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(Adnkronos) - Tutte le pazienti con carcinoma dell'endometrio avanzato o ricorrente, indipendentemente dallo stato di Mmr (mismatch repair), potranno accedere al trattamento con dostarlimab e chemioterapia in prima linea. L'Aifa - Agenzia italiana del farmaco ha ampliato l'impiego dell'immunoterapia che l'anno scorso aveva avuto il via libera, in associazione sempre con carboplatino e paclitaxel, per le pazienti con deficit del mismatch repair o instabilità dei microsatelliti (dMmr/Msi H) in stadio di malattia avanzato o ricorrente, che rappresentano circa il 20-30% delle donne a cui viene diagnosticata la neoplasia. Oggi - informa Gsk in una nota - l'indicazione riguarda anche l'altra fetta più consistente di donne, vale a dire quelle che non presentano deficit del mismatch repair o instabilità dei microsatelliti (pMmr/Mss). L'agenzia regolatoria ha inoltre riconosciuto a dostarlimab il valore dell'innovatività, proprio per il vantaggio terapeutico rispetto allo standard di cura attuale. Il sistema di mismatch repair (riparazione degli errori di appaiamento del Dna) - chiarisce la nota - è un meccanismo cellulare di correzione degli errori che si verificano quando il Dna viene copiato. Se è funzionante, si parla di pMmr (proficient Mismatch Repair): le cellule riparano gli errori in modo efficiente. Quando invece è compromesso, si parla di dMmr (deficient Mismatch Repair): le cellule accumulano più errori e mutazioni, spesso con instabilità dei microsatelliti (Msi H). L'aumento del carico mutazionale rende i tumori dMmr più 'visibili' al sistema immunitario, stimolato a riconoscere il tumore dopo il trattamento con inibitore di check point. Lo studio Ruby ha dimostrato però che anche nelle pazienti pMmr l'aggiunta dell'immunoterapia determina un miglioramento degli outcomes di malattia: per questo è stata riconosciuta anche in Italia la rimborsabilità del farmaco. In particolare, lo studio Ruby - che ha coinvolto 494 pazienti, 118 rappresentative della popolazione dMmr/Msi-H e 376 pMmr/Mms - evidenzia che, nella popolazione pMmr/Mms, la combinazione chemioterapia standard più inibitore di checkpoint immunitario dostarlimab, anticorpo monoclonale anti-Pd-1, ha ridotto il rischio di progressione o morte a 24 mesi del 28,4% rispetto al 18,8% del braccio placebo. La riduzione del solo rischio di morte è stata del 21%, con un incremento della sopravvivenza globale di 7 mesi. "Era ormai acclarato - afferma Domenica Lorusso, direttore del programma di Ginecologia oncologica Humanitas San Pio X di Milano - che l'immunoterapia in combinazione con la chemio avesse cambiato lo standard di cura delle pazienti dMmr. Ma queste pazienti rappresentano il 20-30% della popolazione con tumore dell'endometrio. Per la stragrande maggioranza c'era un unmet need inespresso, a cui oggi risponde questa ulteriore indicazione, che celebra l'arrivo e l'efficacia dell'immunoterapia anche in una popolazione che per 20 anni ha potuto contare solo sulla chemioterapia". Si tratta di "un tracking change, una pietra miliare - spiega Lorusso - Il Ruby ha cambiato la pratica clinica e le linee guida del tumore dell'endometrio. Da 4 anni le donne con questa neoplasia, e noi clinici, viviamo in un mondo nuovo, un mondo che non esisteva. I 7 mesi di sopravvivenza globale anche nel setting pMmr sono importanti e significativi. Prima di tutto perché rappresentano una mediana di sopravvivenza, il che vuol dire che ci sono donne che ne beneficiano per molto più tempo. In secondo luogo perché questi risultati ci dicono che prima usiamo l'immunoterapia e meglio è". La prima approvazione per dostarlimab, lo scorso anno - ricostruisce Gsk - era stata data per la popolazione dMmr/Msi-H, quella considerata più responsiva all'immunoterapia, con una la riduzione del rischio di progressione o morte pari al 72%. Inoltre, in un'analisi esploratoria pre-specificata della sola sopravvivenza globale (Os) in questo specifico setting, l'aggiunta di dostarlimab alla chemioterapia aveva determinato una riduzione del 68% del solo rischio di morte, sempre confrontata alla chemioterapia. A 3 anni il 78% delle pazienti trattate era vivo, rispetto al 46% delle pazienti a cui era stata somministrata la sola chemioterapia. Anche in quel caso Lorusso aveva sottolineato come il 72% di riduzione della progressione della malattia o di morte in donne con carcinoma dell'endometrio avanzato o recidivante fosse "un traguardo enorme, inimmaginabile". Il tumore dell'endometrio o del corpo dell'utero rappresenta la quasi totalità dei tumori che colpiscono il corpo dell'utero ed è la quarta neoplasia più frequente nella popolazione femminile, dopo quelli al seno, al colon e al polmone, ricorda la nota. In Italia ogni anno si registrano circa 9mila nuovi casi: oltre il 90% ha oltre 50 anni. Le donne che hanno ricevuto questa diagnosi sono 133mila. "Oggi, per molte donne con carcinoma dell'endometrio avanzato o recidivato - commenta Ilaria Bellet, presidente Acto Italia - questa nuova indicazione significa una cosa semplice e potente: una possibilità in più quando la malattia fa paura e il tempo diventa prezioso. E' un passo avanti concreto che può offrire maggiore controllo della malattia e più tempo di vita, con l'obiettivo di vivere quel tempo meglio". Nel ringraziare "l'azienda per l'impegno nella ricerca e per aver acceso i riflettori su una patologia ancora troppo poco conosciuta", Bellet rimarca che "ora la priorità è trasformare l'innovazione in accesso reale: informazioni chiare alle donne, percorsi rapidi e uniformi, e una presa in carico che tenga insieme cura e qualità di vita". "Il raggiungimento di una sopravvivenza globale significativamente migliorata - dichiara Elisabetta Campagnoli, direttore medico oncoematologia di Gsk - non è solo un traguardo scientifico: è la prova concreta che la ricerca rigorosa, la collaborazione con la comunità scientifica e l'impegno a fianco delle pazienti possono tradurre il lavoro scientifico in risultati tangibili che impattano positivamente la vita delle pazienti. Questo successo, frutto dell'instancabile lavoro di Gsk insieme a ricercatori, clinici e pazienti, ci responsabilizza a proseguire nella ricerca, a garantire terapie efficaci e personalizzate e a rinnovare il nostro impegno per migliorare la qualità e la durata della vita delle persone colpite dalla malattia. E' un risultato di cui essere orgogliosi e uno slancio deciso per fare ancora di più, oggi e nel futuro".
