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(Adnkronos) - Il dolore spesso non viene riconosciuto né creduto per chi soffre di endometriosi. È uno dei risultati che emergono da un sondaggio nazionale su oltre 830 testimonianze di donne - oltre la metà (52%) del Nord; il 23% del Centro; il 13,6% del Sud; il 6% dalle Isole, con alcune residenti all’estero - promosso dalla Fondazione italiana endometriosi e diffuso in occasione della campagna di sensibilizzazione dedicata al tema della normalizzazione del dolore femminile. L’iniziativa prevede una serie di installazioni visive nelle metropolitane italiane con l’obiettivo di rendere visibile un fenomeno spesso invisibile: il modo in cui il dolore femminile viene ridotto d’importanza, minimizzato nella società, nelle relazioni quotidiane e, talvolta, anche nei contesti sanitari. Uno dei dati più significativi dell’indagine, condotta in forma anonima, riguarda l’età di insorgenza dei sintomi dolorosi che, nel 57% dei casi, compaiono già durante l’adolescenza, mentre circa il 20% li sperimenta tra i 18 e i 25 anni. Quote più ridotte riferiscono l’insorgenza tra i 26 e i 35 anni (circa il 17%) o dopo i 35 anni (circa il 5%). Questo dato - riporta una nota - suggerisce che “molte donne iniziano a convivere con i sintomi fin dall’età scolastica”. Il questionario rivela che il 66% delle partecipanti dichiara di essersi sentita “spesso non creduta quando parlava dei propri sintomi”, mentre un ulteriore 23% afferma che questo è accaduto ‘almeno qualche volta’. Solo una minoranza molto ridotta dichiara di non aver mai vissuto questa esperienza. Uno degli aspetti più critici riguarda il rapporto con il sistema sanitario. Alla domanda su come sia stato trattato il proprio dolore in ambito sanitario, “il 45,7% afferma che è stato minimizzato, il 18,2% che è stato messo in dubbio e il 14,2% che è stato ignorato”. Solo circa una donna su cinque (21%) dichiara di essersi sentita “pienamente creduta dai professionisti sanitari”. Un altro dato particolarmente rilevante riguarda la normalizzazione del dolore mestruale. Il 91% delle partecipanti afferma di essersi sentita dire almeno una volta che il dolore del ciclo è ‘normale’, mentre l’87% riferisce di aver ricevuto, esplicitamente o implicitamente, il messaggio che ciò che stava vivendo fosse qualcosa di fisiologico. Quando si analizza l’origine di questo messaggio, emerge che “nel 34,9% dei casi proviene dal medico, nel 20,9% dalla famiglia, nel 7,1% dagli amici, nel 4,8% dal contesto lavorativo e nel 3% dall’ambiente scolastico”. Il dato suggerisce che la banalizzazione del dolore femminile - si legge nella nota - può essere alimentata da diversi contesti sociali e istituzionali. Le conseguenze di queste dinamiche influenzano anche il modo in cui le pazienti raccontano i propri sintomi. Dopo essersi sentite dire che il dolore era “normale”, il 30,5% dichiara di aver cambiato medico, il 18,4% di aver ridotto il modo in cui raccontava i propri sintomi, mentre circa il 18% ha cercato informazioni o conferme online. Una quota più ridotta afferma invece di aver smesso del tutto di parlarne. Un altro elemento emerso dal sondaggio riguarda la psicologizzazione del dolore femminile. Il 26,9% delle partecipanti afferma che il proprio dolore è stato associato a una presunta instabilità mentale, mentre il 24,4% dichiara che questo è accaduto almeno occasionalmente. Il sondaggio mette in luce anche una dimensione culturale più ampia. Alla domanda se l’idea che una donna sia ‘abituata a sopportare il dolore’ faccia parte del pensiero collettivo, il 93% delle partecipanti risponde affermativamente. Infine, l’indagine evidenzia alcune dinamiche nelle relazioni sociali: il 51% delle partecipanti indica, paradossalmente, che sia stato più difficile far comprendere il proprio dolore ad altre donne, mentre il 42% indica gli uomini, suggerendo come la normalizzazione del dolore femminile possa essere interiorizzata anche all’interno dello stesso contesto femminile. Nel