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(Adnkronos) - Si è conclusa oggi la seconda edizione di Itir summit, il convegno annuale del Centro di ricerca Itir, 'Institute for transformative innovation research', Università di Pavia. Intitolato 'Bagliori rossi', l’evento ha riunito oltre 700 partecipanti tra scienziati, ricercatori internazionali e vertici aziendali per discutere la responsabilità della scelta in aree come energia, salute, longevità, innovazione e intelligenza artificiale. I tre bagliori – salute, energia e passione – hanno dato vita a tre atti che, pur esplorando traiettorie differenti, convergono su un’unica domanda: che forma vogliamo dare al nostro futuro? I lavori sono stati aperti dal professore Stefano Denicolai, presidente del Centro di ricerca Itir cui hanno fatto seguito i saluti istituzionali di Michele Lissia (sindaco di Pavia), Alessandro Reali (rettore dell’Università di Pavia) e Tommaso Rossini (presidente Assolombarda Pavia). “L’intelligenza artificiale è oggi al centro delle trasformazioni che attraversano ricerca, imprese e società, ponendo nuove sfide di governo e direzione”, ha commentato il presidente Denicolai. “Itir summit nasce proprio per favorire il confronto tra accademia e società civile, trasformando il dialogo in azioni capaci di cogliere le opportunità del cambiamento mitigandone i rischi”. Presentata da Stefano Denicolai e realizzata dallo stesso Itir, la ricerca 'Oltre la linea rossa? Governo e diffusione dell’intelligenza artificiale' analizza l’adozione dell’IA nelle imprese italiane di medio-grandi dimensioni, considerando le differenze fra servizi e manifattura, fra comparti a bassa e alta intensità di innovazione. I risultati mostrano una realtà complessa: l’uso individuale corre veloce, mentre le strategie aziendali faticano a tenere il passo, creando un vuoto di governo che traccia una linea rossa tra efficienza e rischio. Tale confine delimita la capacità delle organizzazioni di assorbire l'innovazione senza smarrire il controllo sui processi chiave. Il dato più evidente riguarda la velocità di penetrazione: nel 2020 Eurostat rilevava un’adozione dell’AA del 7%; oggi la ricerca di Itir segnala come il 59,8% dei lavoratori utilizza abitualmente strumenti di IA. La spinta parte anche dai vertici: il 91,2% dei top manager e l’89,7% degli expert (coloro che si dichiarano esperti di IA) dichiarano di farne uso, segnale della comprensione del potenziale trasformativo dell’AI. Seguono i lavoratori più giovani (71,9%) e quelli in imprese ad alta performance (67,7%). Tuttavia, questa diffusione è spesso solo apparente, in quanto di fatto rappresenta per lo più sperimentazioni e progetti pilota: solo nel 13,3% delle imprese si registra un qualche impatto effettivo sul vantaggio competitivo. Il survey evidenzia l’emergere dello shadow IT: il 6,5% dei dipendenti finanzia autonomamente abbonamenti a tool di IA, con maggiore incidenza tra i profili senior (>45 anni) rispetto ai più giovani (7,9% contro 5,5%), questo per ottimizzare le performance lavorative e la risoluzione di specifiche esigenze operative. I dati evidenziano un paradosso strategico: il massimo investimento emotivo e d'uso si concentra sui modelli generativi, mentre le soluzioni convenzionali — ritenute le più efficaci per il vantaggio competitivo — restano ancora meno diffuse, seppur disponibili da più tempo. La ricerca individua tre principali aree di apprensione tra lavoratori e manager, diverse dalla temuta perdita del posto di lavoro: 1. Passivizzazione cognitiva (61,6%) – timore che l’uso pervasivo dell’IA riduca autonomia di giudizio e competenze critiche. 2. Sicurezza dei dati e privacy (56,2%) – incertezza sulla gestione e protezione di informazioni sensibili. 3. Bias insiti nei modelli IA (45%) – rischio che l’IA produca decisioni distorte, non allineate ai valori aziendali o non etiche, senza supervisione umana trasparente. La ricerca evidenzia che l’adozione dell’IA non coincide con una reale trasformazione. Nonostante l’elevato utilizzo tra i manager, solo il 17,4% dei lavoratori la considera 'molto importante' per il lavoro quotidiano, segno che le imprese si trovano ancora in una fase di efficienza marginale più che di innovazione radicale. La ricerca evidenzia che il principale ostacolo all’uso efficace dell’IA non è tecnologico ma organizzativo: solo il 13,27% delle imprese registra un impatto significativo sul proprio vantaggio competitivo, percentuale che sale al 42,99% nelle aziende che hanno creato unità organizzative dedicate all’intelligenza artificiale. “Finché l’IA rimarrà