ENTRA NEL NETWORK |
ENTRA NEL NETWORK |
(Adnkronos) - Non solo informazioni di intelligence ma strategie e piani. Il ruolo della Russia nella guerra tra Iran da una parte e Stati Uniti-Israele dall'altra appare più rilevante di quanto sia sembrato finora. A delineare il quadro in cui Mosca ha una funzione di primo piano è una fonte dell'intelligence occidentale, che accende i riflettori sull'asse con Teheran. Nei giorni scorsi erano emerse notizie sull'aiuto di Mosca a Teheran con informazioni sugli obiettivi americani da colpire: "Non cambia nulla", il commento laconico del presidente americano Donald Trump, che nel frattempo ha avuto una lunga conversazione telefonica con Vladimir Putin. Nel colloquio, giudicato produttivo da Cremlino e Casa Bianca, con ogni probabilità non si è parlato del know-how che la Russia starebbe mettendo a disposizione dell'Iran. Oltre 4 anni di guerra contro l'Ucraina hanno consentito alle forze armate di Mosca di sviluppare competenze notevoli nella gestione dei droni Shahed, progettati dall'Iran ma prodotti in serie da Mosca per l'uso in Ucraina. I velivoli, armi low cost rispetto ai missili e ai sistemi di difesa, hanno avuto un successo inaspettato nel penetrare le difese aeree delle nazioni del Golfo. La condivisione di intelligence russa con l'Iran era stata finora riportata come assistenza generica per l'individuazione degli obiettivi, ma i consigli tattici specifici rappresentano un nuovo livello di supporto, sottolinea la Cnn. "Quello che era un supporto più generico sta diventando ora più preoccupante, incluse le strategie di targeting con i droni che la Russia ha impiegato in Ucraina", ha detto la fonte, rifiutando di specificare l'esatto aiuto tattico. Ma quel che si sa è che la Russia ha usato i droni Shahed contro l'Ucraina a ondate, con più droni che volano insieme e cambiano rotta regolarmente per eludere le difese aeree. Le rivelazioni arrivano mentre il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha spiegato che "la Russia ha iniziato a sostenere il regime iraniano con i droni, lo aiuterà sicuramente con i missili, e lo sta anche aiutando con la difesa aerea". Kiev in questi giorni sta inviando esperti di intercettazione di droni nella regione del Golfo, richiesti dagli stessi Paesi sotto attacco, per condividere l'esperienza ucraina nel fermare gli Shahed. Gli esperti ucraini anti-droni hanno iniziato intanto a lavorare in Qatar, Emirati Arabi Uniti e Arabia Saudita. "Tre dei nostri team - ha detto Zelensky - sono già sul posto: team di esperti, personale militare, ingegneri, persone diverse. I militari sono già in comunicazione e al lavoro", ha detto Zelensky ai giornalisti in una conferenza stampa. Il suo portavoce del presidente ucraino ha confermato separatamente che i tre Paesi sono il Qatar, gli Emirati Arabi Uniti e l'Arabia Saudita. L'aiuto di Mosca all'Iran tuttavia non sembra, almeno in apparenza, preoccupare Trump. Solo pochi giorni fa infatti il presidente americano ha evaso la pratica delle domande dirette sui rapporti tra Mosca e Teheran tra battute e risate alla Casa Bianca. Prima ha definito la questione un "problema semplice". Poi, sollecitato di nuovo, ha affermato: "Non ci sono indicazioni che stia accadendo. Se lo stanno facendo, non stanno facendo un buon lavoro: l'Iran non se la passa bene. Possono dare tutte le informazioni che vogliono, stiamo travolgendo l'Iran e travolgeremmo anche la Russia". Capitolo chiuso per Trump, che evidentemente non si preoccupa per la facilità con cui i droni iraniani arrivano 'a dama' dribblando le difese degli Stati Uniti e dei paesi del Golfo. Più loquace sul tema era stato invece il segretario alla Difesa, Pete Hegseth. "Assicuro al popolo americano che il loro comandante in capo sa benissimo chi sta parlando con chi", aveva detto il numero 1 del Pentagono lanciando una sorta di avvertimento al Cremlino in un'intervista a '60 Minutes'. "Qualsiasi cosa dovesse avvenire, sia pubblicamente o tramite canali segreti, sarà confrontata con forza", aveva quindi aggiunto, spiegando che gli Stati Uniti stanno "controllando ogni cosa" per sviluppare i piani di battaglia.