complesso, i risultati del sondaggio restituiscono l’immagine di un fenomeno che non riguarda solo la medicina, ma anche la cultura. Molte delle testimonianze raccolte mostrano come il dolore femminile venga ancora frequentemente minimizzato o interpretato come qualcosa che una donna dovrebbe semplicemente imparare a sopportare. Questa dinamica può contribuire a ritardare il riconoscimento dei sintomi e a rendere più difficile per molte pazienti ottenere ascolto e diagnosi. L’endometriosi, che colpisce oltre 1,8 milioni di donne in Italia, diventa così anche il simbolo di una disuguaglianza più ampia: una malattia reale, ma spesso invisibile nello sguardo sociale e sanitario. Tra le frasi più usate per normalizzare il dolore nell’endometriosi (circa il 14% delle testimonianze) comprendono: ‘È normale’; ‘Capita a tutte’; ‘Il ciclo fa male a tutte le donne’. Un altro 6–7% riducono il problema a semplice dolore mestruale, con affermazioni come ‘È solo il ciclo’ oppure ‘Sono solo dolori mestruali’. Circa il 5% delle testimonianze riguarda invece frasi che ridimensionano la percezione del dolore o mettono in dubbio l’intensità dei sintomi, con espressioni come ‘Stai esagerando’ o ‘Sei troppo sensibile’. Nel 4–5% dei casi, il dolore viene attribuito a fattori emotivi o psicologici, con frasi come ‘È solo stress’ oppure ‘È tutto nella tua testa’. Circa il 4% fa riferimento alla maternità come presunta soluzione ai sintomi, con frasi tipo: ‘Fai un figlio e passerà’ o ‘Dopo una gravidanza starai meglio’. Infine, oltre il 65% comprende una grande varietà di frasi diverse che rientrano nello stesso schema culturale di minimizzazione del dolore: ‘Succede a tutte le donne’; ‘È una fase’; ‘Devi solo sopportare’ o ‘Vedrai che passa con il tempo’. Nel loro insieme, queste testimonianze restituiscono un quadro molto chiaro: accanto alla dimensione clinica dell’endometriosi, molte donne raccontano di essersi confrontate con una narrazione sociale che tende a normalizzare o ridimensionare il dolore femminile, con possibili conseguenze sul riconoscimento dei sintomi e sul percorso verso la diagnosi. In questo contesto, la campagna prevede, nelle installazioni visive, l’inserimento di alcune delle frasi che molte donne con endometriosi dichiarano di essersi sentite dire nel corso della loro vita che contribuiscono a ridimensionare o banalizzare i sintomi. Tra le frasi riportate nella campagna: ‘Sei una donna, è normale per te provare dolore’; ‘Fai un figlio che ti passa’ e ‘Sei stressata’. Attraverso questa campagna - conclude la nota - la Fondazione intende stimolare una riflessione pubblica in occasione del mese dell’endometriosi su quanto sia importante ascoltare e riconoscere i sintomi, favorendo una maggiore consapevolezza sull’endometriosi e sulle difficoltà che molte donne incontrano nel percorso verso la diagnosi.
(Adnkronos) - Si è svolto oggi nella sede di Ca’ Del Bosco a Erbusco nel Bresciano, l’innovation workshop promosso da Fondazione LGH in collaborazione con Teha - The European House Ambrosetti. Un appuntamento cruciale nel percorso di dialogo che la Fondazione porta avanti nei territori in cui opera. L’obiettivo è rafforzare l’efficacia degli interventi a favore di innovazione e sviluppo sostenibile nel Sud della Lombardia. Fondazione Lgh – nata nel 2021 con la missione di stimolare, promuovere e sostenere l’innovazione generatrice di impatti ambientali, economici e sociali positivi – intende ora avviare una riflessione strutturata sulle proprie priorità di finanziamento, così da renderle sempre più aderenti ai bisogni dei territori, alle vocazioni locali e alle filiere produttive di riferimento. Fino a oggi, la Fondazione ha finanziato 24 progetti scientifici e ha avuto un impatto significativo anche nei settori culturale e sociale, come dimostrano le 87 iniziative supportate. Nell’anno 2025 il valore complessivo delle ricadute sui territori di riferimento ammonta a circa 1.049.000 di euro. “Ascoltare il territorio - ha sottolineato