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(Adnkronos) - La Russia ha invaso l’Ucraina il 24 febbraio 2022 e, da allora, il conflitto ha cambiato più volte forma ma mai la sua sostanza storica, il confronto in campo aperto tra un Paese aggressore, la Russia, e un Paese aggredito, l’Ucraina. Nel corso dei mesi, e poi degli anni, a cambiare è stata anche la percezione nell’opinione pubblica della guerra. Siamo passati, anche con una rapidità sorprendente, dalla partecipazione appassionata a un progressivo distacco che ha rischiato più volte di cedere all’assuefazione. Siamo passati dagli orrori di Bucha, dalla scoperta delle fosse comuni che pensavamo ormai consegnate alla memoria del 900, dalla battaglia di Mariupol e la resa delle truppe ucraina asserragliate nell’acciaieria Azovstal, dopo un assedio sanguinoso. Siamo passati dal racconto di una gigantesca offensiva a quello di una controffensiva alimentata dalla resistenza di un popolo e dalle risorse di un Occidente che si è mostrato a lungo compatto nel sostegno a Kiev e a Volodymyr Zelensky, presidente che è ancora al suo posto nonostante la fatica e l’usura della sua stessa immagine. Siamo passati poi per una lunga fase di stallo, con una guerra che i libri di storia avrebbero definito una guerra di posizione. Siamo arrivati, con l’elezione di Donald Trump alla Casa Bianca, e siamo a gennaio 2025, in una fase ancora diversa dalle altre. Si è rotto il fronte occidentale, con un sostanziale disimpegno dell’attore, gli Stati Uniti, che fino a quel momento, aveva garantito protezione e deterrenza. Due fattori che si sono sgretolati insieme alla promessa elettorale di finire la guerra in 24 ore, che è diventata una lunga, incerta e complicata trattativa su più tavoli e senza un orizzonte prevedibile. Un sondaggio Swg fotografa bene l'opinione degli italiani a oggi. Si conferma un ampio sostegno dell’opinione pubblica italiana all’Ucraina. Nell’aprile 2023 il 51% degli interpellati era favorevole a continuare l’invio di armi, nel maggio 2025 lo era il 42%, mentre nel febbraio 2026 la percentuale è risalita di due punti, al 44 per cento. Al 38% la percentuale di chi vuole fermare l’invio di armi, contro 41% del maggio 2025 e il 31% dell’aprile 2023. Si registra però anche un diffuso pessimismo verso l’epilogo del conflitto, più marcato di quattro anni fa: il 36% ritiene che la trattativa porterà a una soluzione, ma la guerra continuerà ancora a lungo. Il 30% che non porterà a una soluzione. Solo il 9%,crede a una soluzione in tempi rapidi. Entrando più nel merito, gli italiani ritengono che l’Ucraina, per raggiungere la fine del conflitto, dovrebbe essere disponibile a concedere ai russi i territori che hanno occupato e impegnarsi a restare fuori dalla Nato, ma al contempo non piegarsi alle altre pretese di Vladimir Putin. L’area del Donbass ancora sotto controllo delle forze ucraine dovrebbe dunque rimanere non negoziabile. Le responsabilità per il mancato accordo per terminare il conflitto vengono attribuite soprattutto a Putin, tuttavia non mancano i critici nei confronti dell’Ucraina e delle grandi potenze. Dopo quasi quattro anni, in Ucraina si bombarda, si spara e si muore ancora. Ma la percezione, l’attenzione e la partecipazione rispetto a quello che accade è profondamente cambiata. Lo dicono in parte i sondaggi, si avverte ancora di più nelle discussioni di tutti i giorni e anche, colpevolmente, nello spazio che i media dedicano al conflitto. (Di Fabio Insenga)
(Adnkronos) - Si sta diffondendo spesso la notizia di furti dalle carte contactless effettuati con un pos. I ladri 2.0 avvicinerebbero il dispositivo alle tasche posteriori o alle borse delle vittime e ruberebbero attraverso micro-transazioni, che non necessitano del pin. Lo farebbero tra la folla, senza farsi notare. Ma è veramente possibile o è solo psicosi? A rispondere è l'Unione nazionale consumatori, nell’ambito del progetto 'Care – Conosci, scegli, proteggi' finanziato dal Mimit. I pagamenti contactless si basano sulla tecnologia Nfc, Near Field Communication. La comunicazione tra carta e pos, cioè, avviene quando sono molto vicini, a pochissimi centimetri di distanza. È il pagamento che facciamo quando appoggiamo la nostra carta al terminale senza inserirla. E' possibile, quindi, che un malintenzionato riesca ad avvicinare un dispositivo alla nostra carta senza che ce ne accorgiamo? Sì, ma la probabilità che l’operazione vada a buon fine non sembra essere così alta. A meno che il ladro non ci rubi il portafoglio ed entri fisicamente in possesso della carta contactless. Con questa potrebbe fare una serie di micro-transazioni, per cui non è richiesto alcun codice. I furti avverrebbero in luoghi affollati, come mezzi pubblici o code. Il ladro digita l’importo sul pos (di solito sotto i 50 euro, perché non serve inserire il pin) e lo avvicina alla tasca dei pantaloni o alla borsa. Sembra semplice, ma in realtà per riuscire a rubarci dei soldi in questo modo devono verificarsi una serie di condizioni. 