delegata all’iniziativa del singolo (Shadow IT) o usata solo per ‘scrivere mail più velocemente’ - avverte Denicolai - il rischio di deskilling dei lavoratori supererà i benefici economici,” . “La vera sfida per il 2026 non è adottarla, ma governarla attraverso una formazione non solo tecnica ma anche critica, per evitare che la ‘linea rossa’ diventi un punto di non ritorno per la capacità intellettuale delle nostre imprese.” La rilevazione dei dati è stata effettuata dal Centro di ricerca Itir, Università di Pavia, che da giugno 2025 a febbraio 2026 ha raccolto 5294 osservazioni in modalità Cawi su un campione rappresentativo dipendenti (impiegati, dirigenti, etc) di aziende medio-grandi, con almeno 50 dipendenti. Atto 1 - Longevità al bivio: sfida scientifica o scelta politica? Il primo atto di Itir summit 2026 ha riunito il Parlamento della Longevità, coinvolgendo esperti internazionali per discutere il futuro dell’invecchiamento e superare la contrapposizione tra chi investe nella ricerca genetica e chi invoca maggiori risorse per l’assistenza. Scienziati e imprenditori si sono confrontati sulle implicazioni di una società in cui l’età media continua a crescere, ponendo interrogativi urgenti sulla sostenibilità dei sistemi sociali e sanitari. Nel dibattito, Nicola Palmarini, direttore del Nica UK e nominato Ministro dell’Eternità Biologica, ha illustrato alcuni risultati delle ricerche sulla longevità e su come, integrando le tecnologie oggi disponibili, il superamento dei 100 anni non dovrebbe più essere un’eccezione per pochi fortunati, ma un traguardo accessibile per una larga parte della popolazione. L’obiettivo non è però semplicemente 'aggiungere anni', ma ridefinire l'architettura stessa dell'esistenza umana. Sul tema si sono confrontati anche Christina Röcke (Università di Zurigo), Hellas Cena (Università di Pavia) e Alexey Strygin, pioniere nell’uso dell’intelligenza artificiale per il monitoraggio dell’età biologica, spostando il dibattito verso la dimensione sociale della longevità. Gli interventi hanno evidenziato come il benessere non dipenda solo da genetica e nutrizione, ma anche dalla qualità delle relazioni e dalla progettazione delle città. Dal confronto è emersa la necessità di governare una trasformazione che coinvolge medicina predittiva, robotica avanzata, silver economy ed energia, con l’obiettivo di rendere il traguardo dei cento anni una opportunità sostenibile per l’intera società. "Il tema - ha spiegato Denicolai - non è più quanto vivremo, ma come vivremo e chi potrà permetterselo. Un mondo di centenari non è un costo insostenibile solo se siamo in grado di trasformare la longevità in una risorsa energetica, economica e sociale. A Pavia abbiamo preso una posizione chiara, anche di fronte alle Istituzioni: la longevità è una responsabilità anche politica, non solo un esito clinico". Atto 2 - Il dilemma energetico: tra 'forze impossibili' e fusione nucleare. Il secondo atto di Itir summit ha visto l’intervento del professore Andrea Salvini, direttore del Lena dell’Università di Pavia, che ha evidenziato come la crescita dei fabbisogni energetici legati all’IA e al quantum computing stia mettendo sotto pressione i sistemi energetici attuali. In questo scenario, le sole fonti rinnovabili rischiano di non essere sufficienti a sostenere la trasformazione digitale, rendendo necessario esplorare anche le cosiddette red energy. Oggi l’attenzione dei grandi operatori energetici si concentra in particolare sulla fusione nucleare magnetica, considerata una possibile fonte di energia a basso impatto ambientale e inesauribile per il carico di base (baseload). Si tratta però di una soluzione realizzabile solo nel medio periodo. Nel frattempo, diventa necessario gestire una fase di transizione con tecnologie capaci di colmare il divario tra domanda e produzione energetica. Tra queste rientrano gli impianti a fissione nucleare, che in prospettiva evolveranno verso sistemi più avanzati, in grado, cioè, di ridurre la pericolosità delle scorie radioattive ad alta attività e lo sviluppo dei sistemi di accumulo dell’energia prodotta dal solare, che dovranno però dimostrare livelli adeguati di economicità, affidabilità e sostenibilità ambientale. Nel suo intervento, Nicola Armaroli, dirigente del Cnr e direttore scientifico di Sapere, ha voluto ricordare che la gestione del presente non può essere messa in pausa in attesa di una rivoluzione futura. La sfida energetica è diventata dunque una questione di equilibrio tra la scommessa sulla fusione nucleare e l'implementazione immediata di soluzioni esistenti, per