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(Adnkronos) - I carabinieri del comando provinciale di Parma, in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal giudice delle indagini preliminari del Tribunale di Parma, hanno arrestato un uomo, Harushimana Guillaume 50enne originario del Burundi, nell'ambito delle indagini sull’omicidio di tre suore saveriane della congregazione delle missionarie di Maria - Olga Raschietti, 83enne, Lucia Pulici 75enne e Bernardetta Boggian, 79enne - assassinate in Burundi, nel quartiere Kamenge di Bujumbura, nella loro sede religiosa. Lo riferisce una nota del procuratore di Parma, Alfonso D’Avino, ricordando che le prime due suore furono uccise colpendole con un oggetto contundente e con un taglio alla gola nel pomeriggio del 7 settembre 2014, mentre la terza, che non era in sede durante il primo delitto, fu decapitata la notte seguente. Sulla vicenda, ricostruiscono gli inquirenti, vi è stata una tripla fase di accertamenti; la prima, nella sostanziale immediatezza dei fatti; la seconda nel 2018; la terza, a partire dall’autunno del 2024, articolata in una serie di accertamenti durati all’incirca un anno. La procura ricorda che in una prima fase investigativa il fascicolo contro ignoti fu archiviato "per l’assenza delle condizioni necessarie per ritenere la sussistenza della giurisdizione italiana". Poi, nell'ambito di una seconda fase investigativa avviata nel 2018 - dopo che l’ambasciata di Kampala aveva trasmesso alla procura di Parma una nota con la quale si comunicava che Harushimana aveva ottenuto un visto per l’Italia e che "era stato menzionato durante le indagini" sul caso delle tre suore in seguito alle "dichiarazioni di un pentito" - l'uomo oggi finito nel mirino dei carabinieri, fu sentito e, ricorda la procura di Parma, "si dichiarò estraneo ai fatti, anche perché -a suo dire- nei giorni del delitto si trovava lontano dal Burundi". Anche quella fase si concluse con "una archiviazione per carenza di elementi". Come ricordano gli inquirenti, la terza fase investigativa è stata avviata dopo la presentazione a Parma, il 27 settembre 2024, del libro “Nel cuore dei misteri”, della giornalista Giusy Baioni, un’inchiesta sul triplice omicidio, e dopo alcune notizie di stampa. "Dall’indagine è emerso che ideatori, organizzatori ed esecutori degli omicidi - si sottolinea nella nota del procuratore di Parma Alfonso D’Avino - avrebbero tutti legami con la polizia segreta del Burundi e, tra questi, il defunto generale Adolphe Nshimirimana, già capo della polizia segreta del Burundi, il quale avrebbe dato l’ordine di uccidere le tre suore asserendo che le stesse si erano rifiutate di offrire collaborazione (cure e medicine) per supportare le milizie burundesi in Congo". "Accanto a questo movente (prospettato dal generale) - osserva la nota del procuratore di Parma - dalle indagini sono emersi altre possibili concause: un movente di tipo economico, che potrebbe essere legato alla decisione della direzione dei saveriani di sganciare il Centro Giovani Kamenge (presso cui affluivano ingenti risorse economiche) dai saveriani stessi ed affidarlo alla locale Diocesi; un movente di tipo esoterico-sacrificale, poiché il generale Nshimirimana avrebbe chiesto un rito propiziatorio (pratica diffusa in certa cultura burundese) come buon auspicio per la sua candidatura a presidente della Repubblica (ciò potrebbe spiegare anche le modalità esecutive brutali dell’omicidio delle suore)". Dalle indagini della procura "è emerso che all’omicidio avrebbero preso parte" oltre al "generale Nshimirimana Adolphe, a sua volta successivamente vittima di un omicidio politico", ritenuto dagli inquirenti "ideatore, mandante ed organizzatore", anche altre persone. In particolare, sottolinea la procura di Parma, quanto "ad Guillaume Harushimana, stretto collaboratore del generale Adolphe Nshimirimana, gli si contesta il ruolo di istigatore co-organizzatore e logistico". Secondo l'ipotesi accusatoria avrebbe prestato "supporto logistico ed organizzativo: effettuazione di sopralluoghi per individuare il locale nella