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(Adnkronos) - Icam, gruppo italiano leader nella produzione di cioccolato e semilavorati del cacao, chiude l’esercizio 2025 con un fatturato di 432 milioni di euro, in crescita del 36% rispetto all’anno precedente. Un risultato che conferma la solidità del modello industriale dell’azienda e la capacità di continuare a investire e crescere anche in un contesto di mercato complesso e caratterizzato da forti tensioni sui costi delle materie prime. In un contesto segnato negli ultimi anni da forti tensioni sul mercato del cacao, generate da cattivi raccolti, condizioni climatiche avverse e dinamiche speculative, il prezzo della materia prima ha registrato una volatilità senza precedenti. Nel corso del 2025 il quadro si è progressivamente stabilizzato, avvicinandosi alle quote del periodo pre-crisi. In questo scenario particolarmente complesso Icam ha potuto fare leva su un modello di filiera diretta e integrata, costruito in 80 anni di attività e basato su relazioni di lungo periodo con le comunità agricole in Africa e Sud America. Oggi il Gruppo acquista oltre 31.800 tonnellate di cacao da più di 20 Paesi di origine, con il 74% delle forniture proveniente da canali diretti, coinvolgendo circa 50.000 agricoltori nel mondo: un approccio che ha garantito maggiore continuità negli approvvigionamenti e reso più gestibile l’impatto della crisi. Anche grazie al miglior andamento dell’ultimo raccolto e a una sostanziale stabilità dei consumi, Icam guarda al 2026 con fiducia. Un tassello centrale della strategia di sviluppo riguarda l’ampliamento dello stabilimento di Orsenigo, hub tecnologico e produttivo del Gruppo. Il progetto, sostenuto da un finanziamento ricevuto a inizio 2025 da alcuni partner finanziari, prevede un investimento significativo che porterà, entro il 2027, a un aumento della superficie complessiva di oltre 23.000 mq e a un incremento della capacità produttiva di circa 20.000 tonnellate, consentendo di arrivare a una potenziale produzione di 50.000 tonnellate di cioccolato all’anno. Il piano include inoltre la realizzazione di un innovation center di 2.000 metri quadri e di un application center dedicato ai professionisti. Il finanziamento ottenuto ci consente di accelerare un progetto strategico che guarda al lungo periodo e rafforza in modo strutturale la nostra capacità produttiva e innovativa, ha commentato Adelio Crippa, amministratore delegato di Icam. Continuiamo a investire indipendentemente dal contesto economico, con l’obiettivo di sostenere la crescita dei nostri brand e rispondere in modo sempre più efficace alle esigenze dei mercati internazionali. La crescita del Gruppo nel 2025 è stata sostenuta in particolare dallo sviluppo sui mercati esteri, che oggi rappresentano il 63% del fatturato complessivo. Icam vende i propri prodotti in 83 Paesi ed è presente con sedi di rappresentanza in Inghilterra, Francia e Stati Uniti, una struttura operativa in Perù per l’acquisto del cacao e una subsidiary in Uganda, dove negli ultimi 15 anni sono stati realizzati tre centri di lavorazione per le fasi di fermentazione ed essiccazione. E proprio come esito della crescita all’estero, l’azienda continuerà a sviluppare la propria presenza internazionale con la realizzazione, che partirà nei prossimi mesi, di un sito produttivo negli Stati Uniti, mercato che rappresenta quasi il 20% del fatturato export. Una scelta che riflette la strategia di presidio dei mercati chiave e la volontà di consolidare la competitività internazionale. Lo sguardo al futuro si accompagna a una storia imprenditoriale che quest’anno celebra un traguardo importante. Gli 80 anni di Icam raccontano un percorso di crescita costruito su valori solidi, su una filiera diretta e sulla qualità del prodotto, sottolinea Giovanni Agostoni, presidente del Gruppo. È questa visione di lungo periodo che ci permette di affrontare le sfide del presente e di continuare a investire nel futuro, mantenendo un ruolo distintivo nel panorama del cioccolato a livello internazionale. Con 750 collaboratori tra Italia e Uganda e una produzione interamente realizzata oggi presso lo stabilimento produttivo di Orsenigo, Icam conferma così il proprio approccio industriale orientato alla crescita sostenibile, all’innovazione continua e alla valorizzazione della filiera.