(Adnkronos) - Il mercato del lavoro contemporaneo ha smesso di evolvere in modo lineare: procede per accelerazioni improvvise e trasformazioni radicali, dando vita a una marcata polarizzazione delle competenze. Mentre le opportunità per i profili intermedi e standardizzati si riducono drasticamente, esplode la domanda di figure senior ad alto valore aggiunto, capaci di governare processi complessi. Secondo l'analisi di Hunters Group, società di ricerca e selezione di personale qualificato, non siamo di fronte a una tendenza passeggera, ma a un calo strutturale della richiesta di profili junior standard a favore di professionisti multidisciplinari. “Non si tratta - precisa Silvia Movio, director di Hunters - di una previsione teorica, ma di una realtà concreta che sta cambiando radicalmente il mercato del lavoro. In questo momento, stiamo assistendo a un calo strutturale di richiesta di profili junior ed entry-level standard, a favore di figure senior autonome, multidisciplinari e in grado di muoversi in contesti complessi. Non si cercano più soltanto candidati capaci di portare avanti attività quotidiane, ma di governare processi, persone e sistemi. È qui che molte aziende si trovano davanti a una scelta non più rimandabile: investire in formazione oppure accettare il rischio di un progressivo impoverimento delle competenze interne”. Accanto alla formazione, diventa però fondamentale anche un lavoro più profondo di assessment, non focalizzato esclusivamente sulle competenze tecniche, ma sulle soft skill e sul potenziale delle persone. Analizzare il capitale umano interno significa andare oltre il ruolo ricoperto e comprendere come le persone affrontano la complessità, prendono decisioni, collaborano e guidano il cambiamento. Un assessment efficace consente di individuare con chiarezza punti di forza e aree di miglioramento, creando le basi per interventi mirati e sostenibili nel tempo. In questo senso, alcune leve diventano centrali: capacità di lettura e gestione della complessità; autonomia decisionale e senso di responsabilità; leadership, comunicazione e collaborazione trasversale; adattabilità e apertura al cambiamento. Quando l’investimento formativo non viene considerato prioritario, almeno dovrebbe essere attivata una reale condivisione delle competenze all’interno delle organizzazioni. Il dialogo tra senior e junior, il passaggio di know-how e l’esposizione guidata alla complessità diventano elementi fondamentali. Senza questi meccanismi, il divario tra le competenze richieste dal mercato e quelle disponibili non può che aumentare. “Ed è qui - aggiunge Silvia Movio - che si inseriscono l’automazione e l’intelligenza artificiale che, molto spesso, vengono percepite come una minaccia e non come una opportunità per efficientare attività ripetitive e routinarie. Digitalizzazione, intelligenza artificiale e sistemi avanzati riducono il lavoro semplice e standardizzabile, mentre aumentano la domanda di figure capaci di interpretare dati, prendere decisioni e coordinare sistemi complessi. Il lavoro non scompare, ma cambia profondamente: cresce il valore del lavoro qualificato e diminuisce quello legato alla mera esecuzione”. Un altro elemento centrale del mercato attuale è la crescita selettiva accompagnata da una carenza strutturale di profili middle e senior. I candidati, in termini numerici, non mancano, mancano però le giuste competenze. In settori come engineering, Ict, energy, finance e life sciences la domanda si concentra su professionisti con esperienza reale, autonomia e specializzazione. È per questi professionisti che il mercato diventa realmente candidate-driven, mentre per tutte le altre professionalità la competizione resta elevata. Parallelamente, anche le funzioni aziendali stanno cambiando: quelle considerate di supporto - pensiamo ad esempio ad Hr, finance, legal, operations e quality - evolvono verso posizioni di governance e diventano leve strategiche per l’organizzazione. Non crescono quando restano esecutive, ma quando acquisiscono capacità decisionali, visione di business, competenze analitiche, di compliance e di change management. “Siamo davvero certi - fa notare Silvia Movio - che ridurre o azzerare l’investimento sui profili junior sia la strada giusta? La risposta è, naturalmente, no. Se è vero, infatti, che il mercato premia sempre più l’esperienza e l’autonomia, è altrettanto vero che senza un investimento consapevole sulle persone con poca o nessuna esperienza si rischia di compromettere la sostenibilità futura delle competenze. I lavoratori junior non rappresentano solo un costo o un tempo di attesa, ma un potenziale da costruire, soprattutto se inseriti in contesti dove formazione, assessment e affiancamento non sono lasciati al caso". "Il mercato del lavoro del 2026 non premierà chi fa di più, ma chi comprende di più. Il valore sarà sempre meno legato alla quantità di attività svolte e sempre più alla capacità di leggere la complessità, connettere competenze e sviluppare il capitale umano interno. Il futuro del lavoro non è un punto lontano nel tempo: è un processo già in corso, e ignorarlo oggi significa pagarne il prezzo domani”, conclude.
