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(Adnkronos) - Sayf è uno dei 30 concorrenti Big in gara al Festival di Sanremo 2026. Il cantante e rapper ligure fa il suo esordio nella 76esima edizione del Festival con il brano intitolato 'Tu mi piaci tanto'. Sayf è un rapper di 26 anni, classe 1999, nato da madre tunisina e padre italiano a Genova e cresciuto tra Rapallo e Santa Margherita Ligure. Si tratta di uno dei profili più interessanti della nuova scena urban in Italia, che riesce a coniugare stili diversi e non si ferma alle coordinate tradizionali del rap. Sayf si avvicina alla musica da bambino, studiando tromba alle scuole medie. Uno strumento che lo accompagna ancora oggi nelle canzoni e nei concerti, e le cui sonorità si ritrovano in molti suoi brani. A quattordici anni nasce la sua passione per il rap e nel 2017 entra nel collettivo Luvre Muzik – fondato insieme al produttore genovese Zero Vicious – con cui pubblica due mixtape indipendenti: Sono triste (2019), progetto di 25 tracce poi "rinnegato", e Everyday Struggle (2020), scritto durante la pandemia mentre viveva a Sesto San Giovanni, a Milano. La maturità artistica però arriva nel 2024, anno in cui Sayf fonda il collettivo Genovarabe e firma con ADA/Warner Music, pubblicando l’EP 'Se Dio Vuole' e cominciando a farsi notare con una serie di singoli che ne rivelano l’identità musicale. Nascono quindi collaborazioni con Rhove,Disme ed Ele A e poi, nel 2025, quella con Bresh in 'Erica', uno dei brani più di successi dell'album 'Mediterraneo'. Il grande pubblico, in ogni caso, lo ha scoperto in estate con 'Sto bene al mare', brano firmato insieme a Marco Mengoni e Rkomi. L'artista è innamorato del suo paese, l'Italia: "La amo, nonostante tutto. Siamo un paese incasinato, però rispetto a tanti nel mondo penso che sia veramente il migliore a livello di qualità della vita, di cucina, di cultura. La vedo difficilmente eguagliabile". Un amore viscerale che si lega a quello per la sua città, Genova: "È fondamentale, è mia madre. È una città viva, forse poco conosciuta e poco romanticizzata, però è bellissima". Interrogato su un possibile impegno politico sul palco, sulla scia di Ghali, Sayf è chiaro: "Rispetto tantissimo Ghali, lo conosco e gli voglio bene, e rispetto il suo impegno politico e sociale. Detto questo, io non sono qui a fare Ghali 2.0 solo perché sono tunisino e ho i capelli simili. Credo che queste cose vadano fatte perché uno se le sente. Un impegno sociale del genere non è uno slogan, non va preso con leggerezza. Condivido le posizioni che ha preso finora e, se ci sarà una questione su cui sentirò di espormi, lo farò". Sul suo rapporto con la religione, l'artista conferma di avere uno "spirito religioso" ma preferisce mantenerlo in una sfera privata. "Il rapporto con la fede è una cosa molto personale e sono restio a dargli un'etichetta. Essendo cresciuto con mia madre, ci sono pratiche che mi appartengono, come non mangiare il maiale e osservare il Ramadan. Ma ho enorme rispetto per chi si definisce in una religione e non vorrei mancare di rispetto definendomi, perché poi mi sento un peccatore da entrambe le parti". Un brano che lui stesso definisce "una supposta": una melodia orecchiabile che nasconde un testo denso e stratificato. Nel brano, l'artista italo-tunisino mescola un viaggio tra citazioni spiazzanti. Si parte dal ricordo vivido dei Mondiali del 2006 ("Me li ricordo vividamente, tifavo in modo sfegatato"), si passa per un riferimento a Luigi Tenco per raccontare la pressione del debutto ("È forse la parte più personale, un modo per esprimere la paura di non venire capito") e si arriva persino a citare lo slogan di Berlusconi, "L'Italia è il paese che amo". "È una frase usata in modo sarcastico - spiega Sayf - ma col fatto di essere anche tunisino, per me ha un valore aggiunto". Tu, figlio di un muratore L’Emilia che si allaga E la Liguria pure E intanto che si ride E che si fa l’amore Le tue tasse vanno spese In un hotel a ore Io, Amando a modo mio Ho sbagliato tante cose E tante mode non le seguo Io, Amando a modo mio Avrei voluto darti Meno cuore, amore mio E allora Corri contro il tempo Che il denaro non ti aspetta E cosa vuoi che sia la fretta Su una macchina che scheggia E non mi vedrai alla finestra A farti una serenata Perché il mondo non si ferma Ma non ho fiato più Rallenta Quando si spegne la luce Tu, con chi rimani? Ti senti a posto Col tuo vino rosso Il nome su un bossolo? Tu mi piaci Tu mi piaci Tu mi piaci tanto Tu mi piaci Tu mi piaci Tu mi piaci tanto Noi siamo tutti uguali Al bar e a lavorare Figli di nostra madre Vogliamo solo amare E in questa avidità E in questo dimostrare Tu mi piaci tanto L’Italia per me è quella grande azione di Cannavaro L’Italia è tristemente nota per qualche fatto ma minimizziamo Il cielo è azzurro, e il pomeriggio Se ci armate, noi non partiamo E come ha detto un imprenditore “L’Italia è il paese che amo” Amore, amore mio Che paura di venir capito In questa fase di tirocinio Tenco è morto qui vicino Non temere, amore mio Farò meglio per nostro figlio Schiaccerò quelli degli altri Così giocherà da solo Quando si spegne la luce Tu, con chi rimani? Ti senti a posto Col tuo vino rosso Il nome su un bossolo? Tu mi piaci Tu mi piaci Tu mi piaci tanto Tu mi piaci Tu mi piaci Tu mi piaci tanto Noi siamo tutti uguali Al bar e a lavorare Figli di nostra madre Vogliamo solo amare E in questa avidità E in questo dimostrare Tu mi piaci tanto Ho fatto una canzonetta È un fiore su una camionetta E le botte delle piazze Le dimentichiamo Ho fatto una canzonetta Spero che non vi spaventi Che possiamo ripartire Tutti a mano, a mano Tu mi piaci Tu mi piaci Tu mi piaci tanto Tu mi piaci Tu mi piaci Tu mi piaci tanto Noi siamo tutti uguali Al bar e a lavorare Figli di nostra madre Vogliamo solo amare E in questa avidità E in questo dimostrare Tu mi piaci tanto.
