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(Adnkronos) - Francesco Renga è uno dei 30 concorrenti big del Festival di Sanremo 2026. Il cantautore partecipa per la decima volta come concorrente in gara con il brano 'Il meglio di me'. Ha vinto nel 2005 con il brano 'Angelo'. Oltre alla vittoria, ha vinto due premi della critica e ha partecipato come ospite nel 2010 e nel 2018. Per una delle voci più riconoscibili per panorama musicale italiano, da poco entrata nella scuderia di Atlantic Records Italy/Warner Music Italy, questa partecipazione rappresenta un vero e proprio "punto di svolta", una fotografia sincera di un momento cruciale della sua vita artistica e personale. Francesco Renga nasce a Udine nel 1968, insieme alla sorella gemella Paola. Il padre, Salvatorico, è di origine sarda, mentre la madre, Jolanda, è siciliana. Per motivi di lavoro del padre, la famiglia si trasferisce a Brescia, città in cui Renga cresce e trascorre gli anni dell'adolescenza. Dopo il diploma scientifico si iscrive prima alla facoltà di Economia e successivamente all'Istituto Europeo di Design di Milano. Tuttavia, la musica si rivela presto la sua vera vocazione, tanto da spingerlo ad abbandonare il percorso universitario per dedicarsi completamente alla carriera artistica. Gli esordi musicali risalgono all'adolescenza, quando partecipa al concorso Deskomusic con la sua prima band, i Modus Vivendi. In quell'occasione incontra i componenti dei Precious Time, con cui nasce un'intesa artistica che lo porta, l'anno successivo, a entrare nel gruppo. La band cambia nome in Timoria. Nel 1990 i Timoria pubblicano l'album d'esordio Colori che esplodono. Nel 1991 partecipano alla sezione Giovani del Festival di Sanremo, conquistando il premio della critica con il brano L'uomo che ride. Dopo diversi album e un percorso artistico significativo, Renga lascia il gruppo nel 1997 a causa di divergenze con il chitarrista Omar Pedrini. Nel 2000 debutta ufficialmente come solista con l'album Francesco Renga. L'anno successivo torna a Sanremo nella sezione Giovani con Raccontami…, ottenendo nuovamente il premio della critica. Nel 2005 vince la 55ª edizione del Festival di Sanremo con Angelo, uno dei brani più celebri della sua carriera. Negli anni successivi escono album come Ferro e cartone (2007), mentre nel 2009 torna sul palco dell'Ariston con Uomo senza età. Nello stesso periodo prende parte al progetto benefico Q.P.G.A. di Claudio Baglioni e a un'iniziativa musicale a sostegno delle popolazioni colpite dal terremoto dell'Aquila. Nel 2014 partecipa nuovamente a Sanremo e pubblica l'album Tempo reale. Due anni dopo esce Scriverò il tuo nome, impreziosito dalla collaborazione con artisti come Ermal Meta, Dario Faini e Francesco Gabbani. Nel 2019 pubblica L'altra metà e nel 2020 torna ancora al Festival. Parallelamente, coltiva una profonda amicizia e collaborazione con Nek. I due artisti intraprendono insieme un tour estivo nel 2023 e pubblicano l'album di inediti RengaNek, consolidando un sodalizio artistico oltre che personale. Nel 2004 Francesco Renga inizia una relazione con l'attrice Ambra Angiolini, conosciuta l'anno precedente durante un programma radiofonico. La coppia va a vivere a Brescia e dalla loro unione nascono due figli: Jolanda, nel 2004, e Leonardo, nel 2006. Il nome della primogenita è un omaggio alla madre del cantante, scomparsa quando lui aveva diciannove anni. Dopo undici anni insieme, Renga e Angiolini si separano. Come dichiarato dall'attrice in un'intervista televisiva nel 2021, la fine del rapporto sarebbe avvenuta in modo sereno, quando l'amore si è trasformato in affetto. L'attrice ospite a Domenica In aveva dichiarato: "Stiamo spesso insieme. Era bello quando eravamo fidanzati, ed è bello ora che non lo siamo. Abbiamo un