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(Adnkronos) - Domani, venerdì 20 febbraio, si annuncia come una delle giornate più dense e strategiche di Myplant & Garden, con un’agenda che privilegia il confronto istituzionale, la pianificazione e la visione di sistema. La mattina si apre nel segno della qualità urbana con la 26ª edizione del premio 'La città per il verde', l'unico riconoscimento nazionale dedicato alle migliori politiche e pratiche di valorizzazione, gestione e sviluppo del verde urbano e del paesaggio. Amministratori pubblici, agronomi e rappresentanti delle imprese si ritrovano per riflettere sul ruolo del verde nella trasformazione delle città. Le categorie del premio spaziano dal verde urbano alla manutenzione, dalla migliore iniziativa di volontariato per la gestione degli spazi verdi alla città resiliente. I progetti selezionati valorizzano la partecipazione dei cittadini, la cura del verde come bene comune, le Nature based solutions, l’incremento della biodiversità, la sostenibilità ambientale ed economica, il recupero di aree degradate e l’attenzione alla comunicazione e alla didattica. Tra i vincitori figurano associazioni e amministrazioni di tutta Italia, dall'associazione 'Mi prendo cura di Bresso' al Comune di Grosseto, dal Comune di Merano all'Università degli Studi di Milano, insieme a realtà del Terzo settore come la Fondazione Amici del Trivulzio, Martinitt e Stelline Onlus e al Consorzio KilometroVerdeParma impresa sociale. Sempre in mattinata, due momenti di alto livello approfondiscono il ruolo strategico del progetto di paesaggio. Il convegno 'Il paesaggio come infrastruttura' attraversa i grandi temi della trasformazione contemporanea: dalle opere per Milano Cortina 2026 alla rigenerazione delle aree ex industriali, fino ai paesaggi della cura e al turismo costiero. Intervengono progettisti e studi di rilievo internazionale, tra cui David Chipperfield Architects, insieme a rappresentanti delle istituzioni milanesi e lombarde (Ordini architetti, ingegneri, agronomi), per delineare una visione del paesaggio come infrastruttura ambientale, sociale ed economica. L’incontro 'Ingegneria del verde, eccellenza italiana', promosso da Asso.im.pre.di.a, riunisce parlamentari europei, amministratori locali e rappresentanti delle professioni per discutere di criteri ambientali minimi, sviluppo del verde pubblico e prospettive normative. Il confronto si muove tra politiche comunitarie e ricadute operative sui territori, con uno sguardo alla 'Passeggiata per l’Italia 2026' come racconto delle migliori pratiche nazionali. A metà mattina, nell’ambito della sezione dedicata al verde sportivo 'My Green Sports', un convegno affronta un nodo cruciale per le amministrazioni: la pianificazione e manutenzione del verde urbano. Dalla scala urbanistica ai piani del verde, fino alle gare d’appalto e alla gestione delle alberature stradali, il dibattito mette a fuoco strumenti concreti per trasformare la manutenzione da costo inevitabile a investimento sulla qualità urbana e sulla sicurezza. Il pomeriggio mantiene il baricentro sui contenuti tecnico-scientifici. Il Crea-Centro di ricerca orticoltura e florovivaismo propone un articolato convegno dedicato alla conservazione e valorizzazione delle risorse genetiche vegetali nel florovivaismo. Dalle collezioni di specie aromatiche alle nuove tecnologie di evoluzione assistita, passando per la propagazione in vitro e i casi studio sulle ornamentali, il programma intreccia ricerca, miglioramento genetico e prospettive di innovazione per il comparto. Sempre nel pomeriggio torna il tema progettuale con il concorso 'I giardini di Myplant', promosso da Myplant & Garden con Aiapp e Fondazione Minoprio. Dal 2016 il concorso, coordinato dall’architetto Umberto Andolfato, porta alla realizzazione gratuita di giardini destinati a diventare spazi di cura, accoglienza e speranza per le persone più fragili. Il nuovo bando, intitolato 'Un giardino in cui ri-fiorire' e patrocinato dall’Ordine degli architetti Ppc di Milano, riguarda la progettazione di un giardino presso la sede dell’Associazione Caf di Milano, che accoglie bambini e ragazzi vittime di abusi e gravi maltrattamenti familiari. L'obiettivo è riqualificare l’area verde rendendola più fruibile, accogliente, sicura e inclusiva, confermando il paesaggio come strumento concreto di responsabilità sociale.