(Adnkronos) - “La notizia dell'introduzione di nuovi dazi generalizzati da parte dell'Amministrazione Usa aggiunge ulteriore instabilità a un quadro geo economico già complesso. Dal punto di vista delle aziende, la pianificazione strategica e lo sviluppo operativo diventano sempre più sfidanti a causa di un contesto che cambia continuamente secondo logiche difficilmente prevedibili. In uno scenario internazionale così fluido, il nostro compito come imprese è quello di essere pragmaticamente strategiche e strategicamente pragmatiche. Questo significa essere capaci di reagire in tempi brevi adattando piani e strategie al fine di minimizzare gli impatti negativi e cercare di cogliere, ove presenti, opportunità alternative in altri mercati, senza perdere di vista la strategicità del mercato americano nel lungo termine". Così Cristina Scocchia, ad di illycaffè, dopo l'annuncio di Trump su nuovi dazi al 15%. "Ovviamente dalle istituzioni europee ci aspettiamo una risposta compatta, ragionata e responsabile, volta a garantire stabilità negli accordi commerciali", conclude.
(Adnkronos) - Qualità, lotta all’evasione e sensibilizzazione sui temi dell’economia circolare. Queste le prossime sfide su cui si concentra il Conou, Consorzio Nazionale per la Gestione, Raccolta e Trattamento degli Oli Minerali Usati. L’economia circolare dell’olio usato in Italia funziona ma il Conou, che la gestisce, continua a guardare al futuro. “La battaglia della qualità è fondamentale: controllo dell'olio in ingresso, attraverso la verifica del rispetto di tutti parametri previsti (oggetto di interesse di altri Paesi perché è un sistema che copre tutti gli aspetti dei possibili inquinanti), e qualità in uscita. Le nostre basi rigenerate devono continuare ad essere allo stesso livello delle basi vergini, assolutamente intercambiabili. Se non c'è dietro uno standard tecnico dettagliato, la rigenerazione non significa niente”, spiega all’Adnkronos il presidente del Conou Riccardo Piunti. Guardando alla normativa europea, “oggi c’è un tema molto specifico che riguarda i regolamenti di controllo degli inquinanti persistenti. Nella filiera degli oli minerali abbiamo un inquinante, il Pcb, che, se rinvenuto al di sopra di una certa soglia, manda l'olio che lo contiene a distruzione. Ne troviamo molto poco dal momento che non si produce più da 40 anni e che si trova ormai solo nei piccoli trasformatori. Oggi, però, l'Europa sta cercando di inserire nel regolamento un limite molto più basso di quello attuale e noi ci stiamo battendo perché questo sia compatibile con il funzionamento della nostra filiera, magari attraverso una riduzione progressiva di tale soglia”. “L'altra sfida è il controllo dell'evasione del contributo ambientale, attraverso il quale vengono finanziate le nostre attività di raccolta e di rigenerazione: è fondamentale, quindi, che non ci sia evasione contributiva”, avverte Piunti. C’è poi il tema della comunicazione. “Noi vogliamo - sottolinea - che il modello consortile del Conou e, in generale, il modello consortile italiano per i rifiuti, sia conosciuto perché ci sono degli elementi che possono aiutare la realizzazione dell'economia circolare in tutti i Paesi, sia quelli più avanzati, come quelli europei, dove magari questo modello non è applicato allo stesso modo o non c'è, sia i Paesi più arretrati che devono mettere insieme un sistema per la raccolta dei rifiuti e in particolare dell'olio minerale usato”. C’è poi un aspetto sul quale si concentra l’attenzione del Consorzio. “Il sistema della raccolta nasce negli anni ‘50 con aziende di natura familiare: all'inizio erano veramente imprese piccole, c'era un signore con un motocarro e due fusti dietro che andava a raccogliere l'olio dai meccanici. Adesso le nostre 58 imprese sono aziende con depositi, autobotti, autisti, strumentazioni, ecc…. Però il sistema di impresa familiare, come accade da noi e come è accaduto anche in tanti altri settori dell'imprenditoria italiana, arrivata la terza generazione, comincia ad avere qualche problema. Quindi noi ci stiamo preoccupando di capire quale sarà il futuro di queste imprese familiari, come evolveranno. C'è una mutazione in corso e noi vorremmo accompagnarla: la crisi dell'impresa familiare della terza generazione è un tema che non si può trascurare”, conclude Piunti.