "La mia famiglia ha cominciato con questa attività il 25 novembre 1980". Oggi, dopo 46 anni, ecco l'opportunità Milano Cortina 2026: "Livigno è una meta ambita di per sé, ma mi piace lo spirito olimpico. In questi giorni vediamo americani, australiani, canadesi, cinesi e coreani tutti insieme. Il bello è che arrivano in Italia anche dopo lunghi viaggi, senza lamentarsi di nulla". La 'febbre' da Olimpiadi ha contagiato pure i suoi due figli: "Il più piccolo ha 16 anni e fa snowboard, il più grande 21 e si diverte col freestyle. Perché sui balconi ci sono degli striscioni per Eileen Gu? Li hanno preparati loro. Entrambi sono pazzi di lei, vorrebbero incontrarla". I messaggi, iconici e ben visibili, chiariscono il concetto: "Let's goo, Eileen Gu. We love you". "Forza Eileen, ti amiamo". E ancora : "Marry me", "sposami" . Il più piccolo ha idee molto chiare: "Non dovesse riuscire a incontrarla in questi giorni, ha detto che si qualificherà alle prossime Olimpiadi nelle Alpi Francesi per conoscerla". A un certo punto, la chiacchierata viene interrotta da suo figlio Gabriel: "Perché la sosteniamo? Eileen Gu si distingue rispetto alle altre campionesse per uno stile tutto suo. Anche se poi sono tutte bravissime, lei in gara ha una marcia in più". Domani, nella finale del big air, la fuoriclasse cinese si giocherà l'oro con tante atlete molto forti, a cominciare dalla baby stella azzurra Flora Tabanelli: "Lo striscione è nato come una battuta, è un po' un modo scherzoso per farci notare. Il bello degli atleti di questo sport è che sono davvero persone normali, super friendly. Si fermano, ti salutano, rispondono a domande. Dipende dalla disciplina, ci rendiamo tutti conto di far parte del grande gruppo dei freestyler. Magari qualcuno spicca perché è più bravo o si è allenato di più su alcuni trick, ma tutti condividiamo una grande passione". L'obiettivo, per la seconda settimana di Olimpiadi, è chiaro. "Magari ci sarà modo di conoscerla - sorride la signora Manuela -. In fondo, siamo a due passi dallo Snow Park". Serve solo il tempo per un caffè. Magari, al volo pure quello. (di Michele Antonelli, inviato a Livigno)
(Adnkronos) - “Sin dalla firma del Piano d’Azione nel 2023, come Ahk Italien abbiamo ribadito a più riprese la necessità di un coordinamento più stretto sul piano politico tra Italia e Germania, alla luce della profonda integrazione dei nostri due Paesi a livello economico e produttivo. La comunanza di posizioni da parte di Italia e Germania in vista del vertice europeo sulla competitività prende le mosse dal vertice intergovernativo, e dal relativo forum imprenditoriale, di gennaio. Già in quella occasione abbiamo sottolineato che il rafforzamento della partnership italo-tedesca, attraverso una maggiore integrazione politica ed economica tra i nostri due Paesi, è una necessità sempre più urgente, non solo per Roma e Berlino ma per l’Europa nel suo complesso. L’orizzonte di riferimento è appunto europeo, e non semplicemente nazionale o bilaterale. La prospettiva per le imprese italiane e tedesche, così come per l’intera Ue, è quella di un rilancio produttivo". Così, con Adnkronos/Labitalia, Jörg Buck, consigliere delegato della Camera di commercio Italo-Germanica (Ahk Italien), commenta la convergenza tra i due premier Meloni e Merz sui temi europei. "In questo processo, Italia e Germania -continua Buck- sono i principali player: insieme, siamo il nucleo manifatturiero del continente, con circa il 40% della produzione industriale complessiva. E se guardiamo ai dati trimestrali Istat disponibili, l’aumento della produzione industriale tedesca ha determinato una risalita degli scambi commerciali tra Italia e Germania nel terzo trimestre 2025 (pari a 118 miliardi a settembre 2025), in crescita del 2,6% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente". Buck ricorda che "le imprese dei due Paesi, infatti, sono legate da rapporti di interscambio e co-produzione strutturali e fortemente radicati nelle relative catene del valore. Concludo evidenziando come, quando si parla di rilancio produttivo e industriale, competitività, sostenibilità e sicurezza economica debbano procedere insieme, per garantire una crescita stabile e duratura”, sottolinea. Secondo Buck la strada da percorrere è chiara: "alcuni comparti