disponibilità delle suore e la dislocazione delle stanze; prestazione di garanzie sulla effettiva disponibilità di somme di denaro destinate agli esecutori in cambio dell'operazione' - spiega la nota del procuratore di Parma - ricerca ed acquisizione della chiave per entrare nell’abitazione delle suore; ricerca ed acquisizione di camici da chierichetti/cantori da far indossare agli esecutori in maniera da non far sorgere sospetti per la loro presenza all’interno della missione; contatti con uno dei custodi del complesso missionario per garantirsi l’ingresso all’interno degli spazi della missione; messa a disposizione dell’auto da utilizzare per condurre gli esecutori all’interno della missione e guida dell’auto con a bordo gli esecutori". Stamattina i carabinieri hanno rintracciato l’indagato e lo hanno rinchiuso nella casa circondariale di Parma: la sua posizione andrà ora al vaglio dell'autorità giudiziaria.
(Adnkronos) - "Per la nostra industria di produzione di carni suine e salumi l'export è fondamentale, perché è l'unico ambito in cui si può pensare ragionevolmente di crescere ancora, visto che sappiamo che il mercato interno è saturo, è arrivato a un plateau, diciamo, difficilmente superabile. E gli Usa rappresentano per le nostre aziende un mercato molto importante, di fatto il terzo per importanza all'estero, con circa 270 milioni di euro all'anno di valore di esportazione. Con l'avvio dei dazi di Trump, che si sono attestati nel 2025 al 15%, abbiamo riscontrato un dato di sostanziale conferma dell'export dell'anno precedente. Quindi diciamo che l'impatto sicuramente c'è stato perché arriviamo da anni di crescita e nell'ultima parte del 2025 c'è stato un calo, anche se comunque il dato totale di fatto lo possiamo considerare in pareggio rispetto al 2024, che, ricordiamo, è stato un anno particolarmente positivo". Così, con Adnkronos/Labitalia, Davide Calderone, direttore di Assica, l'associazione di categoria che nell'ambito di Confindustria rappresenta le aziende che producono carni suine e salumi, fa il punto sul 'peso' che gli Usa, e l'incertezza sui dazi imposti da Trump, hanno su un comparto che vede circa 180 aziende associate ad Assica, con un fatturato di oltre 9 miliardi di euro all'anno, dei quali 2 miliardi e 400 milioni dall'esportazione. Tra mortadelle, speck e prosciutti il mercato Usa per le aziende associate ad Assica negli ultimi anni è sempre stato in crescita. "Ci sono diverse aziende che esportano -sottolinea Calderone- ed è un mercato che è cresciuto molto negli ultimi anni, grazie al fatto che siamo riusciti a ottenere l'esportazione per l'intera gamma dei prodotti di salumeria, mentre fino a pochi anni fa l'export era consentito solamente per i prosciutti crudi stagionati e i prodotti conti. Invece adesso, con alcune limitazioni legate a malattie veterinarie, di fatto si può esportare l'intera gamma della salumeria italiana", sottolinea. Per Calderone le aziende italiane produttrici di salumi non si fanno illusioni su possibili cambi di rotta in materia di dazi, al di là della bocciatura della Corte Suprema. "Le nostre aziende associate -spiega- in questo momento sono evidentemente molto attente a quanto sta avvenendo. In questo momento in cui parliamo la situazione è addirittura migliore, perché se avremo per i prossimi 150 giorni il dazio al 10%, vuol dire che c'è stato un 5%, un calo del 5% rispetto al 15% di questi mesi, e questo sicuramente può aiutare sui margini. Ma è evidente che per programmare avremo bisogno di certezze. Le aziende sono consapevoli che i dazi rimarranno in qualche modo, nessuno si aspetta verranno tolti definitivamente, visto che evidentemente l'amministrazione degli Stati Uniti ha questo approccio. E' evidente che l'auspicio è che siano più bassi possibile", sottolinea ricordando che "negli ultimi dieci anni il mercato Usa ha aperto a tutte le produzioni di salumeria italiana e c'è stato un sviluppo importante dell'export per le nostre aziende, grazie appunto alla possibilità di esportare l'intera gamma delle produzioni". Però, ribadisce Calderone, "nel 2025 si è