rapporto stupendo. Ci siamo amati tanto". Angiolini aveva ripercorso l'inizio della frequentazione, nata in un momento complesso della sua vita: "Io non mi sentivo meritevole di nessun tipo di fidanzamento, venivo da anni di una malattia difficile da gestire: la bulimia". Oggi tra loro c'è tanto rispetto: "Io rispetto molto la sua vita privata, noi ci frequentiamo ancora come famiglia". Successivamente, il cantante si lega all'imprenditrice e chef bresciana Diana Poloni. I due si sarebbero conosciuti nel 2015, ma hanno reso pubblica la relazione solo nel 2019. Francesco Renga ha confessato che il brano 'Il meglio di me' è un percorso profondamente autobiografico. "Ho cominciato a scappare quando mia madre è morta, avevo 17 anni e mezzo. Da lì è cominciata la grande fuga dalla mia vita", ha raccontato, rivelando come quella mancanza abbia segnato i suoi rapporti e le sue scelte. "Anche nel rapporto con Ambra, la mamma dei miei figli, adesso abbiamo recuperato tantissimo del male che ci siamo fatti perché non eravamo risolti noi. Tutte queste fughe sono servite ad arrivare a questa consapevolezza ma non è un processo semplice e non tutti hanno voglia di farlo”. Questa maturità si riflette anche in un nuovo approccio artistico. Dopo tentativi passati di inseguire linguaggi non suoi ("spesso abbiamo fatto delle cacate pazzesche", ammette con onestà), Renga ha trovato una sintesi tra la sua vocalità e la modernità musicale. "Ho asciugato tantissimo il canto, ho tolto molti vibrati, molti glissati, cose che hanno sempre caratterizzato la mia voce. È stata una delle prime volte che mia figlia, che ha 22 anni, l'ha ascoltata e mi ha detto: "Papà, questa è bella, lavoriamoci su". Quindi sì, sto guardando in questa direzione per l'album che sto facendo”. Alla sua undicesima partecipazione, Renga spiega cosa lo ha spinto a tornare sul palco dell'Ariston proprio ora. "Ogni Sanremo ha una motivazione diversa. Questo è quello della novità, perché ho cambiato etichetta e ho un team nuovo". E della canzone "mi piacerebbe che venisse raccolto questo invito a evolvere, a portare all'altro il meglio di sé lavorando da soli sui propri mostri. Lo chiamerei il Sanremo della consapevolezza, della novità, un'epifania". La sua più grande speranza per questo Festival? "Sarei felice se la canzone arrivasse per quello che vi ho raccontato, che non venisse sminuita a solita canzonetta d'amore, perché non lo è". Il brano "è un invito alla maturità emotiva, alla responsabilità, a non scappare più e ad avere anche il coraggio di dire: 'Ok, non sono perfetto, ma ci sto provando'”. La canzone è nata da un'intima riflessione sulla crescita personale. "Viviamo in un tempo in cui gli uomini rischiano di nascondere le parti fragili per paura di crollare", ha spiegato Renga. "Questa canzone dice una cosa nuova: non è l'altro a dover sistemare ciò che non va, ma sei tu. Non sono gli altri a doversi caricare addosso il buio, ma è l'uomo che decide di attraversarlo per portare il meglio di sé". Sai sono ritornato Là dove le paure nascono Non scapperò come ho sempre fatto Ma se lo vorrai Ti lascerò la mano Che ancora non so camminare In mezzo alle piccole cose Con i pugni chiusi in tasca Ed un muro nella testa Non è stato facile Ma a volte Capita Che sorride anche una lacrima Perdona il peggio di me, il peggio di me, il peggio di me Lascialo in macchina Fra tutti i miei Dettagli sei Tu il meglio di me, il meglio di me, il meglio di me Eccomi, eccoti Il meglio di me Ridere, cambiare Imparare dagli sbagli Guarire, vedere Il tempo sulle mani Non puoi spostare le strade Ma in mezzo a una frase Trovo la direzione E ancora non so perdonare Il tempo che cambia le cose Ed i segni sulla faccia Di una vita che ti spacca Non è stato facile Ma a volte Capita Che sorride anche una lacrima Perdona il peggio di me, il peggio di me, il peggio di me Lascialo in macchina Fra tutti i miei Dettagli sei Tu il meglio di me, il meglio di me, il meglio di me Eccomi, eccoti Se tu fossi qui stasera Con tutto quel coraggio che non ho Le parole bruceranno in gola Non ancora Ancora no Fra tutti i miei Dettagli sei Tu il meglio di me, il meglio di me, il meglio di me Eccomi, eccoti Il meglio di me