stanno attraversando trasformazioni profonde. Penso, ad esempio, all’automotive o ai settori ad alta intensità energetica come la siderurgia. Tuttavia, più che soffermarsi su singoli comparti, credo che sia fondamentale sviluppare una visione strategica condivisa: una politica industriale coordinata tra Italia e Germania è cruciale per rilanciare la produttività europea e rafforzare il nostro patrimonio manifatturiero", sottolinea il consigliere delegato di Ahk Italien. "A tal fine, vorrei evidenziare -spiega Buck- tre priorità. La prima riguarda la semplificazione delle procedure e la riduzione degli oneri amministrativi, in modo tale che i processi decisionali diventino più rapidi e le imprese dispongano della flessibilità necessaria per investire e innovare. La seconda riguarda l’eliminazione delle barriere che ancora limitano il pieno funzionamento del mercato unico: oggi, gli ostacoli commerciali interni all’Unione producono effetti paragonabili a dazi “di fatto” pari a circa il 44% sulle merci scambiate, un freno evidente alla competitività che occorre superare rapidamente", sottolinea. E per Buck "la terza priorità è l’impegno congiunto a favore di mercati aperti e nuove partnership strategiche. Italia e Germania, in quanto economie fortemente orientate all’export, devono sostenere con decisione accordi commerciali ambiziosi – dalla possibile attuazione condizionata dell’accordo con il Mercosur a un maggiore coinvolgimento economico con Paesi in rapido sviluppo quali l’India. Queste intese generano valore aggiunto in Europa, rafforzano il nostro tessuto industriale e ne aumentano la competitività globale. E in parallelo, creano le condizioni per sviluppare ulteriormente settori destinati a rivestire un ruolo strategico nei prossimi anni, come la difesa e l’aerospazio, comparti per i quali sarà determinante una cooperazione più stretta nell’ambito della ricerca e dei grandi progetti europei”, conclude.
(Adnkronos) - Energia, bioeconomia, economia circolare, risorse idriche, agroecologia, velocizzazione degli iter autorizzativi, lotta all’illegalità, rafforzamento dei controlli. Sono i temi al centro del ‘Libro Bianco’ di Legambiente sulla riconversione green dell’industria italiana: 30 proposte per otto settori chiave con sei pilastri per rilanciare la manifattura italiana e renderla più competitiva e sostenibile. Un obiettivo: “dare gambe” al Clean Industrial Deal Made in Italy, fondato su lotta alla crisi climatica, innovazione e competitività. Per farlo, è necessario accelerare il passo avendo come come pilastri la decarbonizzazione, la circolarità, l’innovazione, la legalità, nuova occupazione green e inclusione. In questo quadro dunque, l’Italia, deve “colmare ritardi e vuoti normativi, superando iter troppo lenti e burocratici, alti costi energetici e il mancato rispetto delle norme ambientali, tutti ostacoli non tecnologici che ad oggi ne frenano il pieno sviluppo”. In particolare, spiega Legambiente, bisogna spingere sull’applicazione e il rispetto delle norme ambientali, come evidenziato anche dalla Commissione Ue nel suo recente riesame dell’attuazione delle politiche ambientali, che “possono far risparmiare all’economia europea ben 180 miliardi di euro annui (circa l’1% del Pil Ue)”. “Il Clean Industrial Deal è un’opportunità che l’Italia non deve assolutamente sprecare per varare una politica industriale all’altezza della sfida climatica e per far ridurre alle imprese i costi dell’energia, evitando, però, la pericolosa scorciatoia della deregulation ambientale”, ha evidenziato Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente, intervenuto stamattina alla terza edizione del forum ‘L’Italia in cantiere. Un clean industrial deal made in Italy’. “Investire in un’ambiziosa politica industriale significa favorire la competitività delle imprese, facendo occupare dall’Italia, prima degli altri Paesi, l’esponenziale mercato globale delle tecnologie green”, ha affermato, sottolineando che “con questo spirito abbiamo deciso di scrivere il nostro ‘Libro bianco’, pensato come un vero e proprio piano industriale per l’Italia, indirizzando delle proposte a governo e Parlamento e raccontando, con l’esperienza dei tanti campioni nazionali della transizione ecologica, quello che il Paese sta già facendo”.