frenata la crescita. C'è una componente fisiologica dopo tanti anni di crescita, ma sicuramente i dazi non hanno favorito evidentemente un mercato tranquillo. C'è da dire anche che prima noi avevamo tariffe sull'export dei prodotti che variavano intorno all'1%, quindi l'incremento è stato circa del 14% o più. Un incremento che in parte è stato assorbito dalle aziende esportatrici stesse, per una parte è stato assorbito dall'importatore, che poi è quello che tecnicamente paga il dazio, e una parte è stata anche riversata evidentemente sul prezzo finale. Quindi sicuramente si è dovuto, come dire, rinunciare a un 15% di valore che invece prima c'era", aggiunge. E Calderone ricorda che come "Noi come associazione siamo presenti chiaramente nel mercato americano, facciamo attività direttamente in loco, anche con le istituzioni per minimizzare gli impatti negativi e chiaramente, come sempre, siamo molto attenti anche con le nostre istituzioni, con il nostro governo in questo momento per mitigare il più possibile le ripercussioni che questa situazione può creare", sottolinea. Il direttore di Assica non vede però all'orizzonte novità per le aziende in materia di delocalizzazione negli Usa per ovviare ai dazi. "Alcune aziende italiane oltre 20 anni fa hanno scelto di andare a produrre salumi in Usa, per quel mercato, perché c'erano problematiche sanitarie, veterinarie che impedivano di esportare molti prodotti della nostra salumeria negli Stati Uniti. Al momento non abbiamo conoscenza di altre aziende che hanno intenzione di fare questa scelta per via dei dazi", sottolinea. Negli Usa, sottolinea Calderone, una tendenza sempre più crescente è quella "delle centrali di affettamento dei prodotti. In pratica si esportano i prodotti interi negli Usa e lì, in loco, sono stati costruite queste aziende che fanno cun prodotto pre-affettato, quindi le vaschette di pre-affettato nei vari formati. Ecco, questo è un trend che sta crescendo perché ottimizza le esportazioni sia in termini di volumi, perché riempire un container di prodotti interi è più efficace che riempire un container di vaschette di pre-affettato, e poi dà anche una risposta indiretta alla volontà di investimenti in loco che l'amministrazione Trump favorisce", sottolinea Calderone. Per il direttore di Assica, "in questo modo c'è vantaggio reciproco, nel senso che le aziende hanno una maggiore facilità di pianificazione, di stock, di magazzino per i prodotti che affettano lì, e dall'altra parte si creano posti di lavoro lì e si favorisce l'economia sia americana che italiana". "Quindi questa è proprio una classica situazione di successo, considerando che nel mercato attuale, negli Stati Uniti soprattutto, ci si sposta sempre di più sul prodotto al consumo, cioè sull'affettato, considerando anche che la cultura degli Stati Uniti non è come quella italiana dove abbiamo le affettatrici in casa, piuttosto che nei negozi e nelle salumerie, e quindi chiaramente con un prodotto pre-affettato si arriva direttamente al consumatore, c'è una facilità di tradizione del prodotto di consumo", conclude.
(Adnkronos) - La transizione energetica richiede luoghi dove tradurre le idee in applicazioni concrete e nuove competenze capaci di trasformare la teoria in pratica industriale. Con il suo Innovation District, Key - The Energy Transition Expo diventa l’epicentro dell’innovazione sostenibile, consolidando il suo ruolo di acceleratore della crescita e di piattaforma di sviluppo per le giovani realtà imprenditoriali italiane e internazionali impegnate nel settore dell’energia. Nel nuovo layout, la manifestazione di Ieg (Italian Exhibition Group) in programma dal 4 al 6 marzo alla Fiera di Rimini ha confermato infatti la presenza di un intero padiglione, il D4, dedicato all’innovazione. All’interno di questo spazio, l’iniziativa Green Jobs&Skills favorirà l’incontro fra domanda di lavoro e offerta di nuove competenze sostenibili. Presente, inoltre, uno stand dedicato a Bex - Beyond Exploration, la nuova expo-conference sulla space economy e il commercial space flight promossa da Ieg in collaborazione con