(Adnkronos) - In un mercato del lavoro sempre più frammentato - tra lavoro dipendente, attività autonome, gestione separata e carriere discontinue - comprendere come funzionano i contributi e come incidono nel tempo diventa essenziale per evitare decisioni che oggi appaiono vantaggiose ma che, nel lungo periodo, possono ridurre l’assegno pensionistico. Ne parla con Adnkronos/Labitalia Andrea Martelli, fondatore e amministratore di Miapensione, realtà specializzata nella consulenza previdenziale "La Legge di Bilancio 2026 - spiega - rafforza una tendenza già evidente negli ultimi anni: aumentare il netto in busta paga, anche attraverso strumenti che, in alcuni casi, penalizzano la contribuzione effettiva. Una delle misure più significative riguarda i lavoratori che hanno maturato i requisiti per la pensione anticipata ma scelgono di restare al lavoro. In questi casi, infatti, la quota di contributi a carico del lavoratore non viene più versata all’Inps, in quanto l’importo viene riconosciuto direttamente in busta paga. La somma è netta e non imponibile, con un beneficio immediato per il reddito mensile. Nel lungo periodo, però, il rischio è di percepire una pensione futura più bassa". “Questo - sottolinea - è il trade-off che caratterizza il 2026: vantaggio oggi, possibile penalizzazione domani. Uno dei possibili rischi per quest’anno è confondere il beneficio fiscale con quello previdenziale. Un aumento dello stipendio netto non sempre si traduce in una pensione migliore. Per questo, nel nuovo equilibrio disegnato dalla Legge di Bilancio, i contributi Inps 2026 non cambiano nella forma, ma cambiano nel significato: diventano uno strumento centrale di responsabilità individuale nella costruzione della propria pensione”. “Per i lavoratori dipendenti - osserva Martelli - la manovra 2026 interviene sugli scaglioni Irpef e conferma il taglio del cuneo fiscale, riducendo la pressione complessiva. Il risultato è un netto mensile più alto, senza modifiche dirette alle aliquote contributive, ma richiede di compiere scelte volontarie che incidono direttamente sulla pensione futura. Per autonomi e professionisti iscritti alla gestione separata, invece, le aliquote restano stabili, ma l’assenza di un alleggerimento strutturale dei contributi, unito alla discontinuità dei redditi, rende il rischio previdenziale ancora più marcato”. "Dal secondo semestre 2026 - ricorda - aumenta il limite di deducibilità fiscale per i versamenti alla previdenza complementare. Un vantaggio in termini di Irpef, che rende i fondi pensione più efficienti sul piano fiscale. Resta però un principio da non sottovalutare: la previdenza complementare integra ma non sostituisce la pensione pubblica e non può essere utilizzata per anticipare l’uscita dal mondo del lavoro, come era stato temporaneamente possibile in passato”. “Il 2026, quindi, non introduce una rivoluzione contributiva, ma segna un’evoluzione chiara del sistema: più libertà oggi, più responsabilità domani. Quando si parla di pensione, la differenza non la fanno solo le norme, ma la capacità di compiere scelte informate e consapevoli, guardando oltre la busta paga e ragionando in termini di futuro previdenziale. Informarsi con largo anticipo sulla propria posizione previdenziale, permette di avere più opportunità per correggere la situazione e tutelare così la propria pensione”, commenta Andrea Martelli di Miapensione.