(Adnkronos) - Il Gruppo Davines - azienda attiva nel settore della cosmetica professionale con i marchi per l’haircare Davines e per lo skincare 'comfort zone', B Corp dal 2016 - annuncia, per il terzo anno consecutivo, l’apertura delle candidature per 'The Good Farmer Award' 2026. Realizzato in collaborazione con la Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile, è il primo premio in Italia a sostenere i giovani agricoltori che guidano la transizione ecologica attraverso pratiche di agricoltura biologica rigenerativa e agroecologiche, con un approccio sistemico e anche sociale. Anche per questa edizione è stata rinnovata l’estensione del bando alle aziende agricole dedite all’allevamento e impegnate a migliorare il benessere e la salute animale con pratiche che includono, tra le altre, il pascolo all’aperto e la conseguente riduzione dell’uso di farmaci veterinari. Il bando si rivolge ad agricoltori e agricoltrici di età inferiore o uguale a 35 anni al 31 luglio 2026 che gestiscano imprese con certificazione biologica in corso di validità. I due progetti più innovativi e avanzati riceveranno dal Gruppo Davines 10mila euro ciascuno per l’acquisto di materiali e per interventi finalizzati al miglioramento e allo sviluppo delle attività agroecologiche. Le candidature possono essere inviate dal 10 marzo fino al 15 maggio 2026 compilando il modulo online. La cerimonia di premiazione si terrà il 27 novembre 2026 presso il Davines Group Village a Parma. Requisiti necessari per accedere al bando sono l’avere una certificazione biologica in corso di validità e applicare i principi dell’agricoltura biologica rigenerativa e dell’agroecologia. In particolare i giovani agricoltori e le loro aziende dovranno dimostrare di utilizzare almeno tre tra le strategie e le pratiche di agricoltura biologica rigenerativa e agroecologia identificate dal regolamento, tra cui la rotazione colturale, il minimo disturbo del suolo, l’utilizzo di fertilizzanti organici, la coltivazione di alberi associata a campi seminativi o a pascoli, l’uso di colture di copertura come le leguminose e la pacciamatura del terreno (ossia la copertura del terreno con materiale organico come paglia o foglie). La Commissione che valuterà e selezionerà i progetti è composta da otto membri, fra professori universitari ed esperti in temi di agricoltura, agroecologia e sostenibilità. Edo Ronchi, presidente della Fondazione per lo sviluppo sostenibile, è il presidente della Giuria. Gli altri membri sono: Davide Bochicchio, ricercatore del Crea Zootecnia e Acquacoltura; Dario Fornara, direttore di Eroc (European Regenerative Organic Center); Angelo Gentili, responsabile nazionale Agricoltura di Legambiente; Paola Migliorini, docente presso l’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo; Alessandro Monteleone, dirigente di Ricerca del Crea, Centro Politiche e Bio-economia; Camilla Moonen, professoressa associata presso l’Istituto di Scienze delle Piante, Università Sant’Anna di Pisa; Francesca Pisseri, medica veterinaria esperta in agroecologia, Associazione Italiana di Agroecologia.