(Adnkronos) - Le startup italiane nel 2025 hanno investito 1,7 miliardi. Ma perché poche diventano scale-up? Il problema non è l’accesso al capitale, ma la capacità di trasformarlo in modelli realmente scalabili. “Non è una questione di talento o di idee: quelli in Italia non mancano. Ciò che spesso manca è strategia e metodo, per far sì che un’iniziativa imprenditoriale diventi un business a tutti gli effetti. Serve un approccio più metodico e scientifico nello sviluppo. Il capitale non risolve un modello debole: può anzi amplificarlo quando non supporta fondamenta solide”, sottolinea Lorenzo D’Amelio, imprenditore con un’exit alle spalle, fondatore di aziende tra Italia e Regno Unito. Oggi D’Amelio è residente nel Regno Unito e attivo come mentor in diversi programmi di accelerazione come B4i - Bocconi for Innovation e docente in corsi dell’Escp business school, oggi è ceo & founder di Merakyn, agenzia di consulenza strategica e società benefit che lavora con startup e pmi innovative su business model design, validazione di mercato e strategie di crescita, con un approccio che integra performance economica e impatto. Tra le criticità più frequenti emergono almeno cinque elementi. 1) Product-first anziché market-first. Molte startup investono mesi di tempo nello sviluppo tecnologico prima di validare la domanda. Il risultato è un prodotto avanzato, ma non necessariamente richiesto dal mercato. 2) Pricing non testato. La disponibilità a pagare viene spesso ipotizzata e non misurata. Senza un modello di ricavi validato, la crescita si basa su proiezioni più che su dati reali. E questa limita anche la fiducia di potenziali investitori. 3) Go-to-market improvvisato. La fase commerciale viene affrontata come passaggio successivo allo sviluppo, senza una strategia strutturata. Manca spesso una consapevolezza sui canali di marketing prioritari. 4) Assenza di processi replicabili di acquisizione clienti. La crescita iniziale può dipendere da network personali e opportunità episodiche, ma senza funnel strutturati e metriche monitorate, la scalabilità si arresta. 5) Governance e competenze manageriali limitate. Il passaggio da startup a scale-up richiede capacità di execution, controllo di gestione e strutturazione organizzativa che non sempre è presente nel team dei fondatori. “In Italia - prosegue D’Amelio - c’è talento tecnico e capacità creativa . Quello che spesso manca è un approccio metodico e scientifico nello sviluppo del business. Scalare significa rendere replicabile ciò che funziona. Se non è misurabile, non è scalabile”. Dopo aver individuato gli ostacoli principali, cosa possono fare le startup italiane per trasformare il capitale in crescita reale? Secondo Lorenzo D’Amelio, esistono tre strategie decisive. 1) Costruire modelli di business robusti e validati. Non basta un prodotto brillante: serve un modello scalabile e sostenibile. Validare la domanda prima di investire nello sviluppo (quindi usare il capitale nel posto giusto al momento giusto), definire revenue model chiari monitorando margini e costi sono passi fondamentali. “Il capitale non compensa un modello debole, può anzi amplificare gli sprechi. Chi sa validare il mercato e costruire un modello replicabile ha già metà del successo in mano”, osserva D’Amelio. 2) Organizzare un go-to-market strategico e replicabile. Il prodotto da solo non vende. Serve testare messaggi e canali prima di scalare, creare funnel di acquisizione clienti ripetibili e coinvolgere early adopter. “Il vero vantaggio competitivo non è raccogliere fondi, ma avere metriche concrete in grado di poter facilitare, se non garantire, di poter trasformare un investimento in crescita reale. Serve un approccio metodico, scientifico e misurabile che si unisca all’execution”,aggiunge D’Amelio. 3) Rafforzare governance, competenze e internazionalizzazione. Per diventare scale-up serve una struttura solida: team con capacità manageriali, processi organizzativi e visione internazionale, in particolare in un mercato sempre più dinamico e globale. Espandersi su mercati esteri e integrare competenze esperte è cruciale. “Non basta il capitale, anzi facendo una provocazione potrei dire che è l’ultima cosa che serve per crescere: prima è fondamentale che ci siano imprenditori con umiltà e ambizione, pronti a mettersi in gioco personalmente, così un ecosistema interno pronto non solo a sperimentare, ma a pianificare, ed in grado di gestire una competizione globale”, sottolinea D’Amelio. Il tema della scalabilità e dell’integrazione tra strategia, execution e tecnologia sarà al centro anche di un ciclo di webinar gratuiti organizzati da Merakyn nel quale il primo appuntamento sarà dedicato proprio ai modelli di crescita con AI e automation: in programma il 17 marzo 2026, è intitolato 'Business 10x: AI & Automation per far crescere la tua impresa'. L’iniziativa vedrà il coinvolgimento, da un webinar all’altro, di docenti e professionisti provenienti da realtà accademiche italiane ed europee come il Politecnico di Torino e Esade business school, con l’obiettivo di favorire un dialogo concreto tra ecosistema startup, università e management internazionale. Un confronto che punterà a rafforzare la capacità delle imprese italiane di competere su scala globale, trasformando capitale e innovazione in crescita strutturata.
(Adnkronos) - Nel contesto dei Giochi Olimpici invernali di Milano-Cortina 2026, evento che intreccia sport, sostenibilità e innovazione, Gruppo Saviola contribuisce all’arredamento delle foresterie dell’Alta Valtellina attraverso l’allestimento delle aree di accoglienza di Bormio, Livigno, San Rocco e Trepalle (in provincia di Sondrio), destinate al personale sanitario. Grazie all’utilizzo del 'Pannello Ecologico' - fa sapere l'azienda in una nota - prodotto al 100% da legno riciclato e interamente Made in Italy, l’interior design segue i principi dell’architettura sostenibile, privilegiando soluzioni progettate per essere riutilizzate al termine dei Giochi. Un approccio circolare che permette di prolungare la vita delle strutture, ridurre gli sprechi e valorizzare al massimo le risorse impiegate, in piena coerenza con la filosofia del Gruppo. L’allestimento degli ambienti abitativi è frutto della collaborazione di Gruppo Saviola con Missaglia Srl, realtà di Lissone (MB), responsabile dello sviluppo, della progettazione e dell’installazione degli spazi. Il progetto è poi stato realizzato da S75 Spa, produttore degli arredi realizzati, utilizzando i decorativi Saviola. L’impiego del legno rigenerato Saviola ha inoltre permesso di risparmiare 103 alberi. “Essere parte delle Olimpiadi Milano Cortina 2026 rappresenta per noi non solo un orgoglio, ma anche una responsabilità. Portiamo nell’Alta Valtellina un modello di economia circolare e di upcycling che da oltre 30 anni guida le nostre scelte industriali. Sapere che anche dopo le olimpiadi resteranno disponibili ambienti realizzati con materiali sostenibili e di alta qualità italiana è per noi motivo di grande soddisfazione. Questa collaborazione dimostra che la sostenibilità è sempre più un vantaggio competitivo: un’opportunità per creare valore, innovazione e bellezza”, dice Alessandro Saviola, presidente di Gruppo Saviola.