1) Deve esserci una sola carta contactless nel portafoglio. Se ne abbiamo anche solo un’altra (la tessera della metropolitana o della palestra, il badge aziendale o la carta fedeltà del supermercato) il pos blocca l’operazione. 2) Non devono esserci oggetti metallici. Le monete nel portafogli o le chiavi nella borsa creano interferenza e disturbano il segnale. Bisogna fare tutto entro 30 secondi, il tempo per avere la conferma della transazione. Il pos deve essere vicinissimo alla carta. Se il portafogli non è nella tasca dei pantaloni o se la carta non è nello spazio più esterno, è troppo lontana. E' molto difficile, ma non impossibile. Meglio, quindi, adottare tutte le misure per non cadere in trappola. Come difendersi? Impostare le notifiche, via sms o dall’app della banca, anche per transazioni contactless di importo basso, per tenere sempre monitorate le spese. Se dovessimo ricevere la notifica di una transazione che non abbiamo fatto noi, potremo chiamare la banca e bloccare il pagamento. I ladri 2.0 confidano proprio nel fatto che la vittima non si accorga del furto. Esistono portafogli schermati, che hanno una barriera che isola le carte all’interno da letture indesiderate. L'Unc suggerisce quindi di usare il wallet sul cellulare. Sia con uno smartphone Android che Apple possiamo caricare lì le nostre carte e lasciare a casa quelle fisiche. Nessuno potrà autorizzare una transazione fraudolenta dal cellulare, perché questo ha bisogno di essere sbloccato con un pin o il riconoscimento facciale.
(Adnkronos) - "Nonostante le rassicurazioni sulla tutela della produzione di energia da biomasse solide espresse pubblicamente dal governo nelle scorse settimane, la nuova bozza del dl Energia/Bollette prospetta uno scenario ancora critico per l’industria del settore". Così l’Associazione Energia da Biomasse Solide (Ebs) esprime la sua preoccupazione rispetto alla misure previste nella nuova bozza di dl circolata in queste ore “Eravamo fiduciosi, dopo l’impegno preso dal governo, riguardo a un ripensamento sostanziale rispetto alle misure che impattano in modo pesante sul settore delle bioenergie con filiera italiana - dice il presidente di Ebs Andrea Bigai - Il nostro settore è pronto a un confronto tecnico con il decisore politico-istituzionale che non può prescindere dalla condivisione da parte di tutti gli attori, istituzionali e del comparto, della valutazione complessiva dei numeri del settore, e da conseguenti analisi accurate, approfondite, consapevoli su tutti i potenziali effetti del decreto”. "Le bozze di provvedimento circolate - ricostruisce Ebs - prevedono un consistente intervento di riduzione dei Prezzi Minimi Garantiti (Pmg), istituiti ai sensi dell’art. 24, comma 8, del d.lgs. 28/2011 per coprire i costi minimi di esercizio degli impianti. Un meccanismo che esclude già la sovracompensazione". “Riteniamo illogico e inutilmente rischioso rivedere in modo affrettato, per decreto e senza il doveroso confronto il meccanismo varato nel 2024, introducendo una riduzione degli incentivi. Il rischio è compromettere in tempi brevissimi uno dei pilastri più affidabili della generazione rinnovabile nazionale e minare più in generale la fiducia di ogni tipologia di investitori in ambito energetico, sia presente che futura”, dice Bigai. Inoltre, da un punto di vista economico, rileva il presidente di Ebs, "colpire un indotto così consistente significa rinunciare a un importante gettito fiscale, mettere a rischio il lavoro di aziende anche di piccole dimensioni impiegate nella filiera - spesso in zone a rischio abbandono - e accollarsi l’onere di smaltire sottoprodotti delle attività forestali, agricole, agroindustriali. Vuol dire rinunciare a consolidare una virtuosa pratica di valorizzazione energetica di residui poveri in un contesto di impiego a cascata e di economia circolare”. “Il dl Bollette è un passaggio cruciale per il futuro energetico del Paese. Colpire le rinnovabili programmabili e con esse la filiera nazionale sarebbe un errore strategico. Le biomasse solide sono parte della soluzione, non del problema: sono un elemento essenziale del mix energetico, capace di coniugare competitività economica, occupazione, sostenibilità ambientale e sicurezza del sistema elettrico. L’Italia ha bisogno di stabilità regolatoria per evitare disimpegno e incertezza negli investimenti nelle rinnovabili, rischi inconciliabili con gli impegni europei”, conclude.