(Adnkronos) - Dopo la firma del protocollo d'intesa lo scorso ottobre, Asstra (Associazione italiana di trasporto pubblico locale) e Sviluppo Lavoro Italia (società in house del ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali) compiono un decisivo passo avanti per trasformare l'accordo in azioni concrete a supporto delle imprese del settore. Martedì 24 febbraio 2026, a partire dalle ore 10.30, presso la sede di Asstra a Roma (piazza Cola di Rienzo 80/A), si terrà l'incontro di presentazione delle attività operative del Protocollo, dedicato alle aziende associate. L'obiettivo della giornata è illustrare nel dettaglio le opportunità e gli strumenti messi a punto per favorire l'incontro tra domanda e offerta di lavoro, ridurre il mismatch di competenze e qualificare il capitale umano nel trasporto pubblico locale. L'evento, che vedrà la partecipazione dei vertici e dei tecnici di entrambe le realtà, sarà un momento di confronto fondamentale per condividere i bisogni emergenti delle aziende e co-progettare interventi mirati, dalla rilevazione dei fabbisogni professionali all'attivazione di percorsi formativi in modalità duale. Dopo i saluti istituzionali del presidente di Asstra, Andrea Gibelli, e della presidente di Sviluppo Lavoro Italia, Paola Nicastro, i lavori entreranno nel vivo con gli interventi dei team di Sviluppo Lavoro Italia, che approfondiranno le direttrici strategiche e operative dell'accordo. In particolare, si discuterà di competenze come fattore chiave per la transizione del settore, dell'analisi dei fabbisogni professionali a breve termine e delle modalità di realizzazione di percorsi formativi duali. Spazio anche alle esperienze dal territorio con le testimonianze di Carlo Poledrini, direttore centrale di Arst Spa, e Marco Medeghini, direttore generale di Brescia Mobilità Spa, che porteranno esempi di soluzioni innovative già avviate dalle imprese associate. La sessione pomeridiana sarà infine dedicata a un ampio spazio di confronto con le aziende presenti, per raccogliere aspettative e priorità, in un'ottica di collaborazione concreta per costruire insieme la mobilità del futuro. "Con l'incontro del 24 febbraio entriamo nel vivo dell'accordo con Sviluppo Lavoro Italia", dichiara Andrea Gibelli, presidente di Asstra. "Dopo aver condiviso la visione e gli obiettivi, ora è il momento di mettere a terra strumenti operativi che rispondano ai reali bisogni delle nostre aziende. Le grandi trasformazioni in atto, dall'innovazione tecnologica all'evoluzione dei modelli organizzativi, richiedono professionalità sempre più qualificate. Questo confronto diretto con le associate è fondamentale per calibrare al meglio gli interventi, rendendoli efficaci e immediatamente fruibili per accompagnare il settore e i suoi lavoratori in questa fase di cambiamento", spiega ancora. “Il Protocollo avvia ora la sua attuazione con un lavoro strutturato di analisi delle evoluzioni occupazionali del settore e dei fabbisogni professionali e di competenze, anche attraverso strumenti avanzati di labour market intelligence”, dichiara Paola Nicastro, presidente e amministratore delegato di Sviluppo Lavoro Italia. “L’obiettivo -continua- è tradurre questa attività di analisi e confronto con le imprese in interventi mirati, capaci di ridurre il mismatch tra domanda e offerta di lavoro e accompagnare il settore nelle transizioni ecologica e