evitare di restare inattivi mentre il clima cambia. L’Università di Pavia, con il suo centro Lena, si candida ad hub della red energy italiana, grazie all'unico reattore nucleare universitario pienamente operativo 24 ore su 24, asset centrale per formare la nuova classe dirigente e il personale qualificato che la sovranità energetica necessità. Atto 3 - Intelligenza artificiale: il laboratorio delle emozioni aumentate. Le emozioni rappresentano l’ultimo confine dell’IA o sono semplicemente il prossimo baluardo destinato a cadere? La distinzione tracciata durante il Summit è cruciale: l’intelligenza artificiale genera contenuti basandosi su modelli di probabilità statistica, limitandosi a simulare la scintilla emotiva senza esperirla. In questo scenario, l’approccio human-in-the-loop è emerso come l’architrave del futuro: l'intervento umano non deve essere ridotto a un mero controllo di qualità, ma deve agire come garanzia di coscienza e "impronta identitaria". Spetta all’uomo il compito di orchestrare la potenza generativa dell’algoritmo, mettendoci quell'unicità che deriva esclusivamente dall’esperienza vissuta. Sul palco del Teatro Fraschini si è confrontata l’attualità: analisti geopolitici, manager, imprenditori e scienziati – Alessandro La Volpe (ad, IBM Italia), Fabio Melisso (ceo, Fineco asset management), Dario Scotti (ceo, Riso Scotti) e Fiorenzo G. Omenetto (Tufts University) – hanno discusso, partendo dall’attuale scenario di guerra in Medio Oriente e della geopolitica dell’innovazione, della necessità che il principio di responsabilità, le nuove geografie del potere tecnologico e la tensione tra libertà di ricerca e innovazione scientifica siano governate con equilibrio, interrogandosi non solo su ciò che siamo in grado di creare, ma anche su quanto sia giusto spingersi, per evitare che il progresso diventi una minaccia esistenziale o comprometta la ricerca di maggior equità.
(Adnkronos) - Sta per partire l’ottava edizione del corso di formazione per gestori di rifugi di montagna, un’iniziativa volta a specializzare una figura essenziale per il settore turistico delle aree alpine. Protagonista dell’iniziativa è Apf Valtellina, ente speciale della Provincia di Sondrio accreditato per la formazione professionale, che conferma il proprio ruolo di centro di riferimento per le professioni della montagna. Il corso è realizzato in collaborazione con Ersaf-Ente regionale per i servizi all’agricoltura e alle foreste. La provincia di Sondrio rappresenta uno dei contesti montani più rilevanti della Lombardia per estensione, attrattività turistica e tradizione alpinistica. Investire nella formazione dei gestori significa sostenere la qualità dell’offerta turistica, rafforzare la competitività delle strutture in quota e contribuire alla crescita economica e occupazionale del territorio. L’obiettivo è incrementare le competenze di chi intende lavorare in quota, fornendo strumenti concreti non soltanto per l’accoglienza e la ristorazione, ma anche per la gestione imprenditoriale, la sicurezza e la valorizzazione del patrimonio montano. Una formazione che risponde alle esigenze del contesto alpino. Nei rifugi come nelle strutture ricettive sono richieste competenze nell’ospitalità, nella ristorazione, nell’accoglienza e nella gestione operativa, soprattutto nei periodi di alta stagione. Il gestore del rifugio ha un ruolo fondamentale anche nel monitoraggio del territorio circostante. La centralità di Apf Valtellina si inserisce in un ambiente unico: la rete dei rifugi della Valtellina si estende tra gli 800 e oltre 3.500 metri di quota e conta più di 70 strutture diffuse su tutto il territorio provinciale. Centri di riferimento per l’escursionismo e l’alpinismo, i rifugi rappresentano tappe essenziali per vivere la montagna in modo autentico e sostenibile, offrendo un’accoglienza sempre più orientata all’eco-sostenibilità. In questo scenario, il corso si inserisce in una strategia più ampia di valorizzazione della montagna lombarda, trovando in Valtellina un laboratorio concreto in cui formazione, turismo e sviluppo territoriale si intrecciano in modo diretto e virtuoso, con Apf Valtellina al centro di questo processo. Il percorso formativo, che partirà nel mese di marzo, approfondisce in modo strutturato le principali aree operative che caratterizzano la gestione di un rifugio alpino. Tra i moduli centrali figurano la gestione del servizio di ristorazione, con particolare attenzione all’organizzazione dell’offerta e al rispetto delle normative di settore; la sicurezza e la gestione delle emergenze in rifugio, tema cruciale in un contesto montano; e la vigilanza e manutenzione della struttura, per garantire efficienza, tutela degli ospiti e corretta conservazione dell’edificio nel tempo. Al termine del corso, gli allievi che avranno frequentato almeno l’80% del monte ore complessivo potranno accedere all’esame finale, articolato in una prova scritta e una prova orale. Il superamento dell’esame consente di ottenere l’Attestato di competenza regionale, certificazione che riconosce ufficialmente le competenze acquisite e abilita all’esercizio della professione secondo la normativa vigente.