la Regione Emilia-Romagna, in programma dal 23 al 25 settembre alla Fiera di Rimini. L’Innovation District nasce come vero e proprio percorso di open innovation per connettere le Start-up con aziende consolidate e potenziali investitori, incentivando l’innovazione di prodotto e servizio e la nascita di nuovi business sostenibili. L’area Start-up&Scale-up è dedicata alle idee e ai progetti più all’avanguardia nei sette settori merceologici di Key: solare, eolico, idrogeno, efficienza energetica, energy storage, e-Mobility e Sustainable City. A presentarli saranno le 32 Start-up e Pmi innovative italiane e internazionali che sono state selezionate fra le 67 realtà che hanno risposto alla Call for Start-up organizzata da Italian Exhibition Group, in collaborazione con Ice - Italian Trade Agency, Art-Er (società consortile dell’Emilia-Romagna attiva nel sostegno all’innovazione e all’imprenditorialità), Fondazione Mai (espressione del sistema Confindustria), Angi (Associazione Nazionale Giovani Innovatori) e Plug and Play Tech Center, la più grande piattaforma globale di open innovation e venture capital. Alle sette giovani aziende più innovative, una per ogni settore della manifestazione, sarà consegnata una targa di riconoscimento. Le soluzioni in mostra spaziano dall’efficienza energetica alla mobilità elettrica, con una forte presenza dell’intelligenza artificiale applicata alla gestione dell’energia per monitorare i consumi in tempo reale, rilevare anomalie e ottimizzare le risorse, riducendo gli sprechi e massimizzando i risparmi per grandi impianti, aziende, cittadini e comunità energetiche. Saranno presenti progetti di pompe di calore altamente innovative, sistemi di accumulo gravitazionale che catturano e conservano l’energia, tecnologie di monitoraggio avanzato che integrano immagini satellitari, rilievi da drone e sensori terrestri, innovazioni che automatizzano la gestione tecnica dei progetti e migliorano il rendimento degli impianti esistenti, come trattamenti autopulenti per pannelli fotovoltaici, e piattaforme integrate che permettono di installare e monetizzare punti di ricarica per veicoli elettrici ed e-bike. A questi si aggiungono modelli basati sull’economia collaborativa che connettono le aziende con i cittadini che vogliono investire nell’energia solare e servizi che aiutano gli utenti a comprendere, concettualizzare e concretizzare le opportunità di business abilitate dalla sostenibilità e dalla transizione energetica. La ricerca porterà in fiera soluzioni per sviluppare reattori che sfruttino al meglio i catalizzatori e materiali termoplastici riciclabili per pale eoliche. Mercoledì 4 marzo alle 17:15 nell’Innovation Arena, ai sette espositori di Key che avranno presentato i progetti più all’avanguardia, uno per ciascuna categoria merceologica della manifestazione, sarà assegnato il Premio Innovation Lorenzo Cagnoni con una targa ufficiale a riconoscimento dell’eccellenza raggiunta. Per contribuire a colmare il divario tra domanda e offerta di lavoro nell’ambito energetico e della sostenibilità e incentivarne l’incontro, all’interno dell’Innovation District, Key 2026 ha confermato l’iniziativa Green Jobs&Skills, in collaborazione con Green Factor, rivolta a neolaureati e maturandi di istituti tecnici, giovani professionisti e lavoratori che vogliono orientarsi verso la sostenibilità e alle imprese alla ricerca di talenti. All’interno del sito ufficiale della manifestazione, accessibile da desktop o tramite app, è disponibile uno spazio digitale dedicato ai 'green jobs' che consente alle aziende espositrici di promuovere un evento verticale orientato alla talent acquisition. Studenti, professionisti e ricercatori interessati possono pre-registrarsi alla presentazione e inviare il proprio Cv o una lettera di presentazione direttamente tramite la piattaforma. Alla formazione e all’orientamento professionale sarà dedicata l’intera giornata di venerdì 6 marzo. Inoltre, in collaborazione con Enea e Cna, verrà lanciato un Hackathon in cui gli studenti degli Its energia di tutta Italia si sfideranno per tre giorni.