(Adnkronos) - “Un mercato unico europeo delle materie prime seconde, obiettivo centrale del Circular Economy Act europeo, è utile per eliminare gli ostacoli all’impiego di materiali riciclati in Europa e per promuovere un maggiore uso di materiali riciclati di qualità. Così si rafforzerebbe anche la filiera del riciclo italiana, frenando la concorrenza sleale, a basso costo e di minore qualità, di Paesi extraeuropei”. Così Edo Ronchi, presidente del Cen-Circular Economy Network, all'Adnkronos, in vista della definizione del Circular Economy Act, l’attesa normativa europea che punta ad accelerare la transizione verso un'economia sempre più circolare. "E' molto importante - osserva - il rafforzamento dello sbocco di mercato dei materiali provenienti dal riciclo: non basta riciclare i rifiuti, occorre che i materiali che si ricavano col riciclo siano venduti a prezzi remunerativi per le attività industriali di riciclo. Da un paio di anni, per fare un esempio, le plastiche riciclate incontrano grosse difficoltà sia di sbocco di mercato sia di prezzi, inadeguati, al punto da causare una forte crisi delle industrie del riciclo dei rifiuti in plastica", osserva Ronchi. Non solo. "Il secondo nodo della nuova iniziativa europea per l’economia circolare, il Circular economy Act, riguarda più precisamente la raccolta e il riciclo dei Raee (i rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche) per i quali è prevista una revisione ampia della direttiva europea vigente, visto che in Europa e in Italia siamo solo a meno della metà del target europeo del 65% di questi rifiuti raccolti, rispetto alle apparecchiature elettriche ed elettroniche vendute - spiega - Mentre abbiamo difficoltà e sosteniamo alti costi per l’approvvigionamento di diversi materiali critici, stiamo sfruttando molto poco in Europa le 'miniere' costituite dai rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche che contengono importanti quantità di tali materie prime critiche e strategiche". Da qui le proposte del Cen che ha partecipato alla consultazione pubblica, chiusa nel novembre scorso, sul Circular Economy Act presentando un proprio position paper. “Per rafforzare la circolarità della nostra economia è bene alzare i target del riciclo dei rifiuti, ma non basta, l’Unione Europea deve occuparsi in modo più incisivo dello sbocco di mercato, della domanda e dei prezzi, delle materie prime seconde che si ricavano dal riciclo”, spiega Ronchi. “La misura vigente da anni, e rinnovata anche per il 2024 e per il 2025, di un utilizzo parziale del credito d’imposta per le imprese che utilizzano alcuni materiali riciclati e plastica compostabile, come ha osservato anche la Corte dei Conti, richiede una dotazione finanziaria ben più cospicua - aggiunge - Serve, in particolare per le plastiche riciclate, un intervento ben più consistente per ridurre i costi dell’energia e per valorizzare, con un sistema di crediti di carbonio e/o di certificati bianchi, i risparmi di energia e di emissioni di gas serra ottenuti grazie al riciclo, coprendo i costi di questi incentivi, che per avere un impatto dovrebbero impegnare almeno 200 milioni all’anno, con una quota dei proventi della plastic tax e/o utilizzando parte dei proventi generati dal sistema europeo di tassazione delle emissioni di carbonio (Emission Trading System)”. “Altre proposte, sempre nella direzione di rafforzare il mercato dei materiali generati col riciclo - continua Ronchi - dovrebbero incrementare l’utilizzo dei materiali riciclati negli appalti pubblici attraverso il Green Public Procurement: per esempio, facilitando, promuovendo e sostenendo l’impiego della plastica riciclata e della gomme degli pneumatici riciclati negli asfalti e il maggiore utilizzo nell’edilizia degli inerti provenienti dal riciclo dei materiali da costruzione e demolizione. Sarebbe importante anche assicurare quote obbligatorie di impiego di materiali riciclati nei prodotti: alcune norme in questa direzione sono già vigenti. Vanno applicate, estese e accompagnate da incentivi e sanzioni”. “Per i Raee dobbiamo raddoppiare le raccolte e, specie per i dispositivi elettronici, dobbiamo sviluppare una rete di moderni impianti di riciclo. Per arrivare a questi risultati è necessario rafforzare il coinvolgimento e la responsabilità estesa dei produttori di tali apparecchiature. I sistemi di raccolta vigenti dei Raee evidentemente non sono sufficienti: servono sistemi con punti di raccolta e di ritiro ben più diffusi e sistemi di restituzione incentivata. Le maggiori risorse per un tale cambiamento di sistema di raccolta si potrebbero ottenere ponendole a carico dei produttori, in alternativa, anche parziale, della tassa sui Raee non raccolti di 2 euro al kg che dovrebbe entrare in vigore a livello europeo dal 2028", conclude Ronchi.