(Adnkronos) - In un contesto internazionale in cui la transizione energetica è diventata una priorità assoluta, il Gruppo Hera si è presentato alla quarta edizione di Key - The Energy Transition Expo di Rimini 2026 come un vero e proprio hub di consulenza strategica per imprese e territori. Presso il suo stand di 260 metri quadrati, la multiutility ha messo in campo un ecosistema di soluzioni concrete per accompagnare i partner nella costruzione di modelli di business innovativi. (VIDEO) La partecipazione alla fiera si inserisce in un percorso ben strutturato dall'azienda. “Nel 2024 abbiamo definito una nostra strategia net zero che ci porterà a una riduzione delle emissioni complessive del 90% al 2050 - spiega Cristian Fabbri, presidente esecutivo del gruppo - Abbiamo un parco emissivo che per il 90% è legato alle emissioni dei nostri clienti, per il 10% a quelle del gruppo. Lavoriamo per ridurre le emissioni dei nostri clienti andando a sollecitare le attività di decarbonizzazione e di efficienza energetica in tutti i segmenti. Questa è la sfida che ci poniamo". I risultati di questo impegno sono già tangibili nei numeri presentati a Rimini. "Siamo a buon punto - fa sapere Fabbri - Da quando siamo partiti nel monitoraggio, nel 2019, abbiamo ridotto i consumi del 14%, pur avendo aumentato del 40% la base clienti. Lavoriamo parallelamente anche sull'efficienza energetica dei nostri impianti: abbiamo già conseguito un 10% di riduzione dei consumi energetici e lavoriamo anche per andare a utilizzare il più possibile energia rinnovabile". All'interno dell'esposizione, Hera Servizi Energia presenta i nuovi modelli di decarbonizzazione, mentre Hera Luce mostra l'evoluzione dell'illuminazione pubblica, esemplificata dal lampione circolare progettato con Aliplast per essere totalmente recuperabile. Inoltre, attraverso la sinergia tra Hera Comm, EstEnergy e F.lli Franchini, la multiutility propone un polo integrato che affianca le imprese nel trasformare l’energia in una leva di competitività e sviluppo, combinando strategie di fornitura e soluzioni impiantistiche per ridurre volatilità e consumi, anche valorizzando gli incentivi disponibili. Tra le soluzioni più innovative spiccano i contratti Power Purchase Agreements (Ppa) e i sistemi fotovoltaici ‘chiavi in mano’, progettati per mantenere rendimenti elevati e garantiti per 25 anni. Ad accogliere i visitatori all'ingresso della fiera è Joul 7, il Super Robot dell'energia alto 5,5 metri nato dalla collaborazione con Automobili Lamborghini. Realizzato con scarti di produzione e dotato di un cuore fotovoltaico, il robot sintetizza visivamente l'impegno di Hera verso l'economia circolare. La visione di Hera, volta a favorire la transizione energetica, si concretizza anche con il teleriscaldamento. "Abbiamo un potenziamento di progetti - dice il presidente esecutivo - La città di Ferrara, ad esempio, avrà un terzo dei cittadini alimentati dal teleriscaldamento il cui calore sarà prodotto da fonti rinnovabili non emissive". La strategia del Gruppo mira a unire l'impatto ambientale al beneficio economico. "Lavoriamo da tanto tempo per aiutare le aziende a ridurre il peso della bolletta e contemporaneamente a ridurre le emissioni di CO2 - osserva Fabbri - È una sfida che ormai portiamo avanti da vent'anni. Nell'intersezione fra decarbonizzazione e vantaggio economico lavoriamo per proporre alle imprese soluzioni che siano portatrici di benefici in entrambi gli assi. Lo facciamo con la produzione locale sui centri di consumo di energia rinnovabile del fotovoltaico ma anche con gli impianti di cogenerazione che è vero sì, usano il gas, ma riducono i costi e le emissioni. Lavoriamo con progetti pluriennali per ridurre i consumi di energia complessivi, sia termica che elettrica". In sintesi, conclude Fabbri, "la sfida è stare al fianco degli imprenditori, dei territori, delle imprese e delle pubbliche amministrazioni per giocare insieme la partita dell'efficienza dei costi, dell'efficienza energetica e della decarbonizzazione".