Giorgio Bontempi, presidente Fondazione Lgh - significa prestare attenzione alle sue caratteristiche uniche e valorizzare le relazioni tra le persone. Con questo workshop, abbiamo voluto attivare una riflessione strutturata con i nostri principali portatori d’interesse, rafforzando l’impatto ambientale, economico e sociale delle attività della Fondazione. La ricerca scientifica e l’innovazione tecnologica sono fondamentali per trovare soluzioni efficaci. In un periodo di profondi cambiamenti ambientali, economici e sociali, innovare insieme è essenziale". Attraverso sessioni plenarie e tavoli di lavoro, oltre quaranta qualificati stakeholder locali e nazionali – provenienti dal mondo della ricerca, dell’impresa e dell’ecosistema abilitante – sono stati coinvolti in un dialogo costruttivo per individuare le principali priorità di innovazione, analizzare la coerenza tra queste e il perimetro di intervento della Fondazione e definire i driver più rilevanti per orientare l’azione futura nelle diverse filiere di interesse: trasformazione alimentare, agricoltura e zootecnia, cosmetica e materiali. “Il sistema delle fondazioni del Gruppo A2A – che comprende Fondazione AEM, Fondazione ASM, Banco dell’Energia e Fondazione Lgh – rappresenta un pilastro fondamentale del nostro impegno verso la crescita sostenibile dei territori e delle comunità che serviamo - ha spiegato Roberto Tasca, presidente di A2A -. Con la nascita di A2A Life Ventures abbiamo creato in Italia un modello societario integrato di open innovation che permette di trasformare idee, tecnologie e collaborazioni con startup, università e centri di ricerca in soluzioni concrete per l’economia circolare, l’energia pulita e infrastrutture intelligenti, favorendo l’ingaggio di giovani talenti”. Il percorso avviato all’Innovation workshop costituisce l’inizio di una nuova fase di sviluppo per la Fondazione, finalizzata al consolidamento del suo ruolo come promotore di innovazione territoriale, con l’obiettivo di servire le comunità locali e le future generazioni impegnate nell’innovazione. “Momenti come questo - ha precisato l’assessore regionale all’Agricoltura, Sovranità alimentare e Foreste Alessandro Beduschi - dimostrano quanto sia strategico mettere attorno allo stesso tavolo istituzioni, imprese e mondo della ricerca a vantaggio del territorio. Regione Lombardia crede in un’innovazione che non resti un concetto astratto, ma diventi strumento concreto di competitività e coesione, capace di generare valore diffuso. Nel Sud della Lombardia esistono filiere produttive solide e identità economiche ben riconoscibili: accompagnarle con strumenti mirati, favorire l’accesso a competenze e capitale, sostenere la capacità progettuale significa rafforzare l’intero sistema regionale. Il confronto avviato oggi va nella direzione giusta”. L’incontro, gestito e moderato da Teha, ha rappresentato un momento di confronto di alto livello, volto ad allineare le priorità di finanziamento della Fondazione Lgh all’identità e alle vocazioni dei territori, alle economie locali e ai bisogni espressi dalle comunità. Particolare attenzione è stata dedicata anche agli strumenti di ingaggio e di erogazione dei fondi: non solo modalità di finanziamento, ma anche accompagnamento, partnership e meccanismi di scouting come bandi, call for ideas e sportelli, per intercettare progettualità innovative e di qualità. A conclusione di questi primi anni di attività, la Fondazione ha voluto quindi avviare un processo di revisione delle proprie linee guida strategiche e operative, riassunte nelle nuove direttrici territoriali, in un’ottica di ascolto e valorizzazione delle specificità locali e delle relazioni tra le persone. L’obiettivo è posizionarsi come attore capace di promuovere un’innovazione radicata nei bisogni reali del territorio e validare le nuove direttrici in modo partecipato.