(Adnkronos) - "Dobbiamo convincerci che le donne hanno il privilegio di partorire, ma il dovere di educare i figli non può essere solo loro. La genitorialità è un diritto, ma il dovere non si può lasciare soltanto alle donne. Metterei una multa agli uomini che non si occupano della casa, perché non è giusto. È un problema di cultura". Sono le parole di Amalia Ercoli Finzi, ingegnera aeronautica e professoressa onoraria del Politecnico di Milano, all’evento 'Progetto donna' promosso, oggi a Milano, dall’Ordine degli ingegneri della provincia meneghina. "Tengo molto a questa fotografia: lì c'è scritto 'È nata la Repubblica italiana'. Era il 6 giugno 1946 e io c’ero -spiega-. Ricordo di aver letto quel giornale e di aver pensato: 'Questo è davvero un cambiamento per noi’' perché era la prima volta che le donne potevano votare. Le donne ottennero il diritto di voto quarant’anni dopo uomini che, in molti casi, erano analfabeti. In quegli anni uomini che non sapevano né leggere né scrivere decidevano le sorti dell’Italia, mentre donne laureate non potevano farlo -sottolinea Ercoli Finzi-. Ricordo una frase attribuita a Giolitti: 'Dare il voto alle donne potrebbe cambiare le sorti dell’Italia. Io credo che abbiano una capacità di vedere lontano che noi uomini non abbiamo'". "Il voto alle donne significava poter occupare posizioni decisionali. Oggi molte donne ricoprono incarichi importanti, anche come amministratrici delegate, ma spesso si tratta di aziende di famiglia -continua-. Esistono ancora politiche e sistemi per cui alle donne non viene riconosciuto ciò che meritano. Perché, quando scade una posizione apicale occupata da un uomo, si sostituisce con un altro uomo? Le donne sono ugualmente capaci. Alle ragazze dico: abbiamo diritti civili. Se non ci vengono riconosciuti, dobbiamo fare la rivoluzione", conclude Ercoli Finzi.
(Adnkronos) - Gruppo Cap, gestore del servizio idrico integrato della Città metropolitana di Milano, sta intervenendo in diversi Comuni del territorio regolando la pressione dell’acqua in rete. L’obiettivo è quello di gestire meglio la risorsa, ridurre gli sprechi e offrire un servizio più affidabile e sostenibile. Una pressione più equilibrata riduce lo stress sulle tubature e aiuta a limitare rotture e perdite: meno acqua dispersa significa anche meno energia necessaria per pompare e distribuire l’acqua e quindi meno emissioni. Quello delle perdite idriche rimane un tema centrale in tutto il Paese. Secondo gli ultimi dati Istat, in Italia la dispersione media dell’acqua immessa nelle reti di distribuzione si attesta intorno al 42%. Un dato che fotografa la fragilità di una parte significativa delle infrastrutture nazionali e conferma quanto sia necessario intervenire con piani strutturali di efficientamento. In questo contesto – nonostante nel territorio gestito da CAP la dispersione causata da perdite si attesta al 19% - la regolazione della pressione rappresenta una delle leve più efficaci e immediate per ridurre le sollecitazioni sulla rete e contenere le dispersioni, contribuendo concretamente al miglioramento degli indicatori di qualità tecnica misurati da Arera, l’Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente. Il Servizio Idrico Integrato svolge oggi un ruolo chiave nella transizione ecologica. Investire in tecnologie di monitoraggio, digitalizzazione delle reti, efficientamento energetico e ammodernamento delle condotte significa non solo ridurre le perdite, ma anche contenere i consumi energetici e le emissioni associate all’intero ciclo dell’acqua. Gli interventi di regolazione della pressione introdotti da Gruppo Cap sono progettati con parametri tecnici precisi e non compromettono il corretto funzionamento delle utenze. In conformità con quanto previsto dall’art. 12 del Regolamento del Servizio Idrico Integrato, Gruppo Cap garantisce ai contatori degli utenti una pressione minima pari a 2 bar (20 metri di colonna d’acqua) quando non è in corso alcun consumo d’acqua, nel pieno rispetto degli standard tecnici e regolatori vigenti. Tutte queste attività puntano a rendere le reti più moderne e resilienti e a migliorare la qualità del servizio, anche secondo gli indicatori misurati da ARERA, con benefici concreti per i cittadini e per il territorio nel medio e lungo periodo. In un’epoca in cui sostenibilità e uso responsabile delle risorse sono temi centrali nel dibattito pubblico, anche un intervento tecnico come la regolazione della pressione dell’acqua diventa un tassello importante di una strategia più ampia: meno sprechi, più efficienza, più futuro.