digitale. L’intesa rappresenta uno strumento strategico per far fronte alla domanda di nuove professionalità da parte delle aziende, rafforzando al tempo stesso i canali di accesso dei giovani nel mercato del lavoro. In questa prospettiva intendiamo valorizzare i percorsi duali e gli Its, contribuendo alla costruzione di una filiera formativa integrata, capace di rispondere in modo tempestivo ai bisogni del sistema produttivo e di generare occupazione stabile e di qualità”. L'incontro del 24 febbraio rappresenta quindi il primo fondamentale tassello di un percorso che, grazie alla collaborazione strutturata tra il sistema delle imprese di trasporto e la società del Ministero del Lavoro, punta a costruire una filiera formativa integrata e capace di generare occupazione stabile e di qualità. L'obiettivo condiviso è quello di non limitarsi a leggere i cambiamenti, ma di fornire alle aziende gli strumenti per governarli attivamente, investendo sulle competenze come leva strategica per l'innovazione e la competitività dell'intero comparto del trasporto pubblico locale.
(Adnkronos) - Gruppo Cap, gestore del servizio idrico integrato della Città metropolitana di Milano, sta intervenendo in diversi Comuni del territorio regolando la pressione dell’acqua in rete. L’obiettivo è quello di gestire meglio la risorsa, ridurre gli sprechi e offrire un servizio più affidabile e sostenibile. Una pressione più equilibrata riduce lo stress sulle tubature e aiuta a limitare rotture e perdite: meno acqua dispersa significa anche meno energia necessaria per pompare e distribuire l’acqua e quindi meno emissioni. Quello delle perdite idriche rimane un tema centrale in tutto il Paese. Secondo gli ultimi dati Istat, in Italia la dispersione media dell’acqua immessa nelle reti di distribuzione si attesta intorno al 42%. Un dato che fotografa la fragilità di una parte significativa delle infrastrutture nazionali e conferma quanto sia necessario intervenire con piani strutturali di efficientamento. In questo contesto – nonostante nel territorio gestito da CAP la dispersione causata da perdite si attesta al 19% - la regolazione della pressione rappresenta una delle leve più efficaci e immediate per ridurre le sollecitazioni sulla rete e contenere le dispersioni, contribuendo concretamente al miglioramento degli indicatori di qualità tecnica misurati da Arera, l’Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente. Il Servizio Idrico Integrato svolge oggi un ruolo chiave nella transizione ecologica. Investire in tecnologie di monitoraggio, digitalizzazione delle reti, efficientamento energetico e ammodernamento delle condotte significa non solo ridurre le perdite, ma anche contenere i consumi energetici e le emissioni associate all’intero ciclo dell’acqua. Gli interventi di regolazione della pressione introdotti da Gruppo Cap sono progettati con parametri tecnici precisi e non compromettono il corretto funzionamento delle utenze. In conformità con quanto previsto dall’art. 12 del Regolamento del Servizio Idrico Integrato, Gruppo Cap garantisce ai contatori degli utenti una pressione minima pari a 2 bar (20 metri di colonna d’acqua) quando non è in corso alcun consumo d’acqua, nel pieno rispetto degli standard tecnici e regolatori vigenti. Tutte queste attività puntano a rendere le reti più moderne e resilienti e a migliorare la qualità del servizio, anche secondo gli indicatori misurati da ARERA, con benefici concreti per i cittadini e per il territorio nel medio e lungo periodo. In un’epoca in cui sostenibilità e uso responsabile delle risorse sono temi centrali nel dibattito pubblico, anche un intervento tecnico come la regolazione della pressione dell’acqua diventa un tassello importante di una strategia più ampia: meno sprechi, più efficienza, più futuro.