(Adnkronos) - Zcs Azzurro è presente a Key – The Energy Transition Expo 2026, uno degli appuntamenti di riferimento per il settore delle energie rinnovabili, in programma a Rimini dal 4 al 6 marzo. Il marchio di Zucchetti Centro Sistemi (Zcs) espone al Padiglione D3/Stand 300, per celebrare i primi 10 anni di attività nel settore fotovoltaico e l’evoluzione della propria visione industriale e tecnologica. A Key 2026, Zcs Azzurro presenta il proprio concetto di ecosistema energetico integrato che unisce fotovoltaico, accumulo, stazioni di ricarica e pompe di calore in un’unica architettura coordinata. Un approccio pensato per rispondere alle esigenze di impianti industriali, commerciali e residenziali, ottimizzando la gestione dell’energia in modo semplice ed efficace. Cuore del sistema è Zcs Azzurro Hub che, grazie all’intelligenza artificiale, governa i flussi energetici utilizzando l’energia prodotta nel momento e nel luogo in cui serve davvero. Il risultato è una maggiore autonomia, una riduzione dei costi e degli sprechi e un utilizzo più consapevole dell’energia, con benefici concreti anche in termini di sostenibilità ambientale. Il 2026 segna un passaggio chiave per Zcs Azzurro con l’avvio del progetto Made in Europe su alcuni modelli di inverter di grande potenza. Una scelta che valorizza qualità industriale e innovazione tecnologica, in linea con le più recenti normative europee. All’interno di questo progetto si inserisce un importante progetto di reshoring: nei primi mesi del 2026, Zcs Azzurro riporterà in Italia (Toscana) alcune linee di produzione e assemblaggio della gamma Zcs Azzurro. Un investimento strategico che consente di rafforzare competenze, processi industriali e standard qualitativi, contribuendo al rilancio della manifattura europea nel settore delle energie rinnovabili. Il decimo anniversario di attività di Zcs Azzurro rappresenta una tappa significativa in un percorso di crescita costante, costruito su un Heritage industriale di oltre 40 anni di Zucchetti Centro Sistemi. In questi anni, Zcs Azzurro ha consolidato il proprio posizionamento puntando su affidabilità, qualità dei prodotti e centralità del servizio post-vendita, oggi elementi sempre più determinanti nelle scelte di installatori e operatori del settore fotovoltaico. All’interno di questo percorso di crescita si inserisce il restyling del logo Zcs Azzurro. Una nuova identità visiva che nasce come naturale conseguenza dell’evoluzione del brand: dieci anni di esperienza nel fotovoltaico, un rafforzamento del posizionamento internazionale e una visione sempre più orientata al futuro dell’energia. Il nuovo logo interpreta in chiave contemporanea solidità, innovazione e visione europea, accompagnando Zcs Azzurro in una nuova fase di sviluppo e consolidamento nel panorama delle energie rinnovabili. Zcs Azzurro, brand della Green Innovation Division di Zucchetti Centro Sistemi Spa, consolida il proprio posizionamento nel mercato dei sistemi fotovoltaici intelligenti, contribuendo attivamente alla transizione energetica attraverso soluzioni integrate per i settori residenziale, commerciale e industriale. L’offerta comprende inverter di ultima generazione, sistemi di accumulo, soluzioni Bess per applicazioni C&I e industriali, stazioni di ricarica per veicoli elettrici e piattaforme avanzate di monitoraggio. Un ecosistema energetico completo, progettato per ottimizzare l’autoconsumo, migliorare la gestione dei flussi energetici e supportare la stabilità della rete. Grazie all’intelligenza “Zcs inside”, gli impianti garantiscono controllo evoluto, efficienza operativa e riduzione dell’impatto ambientale, offrendo a imprese e privati una gestione dell’energia sempre più autonoma e consapevole.La crescita in numeri: 12 Partner Tecnologici; 30 Partner Commerciali ; 5.000 Installatori Certificati ; Oltre 1.000.000 di impianti installati ; Oltre 7 GW di potenza installata ; Oltre 2,5 GWh di capacità di storage installata. Zcs Azzurro conferma così il proprio impegno nello sviluppo di soluzioni energetiche innovative, efficienti e sostenibili, al servizio di un futuro sempre più elettrico e intelligente.